New Talents – Wait! Fashion https://www.waitfashion.com Talenti e avanguardie creative Mon, 26 Feb 2024 11:26:47 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.4.3 I nomi della London Fashion Week dei quali non si sente parlare abbastanza https://www.waitfashion.com/nomi-della-london-fashion-week-dei-quali-non-si-sente-parlare-abbastanza/ https://www.waitfashion.com/nomi-della-london-fashion-week-dei-quali-non-si-sente-parlare-abbastanza/#respond Fri, 07 Oct 2022 16:56:31 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121825 Contrastante, altera, a volte spregiudicata: Londra è la casa della pura sperimentazione fatta di creazione e mistificazione del concetto di abito. Un luogo capace di attrarre a se giovani designer che la scelgono come principio del loro percorso creativo, anche […]

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Contrastante, altera, a volte spregiudicata: Londra è la casa della pura sperimentazione fatta di creazione e mistificazione del concetto di abito. Un luogo capace di attrarre a se giovani designer che la scelgono come principio del loro percorso creativo, anche grazie ai percorsi di formazione che la capitale inglese offre, rimanendo, anche un domani, lo scenario ideale dove potersi esprimere. E così la London Fashion Week , nella sua istituzionalità, si fa da presta voce a nomi nuovi che vivono per la prima volta il sistema facendone parte.

Da Molly Godard a Stefan Coke, ma anche gli internazionali JW Anderson e Raf Simons: sono tutti nomi che hanno fatto di Londra il loro luogo di nascita e ancora adesso scenografia di collezioni dal ‘’british touch’’. Ma quali sono i nomi dei quali, nonostante apparizioni sul calendario, copertura mediatica, e risonanza internazionale, non si sente ancora parlare abbastanza?
Questa è una short list di quelli che meritano l’attenzione, anche solo un colpo d’occhio, perché spesso parlano e altrettanto spesso non vengono compresi a pieno.

Harri

Ludico, ironico ma anche riflessivo e atemporale: il brand Harri si muove in uno spazio indefinito, attingendo dagli anni 60 per forme e stampe e dagli anni 80 per le costruzioni a contrasto. Un futurismo tutt’altro che pratico, che ricorda le prime collezioni di Courreges, dove l’abito era parte della scenografia, ma che in Harri muta in una scena dalle forme ricurve, come i suoi pantaloni balloon. L’omonimo designer ci invita ad osservare la realtà con gli occhi dell’assurdo, del possibile, ricordando a chiunque che dentro di se si nasconde un immaginario incomprensibile all’esterno, che è proprio e personale e per questo inspiegabile senza misurata autoironia e matura giocosità.

www.harri.com

Chet Lo

La tridimensionalità dell’abito è uno dei suoi segni distintivi e con le sue maglie sporgenti ridefinisce la fisicità del corpo. La sua estetica è l’incontro tra Occidente e Oriente in una narrativa modernista, che si rifà ai vecchi movie fantascientifici d’autore, includendo anche qualche corrente queer contemporanea. Decisamente attuale, il messaggio dietro ogni collezione di Chet Lo è lo stesso, quello di non smettere mai di scoprirsi ed immaginarsi diversi.

www.chetlo.com


Feben

In Feben l’innovazione ancor prima di essere nella shape, è nella texture e nei pattern scelti. Un’estetica ‘’a recupero’’, che si avvale della vivacità di tessuti per sostenere una moda a ‘’riuso’’, i cui materiali provengono da luoghi lontani. Dal Sudamerica all’Oriente, il suo è un immaginario composito che incontra il surrealismo e un desiderio di escapismo, cioè quella continua fuga in cerca di un luogo sicuro, che deriva dalle sue esperienze personali di migrante. Profuga per anni, la designer spiega che le sue collezioni nascono per guidare la donna, accompagnandola ovunque lei voglia, in un sodalizio che sa tanto di sorellanza abito-donna.

www.feben.com

Eudon Choi

Cosi formale e tailor-made che l’intera Saville Road sembra guardare ad EudonChoi con ammirazione. Un immaginario dove il genere si confonde e lascia spazio ad un’esile femminilità a tratti maschile, con camicie e abiti destrutturati che mostrano una predominante fluidità in tagli e proporzioni. Per il brand inglese la tradizione del Regno Unito, fatta di completi sartoriali e costumi locali, è motivo d’orgoglio e va preservata, quasi custodita nelle collezioni di chi, ad ora, porta avanti il nome del ‘’Made in UK’’. Di certo un nome consueto per il calendario di Londra, risuonante già tra i media, ma che ancora non si riconosce alla guida della nuova generazione, ma solo dopo i nomi illustri.

www.eudonchoi.com

Susan Fang

Come in una favola vestita di drappeggi e tinte rosee, per Susan Fang l’abito ha il compito di proiettare su ogni donna il suo lato fragile, infantile nascosto dietro sovrastrutture che la società contemporanea impone. Un invito a ritornare fanciulli, a sperimentare su di se immaginandosi altro, come se ognuno fosse autore ed interprete della propria commedia disillusa. Un finale disincantato che ad ogni collezione ricorda al suo pubblico di quanto la fragilità dell’Io sia un bene prezioso, dove ogni abito è esemplare di una proprio ordine interiore.

www.susanfang.com

Dilara Findikoglu

Non esiste sensualità senza corpo. In Dilara Findikoglu la musica delle linee curve della fisicità femminile si alternano al silenzio di stupore dell’eros, nascosto ma esistente. In poche, ma già note, collezioni è riuscita a spodestare il giudizio critico dell’uomo a favore di una di un agiato e disinibito erotismo che si allontana dallo stereotipo del nudo esplicito per incontrarsi con uno più percettivo fatto di usi e costumi. Tutto è velato dietro completi di lurex scivolato e trasparenze pacate, alternati a richiami di kimoni e costumi orientali, che celano il mito terreno del corpo come desiderio.

www.dilarafindikoglu.com

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Jiyong Kim e la tecnica del sun-fading https://www.waitfashion.com/jiyong-kim-and-the-sun-fading-technique/ https://www.waitfashion.com/jiyong-kim-and-the-sun-fading-technique/#respond Tue, 05 Apr 2022 14:01:12 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=119729 Designer originario della Corea del Sud, Jiyong Kim ha lavorato per brand di lusso come Lemaire, Mihara Yasuhiro e Louis Vuitton, al fianco del genio dello streetwear Virgil Abloh. Il giovanissimo creativo diplomato alla Central Saint Martins è uno tra […]

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Designer originario della Corea del Sud, Jiyong Kim ha lavorato per brand di lusso come Lemaire, Mihara Yasuhiro e Louis Vuitton, al fianco del genio dello streetwear Virgil Abloh.

Il giovanissimo creativo diplomato alla Central Saint Martins è uno tra gli emergenti più promettenti del settore e, con il suo brand omonimo, sta attuando non solo una vera rivoluzione nel campo della moda ma anche dal punto di vista ambientale.

Le sue creazioni vengono realizzate con tessuti riciclati che successivamente vengono posizionati su manichini o legati ad una recinzione di filo metallico, per poi essere lasciati al sole per un massimo di cinque mesi, in modo che vengano plasmati dagli agenti atmosferici.

Il risultato sono capi unici che non si otterrebbero se prodotti artificialmente e in minor tempo. La scelta dei materiali riciclati non solo mette in discussione i 92 milioni di tonnellate di rifiuti generati dall’industria ogni anno, ma ha come esito anche degli abiti caratterizzati da modelli originali e sfumature dinamiche di decolorazione. Il processo viene accelerato dalle ripetute precipitazioni e dai movimenti causati dal vento, i tessuti vintage sbiadiscono molto più velocemente rispetto a quelli nuovi e si ottiene così una profondità visiva che non può essere replicata dall’uomo.

Le creazioni di Kim sono state recentemente scelte da retailer di fama mondiale quali GR8, Mr Porter e Ssense, perciò sembra che sentiremo ancora parlare del designer e del suo brand in futuro.

E voi? Che ne pensate?

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Diesel sceglie alcuni dei celebri talenti da Guinnes per la sua nuova campagna spring/summer 2022 https://www.waitfashion.com/diesel-sceglie-dei-celebri-talenti-guinnes-la-sua-nuova-campagna-spring-summer-2022/ https://www.waitfashion.com/diesel-sceglie-dei-celebri-talenti-guinnes-la-sua-nuova-campagna-spring-summer-2022/#respond Fri, 29 Oct 2021 18:10:01 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=117448 La nuova campagna di Diesel, realizzata in collaborazione con Guinnes World Record, vede come protagonisti dei giovani davvero stravaganti. La pubblicità realizzata, il cui claim recita “Per vivere con successo” (tradotto), presenta dei ragazzi che di certo non passano inosservati. Sono […]

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La nuova campagna di Diesel, realizzata in collaborazione con Guinnes World Record, vede come protagonisti dei giovani davvero stravaganti.

La pubblicità realizzata, il cui claim recita “Per vivere con successo” (tradotto), presenta dei ragazzi che di certo non passano inosservati.

Sono stati scelti nove detentori di record. Si parte con Nick Stoeberl, il ragazzo con la lingua più lunga del mondo (USA) si prosegue con Maci Currin, la ragazza con le gambe più lumghe del mondo, intorno ai 135 cm per gamba (USA) per arrivare al volto della campagna ovvero Samantha Ramsdell, con la bocca più ampia del mondo (USA).

 

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Ma non è finita qui; abbiamo Joseph Grisamore con i capelli appuntiti più lunghi del mondo, 129 cm (USA), Gary Duschl che ha composto la catena di carte di caramelle più lunga del mondo,32 555, 68 metri (USA) e Jason Barnes (USA) che riesce a fare il maggior numero di rulli di tamburi in un minuto grazie ad una protesi a forma di bacchetta(USA).

Tra i nove prescelti solamente tre non riesedono negli Stati Uniti e stiamo parlando di Edward Niño Hernandez, l’uomo più piccolo del mondo ancora in vita, la cui altezza è di 72.1 centimetri (colombia), Maria José Cristerna (Messico), con il maggior numero di modificazioni corporee su una donna e James Brown (UK) con la più grande collezione di aspirapolvere al mondo che vanta 322 modelli.

 

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Ad oggi solo quattro dei nove Guinnes selezionati sono diventati il volto della campagna, in particolare Nick Stoeberl, Maci Currin, Samantha Ramsdell e Joseph Grisamore ritratti in una copertina di giornale firmato Diesel. Non vediamo l’ora che il brand renda pubblichi i prossimi numeri per scoprire i cinque talenti rimanenti!

Aldilà del divertimento e della curiosità che questa campagna virale può generare, Diesel in modo estremamente eccentrico dimostra di essere un brand altamente inclusivo, offrendo davvero a tutti la possibilità di essere alla moda.

E’ possibile acquistare la collezione primavera/estate 2022 sul sito ufficiale Diesel.

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Fascino e talento: la modella HoYeon Jung è la nuova rivelazione del cinema coreano grazie a Squid Game https://www.waitfashion.com/fascino-talento-la-modella-hoyeon-jung-la-nuova-rivelazione-del-cinema-coreano-grazie-squid-game/ https://www.waitfashion.com/fascino-talento-la-modella-hoyeon-jung-la-nuova-rivelazione-del-cinema-coreano-grazie-squid-game/#respond Sun, 10 Oct 2021 16:09:07 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=116862 Il 17 settembre 2021 è stata rilasciata ufficialmente la serie Sudcoreana Squid Game, che in poche settimane è diventata a dir poco virale. La cultura coreana, i personaggi e la fotografia della serie hanno coinvolto spettatori a livello mondiale, tanto […]

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Il 17 settembre 2021 è stata rilasciata ufficialmente la serie Sudcoreana Squid Game, che in poche settimane è diventata a dir poco virale.

La cultura coreana, i personaggi e la fotografia della serie hanno coinvolto spettatori a livello mondiale, tanto da rendere la serie la più vista in 90 paesi del globo.

Il concetto è semplice: 456 persone disgraziate e senza denaro, un gioco mortale e un montepremi milionario.

Chi ne uscirà vincitore? Sta a voi scoprirlo.

Tra gli attori del cast, di cui citiamo il celebre Lee Jung-Jae, la giovane Lee Yoo-Mi e Park Hae Hoo, si distingue HoYeon Jung, il partecipante 067 del gioco.

HoYeon Jung, per la prima volta nelle vesti di attrice, interpreta Kang Sae-byeok, una giovane ragazza nordcoreana fuggita al sud, pronta a tutto pur di mettere in salvo la sua famiglia.

Ebbene si, la giovane modella coreana appassionata di cinema si è rivelata davvero credibile nella sua prima esperienza sul set. La sua recitazione, fredda ma allo stesso tempo espressiva e profonda, ha fatto si che HoYeon Jung risultasse tutt’altro che patetica.

Nata a Seoul nel 1994, la bellissima HoYeon Jung ha mosso i primi passi in passerella all’età di 16 anni. Dopo aver conquistato il secondo posto al talent Korea’s Next Top Model, la modella ha acquisito moltissimo successo, tanto da apparire così giovane sulla copertina di Vogue Corea e lavorare per i marchi di moda più celebri del globo (Marc Jacobs, Fendi, Alberta Ferretti e altri).

HoYeon Jung afferma di aver approfondito la conoscenza del mondo del cinema durante il suo lavoro come modella; quando si trovava all’estero, infatti, tra una sfilata e l’altra, trascorreva il tempo libero da sola in camera d’hotel guardando film di Hollywood oppure dei suoi stessi attuali colleghi.

Ciò l’ha spinta a partecipare al provino per la serie Squid Game di Hwang Dong-hyuk.

Spaventata ed eccitata allo stesso tempo si è lanciata in questa nuova esperienza, diventando la nuova promessa del cinema coreano e perché no, anche hollywoodiano.

In pochissimi giorni la pagina Instagram della modella è arrivata a contare milioni si follower e HoYeon Jung si trova ad affrontare un successo non indifferente.

Per l’occasione, la maison di Louis Vuitton non ha perso tempo e ha rinnovato la loro collaborazione, rendendo HoYeon Jung questa volta global ambassador del brand.

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Tra contaminazioni culturali e new-romantic: Supriya Lele debutta alla London Fashion Week con la sua moda post-pandemica https://www.waitfashion.com/contaminazioni-culturali-new-romantic-supriya-lele-debutta-alla-london-fashion-week-la-sua-moda-post-pandemica/ https://www.waitfashion.com/contaminazioni-culturali-new-romantic-supriya-lele-debutta-alla-london-fashion-week-la-sua-moda-post-pandemica/#respond Mon, 27 Sep 2021 20:01:36 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=116192 In occasione della Fashion Week londinese, la designer Supriya Lele ha sfilato a Londra per la prima volta, dopo due anni dal debutto digitale. In passerella, una collezione super femminile ed interculturale. Protagonista è la donna metropolitana, cittadina degli spazi […]

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In occasione della Fashion Week londinese, la designer Supriya Lele ha sfilato a Londra per la prima volta, dopo due anni dal debutto digitale. In passerella, una collezione super femminile ed interculturale. Protagonista è la donna metropolitana, cittadina degli spazi londinesi più glamour, che sfida i miti della sensualità, con uno sguardo all’estetica essenziale degli anni Novanta e alle tradizioni vestimentarie dell’India.

Supriya Lele dona luce ai colori simbolici e ai tessuti emblematici della sua terra natale confluiti in un’estetica dinamica che narra il risveglio di una normalità post-pandemica. Nelle sagome degli abiti convergono anche stili e tendenze asettiche Y2K. Gli emblematici sari, vengono esplorati e rivisitati con materiali velati e drappeggi avvolgenti; “un richiamo anche al caldo clima di Ibiza, il luogo dove trascorre l’estate, aggiunge.

Camicie e soprabiti in rete lasciano intravedere mesh e micro tops e body asimmetrici. I tagli cut-out sui fianchi e sul busto evidenziano le silhouette in modo sensualissimo e romantico. Gli abiti sono risaltati da drappeggi in raso, piume; punti luce arricchiti da colorate paillettes indiane e materiali seconda pelle spalmati, che generano una sensazione di libertà ed empowerment. I colori vitaminici blu oltremare, giallo, verde acido e rosa lampone donano la giusta dose di energia cromatica per iniziare al meglio la prossima stagione.

Scopri la collezione:

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Steetwear e Upcycling: è cosi che Tega Akinola fa rivivere capi di Nike e Patagonia https://www.waitfashion.com/steetwear-and-upcycling-this-is-tega-akinola-revives-nike-and-patagonia-garments/ https://www.waitfashion.com/steetwear-and-upcycling-this-is-tega-akinola-revives-nike-and-patagonia-garments/#respond Thu, 23 Sep 2021 14:54:31 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=116150 Tega Akinola, con soli 22 anni e una laurea presso un college di Londra non definito, ha fatto molto parlare di sé nel mondo dello streetwear per aver trasformato in decollè o pochette capi iconici dei brand Nike e Patagonia. […]

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Tega Akinola, con soli 22 anni e una laurea presso un college di Londra non definito, ha fatto molto parlare di sé nel mondo dello streetwear per aver trasformato in decollè o pochette capi iconici dei brand Nike e Patagonia.

Ma non è tutto, la giovane inglese si cimenta anche nella creazione di sandali oppure cappelli da pescatore fatti riciclando dei vecchi cavi di ricarica bianchi.

Tega è un vero portento dell’upcycling ovvero del riciclo creativo, tematica centrale nel mondo del fashion. Questa forma di riciclo, che letteralmente significa “riciclare meglio” è vista come una forma d’arte che appassiona moltissimi designer del momento attenti alla sostenibilità.

Come afferma in un’intervista, Tega ha incominciato a creare e traformare i suoi capi perché non aveva la disponibilità economica per comprarne di nuovi e, incoraggiata dalla madre sarta, ha provato a ridare vita ai pezzi che possedeva già.

Il suo lavoro si è sviluppato principalmente nel periodo di pandemia che anche l’Inghilterra ha dovuto affrontare e ne sono usciti dei pezzi super interessanti.

L’impatto delle creazioni di Tega è stato molto forte e l’ha portata a creare delle mini collezioni acquistabili dal pubblico, arrivando anche ad attirare l’attenzione dei giganti dello streetwear.

I suoi pezzi sono disponibili sul sito apoc-store.com.

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Trasparenze e geometrie: Nensi Dojaka, la nuova vincitrice del premio LVMH https://www.waitfashion.com/trasparenze-geometrie-nensi-dojaka-la-nuova-vincitrice-del-premio-lvmh/ https://www.waitfashion.com/trasparenze-geometrie-nensi-dojaka-la-nuova-vincitrice-del-premio-lvmh/#respond Wed, 22 Sep 2021 13:15:38 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=116107 Nensi Dojaka è la nuova rivelazione nel mondo della moda. Vincitrice del premio LVMH 2021 lo scorso 7 settembre, la giovane stilista albanese presenterà la sua collezione in questi giorni, in pieno periodo Fashion Week. Nensi, diplomata alla prestigiosa Central Saint […]

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Nensi Dojaka è la nuova rivelazione nel mondo della moda. Vincitrice del premio LVMH 2021 lo scorso 7 settembre, la giovane stilista albanese presenterà la sua collezione in questi giorni, in pieno periodo Fashion Week.

Nensi, diplomata alla prestigiosa Central Saint Martins di Londra, a soli 27 anni ha già vestito star del calibro di Dua Lipa, Bella Hadid e Kaia Gerber grazie ai suoi capi all’insegna di trasparenze molto sensuali.

SS21 collection

Osservando le immagini che circolano sulla sua collezione si nota come la designer si sia ispirata al mondo della lingerie: troviamo infatti collant con dei pannelli laterali plissettati oppure reggiseni strutturati che ricordano le figure del triangolo o dell’esagono con al di sopra camicie oversize trasparenti.

 

Dominano i tessuti trasparenti o elasticizzati tipici dell’intimo.

Compongono la collezione anche minigonne in maglia elasticizzata, maglie semitrasparenti con scollature ad altezza spalle e mini-dress con spalline sottilissime. Una costante sono i dettagli geometrici sul decolletè che caratterizzano quasi ogni capo.

Nensi si affida a colori neutri come il marrone o il nero per i suoi capi minimal che donano molta femminilità a chi li indossa pur non essendo troppo appariscenti. Ciò che ha contraddistingue la stilista è il taglio dei suoi abiti sommato ad un uso molto sapiente di tessuti delicati e leggeri.

Attendiamo con molta curiosità le prossime creazioni di Nensi Dojaka, entrata da vincente nel mondo dell moda.

Al momento è possibile acquistare i capi firmati Nensi Dojaka in eslcusiva su ssense.com! 

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SSENSE e Loewe ci portano sulla Isla del divertimento, con la capsule “Paula’s Ibiza”

 

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5 brand di knitwear handmade da seguire su Instagram! https://www.waitfashion.com/5-brand-knitwear-handmade-seguire-instagram/ https://www.waitfashion.com/5-brand-knitwear-handmade-seguire-instagram/#respond Mon, 19 Jul 2021 13:40:52 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=114174 La maglieria è da sempre una parte essenziale del guardaroba maschile e femminile. Tuttavia, se dapprima veniva perlopiù associata all’inverno, oggi la si può sfoggiare per qualsiasi stagione. Un fenomeno in fermento, una tendenza che sembra aver conquistato anche le […]

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La maglieria è da sempre una parte essenziale del guardaroba maschile e femminile. Tuttavia, se dapprima veniva perlopiù associata all’inverno, oggi la si può sfoggiare per qualsiasi stagione. Un fenomeno in fermento, una tendenza che sembra aver conquistato anche le nuove generazione rifacendosi al passato per parlare alla contemporaneità. Pensate solo a tutti quei vecchi maglioni che le nostre nonne con santa pazienza si cucivano da sole. Quella si che è artigianalità, o come si suol dire ora “handmade”.

Non c’è dunque alcuna ragione di abbandonarli nell’armadio con il rischio che il tempo li infeltrisca, li logori e li impoverisca. Ma nel caso in cui non troviate più questa preziosa eredità, state tranquilli perché ci siamo noi di Wait. Vi proponiamo, infatti, una selezione di brand emergenti specializzati nel knitwear che incarnano il vero spirito del “fatto a mano”.

@almace 

E’ quel che si dice essere un’azienda a conduzione familiare. Stiamo parlando di Almace, progetto di maglieria di produzione italiana. L’idea nasce da due sorelle, Cecilia e Martina, che in compagnia della loro mamma hanno dato vita ad un brand esclusivo e originale. Fibre naturali come il cotone biologico e la viscosa, vengono recuperati dagli scarti dell’industria tessile, per poi essere utilizzati per la creazione di capi fatti su misura. Ciò fa si che ogni prodotto risulti unico e non  solo, ma anche sostenibile.

@vitelli

Prendete un elemento come la maglieria, simbolo della più pregiata artigianalità e mescolatela con una buona dose di cultura underground, ciò che otterrete sarà Vitelli. Marchio Made in Italy, con base a Milano, fondato da Mauro Simionato e Giulia Bortoli. Anche in questo caso ogni capo viene realizzato mediante l’uso di filati di scarto provenienti dalle vicine regioni italiane.

Ma cos’è, dunque, che lo rende diverso dagli altri? Sostanzialmente due cose: l’uso di un tessuto completamente nuovo, il Doomboh (risultato di un processo di agugliatura attraverso il quale più strati vengono sovrapposti e compattati tra loro) ed infine un’estetica post-hippie che attraverso la maglieria sembra ridar voce a quella gioventù cosmica di fine anni ’70.

@hope.macaulay

Come si può dedurre dal nome del brand, la terza designer che vi proponiamo è Hope Macaulay, proveniente dall’Irlanda del Nord. Semplicemente usando le sue mani e lana merino jumbo al 100% (materiale di alta qualità, naturale, sostenibile e biodegradabile), la designer riesce a dar vita a creazioni morbide e soffici ma al contempo audaci, esuberanti e vivaci.

Sarà la generosità dei volumi o i colori pastello, indossare un pezzo unico di Hope Maculay significa immergersi in un sogno, avere l’impressione di entrare in una dimensione fatata, ai confini del surreale. Quella stessa magie e incanto che le ha permesso di costruirsi un nome ben riconosciuto, di apparire tra i “Top 50 People to Watch” sul Times e i nuovi talenti di Vogue, oltre che catturare l’attenzione di innumerevoli celebrities.

@katya.zelentsova

Un posto nella nostra selezione lo occupa anche Katya Zelentsova. Dopo essersi laureata alla Central Saint Martens e dopo essersi fatta le ossa in note aziende di  moda, ha così deciso di mettersi in proprio e dar libero sfogo ad una creatività a dir poco spumeggiante, proprio come l’animo delle sue creazioni. Katya è, infatti, l’esempio di come il lavoro all’uncinetto non debba necessariamente evocare l’immagine di un vecchio maglione pungente della nonna, ma possa nascondere anche un lato sensuale e provocatorio. Colore, eccentricità sbarazzina, seduzione con una leggera goccia di ironia, ed infine sostenibilità; insomma nei suoi capi c’è un pò di tutto.

 

@gudrun&gudrun

Ed infine ultimo (non per importanza) è il brand Gudrun & Gudrun. Probabilmente questa proposta, fra tutte le altre, è la meno eccentrica in termini di stile ma, una cosa è certa, rispecchia fedelmente l’essenza della maglieria artigianale. Prodotta nell‘isole Faroe, adopera solo fibre naturali regalando qualità, purezza e comfort. Per quanto l’eleganza faccia da padrona nel design complessivo, il brand riesce comunque sempre a trovare il modo di non scadere nel troppo classico e abbracciare un aspetto più moderno e originale.

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Per chi ci segue fedelmente e per chi invece lo stesse scoprendo ora, il calendario settimanale di Wait ha ormai un appuntamento fisso: offrire una selezione di creativi da seguire su Instagram. Ebbene, la top five di oggi tratta la moda maschile proposta da cinque differenti brand emergenti.

Vi chiederete cosa avranno in comune queste menti creative? Probabilmente dal punto di vista stilistico nulla, ma una cosa sicuramente li accomuna: la voglia ovvero di esprimere un messaggio, far conoscere culture e tradizioni di luoghi lontani attraverso il potente mezzo degli abiti. Non vi resta dunque che fidarvi ancora una volta di noi e apprezzare questo viaggio di moda “ancora poco esplorata” intorno al mondo.

@dima.leu

La nostra selezione inizia con Dima Leu, designer di origini moldave ma di formazione italiana. Ha fondato il suo brand di moda maschile e unisex nel 2015 distinguendosi e aggiudicandosi il premio per la categoria menswear dell’edizione 2020 di Who is next grazie ad una proposta creativa che sa mescolare sportswear e tailoring.

Un design che sa sicuramente infondere quel senso di libertà e comodità grazie ad un abbigliamento sportivo ma che al contempo non tralascia eleganza e sartariolità. E la sua ultima collezione “ANDANTE”, appena presentata, né una prova. Tessuti e qualità artigianale occidentale si mescolano alle geometrie orientali per dar vita a silhouette ibride dai volumi morbidi.

@mans

Mans è un brand prêt-à-porter fondato da Jaime Álvarez. Da sempre affascinato dall’eleganza classica che contraddistingueva il suo bisnonno tedesco, proietta la sua visione creativa verso una mascolinità classica influenzata dalle tecniche di Sevile Road e dalla cultura giapponese. Colori forti e ampi revers impreziosiscono un evidente dualismo fatto da sartorialità e sottoculture giovanili. Come se il savoir faire di un tempo incontrasse la leggerezza di oggi. Un dialogo fatto di  opposti ma affiancati dalla ricerca di equilibrio.

@ernest.w.baker

Il terzo brand che vi suggeriamo trova la sua essenza nel vintage. E’ quel che si definisce il fascino del passato, la bellezza di indossare un capo che racchiude al suo interno una storia, un affetto o un ricordo. Pensiamo ad esempio ai nostri nonni, quanti di noi li ricordano in particolari momenti dell’infanzia con addosso degli abiti che oggi con ogni probabilità indosseremmo perché non abbastanza vecchi da passare di moda.

E’ un pensiero comune e che come tale accomuna anche Reid Baker e Ines Amorim. Attratti dall’eleganza dei propri cari, la stessa eleganza spesso ritrovata nei gentleman milanesi casualmente incrociati per strada; i due hanno così fondato Ernest W. Baker: espressione di allure d’epoca che non cade mai nel tranello dell’antiquato.

@qasimi

Qasimi, all’anagrafe Khalid al-Qasimi, è un designer mediorientale nonché la mente creativa che sta dietro all’omonimo brand. Le sue creazioni sono la descrizione di un itinerario di un nomade urbano. Quasi un diario di bordo che illustra le meraviglie del mondo arabo e talvolta anche il lato più fragile di quella realtà. Insomma un viaggio culturale raccontato attraverso il potente mezzo della moda. Nonostante la morte del designer avvenuta nel 2019, ancora oggi il brand riesce a portare avanti il messaggio del suo fondatore e grazie anche alla creatività della sorella, nuova direttrice creativa, Hoor al-Qasimi.

@delada

Il nostro viaggio continua in Russia con Delada, etichetta di abbigliamento maschile e femminile. Partendo dalle sue origini, la founder Lada Komarova, ha fatto del suo brand un racconto della sua infanzia trascorsa a Mosca durante il periodo di disgregazione dello stato sovietico negli anni Novanta. Nonostante gli elementi ispirativi risalgono ad un epoca ormai passata e talvolta avvolta da un alone oscuro, il risultato è un’interpretazione progressista ed attuale grazie anche ad un gioco di decontrazioni altamente sartoriali.

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Oggi abbiamo deciso di selezionare per voi 5 profili Instagram di Videomaker, registi da seguire.

Scorrendo il vostro feed  infatti potreste accorgervi di guardare video e foto che neanche vi piacciono. Cosa fare allora? Come sapete la qualità del tempo passato sui social dipende da chi decidete di seguire, e allora è ora di tenere bene a mente i cinque nomi di creativi tra videomaker, registi, scelti da noi e selezionati qui sotto per facilitarvi il compito.

 

Enea Colombi

Filmare per lui è un atto voyueristico. Racconta e di ricordi intimi e di storie che avrebbe voluto vivere. È quindi proprio dall’immaginazione e dall’esperienza che comincia il suo processo creativo. 

 

Van Knokhlov

Ossessionato dall’estetica afferma: ‘Parto avendo in mente un’immagine a cui poi dò vita tramite il movimento. L’ispirazione viene non per forza da qualcosa che riguarda il mio lavoro, ma dalle cose ordinarie che mi circondano nel quotidiano.’ È forte la connessione con la moda e le arti visive.

 

Elena Petitti di Roreto

Lavora tra Londra, Milano e Stati Uniti. È partita collaborando con altri registi fino a dirigere i primi progetti personali. Ha cominciato con la post-produzione e il montaggio per poi avvicinarsi alla scrittura: uno dei linguaggi fondamentali del suo processo creativo.

 

Rocco Gurrieri 

‘Ho sempre trovato il video e il cinema una sorta di alchimia magica, un gioco eterno in cui le idee e le storie sono tutto, e cosa c’è di meglio al mondo di una storia raccontata bene, con la giusta musica ad accompagnarla?’ Gurrieri è estremamente affascinato dal caos e dall’idea di riuscire a dare un ordine a questo attraverso il proprio lavoro.

 

Francesco Petroni 

Sono tre i suoi punti fermi: il tempo, la natura, la moda vista attraverso le culture e subculture musicali. È attraverso il video che riesce a sperimentare fondendo tutti questi aspetti in uno solo. 

 

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Noi di Wait abbiamo selezionato per voi cinque profili che dovreste conoscere, e, abbiamo deciso di farlo, presentandovi alcune tra le figure più disparate, ma unite dal fulcro dell’espressione artistica. 

Viviamo in un mondo fluido, sfaccettato e quindi perché limitarci a delle semplici categorie standardizzate di artisti?
In questo modo vi vogliamo mostrare come creativi appartenenti a mondi diversi siano in realtà più vicini di quanto possa sembrare. 

 

Tommaso Ottomano 

Director e composer 

Prada, Gucci, Missoni, Armani e Magliano sono solo alcuni dei marchi con cui Tommaso Ottomano ha lavorato, e se non avete mai avuto il piacere di vedere un suo video vi consigliamo di correre a curiosare sul suo profilo Instagram. 

 

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Laura Tura 

Digital artist

Attraverso l’identificazione di sé stessa, l’artista si mostra e si mette a nudo nei suoi lavori digitali autoreferenziali che, ogni volta, ci fanno scoprire una Laura Tura diversa, sempre in metamorfosi. 

 

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Luca Calu Bosani 

Sculpting artist e performer

Scultore e performer, Luca Calu Bosani, con le sue realizzazioni crea delle vere e proprie opere d’arte che meritano di essere conosciute. 

 

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Elisa Voto

Stylist e creative consultant 

Nel calderone non poteva mancare una stylist, e noi abbiamo scelto di farvi scoprire Elisa Voto. Il suo profilo instagram è un’esplosione di creatività che vale la pena visitare. 

 

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Future Studio 

Creative studio 

Fabio Abecassis, Marco Traverso, e Vittoria De Carlo sono le menti ideative che si celano dietro a Future Studio. 

Tre creativi che, uniti dalla comunicazione per immagini, hanno dato vita a un collettivo che opera nel mondo della moda e dell’arte. Il loro punto di forza? Sicuramente la versatilità. 

 

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L’upcycling di Philip O’Donahoo e del suo brand New Riot è tutt’altro che semplice riciclaggio https://www.waitfashion.com/the-upcycling-of-philip-odonahoo-and-his-brand-new-riot-is-everything-but-simple-recycling/ https://www.waitfashion.com/the-upcycling-of-philip-odonahoo-and-his-brand-new-riot-is-everything-but-simple-recycling/#respond Sat, 03 Jul 2021 14:50:25 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=113372 Il concetto di dare nuova vita a qualcosa di ormai vecchio, fuori moda o della taglia sbagliata è una delle evoluzioni della sostenibilità nella moda che lascia più spazio alle interpretazioni, aprendo infinite vie alla sperimentazione e all’estro creativo di […]

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Il concetto di dare nuova vita a qualcosa di ormai vecchio, fuori moda o della taglia sbagliata è una delle evoluzioni della sostenibilità nella moda che lascia più spazio alle interpretazioni, aprendo infinite vie alla sperimentazione e all’estro creativo di giovani squattrinati che vogliono costruire qualcosa di unico e low budget in tutto il mondo.

Oggi arriviamo in Australia, terra raramente citata per innovazione in campo moda, eppure uno dei progetti di upcycling più riusciti e interessanti del momento proviene proprio da qui.

Parliamo di Philip O’Donahoo, un po’ influencer un po’ fashion designer, è un talento abilissimo nel cucito e nelle arti manuali, caratteristica che gli ha permesso, fin dal primo momento, di utilizzare tecniche di patchwork e mix and match di tessuti e pesantezze diverse in modo davvero magistrale, La sua già forte presenza sui social media gli ha concesso, poi, di provare a dar vita ai suoi interessi di fashion design e customizzazione vintage dando vita a New Riot e al progetto Philip’s Laboratory.

Nato un po’ come un esperimento Philip ha iniziato, nel 2018, a proporre dei mini drop di pezzi unici definiti appunto “Experiments” dove univa le toppe e i giochi ottici in un mescolare di capi vintage assemblati poi in pantaloni, gilet e borse.

 

A partire dai primi pezzi rilasciati quasi per gioco gli esperimenti nel “Philip’s Lab” sono cresciuti esponenzialmente, producendo sempre più vestiti e accessori, esplorando le diverse possibilità di capi e tessuti mai provati prima e soprattutto raffinando la tecnica e migliorando passo dopo passo, imparando dalle sue stesse creazioni e dai limiti che riusciva a superare di volta in volta.

In brevissimo tempo Philip O’Donahoo è arrivato a far conoscere il suo inedito stile di upcycling in tutto il mondo, continuando a realizzare manualmente pezzo per pezzo una collezione di one of a kind non replicabili. Sold out istantaneo per quasi tutti i pezzi e un ritmo di upload lento ed esclusivo, d’altra parte per una volta si parla, oltre alla sostenibilità del progetto, di uno slow fashion sartoriale d’altri tempi.

Per saperne di più:

Instagram

Newriot.online

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DATT, la stella nascente del Fashion Design vietnamita da non perdere di vista! https://www.waitfashion.com/datt-la-stella-nascente-del-fashion-design-vietnamita-non-perdere-vista/ https://www.waitfashion.com/datt-la-stella-nascente-del-fashion-design-vietnamita-non-perdere-vista/#respond Sun, 27 Jun 2021 14:18:42 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=112830 Non si sa quasi nulla di Datt, un profilo instagram estremamente curato, collezioni coerenti e design d’avanguardia. Tra Bio e About tutto quello che il brand vuole dire di sé è che è nato solo nel 2019 e che proviene […]

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Non si sa quasi nulla di Datt, un profilo instagram estremamente curato, collezioni coerenti e design d’avanguardia. Tra Bio e About tutto quello che il brand vuole dire di sé è che è nato solo nel 2019 e che proviene dal Vietnam, per il resto lascia alle immagini l’intero storytelling e, d’altra parte, non servono molte altre parole.

Elegante e raffinato Datt racconta di un posto lontano, e lo fa costruendo un immaginario molto diverso da quello che sembra trasparire dalla sua direzione creativa. Le linee pulite, i colori neutri, le forme strutturate e spigolose spingono verso un approccio all’essenzialismo progettuale tipico dell’arte e della moda scandinava, tra tagli netti e geometria.

Eppure è dai dettagli, dall’oro intarsiato che ricorda le decorazioni dei templi utilizzato per piccoli elementi ornamentali e accessori, dai tessuti vaporosi che creano giochi di luci ed ombre simulando i raggi del sole tra gli alberi folti nei torridi pomeriggi estivi, dai richiami ai fiori esotici stilizzati nelle stampe che capiamo che Datt parla di Vietnam. Lo fa, però, con un design talmente pulito e sofisticato da riuscirci a proiettare in un attimo tra le vie della moda a Parigi, Milano e New York.

Dopo un po’ di esplorazione tra le collezioni e le scelte del brand il collegamento sul perché sia così facile riuscire a trasportare l’Oriente e un mondo tanto distante e ricco di identità locale sulle passerelle delle più commerciali e fashion oriented capitali della moda è venuto da sè:

Datt ha trovato nella combinazione di elementi classici Vietnamiti il connubio artistico con la storia dell’arte dei grandi fondatori del Rinascimento e del passato artistico, letterale e culturale Italiano e più in generale Europeo.

L’oro barocco, i capitelli Romani, la Venere di Milo, sono tutte ispirazioni da Datt dichiarate nel processo di ricerca di ogni collezione. Allo stesso tempo trovare il connubio tra la trasparenza e la leggiadria di un’opera come la Venere di Milo e il dondolare delle amache e il movimento delle tende nel vento di una terra oltre oceano funzionano perfettamente in un linguaggio tanto personale quanto inedito e interessante.

Datt è riuscito così a calibrare la propria personalità e il background che lo contraddistingue con un tipo di avanguardia artistica estremamente attuale e ricercato, lanciando una direzione estetica che non può che incuriosirci e lasciarci col fiato sospeso fino alla prossima collezione.

 

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Datt Instagram

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La moda 4.0 di Post Archive Faction https://www.waitfashion.com/la-moda-4-0-di-post-archive-faction/ https://www.waitfashion.com/la-moda-4-0-di-post-archive-faction/#respond Mon, 21 Jun 2021 08:43:07 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=111509 Pionieri di una moda che non guarda al bello ma all’utile, che non mira alla forma ma al contenuto, che non si limita allo strato superficiale ma sa spingersi oltre cogliendone ogni aspetto; sono i brand coreani il vero futuro, […]

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Pionieri di una moda che non guarda al bello ma all’utile, che non mira alla forma ma al contenuto, che non si limita allo strato superficiale ma sa spingersi oltre cogliendone ogni aspetto; sono i brand coreani il vero futuro, l’espressione più visionaria ed innovativa. Definirla moda sarebbe riduttivo, il termine più corretto è arte.

Un’arte che non ha bisogno di ghirigori e artifizi, ma solo di volumi e sinuosità per rappresentare al meglio un design bidimensionale e trascendentale. L’incontro perfetto del concreto e dell’astratto. Alcuni meno noti, altri già affermati nel mercato europeo; ogni brand ha la propria identità e traverso essa sanno creare un punto di rottura dalla normalità e dare una svolta.

E’ il caso di Post Archive Faction, un collettivo sudcoreano che prende spunto da archivi in evoluzione tratti da vari campi come: l’architettura, l’arte multimediale e persino la natura, per poi creare nuovi codici stilistici. In poche parole è come se decifrasse il passato per formulare un nuovo futuro attraverso un processo di strutturazione e destrutturazione. Un processo che mette in discussione, sconvolge ed infine evolve.

Il tutto sta proprio nell’evoluzione, la parola chiave su cui si basa la loro genialità. L’idea di guardare al futuro, di sperimentare anche con la semplicità di una silhouette mantenendo un approccio techwear e avant-garde. Agli occhi dei più scettici potrebbe sembrare il classico brand che gioca a fare quello controcorrente e che alla fin fine risulta quasi incomprensibile. Ma osservandolo meglio si scopre, in realtà, un design molto più pratico e funzionale di quello che si possa immaginare.

Tra le tante novità c’è il fatto di non utilizzare la parola “stagione” quanto piuttosto “archivio”. E proprio negli ultimi giorni PAF ha infatti presentato la sua ultima collezione intitolata: “4.0+”. Praticità e confort sono le caratteristiche principali che ruotano attorno a questa gamma completa per questo autunno. Stili consolidati prendono vita attraverso tessuti tecnici e trame a contrasto. Si alternano poi volumi importanti e linee simmetriche. Il tutto in una selezione di colori e tonalità neutre.

Una collezione che si presta perfettamente a qualsiasi tipo di situazione che richiede un abbigliamento versatile e confortevole. Il risultato è dunque un’iterazione di una natura futuristica, una natura 4.0. Con soli 80.000 followers su Instagram, Post Archive Faction sta riscrivendo le regole della moda. Certi che il brand possa ottenere la vostra approvazione, cari lettori di Wait, vi informiamo che la collezione sarà disponibile a settembre sul sito ufficiale.

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Peter Do non ha mai avuto bisogno di una sfilata, di un metodo tradizionale e di una canonica vetrina per farsi notare. Il suo design essenziale e avanguardista è stato sufficiente per raggiungere la fama, eppure ci sembra una bella boccata d’aria fresca vederlo finalmente in passerella.

Sarà forse che la Fashion Week è lo step definitivo per dichiarare un brand di “successo”, la così detta cerimonia di iniziazione tra marchio di nicchia e consolidata presenza nel Fashion System, ma vedere il designer vietnamita-americano e il suo piccolissimo team formato da 14 persone farsi strada tra i colossi della moda internazionale ha un retrogusto emozionale che solo l’autenticità più pura riesce ad evocare, e che ultimamente non è per tutti nella moda.

Quella ricerca e quella sana progettazione che vede ogni capo prendere forma su un manichino ed un prototipo in tela scarabocchiato è quel ritorno all’idea di couture e sartorialità, seppur resa casual, che sprigiona passione, sicurezza e armonia in un lavoro di squadra che è tanto talento quanto impegno.

In soli (circa) 3 anni Peter Do ha conquistato tutti i più grandi luxury retailers e web platforms di e-shopping d’alta gamma, ha vestito celebrità dal calibro di Zendaya, Anya Taylor Joy, Celine Dion e Beyoncè, ha portato tutto il mondo a riconoscerlo, eppure il suo percorso sembra essere solo all’inizio di una sfavillante carriera. 

“Uno spettacolo fisico è la nostra reazione a un sovraccarico digitale che tutti abbiamo sperimentato dall’inizio della pandemia. Siamo arrivati ad un momento in cui bramiamo il contatto fisico e le esperienze intime. Non credo che ogni collezione abbia bisogno di uno show, ma si rivela sempre un’ottima occasione se fatto bene. Ogni stagione ci avviciniamo sempre di più al completamento del mondo Peter Do, e con le nostre borse (fatte a mano in Italia) che debuttano per la primavera del 2022, l’universo sembra più completo. Presentare per la prima volta alla NY Fashion Week sembra finalmente “giusto” in questo momento.”-Aggiunge il designer

 

Per saperne di più:

Peter Do Instagram

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L’azienda del levriero ha appena ufficializzato la nomina di Serhat Işık e Benjamin A. Huseby come nuovi direttori creativi della maison. Il duo supervisionerà tutti gli aspetti riguardanti l’immagine del brand.

Serhat Işık e Benjamin A. Huseby sono noti per il loro marchio GmbH, fondato a Berlino nel 2016 e molto attenta alle tematiche legate ai concetti d’inclusività e responsabilità sociale. Stessi valori su cui si basa la loro chiara e contemporanea visione creativa per lo storico brand milanese.

Trussardi si distingue per il suo heritage e per il suo enorme potenziale. Siamo stati attratti dalla possibilità di dar vita ad una nuova era”, hanno commentato Serhat Işık e Benjamin A. Huseby

Parallelamente al loro ruolo in Trussardi, Serhat Işık e Benjamin A.Huseby continueranno a seguire il loro brand GmbH.

Nasceva solo due anni fa, nel 2016, e già nell’estate 2017 si misurava con la prima passerella durante la Settimana della Moda di Parigi, negli spazi dell’Institut du monde arabe. GmbH, marchio tedesco lanciato da un collettivo di creativi di Berlino. I due fondatori sono Benjamin Alexander Huseby, fotografo di moda e artista norvegese-pakistano, e Serhat Isik, stilista turco-tedesco.

L’impronunciabile nome, GmbH, non è altro che l’acronimo corrispondente all’italiano S.r.l., “Società a responsabilità limitata”.

Sigla volutamente fredda, anonima, che funziona come un contenitore vuoto, da riempire con segni e rimandi eterogenei. Il concetto che passa è quello di un’identità plastica, frammentata, neutra.
E in fatto di stile ed estetica di riferimento i media hanno molto cavalcato il legame – per altro dichiarato – con la cultura techno e industrial: GmbH si associa immediatamente alla scena del clubbing berlinese, con tutto il suo sapore sintetico, notturno, accelerato, indipendente e ruvido. Materiali tecnici, tagli arditi e irregolari, linee grafiche decise, pantaloni cargo in vinile e a vita alta, giubbotti da neve e motocross, giacche multilayer, abiti unisex larghi e comodi, tessuti metallici, felpati, vellutati, spesso accostati a contrasto: è il senso di uno streetwear progettato sulla soglia tra eleganza e comfort, ricercatezza e audacia, funzionalità e carattere.

La politica ci definisce e definisce anche la capitale. La storia si rispecchia nell’architettura, nel carattere della popolazione, in tutto. Influenza chi siamo e il modo in cui lavoriamo”, hanno raccontato Huseby e Isik in una bella intervista su i-D. E ancora: “Noi cerchiamo di trasmettere questa coscienza ai nostri acquirenti, cerchiamo di stimolare i cambiamenti, di rispecchiare la situazione in cui ci troviamo e di essere una forza positiva. Un tema particolarmente delicato è quello della Brown Identity legata alle nostre radici musulmane e all’esperienza di vita di uomini di colore in Europa. È un argomento difficile, ma la gente come noi è a malapena visibile nel mondo della moda, basta prendere una pubblicità tedesca a caso: è come se la gente di colore non esistesse. Tutte le famiglie sono composte da bianchi con i capelli biondi”.

Serhat e Benjamin daranno una visione forte e distintiva a Trussardi. L’intero team ed io siamo molto contenti di intraprendere questo nuovo percorso con loro; con l’obiettivo di offrire al mercato un’esperienza di lifestyle moderno e responsabile”, ha precisato Sebastian Suhl, CEO di Trussardi.

La prima collezione che porterà la loro firma sarà quella per l’autunno/inverno 2022. 

 

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Giulia Rossetti dà vita a Giuro, un progetto handmade super fiorito https://www.waitfashion.com/giulia-rossetti-vita-giuro-un-progetto-handmade-super-fiorito/ https://www.waitfashion.com/giulia-rossetti-vita-giuro-un-progetto-handmade-super-fiorito/#respond Thu, 27 May 2021 10:13:37 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=110918 Giulia Rossetti, erede dell’impero Fratelli Rossetti e capo del dipartimento accessori dello storico marchio di famiglia, decide di prendere una boccata d’aria lontana dalle sue certezze, e di dar finalmente vita a un progetto che la racconti appieno e che […]

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Giulia Rossetti, erede dell’impero Fratelli Rossetti e capo del dipartimento accessori dello storico marchio di famiglia, decide di prendere una boccata d’aria lontana dalle sue certezze, e di dar finalmente vita a un progetto che la racconti appieno e che dimostri tutto il suo estro creativo.

Giuro è l’insieme tra le due parti di Giulia, GIU, che lei stessa descrive essere lo spirito più libero e creativo che contraddistingue la sua personalità e RO (per Rossetti), ovvero il suo heritage e know-how che scorre nelle vene della famiglia da tre generazioni, e che non poteva che essere assorbito ed assimilato anche da lei, essendone circondata.

La designer descrive se stessa come un’appassionata del fatto-a-mano, interesse che nel tempo l’ha portata ad esplorare mondi affini alle sue ispirazioni, prima studiando l’arte della gioielleria, poi approfondendo il Design del Gioiello e specializzandosi infine in Design e Arti Applicate.

Con un ricco background accademico si è presto affacciata al mondo del lavoro, collaborando con brand come Gripoix, Giampiero Bodino e Marni, tornando poi a mescolare le proprie attitudini con l’azienda di famiglia, dove è tuttora a capo del reparto accessori.

Per chi seguisse Giulia già da un po’ Giuro nasce dopo un lungo periodo di rodaggio, nei mesi di pandemia e lockdown, in cui la designer di gioielli impiegava il tempo di “reclusione forzata” a fare primi esperimenti con le sue creazioni e a vendere con disponibilità super limitata via instagram.

Le collezioni lanciate pilot, entrambe riuscitissime, sono state Campo di fiori e poi Fortuna. Con sold-out quasi immediato per ogni pezzo, il successo di entrambe le proposte è stato indiscusso, con punte del calibro di Dua Lipa e Chiara Ferragni che in più occasioni hanno sfoggiato orgogliosamente le collane di Giulia.

Entrambi i gioielli citati sono ora parte della prima collezione di Giuro disponibile online, insieme a nuove inedite mini capsule tutte realizzate a mano con perline e dettagli di grandissima cura e ricercatezza che solo una grande esperta come Giulia poteva elaborare, creando, dalle prime collane progettate, delle storie più ampie, integrando orecchini, bracciali e spille.

Il progetto, nato nei mesi più bui ed incerti della pandemia, aveva l’obiettivo di portare un sorriso e un po’ di colore quando nel mondo tutto si stava un po’ spegnendo, un messaggio di speranza e forza verso tempi migliori in cui poter indossare spensieratamente i briosi accessori.

Per quanto i tempi sembrano volgersi verso positivi sviluppi la voglia di colore e serenità che Giuro racconta altro non è che l’essenza della designer fatta oggetti, continuando ad essere il core DNA del marchio.

Giuro è, finalmente, un brand che non si prende troppo sul serio, giocoso e chiassoso e fiero di esserlo. Avere un’identità così forte e una direzione super definita, in un momento in cui la moda tende tanto ad omologarsi al trend prima di riflettere sui propri obiettivi, è già un gran successo, e se non fosse comunque in linea con la vostra idea di stile, sicuramente un sorriso riesce a strapparlo a chiunque!

Scopri tutta la collezione:

 

Per saperne di più:

Giuro Instagram

Giuro Website

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Intervista a Eva e Carolina, founders del brand Acidalatte https://www.waitfashion.com/intervista-eva-carolina-founders-del-brand-acidalatte/ https://www.waitfashion.com/intervista-eva-carolina-founders-del-brand-acidalatte/#respond Sun, 16 May 2021 06:54:48 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=110084 Eva e Carolina ci raccontano la storia del loro brand milanese Acidalatte, un marchio emergente, giocoso e vivace, che coniuga innovazione e sensibilità attraverso manipolazione e lavorazione artistica dei tessuti. In un’estetica fanciullesca, alla ricerca del proprio bambino interiore, il […]

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Eva e Carolina ci raccontano la storia del loro brand milanese Acidalatte, un marchio emergente, giocoso e vivace, che coniuga innovazione e sensibilità attraverso manipolazione e lavorazione artistica dei tessuti.

In un’estetica fanciullesca, alla ricerca del proprio bambino interiore, il brand propone capi e accessori handmade unici nel loro genere, realizzati sia con materiali nuovi che riciclati.

Ciao ragazze! grazie per aver accettato il nostro invito. Per rompere il ghiaccio vi chiediamo subito: come nasce Acidalatte?

Ciao a voi, è sempre un piacere poterci raccontare.
Acidalatte nasce a settembre dell’anno scorso, dall’unione delle nostre due menti creative (Eva e Carolina). Ci siamo laureate entrambe il 14 febbraio 2020, dopo la quarantena avevamo (e abbiamo tutt’ora) una grande voglia di esprimerci, di creare qualcosa che ci facesse emozionare. Così è nato il progetto di Acidalatte.

Cosa significa Acidalatte? Perché questo nome?

Acidalatte è l’insieme di due parole: “Acida” rappresenta la nostra parte più matura, più “sporca”, più consapevole; “Latte”, al contrario, riassume l’animo bambino e candido che è perennemente dentro di noi.

Il vostro è un brand basato su upcycling e unicità dei prodotti, potreste spiegarci il motivo e i pro e i contro di questa scelta?

I motivi di questa scelta sono molteplici, e non possono essere che tutti positivi.
Possedere un capo unico in tutto il mondo, realizzato con materiali realmente riciclati, cucito a mano direttamente dalle due designer che lo hanno progettato.
L’appartenenza ad un mondo che in qualche modo fai tuo, sempre.
Per noi è una grande gioia.

Qual è il processo creativo e produttivo che sta dietro a ogni pezzo di Acidalatte?

Tutto parte dalla ricerca continua di tessuti, oggetti e accessori di seconda mano.
Amici, conoscenti e parenti ci aprono continuamente le porte delle loro case per selezionare materiale (spesso davvero unico).
Successivamente, progettiamo: sperimentiamo nuove tecniche, disegniamo nuovi modelli, ricerchiamo ispirazione da qualunque cosa vediamo, percepiamo, studiamo.
Infine, vi è la parte pratica, il momento in cui il capo prende forma.

In che modo scegliete e procurate i materiali che vanno a comporre i vostri capi? 

Come abbiamo risposto nella precedente domanda, i nostri amici e parenti hanno imparato a sopportarci (e supportarci).
Passiamo intere giornate alla ricerca di materiali, studiamo i tessuti, le forme, gli oggetti che troviamo, spesso inaspettatamente meravigliosi.
Anche molte persone a noi sconosciute ci stanno contattando per donare al progetto pezzettini delle loro vite.
Conoscere loro e la loro intimità, la loro storia, ci riempie davvero il cuore.

Da dove traete la vostra fonte di ispirazione maggiore?

Forse, come si è già capito, siamo entrambe due persone molto curiose. Ciò che impara una, lo trasmette all’altra. Siamo totalmente complici in un gioco di interpretazioni e sensibilità.

Acidalatte emerge in un periodo non facile: pensate che la pandemia abbia inciso in qualche modo sulla nascita del vostro brand?

Sicuramente è un periodo difficile, ma credo che Acidalatte ci abbia, in qualche modo, salvato. Ci ha permesso di creare qualcosa di totalmente nostro e ci ha dato il coraggio di farlo conoscere.

Siamo rimasti affascinati dal vostro ultimo fashion film “Graziose Inquietudini”. Come nasce l’idea per la realizzazione di questo video? Potete raccontarci qualche retroscena?

“Graziose Inquietudini” è stato scritto interamente da noi. Ci piace definire il nostro primo Fashion Film come un moodboard in movimento del nostro “Terzo Capitolo” (la terza capsule online ora sul nostro e-commerce).
La storia narra di due ragazzine che vivono la loro vita nella monotona routine del collegio femminile di Colle Malfiorito. Le loro giornate sono scandite da una serie di situazioni ripetitive dalle quali cercano di sfuggire, rifugiandosi in un mondo proprio, in cui vivono distratte con il loro amico immaginario Signor Coniglio. Eva e Carolina, a loro malgrado, divengono consapevoli della loro realtà fittizia e del peso costante di non poter vagabondare libere nelle loro graziose inquietudini.
Un retroscena?
Nulla è ciò che sembra, siamo state veramente delle attrici per interpretare due ruoli così seri e apatici: entrambe siamo emotive, sensibili e decisamente fuori dalle righe.

Cosa direste a chi ancora non vi conosce? Cosa vi contraddistingue?

Basta davvero poco per riconoscerci 😉

Quali sono i vostri sogni e progetti per il futuro? 

Ogni giorno entrambe proponiamo nuove idee e nuovi progetti futuri, da venerdì 7 Maggio abbiamo iniziato a vendere da Sous Vintage Shop (Alzaia Naviglio Pavese 50 MI) una capsule creata appositamente per la boutique ispirandoci al “Capitolo Tre”.
È una grande soddisfazione vedere lavoratori e persone del settore credere nel nostro progetto.
Piccolo spoiler? Il “Capitolo Quattro” è in arrivo!!!!!

Per saperne di più: 

Acidalatte instagram 

acidalatte.com

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Charlotte Knowles è la designer del momento che guarda agli anni ’90! https://www.waitfashion.com/charlotte-knowles-the-designer-of-the-moment-looking-to-the-90s/ https://www.waitfashion.com/charlotte-knowles-the-designer-of-the-moment-looking-to-the-90s/#respond Sat, 15 May 2021 15:02:25 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=109974 Beyoncé, Bella Hadid, Kyle Jenner…cos’hanno in comune queste tre star, oltre naturalmente l’enorme popolarità? Charlotte Knowles! Se questo nome non vi dice proprio nulla, è giunto il momento che voi siate informati. Molte sono le celebrity che negli ultimi tempi […]

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Beyoncé, Bella Hadid, Kyle Jenner…cos’hanno in comune queste tre star, oltre naturalmente l’enorme popolarità? Charlotte Knowles! Se questo nome non vi dice proprio nulla, è giunto il momento che voi siate informati. Molte sono le celebrity che negli ultimi tempi stanno letteralmente impazzendo per questa designer, sfoggiando sui social le sue creazioni. Creazioni che non passano di certo inosservate per una visione di femminilità audace e decostruita.

 

 

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Fresca di scuola, non una qualsiasi ma la Centra Saint Martens, e iscritta al programma Fashion East, Charlotte Knowles non ha mai avuto il tempo di formulare bene l’identità del suo marchio in seguito alla sua rapida e stratosferica ascesa. Insieme al suo partner Alexandre Arsenault, ha fondato in poco tempo il suo omonimo brand, ribattezzato durante la pandemia in KNWLS, per ragioni strategiche. Ma qualsiasi sia il nome o la storia da cui tutto è partito, poca importa, perché il suo design parla da sé.

Per comprendere al meglio la sua estetica, bisogna fare un viaggio temporale e catapultarsi negli anni ’90. Provate a ricordare la vostra adolescenza trascorsa a guardare MTV e a leggere i Cioè, mentre sognavate di indossare le stampe animalier delle Spice Girls, i pantaloni succinti a vita bassa di Christina Aguilera, i reggiseni a punta di Madonna, crop top e occhiali tondi, e le codine di Britney Spears durante il videoclip di “Baby One More Time”.

Ci sono voluti più di trent’anni affinché tutti questi elementi tornassero di tendenza e venissero riconsiderati all’altezza di un look degno di nota. D’altra parte la moda è una ruota che gira sempre. Eppure non si tratta di una semplice nostalgia verso quella che è stata la prima epoca a dar aver dato inizio alla trasgressione, ma molto di più. La voglia ovvero, da parte dei due fondatori, di trasmettere una nuova idea di femminilità.

E’ come se Charlotte volesse dirci che non c’è alcuna ragione di credere che la biancheria non possa essere un elemento visibile del guardaroba di una donna. Ecco perché corsetti, bustier e reggiseni in pelle diventano capi essenziali di un’intera collezione. Ad accompagnare il tutto: pantaloni in viscosa, abiti drappeggiati vagamente cyber, chiodi in pelle e abiti in camoscio elasticizzato leggerissimo le cui stampe sembrano dar vita a silhouette feline.

Questo è solo un piccolo assaggio della collezione FW21 che, attraverso un attento e ironico gioco di occultamento e rivelazione, sa mostrare una sensualità e provocazione composta. Non si tratta di abbigliamento sexy ma di radical chic. Che vogliate imitare Beyoncé o sentiate nostalgia delle Spice Girls, ora che conoscete il brand non ne saprete più fare a meno.

Per saperne di più:

 KNWLS Instagram

charlotteknowles.com

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HUMPTYDUM colori sgargianti e fantasie pop https://www.waitfashion.com/humptydum-colori-sgargianti-fantasie-pop/ https://www.waitfashion.com/humptydum-colori-sgargianti-fantasie-pop/#respond Sat, 08 May 2021 17:28:51 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=109497 E’ importante non perdere di vista designer e brand emergenti, che fondano la propria identità e la propria estetica su artigianalità e qualità! HumptyDum Il brand emergente di Silvia Nogara e Federica Pessina. Wait Fashion ha posto 5 domande, Il Duo […]

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E’ importante non perdere di vista designer e brand emergenti, che fondano la propria identità e la propria estetica su artigianalità e qualità!

HumptyDum Il brand emergente di Silvia Nogara e Federica Pessina.

Wait Fashion ha posto 5 domande, Il Duo racconta in questa intervista come nasce HumptyDum e quali sono i progetti futuri.

Come nasce HumptyDum?

Il brand nasce nel 2017 ed il suo nome prende ispirazione da Humpty Dumpty, personaggio della favola scritta da Lewis Carroll, Alice in Wonderland. Quest’uovo ciondola su un muro ed ignorando le raccomandazioni, canticchia una filastrocca, rischiando di cadere e rompersi; un nome, un gioco di parole ed una metafora che abbiamo scelto di far nostra, inseguendo questo sogno e mettendoci alla prova.

Curiamo (Silvia Nogara e Federica Pessina) in prima persona ogni singolo passaggio, dall’ideazione alla produzione, dando vita a capi dai colori pop, realizzati con tessuti audaci, un design fresco e ricercato, con un’attenzione al Green Fashion.

Cosa vi piace di più del vostro attuale Brand Identity?

Humpty Dum, oltre ad una pronuncia insolita e divertente, si caratterizza per essere un marchio di produzione interamente Made in Italy e con impronta esclusivamente artigianale; oltre a questo occhio di riguardo verso una produzione slow, i capi vengono studiati per essere d’impatto ma anche molto comodi: chi indossa Humpty Dum è una figura attenta allo stile ma che non vuole rinunciare alla praticità di un capo comodo e di qualità.

Un brand che Humptydum ammira? A chi vi piacerebbe ispirarvi?

Il mondo di Humpty è iconico, colorato, pop e divertente… per creare prendiamo molta ispirazione dall’arte street e dall’estetica pop.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Il marchio propone due linee: la prima linea, proposta in Primavera/Estate ed Autunno/Inverno, presenta capi realizzati in limited edition con design estrosi, il terreno di gioco perfetto dove esprimiamo al meglio le nostre capacità sartoriali e la nostra creatività. Le collezioni sono realizzate esclusivamente all’interno della sartoria del brand. La linea basic, più ‘‘standard’’ a livello di proposte, ma ben poco vicina a qualcosa di ordinario, presenta il mondo dell’abbigliamo sportwear declinato in colori e drop originali. Prestissimo ci vedrete online con tutte le ultime novità che concretizzano l’impegno di questi ultimi mesi per proporre la nostra nuova linea basic che uscirà a metà maggio e la nostra prima linea di occhiali da sole, di produzione esclusivamente e Made in Italy. I nuovi occhiali saranno disponibili dai primi di Giugno in diverse e coloratissime varianti.

 

Dove vedete il vostro marchio tra 10 anni?

L’impegno che mettiamo ogni giorno nel brand è per creare una realtà che rispetti l’ambiente e porti avanti i valori del Made in Italy. Il nostro mondo ci permette di concretizzare non solo le nostre idee ma anche diventare un punto di riferimento per chi, come noi, vuole far moda con un approccio differente.

Tra 10 anni ci piacerebbe vedere in nostro marchio farsi strada tra Milano, Londra, Parigi e New York portando i valori del Made in Italy e la meravigliosa esperienza di una produzione artigianale nei nostro shop monomarca.

Come figure ci piacerebbe poter essere sempre più un punto di riferimento per i giovani e l’etica dello slow fashion.

 

Per saperne di più:

HumptyDum instagram

HumptyDum sul sito

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Windowsen, l’haute couture come non l’avete mai vista https://www.waitfashion.com/windowsen-haute-couture-as-you-have-never-seen-it-before/ https://www.waitfashion.com/windowsen-haute-couture-as-you-have-never-seen-it-before/#respond Thu, 29 Apr 2021 20:08:47 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=108943 Dimenticate merletti e ricami, siamo nel 2021, e se questo ultimo anno e mezzo abbiamo accettato ogni tipo di evoluzione nel Fashion System pandemico, non potevamo che concludere il ciclo con una notizia proveniente dall’Haute Couture. L’immagine di originalità, eleganza […]

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Dimenticate merletti e ricami, siamo nel 2021, e se questo ultimo anno e mezzo abbiamo accettato ogni tipo di evoluzione nel Fashion System pandemico, non potevamo che concludere il ciclo con una notizia proveniente dall’Haute Couture.

L’immagine di originalità, eleganza senza tempo e manifattura dell’alta moda è pronta a riconsiderarsi e ad aggiornarsi, o almeno questo è quello che ci dice Windowsen, emergente brand haute couture che irrompe nella forma più elitaria della moda con una visione così contemporanea da non riuscire a rispettare neanche i tempi attuali, ma che proietta piuttosto l’Haute Couture in una versione sporty-tech, una forma aliena indefinita che viene a insegnarci le regole della moda del futuro con ciò che trova nell’armadio della sua navicella spaziale approdata per sbaglio nei bui anni 20 del XXI secolo.

E’ con questi presupposti e storytelling da videogioco post-apocalittico e dai personaggi mezzi zombie e mezzi dei che Windowsen presenta la sua sua prima collezione “Barbie and the Chinese Zodiac” definendo il proprio show la prima sporty-tech haute couture mai presentata prima.

Sensen Lii, cinese di origine e diplomato al Royal College of Arts nel 2019, è la mente dietro il surreale progetto di Windowsen. Intrappolato in un mondo dove le sue fantasie non trovavano un canale di espressione, Sensen ha dedicato la rigorosa chiusura in Cina del 2020 alla ricerca di una soluzione per evadere mentalmente nel suo mondo parallelo e riuscirlo a trasportare all’esterno, dando finalmente vita a Windowsen.

Lo show si apre con una Barbie un po’ squilibrata che invita gli spettatori ad entrare nel suo armadio, per poi rivelare di avere sotto il suo controllo una miriade di creature ultraterrene che danno vita ad uno zodiaco cinese modificato. La barbie inizia ad illustrare allora le sue creature, facendo sfilare i capi di Sensen Lii indossati da una mosca, una mantide religiosa, un panda, un orso, un pagliaccio, un unicorno, una sfinge, un coniglio, un leone e infine un dragone cinese.

Se volessimo riassumere l’estetica della stravagante collezione potremmo descriverla come un tripudio di organza e cyber-punk geneticamente modificato, al limite tra la robotica e l’anatomia del corpo umano. Tacchi altissimi e rilievi 3D, modelle alte 3 metri e trucco elaborato in modo da cambiare i connotati del viso.

Per usare le parole con cui il designer racconta della prima collezione e di quel che ha in mente per il futuro di Windowsen: “É come Black Mirror. Ogni episodio ha la sua storia, ma sotto c’è una forte ragione nascosta che li connette”.

 

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Per saperne di più:

Sito (coming soon): windowsen-official.com

Instagram: @windowsen

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Qualche mese fa vi avevamo parlato del giovane designer di origini turche: Emre Pakel che, pian piano si sta facendo strada nello scenario milanese grazie ad un processo creativo in cui la sostenibilità e la trasformazione dei materiali convivono perfettamente, creando un qualcosa di innovativo, essenziale e funzionale. Oggi, infatti, per la rubrica MeetTheBrand vi proponiamo un’intervista con il founder dell’omonimo marchio. Abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con il designer e conoscere meglio la sua visione creativa, da cosa prende ispirazione e come riesce a veicolare la causa ambientale nelle sue collezioni, specie quella climatica. Una tematica sempre più importante per cui anche un mezzo potente come la moda può fare la differenza.

Ciao Emre, grazie di aver accettato la nostra proposta. Partiamo dall’inizio della tua storia: ti va di raccontarci del tuo background? Quando nasce la passione per la moda e come sei arrivato a fondare il tuo brand?

Ho iniziato il mio viaggio dopo aver vinto prestigiosi concorsi di fashion design a Izmir e Istanbul, in Turchia. L’essere stato nominato dalla Aegean Export Union Ready to Wear Competition, ha dato poi inizio alla mia carriera. Ho organizzato fashion show sponsorizzati dalla Mercedes Benz per 2 stagioni. Così, tutti i risultati ottenuti in concorsi di fashion design nazionali e internazionali mi hanno spinto a continuare la mia carriera. Nel 2018 ho creato il mio marchio Pakel con focus sul design del prodotto, e ora sto lanciando la mia carriera a Milano.

Quanto le tue origini turche e la tua formazione in Italia hanno influenzato, in termini di stile, la tua visione creativa?

Non credo molto nelle origini, piuttosto sono convinto che tutti noi apparteniamo alla terra in quanto esseri umani, anche se non ne siamo consapevoli. La formazione acquisita in Italia presso la Domus Academy di Milano, è stata il mio trampolino di lancio nel fashion system, ed è lì che ho acquisito molta esperienza. Gianfranco Olivotto, in particolar modo, è stato un leader visionario all’interno della Domus nel farmi comprendere le nuove regole del mondo della moda.

Per chi non ti conoscesse ancora, come definiresti il ​​tuo brand in tre parole?

“Based on Earth!”

A cosa ti sei ispirato per la tua ultima collezione “Isn’t less Enough?” Qual è il messaggio che vuoi trasmettere?

Prima di cadere nel mondo dei miei sogni,  ho deciso di confrontarmi con la realtà e ho aperto le ante mio armadio. Mi sono posto delle domande e ho cercato di trovare le risposte. “Cosa indosso e soprattutto, quando e perchè indosso questi abiti? Cosa del mio guardaroba è davvero indispensabile nella mia routine quotidiana? Perché mi vesto? Ho davvero bisogno di tutti questi vestiti? L’inquinamento che ho causato nell’ambiente è più grande del mio guardaroba come designer? Dopo tutte queste domande, mi sono chiesto: “È possibile realizzare tanti capi con un numero limitato di materiali? ”, e così ho iniziato la mia collezione. Mi sono interessato alla sostenibilità dal 2016, ma mi sono chiesto: se diamo una seconda possibilità a un prodotto, questo trova il suo primo e ultimo destino? Pensavo che le persone fossero in loop nel creare spazzatura generata da ulteriore spazzatura senza mai arrivare ad un punto. Era ora di essere onesti. Il riciclo è solo una soluzione temporanea, ma per quanto riguarda il futuro?

Quali sono i materiali/ tessuti e le tecniche di lavorazione che solitamente prediligi? 

Nel mio guardaroba trova spazio il trench in poliestere riciclato da bottiglie di plastica e la felpa, un luogo nascosto della mia creatività. Ad oggi la sostenibilità è uno stile di vita, e noi, come designer, al momento con la nostra creatività dobbiamo alimentare le misure di protezione globale. Ad essere onesti, nessuno ha avuto bisogno di una nuova giacca durante la pandemia. Tutto ciò di cui avevamo bisogno era ispirazione e un pò di speranza per il nostro futuro. Mostrare più design con meno materiali è la mia missione per il futuro.

Perdersi in abbondanza o esistere nella rarità?

I tuoi lavori pongono al centro la sostenibilità, come riesci a veicolarla attraverso le tue creazioni? E soprattutto in che modo un brand può ridurre l’impatto ambientale?

Ci sono troppi designer e nuovi marchi e tutti sono abbastanza bravi in ​​quello che fanno. E li rispetto tutti. Tuttavia, quando chiedo alle persone di dirmi un prodotto, uno stile o un simbolo che descrive quel prodotto, non ottengo molte risposte. Sento che questa sia un’abbondanza del tutto effimera. Sia per il mondo che per i marchi. I marchi consolidati conservano la loro identità, stile e capi iconici da molti anni. Ma per quanto riguarda noi? Ci siamo persi da molto tempo e questo sta avvelenando non solo noi, ma anche l’ambiente adesso. Quando l’ho capito, ho iniziato a pensare come il mio marchio si riflettesse agli occhi delle persone. Mi sono reso conto che la mia prima creazione “Spyumbrellabag” conserva ancora la sua anima nonostante il passare degli anni. Nel mio nuovo brand, ho aggiornato la mia borsa iconica e l’ho ridisegnata per essere utilizzata come abito allo stesso tempo. Ci sono così tante possibilità nel mondo e sta a noi fare qualcosa. È un nostro compito: perdersi in abbondanza o esistere nella rarità?

I grandi marchi dovrebbero supportare i brand emergenti agendo da mentori e supporto finanziario.

Quali sono le difficoltà che hai affrontato e che affronti tutt’ora nel portare avanti un brand indipendente? Hai qualche consiglio da dare a riguardo?

I grandi marchi dovrebbero supportare i brand emergenti agendo da mentori e supporto finanziario così da creare nuovo respiro e visione nel mondo della moda. Questa è il processo alla base della vera sostenibilità in ogni fase della nostra vita.

 Come hai sviluppato la comunicazione del tuo brand? Credi che i social siano fondamentali per permettere ad un designer emergente di farsi conoscere?

I social media sono uno strumento così potente nella comunicazione di un brand. Io confido nella mia creatività e i miei sostenitori fanno altrettanto. Non si è mai trattato di soldi o collaborazioni con altri artisti,  è sempre stata una questione di mente giovane e creativa. Vivere la storia della tua collezione mentre la scrivi ti rende il vero proprietario. Prima che iniziassi a lavorare alla mia collezione, ho conosciuto molti attivisti sostenitori della causa climatica, e sono diventato amico di alcuni. Li ho ascoltati e ho cercato di capirli. È stato un percorso che mi ha portato a riflettere su come supportarli con uno degli strumenti di comunicazione più influenti: la moda. Mi sentivo abbastanza potente all’interno di una generazione molto cosciente: difendevamo tutti la stessa cosa con linguaggi diversi. Volevamo mostrare perché fosse necessario essere sostenibili prima di realizzare la collezione.

Portando avanti la causa con Elliot Magyar Santeen (giovane attivista) volevo incoraggiare le persone intorno a me e il trench verde ne era un simbolo. Mentre la speranza rimaneva stabile, i messaggi cambiavano. Il pubblico era ancora lì quando abbiamo chiesto “Siamo ancora qui?”. Non era tardi per fare ancora qualcosa. Imparando dai nostri errori, abbiamo così iniziato a plasmare il futuro. La crisi climatica e le disuguaglianze globali ci impedivano di essere sostenibili. Eppure, i materiali possono essere sostenibili contrariamente all’umanità. La collezione è stata, infatti, il primo strumento con cui ho dato voce al mio cambiamento, nonché indice della mia azione. Prendere misure preventive per un futuro sostenibile è una responsabilità di ogni cittadino del mondo, e il mondo ha bisogno di noi. È tempo di prendervi parte.

Se dovessi scegliere un brand da cui trarre ispirazione e con cui ti piacerebbe collaborare,  chi sceglieresti?

Sono totalmente fan della visione di Maison Margiela.

Un ultima domanda prima di  salutarci…cosa c’è nel futuro di Pakel? Puoi svelarci qualcosa?

Abbiamo un solo desiderio: “Transform the Fashion to Sustainist Circulation for Earth”

CONTATTI

IG: @emrepakel

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Nel caso te lo fossi perso…

Emre Pakel: “ISN’T LESS ENOUGH?”

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Con Alan Crocetti la gioielleria diventa il palcoscenico per sperimentazioni e disobbedienze sociali. https://www.waitfashion.com/alan-crocetti-la-gioielleria-diventa-palcoscenico-sperimentazioni-disobbedienze-sociali/ https://www.waitfashion.com/alan-crocetti-la-gioielleria-diventa-palcoscenico-sperimentazioni-disobbedienze-sociali/#respond Tue, 13 Apr 2021 19:48:36 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=107782 Alan Crocetti, brasiliano naturalizzato britannico, è l’emblema di una emergente categoria di designers che utilizzano l’arte, la forza dell’immagine e la moda per portare alla luce temi di disobbedienza sociale e pacifiche forme di protesta all’interno del sistema moda. Alan […]

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Alan Crocetti, brasiliano naturalizzato britannico, è l’emblema di una emergente categoria di designers che utilizzano l’arte, la forza dell’immagine e la moda per portare alla luce temi di disobbedienza sociale e pacifiche forme di protesta all’interno del sistema moda. Alan ha scelto di veicolare i suoi messaggi attraverso la gioielleria, dopo un lungo percorso accademico focalizzato sul womenswear.

Nella sua stessa bio il designer brasiliano descrive animatamente come per lui i gioielli siano costretti in una categoria troppo riduttiva, semplici accessori dalla “funzione” prestabilita, a tratti incastrati in una classificazione “offensiva”. Spinto dal bisogno di esternare questa visione ha trasportato la sua passione dal womenswear al mondo della gioielleria, utilizzandola come strumento per raccontare la propria storia attraverso gli oggetti, una narrazione fatta di messaggi forti e altrettanto riconoscibili simboli.

Dopo questa esplosiva premessa trovare degli aggettivi con cui descrivere il brand e approfondirne l’estetica non è facilissimo. Mi verrebbe da dire che Alan Crocetti è realmente genderless, non un orecchino da donna abbastanza neutro da poter essere indossato anche da un uomo, ma un vero e proprio inno all’inclusività. D’altra parte la gioielleria contemporanea, con le sue sfaccettature avanguardistiche è un canale del settore moda non ancora necessariamente etichettato, né di conseguenza associato a limitazioni di genere, viene da sé che la lineare progressione di questo pensiero vede la gioielleria contemporanea come un’espressione priva di pregiudizio e disposta ad accettare e ammettere la sperimentazione come vera e propria scuola di pensiero.

Per dare un’immagine a quanto descritto, attraverso le interpretazioni di Alan Crocetti, possiamo citare alcuni dei suoi gioielli. Il viper, un finto piercing biforcuto pensato per simulare una spaccatura nel labbro inferiore, come la lingua dei serpenti. Il nose plaster, una riproduzione realistica in metallo di un cerotto, da indossare sul naso, per camuffare ferite “di lusso”.  Le maschere in metallo, fatte di lacci e catene, chiaro rimando politico-sadomaso alla costrizione al silenzio.

Alan traduce nel suo linguaggio creativo così provocatorio, sensuale, a tratti onirico, il desiderio di dimostrare, attraverso una forma artistica, che l’oppressione dettata dai limiti sociali di genere e di identità si può combattere anche mediante pacifiche proteste silenti fatte di immagini, simboli e oggetti. Rappresentando così una nuova corrente di giovani designer che urlano nelle loro creazioni valori che vanno ben oltre la mera scelta stilistica, che cercano piuttosto di rivendicare diritti e ideologie attraverso ogni dettaglio scelto.

Dalla comunicazione appositamente pensata per non lasciare indifferenti, all’immaginario destabilizzante animato attraverso i particolari. Non a caso le collezioni di Alan Crocetti hanno nomi come: anarchy, erotica, climax, disobedience ecc..

In altre parole attivismo sociale e spirito di rivolta camuffati come un semplice progetto estetico.

Ciò che rende la visione portata avanti da Alan un vero è proprio progetto (non solo estetico), poi, è la community costruita a partire dal brand, la catena a cui aggiunge una maglia con ogni collaborazione con artisti, fotografi, personaggi. Il linguaggio scelto è tanto specifico nel messaggio quanto aperto alle possibilità di espressione, rendendo il brand molto più delle semplici collezioni.

Sfruttando l’intera dote creativa della community si sta dando vita ad una corrente che trasporta la voce delle minoranze nel sistema moda senza finzione né filtri, ma con la cruda interpretazione di chi ha bisogno di essere ascoltato e ha trovato nell’arte e nella moda i mezzi per farlo.

“Cerchiamo di essere liberi e di valorizzare le esperienze, in modo che ogni momento condiviso possa essere un’opportunità per i sentimenti di comunità e di appartenenza.” Afferma Alan in un’intervista rilasciata per l’Officiel nel giugno 2020.

 

 

More Info:

Sito: alancrocetti.com

Pagina Instagram@Alancrocetti

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La seconda collezione di Avavav viene creata con scarti di lusso https://www.waitfashion.com/avavavs-second-collection-is-created-with-luxury-scraps/ https://www.waitfashion.com/avavavs-second-collection-is-created-with-luxury-scraps/#respond Tue, 13 Apr 2021 08:01:49 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=107633 Qualche tempo fa vi avevamo parlato di Avavav, il brand fiorentino che unisce minimalismo scandinavo, qualità sartoriale tipicamente italiana e filosofia sostenibile in un’estetica del tutto stravagante e surreale. Come dimenticare infatti gli strani stivali, i cosiddetti Bloody Feet, simili […]

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Qualche tempo fa vi avevamo parlato di Avavav, il brand fiorentino che unisce minimalismo scandinavo, qualità sartoriale tipicamente italiana e filosofia sostenibile in un’estetica del tutto stravagante e surreale. Come dimenticare infatti gli strani stivali, i cosiddetti Bloody Feet, simili alla zampa di un mostro o di un dinosauro, ideati per affrontare il mondo post-pandemia con un pizzico in più di ironica e fantasia. Ebbene, ancora una volta il marchio ritorna sulla scena sotto la direzione artistica di Beate Karlsson per annunciare la sua seconda collezione, senza naturalmente dimenticare il suo accessorio di punta. 

Una brand identity importante quella di Avavav che da sempre porta orgogliosamente avanti l’ottica green ed ecologica, basata sul riciclo di scarti avanzati dalle vicine case moda. E proprio in questa occasione, i materiali utilizzati non passano di certo inosservati, grazie alla loro riconoscibilità. Impossibile non notare quel particolare nelle immagini di campagna, riconducibile anche nello stesso titolo scelto: “Avavav x F*ndi x B*rberry x J*qcuemus” (volutamente provocatorio); la nuova collezione è dunque un mix degli iconici motivi dei brand di lusso (semi)citati, nel complesso un patchwork che sa rispecchiare perfettamente l’ideologia del marchio fiorentino. Come svela, infatti, l’etichetta: ‘F*ndi 20%, B*rberry 20%, J*qcuemus 25%, Other 35%: 100% Avavav’.

“Quando ho visto questi scampoli di tessuto, ho sentito il bisogno di includerli nel nostro drop. C’erano in palio tessuti registrati dai marchi più lussuosi del settore, quindi ho deciso di inserirli nella collezione. Non da ultimo, li utilizzo perché penso che ciò sollevi la questione di cosa accadrebbe di questi materiali se non ci fosse permesso di usarli”

Gli inconfondibili tessuti di scarto delle maison abbelliscono non soltanto i capi di abbigliamento della nuova linea, ma anche le mostruose calzature. Oggetti di punta sono infatti il cappotto in spugna color arancio alternato da intarsi da una logomania di doppie FF e i mastodontici stivali con tipici motivi floreali  di Jaqcuemus alternati alla nota fantasia tartan di Burberry. Abiti lunghi aderenti, completi pitonati, stampe dalle tonalità pastello, completano infine una collezione versatile, giovanile, dal retrogusto anni ’90.

Qualora foste interessati, sappiate che il brand produce in piccole quantità. Pertanto affrettatevi ad acquistare la nuova collezione, ora disponibile sul negozio online con prezzi super accessibili!

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Orecchini troppo pesanti? Prova gli occhiali con i piercing! https://www.waitfashion.com/orecchini-pesanti-prova-gli-occhiali-piercing/ https://www.waitfashion.com/orecchini-pesanti-prova-gli-occhiali-piercing/#respond Sat, 03 Apr 2021 13:53:10 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=106846   Nella ricerca di nuovi talenti oggi Wait! si sofferma ad osservare una categoria che non è facile trovare nello spotlight, quella degli occhiali da sole. Parliamo infatti di un settore in cui l’innovazione vive sulla linea sottile tra il […]

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Nella ricerca di nuovi talenti oggi Wait! si sofferma ad osservare una categoria che non è facile trovare nello spotlight, quella degli occhiali da sole.

Parliamo infatti di un settore in cui l’innovazione vive sulla linea sottile tra il già visto e la sua componente contraria, l’esasperazione eccentrica poco commerciale. Quando si è alla ricerca di un paio di occhiali da sole di solito si parte dal presupposto di volere una montatura particolare, che deve però essere armoniosa con la forma del viso, abbastanza neutra per poterla abbinare con tutto, che abbia quel tocco in più per essere notata ma che sfumi nel tempo in modo da non stancare dopo averli indossati un paio di volte.

Avete immaginato un prodotto provando a bilanciare ognuna di questa caratteristiche mentre le leggevate? Io si! E gli unici occhiali a cui pensavo sono quelli di Huma Sunglasses.

 

Brand 100% italiano, nato da pochissimo e che ha trovato la chiave vincente per aggiudicarsi la curiosità in un settore così complesso come quello dell’eyewear. Huma propone, infatti, una serie di montature da poter personalizzare, accessori accessoriabili. Ogni paio di occhiali disegnati prevede dei veri e propri piercing sulle astine da poter customizzare con catenine, ciondoli, pendenti vari di ogni forma e dimensione.

Il core product del brand apre quindi il mondo ad un potenzialmente infinito bagaglio di idee e possibilità. Intere collezioni di “orecchini per occhiali” e tocchi abbastanza stravaganti da poter essere sperimentati e inter-scambiati, calmando o accendendo il look a seconda del mood, sostituendo solo dei lunghissimi pendenti di perle con una più lineare catenina o ancora creando giochi ed equilibri con clip-on che si aggiungono agli occhiali, accessori che arrivano fino ai capelli o che si collegano a collane. Ogni giorno un nuovo paio di occhiali e un’elettrizzante sfida di sperimentazione e ricerca.

More Info:

Sito: Huma Sunglasses

Instagram@humasunglasses

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La nuova capsule “Flower Jacquard” del brand Yume Yume ispirata alla rigogliosa natura https://www.waitfashion.com/the-new-capsule-flower-jacquard-by-yume-yume-brand-is-inspired-by-the-flourishing-nature/ https://www.waitfashion.com/the-new-capsule-flower-jacquard-by-yume-yume-brand-is-inspired-by-the-flourishing-nature/#respond Mon, 29 Mar 2021 11:58:27 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=106337 Yume Yume è un brand footwear basato ad Amsterdam che, attraverso l’adozione di un design innovativo e sostenibile, unisce la moda alla cultura giapponese, alle nuove tecnologie e all’architettura contemporanea, per dar vita a degli accessori unici nel loro genere. Ultima […]

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Yume Yume è un brand footwear basato ad Amsterdam che, attraverso l’adozione di un design innovativo e sostenibile, unisce la moda alla cultura giapponese, alle nuove tecnologie e all’architettura contemporanea, per dar vita a degli accessori unici nel loro genere.

Ultima tra le novità di Yume Yume pensate per la Spring 2021 ci sono tre accessori della nuova collezione “Grown by Nature”, realizzati interamente attraverso un processo vegano cruelty-free.

Il primo modello è il sandalo Flower Jacquard Low ispirato alle scarpe da campeggio, che presenta una leggera suola in schiuma EVA, una tomaia che ricorda i sandali giapponesi con uno speciale tessuto jacquard e pelle vegana. Il secondo modello, invece, è lo stivale ‘ankle’ Flower Jacquard Mid con una silhouette in tessuto jacquard definita da cinturini in nylon e un calzino in neoprene. Infine la Market Bag, una borsa ampia perfetta anche per i viaggi, in stoffa jacquard di seta intrecciata e una fodera interna 100% cotone. Puoi acquistare gli item in pre-order qui.

Dai uno sguardo più da vicino:

Instagram @yumeyume

 

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L’abbigliamento del futuro? Per Vollebak è già realtà! https://www.waitfashion.com/labbigliamento-del-futuro-vollebak-gia-realta/ https://www.waitfashion.com/labbigliamento-del-futuro-vollebak-gia-realta/#respond Sat, 27 Mar 2021 22:29:48 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=106204 “In ogni industria c’è qualcuno che costruisce il futuro. Che si parli di tecnologia, architettura, cibo, automobili o navicelle spaziali. Nell’abbigliamento siamo noi” Ecco come i due giovani designer canadesi Nick e Steve Tidball fratelli (gemelli) e atleti si presentano […]

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“In ogni industria c’è qualcuno che costruisce il futuro. Che si parli di tecnologia, architettura, cibo, automobili o navicelle spaziali. Nell’abbigliamento siamo noi”

Ecco come i due giovani designer canadesi Nick e Steve Tidball fratelli (gemelli) e atleti si presentano attraverso il loro brand emergente: Vollebak.

Una citazione tanto promettente quanto ambiziosa, sicuramente un’affermazione con non poche aspettative da rispettare! Eppure basta poco, uno sguardo alle ultime uscite, ai materiali performanti da loro usati e vincitori di premi Nobel o ai tessuti più resistenti e più innovativi al mondo da loro brevettati, e ai tanti premi vinti e riconoscimenti ottenuti dal brand in soli 5 anni di vita per capire che l’audacia con cui i due fratelli raccontano Vollebak è molto più genialità che presunzione.

Vollebak è l’incrocio tra futuro, necessità tecniche dello sportswear e l’idea che l’abbigliamento possa essere uno strumento. Non solo capi “pratici e funzionali” nei termini che possiamo intendere oggi, come un pantalone comodo o un maglione particolarmente caldo, ma che realmente possano renderci “più forti, più veloci, più intelligenti e farci vivere più a lungo”, come enfatizzano i fratelli Tidball.

I due designer promuovono quindi una ricerca maniacale al dettaglio, alla sperimentazione e all’elaborazione di nuovi materiali in grado di fornire qualità tecniche mai viste prime, producendo pezzi da loro definiti sportivi ma che vengono associati allo sportswear solo perché non esiste una categoria che realmente possa descrivere a pieno questo tipo di avanguardia.

L’estetica ricercata dalle linee pulite e dal design essenziale rende i capi molto lontani dall’idea di abbigliamento sportivo da “calzettoni con i sandali” ma molto più vicini ad un immaginario di vita quotidiana potenziata dalle tecnicità degli indumenti che indossiamo.

Sullo shop online del brand la maggior parte dei capi è sold out o quasi, per i pezzi più esclusivi ci sono liste di attesa infinite, nella speranza di accaparrarsi  uno dei simboli più significativi della scienza e della tecnologia applicati all’abbigliamento. Per possedere in modo tangibile un assaggio del futuro e per vedere con i propri occhi che una T-shirt può essere fatta di ceramica, un giubbotto può essere la tela su cui disegnare sfruttando l’energia solare e una giacca “di jeans” può sembrare tale pur essendo tessuta in granito, con la fibra più resistente mai provata prima, metà capi d’abbigliamento e metà scienza.

 

More Info:

Sito: Vollebak.com

Pagina Instagram: @Vollebak

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Le creazioni di Ardusse ritrovano l’innocenza perduta https://www.waitfashion.com/le-creazioni-ardusse-ritrovano-linnocenza-perduta/ https://www.waitfashion.com/le-creazioni-ardusse-ritrovano-linnocenza-perduta/#respond Mon, 22 Mar 2021 17:10:30 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=105600 Cari lettori, come sapete Wait è sempre alla costante ricerca di nuovi talenti emergenti da porre sotto la lente d’ingrandimento. E’ per questo motivo che oggi vi parliamo di Gaetano Colucci. Classe 1996, si laurea in management per poi intraprendere […]

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Cari lettori, come sapete Wait è sempre alla costante ricerca di nuovi talenti emergenti da porre sotto la lente d’ingrandimento. E’ per questo motivo che oggi vi parliamo di Gaetano Colucci. Classe 1996, si laurea in management per poi intraprendere un nuovo progetto in cui esprimere al meglio il suo immaginario estetico ideale, fondando così Ardusse (crasi letteraria di “arcadia” e “jeunesse”). Un mondo incantato, un luogo onirico, un’immaginario etereo, è sempre questa la percezione che si ha vedendo le creazioni del designer, un racconto fiabesco in cui giovani fanciulli vengono ritratti nel pieno splendore della loro innocenza e purezza.

Basta anche solo soffermarsi sull’ultima collezione fw21 per notare un poetico idillio stagionale che apre le porte ad un paesaggio bucolico, a tratti una selva dantesca in cui i colori caldi dei capi si armonizzano alle nuance terrose della natura circostante. Cappotti e soprabiti voluminosi, ampi ed avvolgenti, quasi fossero arazzi, silhouette classiche con un leggero richiamo agli anni ’40, lunghi cardigan e camicie adornate da roche, trovano espressione in superfici in lana, velluti, nylon, flanelle e broccati. 

“La mia ultima collezione è nata da una poesia che ho scritto. Tratta della perdita dell’innocenza, che, prima o poi, siamo costretti ad affrontare. Perdiamo i colori chiari dell’infanzia, l’avorio, il rosa pallido, e ci tingiamo di palette più scure. Per questo le silhouette della collezione giocano in due direzioni: volumi e tessuti a sbuffo simboleggiano la leggerezza dell’innocenza; velluti spessi rimandano alla pesantezza dell’età adulta. “

Una vena nostalgica pervade dunque l’intero immaginario in contrasto con il candore dell’infanzia, ciò è facilmente spiegabile nel titolo della collezione: “Inseguendo l’innocenza nei geli invernali”. Cari lettori, morale della storia? A discapito di ciò che le favole vogliono farci credere nulla è eterno nella realtà, ma stando a quello che dice Gaetano Colucci, le tanto desiderate innocenza e gioventù si possono comunque indossare. 

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La collezione chic e new-normal del brand coreano emergente SU GI https://www.waitfashion.com/la-collezione-chic-new-normal-del-brand-coreano-emergente-gi/ https://www.waitfashion.com/la-collezione-chic-new-normal-del-brand-coreano-emergente-gi/#respond Thu, 18 Mar 2021 14:19:10 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=105185 La collezione comfy-chic di SU GI “Social Dilemna”, fra linee rilassate, colori eccentrici e stampe glamour è quella realtà di cui avevamo proprio bisogno! Ispirati a uno stile new normal, la collezione Autunno Inverno 2021 abbatte ogni confine fra il […]

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La collezione comfy-chic di SU GI “Social Dilemna”, fra linee rilassate, colori eccentrici e stampe glamour è quella realtà di cui avevamo proprio bisogno!

Ispirati a uno stile new normal, la collezione Autunno Inverno 2021 abbatte ogni confine fra il tailoring maschile e quello femminile, con capi androgini ‘vissuti’, spontanei, che si ispirano all’abbigliamento leisurewear rafforzato da stoffe monogram, loghi, tessuti chic satinati e colori vivaci. Le silhouette sono reversibili e differenziate da un sartorialità oversize e tessuti aderenti, definiti da stoffe confortevoli.

Fra gli item firmati SU GI emergono blazer in tweed, stivali futuristici in pelle, vestiti stampati, maglie e camicie fluide in morbido cotone, trench e pantaloni cargo, seguendo la tendenza dell’anno. Grande attenzione è rivolta agli accessori, fra collane a catena dorata, occhiali da sole fluo, copricapo in crochet e sandali pastello.

In attesa del lancio di “Social Dilemna”, che avverrà in autunno, puoi sfogliare il lookbook della collezione.

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Sguardo ipnotico per la nuova collezione “Euphoria” di Yezael, by Angelo Cruciani https://www.waitfashion.com/hypnotic-gaze-for-the-new-yezaels-collection-euphoria-by-angelo-cruciani/ https://www.waitfashion.com/hypnotic-gaze-for-the-new-yezaels-collection-euphoria-by-angelo-cruciani/#respond Wed, 03 Mar 2021 15:00:59 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=103590 In un momento storico in cui tutto sembra irreale e sfuggente, fatto ormai da mascherine, viviamo come se avessimo un velo che concentra tutto sullo sguardo. Desideriamo guardare, vedere, ma soprattutto essere visti. Ed ecco perché esprimere liberamente noi stessi, […]

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In un momento storico in cui tutto sembra irreale e sfuggente, fatto ormai da mascherine, viviamo come se avessimo un velo che concentra tutto sullo sguardo. Desideriamo guardare, vedere, ma soprattutto essere visti. Ed ecco perché esprimere liberamente noi stessi, i nostri pensieri e la nostra identità, può solo farci stare meglio ora. Da questa riflessione prende spunto la nuova collezione Fall Winter 2021 presentata alla Milano Fashion Week dal brand Yezael. Ma procediamo con ordine. Chi è questo brand e chi è il designer?

Angelo Cruciani ha origini italiane, 43enne, attivista per i diritti LGBT, ha  partecipato come concorrente nel programma tv presentato da Alexa Chung in onda su Netflix, sfidandosi a colpi di creatività con i migliori designer emergenti nel mondo, vincitore nel 2019 del premio “best creativity” alla Beijing Design Week ed infine creatore del marchio Yezael.

“Yezael, canalizza uno stile preciso, esplicito, massimalista, impreziosito e sexy che cancella l’ordinario dalla vita di tutti i giorni, spingendo un individuo in un mondo di gioia, condivisione, divertimento ed eccentricità.”

Ed è proprio in questo spirito di inclusività, come suggella il logo del brand che collega i tre rami della lettera Y, che la collezione appare proiettata. Intitolata “Euphoria”, la nuova linea esplora l’ossessione surreale per l’edonismo, prendendo come destinatario ufficiale la generazione Z e il suo spirito curioso che tanto la contraddistingue. In un sistema in cui i nostri filtri sono ormai quelli di Instagram, i nostri occhi sono l’obiettivo fotografico del telefono, la nostra memoria è un archivio cloud, siamo dunque certi di guardare il mondo con i nostri occhi? Ma ciò che si e ci chiede realmente Angelo Cruciani è: “Sei tu che guardi il cellulare, o è il cellulare che guarda te?” insomma “Chi guarda chi?”.

Partendo da questa domanda ciò che ne fuoriesce è una collezione dall’estetica streetwear-grunge, dall’animo poetico-graffiante, in cui i capi realizzati in chiffon, jacquard e nylon esprimono a pieno la libertà di chi l’indossa. Nulla di perfetto, anzi tutto il contrario, difetti, squarci e scuciture sono ben evidenti. Ma ciò che colpisce l’attenzione sono quegli occhi che tempestano ogni singolo capo. Di forme, colori e dimensioni diversi, guardano in mille direzioni senza tuttavia mettere mai a fuoco perché circondati dai troppi punti di vista. E’ questa una chiara rappresentazione del realismo in cui viviamo.

Tutto ciò che sembra esserci reale appare distorto, alterato e deformato ma estremamente ipnotico, basta vedere il video di presentazione della collezione. Realtà o percezione della realtà,  sarà forse questo il vero dilemma? E mentre provate a rispondere a questa domanda soffermatevi a dare uno sguardo alla nuova collezione, presto in arrivo sul sito ufficiale.

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Emre Pakel: “ISN’T LESS ENOUGH?” https://www.waitfashion.com/emre-pakel-isnt-less-enough/ https://www.waitfashion.com/emre-pakel-isnt-less-enough/#respond Tue, 23 Feb 2021 11:29:45 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=102689 Le frontiere della moda sono sempre più ampie e multiformi. Negli ultimi anni, infatti, accanto alle quattro capitali mondiali che da sempre fungono da colonne portanti nell’industria della moda, sono subentrate nuove fashion week. E’ il caso della Turchia, culla […]

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Le frontiere della moda sono sempre più ampie e multiformi. Negli ultimi anni, infatti, accanto alle quattro capitali mondiali che da sempre fungono da colonne portanti nell’industria della moda, sono subentrate nuove fashion week. E’ il caso della Turchia, culla di espressioni creative, alcune delle quali promosse anche a livello globale. Emre Pakel, ad esempio, è oggi un designer emergente di origini turche che pian piano si sta facendo strada nello scenario milanese, attraverso un concept che pone in prima linea la crisi climatica.

Partendo da capi iconici, classici e intramontabili, le sue creazioni sembrano prendere vita grazie all’idea di sostenibilità e trasformazione che ruota attorno, due strumenti imprenscindibili per contrastare l’attuale crisi ambientale dilagante. Ma facciamo un passo alla volta. Vi starete chiedendo chi è davvero Emre Pakel e da dove viene. Inizia la sua carriera ad Instabul e nel 2008 fonda il suo marchio: Pakel. Cinque mesi dopo vince il “Koza Young Fashion Designer Award”, una prestigiosa competizione in cui gareggiano i migliori designer turchi.

Tra concorsi nazionali e internazionali, riesce a presentare le sue collezioni in diverse occasioni, tra cui la Mercedes Benz İstanbul Fashion Week, per poi proseguire la sua carriera con la laurea magistrale alla Domus Academy di Milano. Un traguardo che segna un nuovo inizio nel suo percorso di designer del prodotto.

Di recente ha lanciato la sua ultima collezione “Isn’t Less Enough?”, una versione rivisitata del classico less is more. In una moda che tende a strafare, del tutto consumistica che vive nell’accumulo di scarti inutilizzati, il designer è riuscito a dare una risposta alla tanto temuta domanda: cosa è davvero necessario avere nel proprio guardaroba? Attraverso approcci zero waste, upcycling, digital couture, trasformazione e così via, ha cercato di creare capi che contenessero meno materiale possibile, capi sostenibili, che andassero ben oltre il riciclo.

Da ciò nasce l’idea di un trench che con diversi metodi di piegatura, diventa una felpa. Un pò provocatorio, un pò avanguardista, un pò streetwear/activewear, la sua collezione è sicuramente un’anticipazione della moda futura, un pronostico del domani. Certo, di giovani stilisti attenti al tema del riciclo, ne è pieno il mondo ma, provate a prendere la mentalità di Greta Thumberg ed unitela ad uno stile “street avant-garde”, otterrete la firma di Emre Pakel. 

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Altaroma Autunno Inverno 21/22: chi sono i nuovi talenti del fashion? https://www.waitfashion.com/altaroma-fall-winter-21-22-who-are-the-new-fashion-talents/ https://www.waitfashion.com/altaroma-fall-winter-21-22-who-are-the-new-fashion-talents/#respond Tue, 23 Feb 2021 10:38:24 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=102743 La Fashion Week romana organizzata da Altaroma è appena giunta al termine. L’edizione si è tenuta dal 18 al 20 febbraio in una location non casuale, quale Cinecittà, che ha reso possibile la necessità di trasformare lo show di quest’inverno in […]

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La Fashion Week romana organizzata da Altaroma è appena giunta al termine. L’edizione si è tenuta dal 18 al 20 febbraio in una location non casuale, quale Cinecittà, che ha reso possibile la necessità di trasformare lo show di quest’inverno in vero e proprio cinema.

30 appuntamenti, tra cui talk, passerelle e showroom, hanno visto protagonisti ben 97 partecipanti fra brand emergenti, talentuosi designer e nuovi talenti delle scuole di moda romane. Le sfilate si sono tenute rigorosamente a porte chiuse, a causa dell’emergenza sanitaria, con un format essenziale e dinamico, esclusivamente sulla piattaforma di Altaroma Digital Runway.

Le parole d’ordine delle collezioni? Avanguardia, essenzialità e sostenibilità.

Ma, scopriamo insieme i nuovi talenti che hanno sfilato durante la Roma fashion week:

Edoardo Gallorini

La visione creativa di Edoardo Gallorini richiama gli artisti solitari, dall’animo tormentato, che vivevano la notte per ritrovare armonia. Il crepuscolo con i suoi tenebrosi e affascinanti colori abbraccia le linee degli abiti, austere, sensuali, con tagli sartoriali androgini. Il colore dominante è il blu, seguono diverse sfumature dal ceruleo fino al nero, con qualche tocco vibrante di verde prato e rosa shocking.

@edoardogallorini

Dalpaos

La collezione di Dalpaos, disegnata dal suo fondatore Dhruv Kapoor è un incontro trasversale fra artigianalità e innovazione nella produzione. I materiali sostenibili provengono da scarti della filiera e deadstock. Interessante è l’originale ricavo di tessuti riciclati con effetti macramè o bicolor, come il riutilizzo della pelle per piccoli accessori. L’atmosfera richiama la necessità di immergersi nella natura, per staccare la spina dalla confusione metropolitana.

@dalpaos

 

Alexandre Blanc

Francese di origine, Alexandre Blanc ci propone l’immagine della donna artista parigina. Sicura di sé e della sua valorosa femminilità, chic e sensuale. La silhouette è valorizzata da linee geometriche e tessuti leggeri, come il fresco lana e il crepe de chine, colori neutri e morbidi.

@alexandreblanc

Gall

Il designer emergente Justin Gall ci mostra un uomo guerriero, che necessita di un abbigliamento utility per attraversare e combattere, adesso più che mai, il mondo che c’è fuori. L’uomo Gall deve “trovare il suo nido, il suo luogo sicuro” e ha bisogno di abiti robusti e multi-funzionali. L’estetica è anche rilassante e confortevole, e grazie alla palette colori crea un dialogo con la Terra.

@gall_design

 

Francesca Marchisio

Capi d’archivio, materiali eco, organici e di scarto sono al centro dello sviluppo della collezione di Francesca Marchisio e di una filosofia innovativa 100% sostenibile. Le linee emanano energia, dinamicità ed essenzialità. La palette colori è molto varia, attraversa toni caldi e freddi.

@francesca.marchisio

Spendthrift

Il brand di Marco Cuccagna e Federico Cancelli dall’anima urban e un pò underground sfida le regole dello streetwear con tagli oversize e linee destrutturate. La manifattura degli abiti si concentra sul knitwear e tessuti comfy, senza osare con grafiche eccessive, ma solo sull’originalità strutturale dei capi.

@spendthrift2014

Roi du Lac

Romantica e sognante e è la donna Poi du Lac, il brand di Marco Kinloch e Antea Brugnoni Alliata. Protagoniste sono le stoffe: floreali, jacquard, orientali, animalier. I capi sono definiti da colori eccentrici che ci suggeriscono una donna forte che vuole emanare energia verso chi la sta guardando.

@roidulac

 

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future’s calling è la nuova rubrica a cadenza mensile di Wait dedicata ai nuovi brand emergenti e promettenti designer del settore moda. Protagonisti dell’edizione di luglio sono 6 brand sostenibili e inclusivi fondati nel 2020, da tenere assolutamente d’occhio.

future’s calling #1:

Patchouli Studio

 

 

@patchouli_studio

 

 

LAFAILLE

 

@lafaille

 

 

SU GI

 

@sugi.atelier

 

ANDREDAMO

 

@andreadamo_official

 

 

Jordan Luca

 

@jordanluca_official

 

 

Ilaria Bellomo

 

@ilariabellomo

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Juanita Care: opere d’arte dove non ti aspetti! https://www.waitfashion.com/juanita-care-opere-darte-non-ti-aspetti/ https://www.waitfashion.com/juanita-care-opere-darte-non-ti-aspetti/#respond Sat, 20 Feb 2021 16:19:19 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=102556 Juanita Care, designer di gioielli, realizza vere e proprie opere d’arte da indossare nella propria bocca. Ormai non è una novità vedere le dentature di celebrità e artisti tempestate da pietre preziose o metalli luccicanti. Il dente d’oro alla Flavour […]

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Juanita Care, designer di gioielli, realizza vere e proprie opere d’arte da indossare nella propria bocca.

Ormai non è una novità vedere le dentature di celebrità e artisti tempestate da pietre preziose o metalli luccicanti. Il dente d’oro alla Flavour Flav, in pieno stile “hip hop vecchia scuola“, è acqua passata e anche un po’ kitsch. Ci pensa Juanita Care, designer visionaria francese, a dare nuova vita a questo accessorio.

Le sue creazione sono esclusivamente su misura e ispirate a film horror! Perché? Design “mostruosi” a parte, il l’horror è uno degli stili più liberi del mondo del cinema in quanto non deve soddisfare le aspettative del pubblico. Sorpresa e rottura di tabù, esattamente quello che fa Juanita con i suoi “gioielli”.

La designer definisce i suoi ornamenti un vero e proprio lusso senza i quali si può benissimo sopravvivere, per questo se si decide di possederne uno, è bene considerarlo come un qualcosa di raro e

“lasciare che diventi un sentimento!”

Realizzati in collaborazione con brand, artisti famosi o su commissione, sono interamente personalizzati e ovviamente su misura. Da semplici scritte in metallo che vengono fissate all’interno o all’esterno della dentatura, a vere e proprie costruzioni “mostruose” in senso lato.

Radici che si appropriano del palato, cuori che si “sciolgono” sui denti, spine argentate e lunghe zanne di elefante. Ma anche le più “sobrie” classiche coperture in oro o argento, accompagnati da pietre preziose.

Se Juanita vi ha conquistato è possibile richiedere una consulenza sul sito ufficiale.

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Nuovo direttore creativo per Rochas: Charles De Vilmorin https://www.waitfashion.com/new-creative-director-for-rochas-charles-de-vilmorin/ https://www.waitfashion.com/new-creative-director-for-rochas-charles-de-vilmorin/#respond Sun, 14 Feb 2021 16:20:25 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=101939 Dopo aver debuttato giusto un anno fa con il suo marchio Couture, Charles De Vilmorin viene nominato nuovo Direttore Creativo della maison Rochas, marchio di Interparfums il cui ready to wear è affidato in licenza a Him-High Italian manufacturing. Prima di […]

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French fashion designer Charles de Vilmorin poses during a photo session on January 27, 2021 in Paris. (Photo by STEPHANE DE SAKUTIN / AFP)

Dopo aver debuttato giusto un anno fa con il suo marchio Couture, Charles De Vilmorin viene nominato nuovo Direttore Creativo della maison Rochas, marchio di Interparfums il cui ready to wear è affidato in licenza a Him-High Italian manufacturing.

Prima di lui, la maison è stata diretta e portata avanti dallo stilista napoletano Alessandro Dell’Acqua, il cui incarico principale fu quello di reinterpretare la donnaRochas“: femminile, energica ma nuova, semplice. Nel 2016 si commentava lo stile di Dell’Acqua alla maison francese con parole che esprimevano l’incanto di vedere il marchio “spolverarsi” dalla polvere drammatica e teatrale che avevano preso gli abiti, in favore di una “primavera del gusto fresco” dello stilista.

Ad oggi, con l’abbandono di Dell’Acqua e l’entrata in gioco di De Vilmorin, non ci resta che fare piccole ma deduttive previsioni di cosa ci aspetta il futuro.

Ricapitoliamo:

  • 2013: la maison Rochas assume Alessandro Dell’Acqua come Direttore Creativo
  • Collezione Autunno – Inverno 20202021 lo stilista napoletano abbandona il marchio
  • Nel 2019 si laurea, nel frattempo, un giovanissimo e promettente stilista, di nome Charles De Vilmorin, ad una delle scuole di Fashion Design più famose del mondo: la De la Chambre Syndicale de la Couture Parisienne (istituto da cui, tra l’altro, escono anche Yves Saint Laurent e Valentino)
  • Siamo al 2020 e Charles lancia la sua collezione Couture, fondamentale (a mio parere) per capire perchè proprio lui è stato scelto, poi, l’anno dopo per diventare il nuovo volto alla direzione della maison francese.

Diamo un’occhio alla SS20 di Charles De Vilmorine, firmata con il suo marchio omonimo.

Il video-presentazione della sfilata mostra lui stesso, intento a mirare con gli occhi fissi nel mirino, un mondo ”surreale’‘: concetto già molto vicino all’appeal surrealista di Rochas, a cui già si ispirava Dell’Acqua nella Primavera Estate 2016.

Nel mondo surreale, personaggi eccentrici popolano la scena. Gli abiti già mostrano una delle abilità più avanzate di De Vilmorin, ossia l’uso magistrale del colore (per cui è stato spesso lodato). Fiori, pois, contorni marcati delle linee sono solo alcuni dei tratti che contraddistinguono il suo stile.

Il presidente di Interparfumes Philippe Benacin commenta la scelta di De Vilmorin facendo leva sulle parole audacia ed eleganza: due concetti chiave non solo per De Vilmorin, ma per Rochas stesso, creando una comunione d’intenti e di estetiche che si incontreranno a partire dalla SS22.

Anche Alessandro Michele, Creative Director di Gucci, aveva già notato le grandi capacità dello stilista ventiquattrenne e non ha perso l’occasione di coinvolgerlo nell’esperienza del Guccifest del 2020.

Charles De Vilmorin, parlando del suo nuovo ruolo, svela la vicinanza con il brand sin da tempi più remoti. La prozia, Louise De Vilmoran, una scrittrice di professione, era infatti molto amica di Hélène Rochas, la moglie del fondatore della maison Marcel Rochas.

Cosa ci aspetterà quindi nella collezione di debutto?

La collezione di debutto di De Vilmorin verrà presentata in occasione della SS22. Lo stilista ha già le idee molto chiare: sarà una collezione ampia, con molti temi e molte silhouette differenti, tutte con l’intento di rendere la collezione visuale ed estetica.

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“Bloody Feet”, gli stivali mostruosi di AVAVAV Firenze https://www.waitfashion.com/bloody-feet-gli-stivali-mostruosi-avavav-firenze/ https://www.waitfashion.com/bloody-feet-gli-stivali-mostruosi-avavav-firenze/#respond Fri, 12 Feb 2021 14:05:15 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=101868 Dopo aver trascorso buona parte dell’anno a marcire nelle proprie stanze, chi ha paura di un ritorno alla vita, alla società e scoprire come siano cambiate drasticamente le cose? Non mi sorprenderei se domani incontrassi uno zombie o qualcuno con […]

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Dopo aver trascorso buona parte dell’anno a marcire nelle proprie stanze, chi ha paura di un ritorno alla vita, alla società e scoprire come siano cambiate drasticamente le cose? Non mi sorprenderei se domani incontrassi uno zombie o qualcuno con tre teste o tre braccia. E’ stato tutto talmente paradossale…città fantasma, strade deserte, coprifuoco, gente che ti evita come se avessi la lebbra, sembrava di essere in un film un pò fantasy, un pò action ed un pò thriller. In questa ottica, il brand AVAVAV ha immaginato un look adatto a questo apprensivo ritorno alla socializzazione, rivelando un futuro abbastanza selvaggio.

Sotto la direzione artistica di Beate Karlsson, l’emergente etichetta ha catturato l’attenzione con i suoi stivali dall’aspetto, a dir poco, “mostruoso”. I “Bloody Feet”, così si chiamano, sono anatomicamente scorretti a causa di quelle dita dei piedi esageratamente estese, andando ben oltre il punto un cui un piede normale si posizionerebbe all’interno. Muniti di una piccola cerniera, talvolta si allungano fino all’anca con un’apertura quasi sfilacciata, come se fossero stati strappati da un mostro o addirittura da un dinosauro centenario. Proposti nelle tonalità del verde vivido, del rosso sangue, viola metallizzato, nero e blu sbiadito, l’estetica stravagante e surreale è riuscita ad accumulare un seguito di culto online. E allora sorge spontaneo chiedersi: ma chi è AVAVAV?

S’innamorano l’una dell’altro, poi entrambi hanno un colpo di fulmine per l’Italia, al punto da lasciare la loro nazione d’origine: la Svezia, per far crescere i figli nel Bel Paese. Stavolta non è un film ma la storia d’amore del duo Linda e Adam Friberg che nel 2017 fondano AVAVAV. Il brand affonda le sue radici a Firenze e coniuga il minimalismo scandinavo con la qualità sartoriale. Sfruttando la maestria degli artigiani italiani e l’esperienza delle fabbriche locali, propone un armonioso connubio che vede da un lato il design pulito e easy-to-wear e dall’altro l’elegante qualità del Made in Italy.

Dunque un perfetto stile per una fashion queen che sa mixare con disinvoltura taffetà e sneakers. Ma ciò che più caratterizza AVAVAV è l’etica e l’attenzione per l’ambiente. Ogni collezione viene venduta online e prodotta in piccole quantità, attraverso l’utilizzo di scarti avanzati dalle vicine case di moda, “tessuti di lusso deadstock”. Un filosofia operativa del tutto sostenibile.

Dopo aver trascorso tanto tempo a sfuggire ai confini delle nostre case attraverso videogiochi, libri e Netflix, tornare al mondo normale con un look sobrio, in jeans e un bel top, sarebbe un vero peccato. A meno che, il jeans e il top non siano abbinati a questi stivali, in quel caso dimostreremmo come abbiamo saputo sfruttare questi mesi di chiusura per reinventarci. Usciamo, infatti, dal brodo primordiale da cui siamo entrati, e tuffiamoci in realtà e regni sovrumani.

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James Merry: il genio del ricamo dietro le maschere di Björk https://www.waitfashion.com/james-merry-genio-del-ricamo-dietro-le-maschere-bjork/ https://www.waitfashion.com/james-merry-genio-del-ricamo-dietro-le-maschere-bjork/#respond Wed, 10 Feb 2021 16:21:53 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=101621 A finire sotto la nostra lente d’ingrandimento, cari lettori di Wait, c’è stavolta James Merry. Per chi non lo conoscesse e come me, lo stesse scoprendo ora, sappiate che rimarrete stupiti nel sapere con chi collabora e di che portata […]

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A finire sotto la nostra lente d’ingrandimento, cari lettori di Wait, c’è stavolta James Merry. Per chi non lo conoscesse e come me, lo stesse scoprendo ora, sappiate che rimarrete stupiti nel sapere con chi collabora e di che portata è il suo estro creativo. Non avrebbe bisogno di presentazioni, tuttavia guardando le sue creazioni mi è subito venuto in mente un genio della maschera o meglio ancora il genio del ricamo. E’ solitamente impensabile associare una figura maschile a questa tecnica artigianale, eppure James Merry ha delle vere mani di fata, come le antiche “commare di una volta”.

Laureato ad Oxford (in Greco antico), oggi vive in un piccolo cottage sul lato di una montagna poco distante da Reykjavik, da cui spesso si sposta per raggiungere il caos e l’energia metropolitana di New York. La scelta di rintanarsi nella campagna islandese è avvenuta in seguito all’incontro con la celebre cantante Björk (di origine islandese), con cui l’artista collabora da oltre sette anni, dapprima come assistente, poi amico ed ora suo inseparabile braccio destro. Traendo ispirazione da tutto ciò che lo circonda, dall’attrito tra le due diverse realtà in cui si muove e in modo particolare dalla natura in cui è immerso, le sue creazioni si focalizzano su un’attenzione minuziosa dei dettagli.

I copricapi creati per Björk risultano eccentrici ma sofisticati, molti dei quali hanno rappresentato una parte cruciale della visone artistica della cantautrice dal debutto del suo album “Vulnicura” nel 2015. Ma l’esempio più rappresentativo del sua abilità artigianale è indubbiamente la maschera bianca e nera in pizzo e perle a forma di falena sfoggiata al Governor Ball Music Festival. Per l’album “Utopia”, pubblicato nel 2017, l’artista ha studiato i fiori Sci-Fi trasformandoli in un connubio di spettacolari accessori in silicone color rosa pesca e verde menta, nato dall’interesse comune che il duo ha per la tecnologia e la natura .

Quest’ultima, infatti, ha un ruolo fondamentale nel suo lavoro, è lei che muove le sue mani come una marionetta e guida la sua immaginazione. Insomma una presenza costante non soltanto nella sua visione artistica ma anche nella sua identità, come se avesse una sorta di sinestesia visiva dove fiori e piante crescono in lui ogni qual volta si sofferma ad osservali o sognarli, tanto da spingerlo a fertilizzare vecchie felpe sportive. E’ quel che si definisce un perfetto mix urban-nature.

 

“Penso di avere qualcosa di automatico, qualcosa che fluisce verso il mio braccio. Mi sento come se assorbissi la natura che mi circonda, e la mia interpretazione personale semplicemente scaturisse dalle mie mani”.

 

Ma le sue collaborazioni non si limitano alla cantante Björk. In occasione del Film Festival di Venezia 2020, l’icona di stile Tilda Swinton ha esibito una maschera personalizzata firmata dal designer, dimostrando come si possa essere originali e non noiosi pur rispettando la vigente normativa. Ispirata alle alghe, alle orchidee e all’architettura della città veneziana, quella che dovrebbe fungere da mascherina è chiaro in realtà che non fornisce alcuna protezione contro il virus.

Ma ormai lo sappiamo che la moda non segue un senso logico, non rispetta alcuna regola, e soprattutto non pone limiti alla creatività e questo, James Merry ,lo sa bene dato che ha fatto della sua fantasiosa ed incontrollabile immaginazione la chiave del suo successo.

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La lingerie di Michaela Stark celebra il corpo femminile e le sue “imperfezioni”

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Fin da quando siamo bambine ci lasciamo influenzare da stereotipi esterni, assumendo come mantra di vita l’idea secondo cui l’essere femminile è prettamente legato ad un concetto di perfezione, a dir poco utopico. Non riusciamo ad ammettere che ogni corpo è dotato della sua costituzione, poichè questo significherebbe inevitabilmente distruggere il nostro standard di bellezza tanto idealizzato. Ecco perché ogni qual volta compriamo un abito, cerchiamo disperatamente di valorizzarci e nascondere ogni minima stonatura.

Una missione abbastanza estenuante…specie se si tratta della lingerie. Dacché se ne ha memoria, la biancheria intima nasce con l’idea di sensualità. Ma quante donne provano in realtà disagio nell’indossare un reggiseno ed un perizoma? Quante donne hanno difficoltà ad esporre il proprio corpo? Tante (me compresa), perché esporsi significa mettersi a nudo e mostrasi completamente come madre natura ci ha fatti.

Inutile dire che tutti questi ideali antiquati con cui siamo cresciute, imposti dai dettami patriarcali e dai media mainstream sono un’enorme cazzata. Ma soprattutto assurdo pensare come i nostri rotoli di ciccia, le nostre maniglie, le nostre protuberanze, cellulite, smagliature, chi più ne ha più ne metta, siano per noi “imperfezioni” e non piuttosto un effetto collaterale dell’essere umano dotato di un corpo, un qualcosa addirittura da celebrare e mostrare con vanto.

In questa ottica si muove la designer Michaela Stark, la cui lingerie non convenzionale accentua ed enfatizza la forma carnosa e le pieghe del corpo. Nata in Australia, ha passato la sua infanzia sentendosi sempre fuori posto a causa delle sue forme abbondanti e dei suoi peli. Nel 2017 si laurea in fashion design, si trasferisce a Londra e inizia a lavorare come sarta per alcuni giovani brand inglesi per poi conquistare un nome nell’industria della moda, trasformando i propri traumi del passato attraverso la lente della creatività nel suo più grande successo.

In questo modo prende vita  l’omonima etichetta Stark, nata dalla voglia di riscatto personale e dalla frustrazione di non trovare reggiseni adatti alla sua taglia, ma soprattutto con l’intento di sovvertire arcaici ideali di bellezza e dar voce alle comuni insicurezze femminili. Realizzati in pizzo, seta e chiffon, i suoi corsetti e bustier si destreggiano tra nastri, spalline e cuciture che tagliano il seno, l’addome e i glutei del corpo femminile, come se fossero lievi sporgenze scultoree. Nulla di troppo volgare, solo delicatamente audace o romanticamente spinto.

Propio come i couturier di una volta, ogni pezzo è completamente unico nel suo genere, specificatamente progettato per adattarsi al corpo di chi lo indossa. Una filosofia di volta in volta disinibita, libera da ogni velo di pudore e proibito, che marca senza alcun timore ogni imperfezione, rendendola più grande e prominente.

 

“Il mio lavoro non consiste nel nascondere, ma nel celebrare il corpo”

 

La sua visione avanguardista ha catturato l’attenzione di personalità del calibro di Beyoncé che ha scelto di indossare una sua creazione per il visual album “Black is King”. Con più di 50.000 followers al suo seguito, la designer sta gradualmente distruggendo gli imperativi corporei.

Non resta nient’altro da dire che qualunque sia la nostra forma, la nostra taglia, la nostra misura, non saremo perfette né tantomeno ci sentiremo mai perfette. Gli angeli di Victoria’s Secret sono belli da guardare ma, siamo oneste, non sono reali perché anche loro avranno qualche piccolo difetto. Ragion per cui smettiamola di tormentarci e lasciamo che sia il nostro corpo a modellare noi e non il contrario. 

 

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Editoriale: “Choose Your Character” https://www.waitfashion.com/editoriale-choose-your-character/ https://www.waitfashion.com/editoriale-choose-your-character/#respond Fri, 22 Jan 2021 14:37:53 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=99442 “Choose Your Character” è il nuovo editoriale di Wait! Fashion dove la libertà di espressione creativa del singolo gioca a favore della collettività. La scelta di lasciare ampio spazio all’ interpretazione e all’espressione creativa di ogni singolo membro del team […]

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“Choose Your Character” è il nuovo editoriale di Wait! Fashion dove la libertà di espressione creativa del singolo gioca a favore della collettività.

Jacket: Alessandro Vigilante , Pants: Prada , Earrings: Gogo Philip

La scelta di lasciare ampio spazio all’ interpretazione e all’espressione creativa di ogni singolo membro del team ha portato alla realizzazione di personaggi fortemente ispirati alla cultura cyber punk, spaziando dal mondo del cinema al mondo del manga.

È un gioco di alternanze e contrapposizioni. Il dinamismo cromatico degli scatti viene contrastato dalla neutralità del bianco.

Body: MM6 Maison Margiela , Pants: Alessandro Vigilante , Shoes: The Attico

Le texture porose di ispirazione geometrica del make up trovano al tempo stesso una forte luminosità, legandosi in perfetta armonia con le forme e i dettagli delle acconciature.

Shirt: Sneakssniper , Pants: Stylist Archive / Total Look: Alessandro Vigilante

La scelta dello styling basata su effetti lucidi e latex è in contrapposizione ad un’estetica virile che fonda le sue radici in un lavoro di alternanza di volumi.

Shirt: Helmut Lang , Boots: Prada

Undershirt: Sneakssniper , Pants and Boots: Prada , Necklace: Stylist Archive

Dai voce e libero sfogo alle tue ispirazioni lasciandoti trasportare nel processo creativo.

 

Crediti

Curato da Camilla Bianchi 

Produzione: Camilla BianchiJacopo Golizia | Wait Studios

Fotografo: Nicholas Garlisi

Stylist: Andrea Dell’Aquila

Make-up Artist: Assia Caiazzo

Hair Stylist: Livia Primofiore

Modelli: Liza Guseva (@independent_mgmt ) , Federico Piccina (@elite)

Un ringraziamento speciale a 999 Showroom

 

Scopri di più nella sezione dedicata a foto e video editorali, cliccando qui

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Intervista ad Elif Aybars: upcycling al centro del processo creativo del suo brand e l / i f . https://www.waitfashion.com/intervista-ad-elif-aybars-upcycling-al-centro-del-processo-creativo-del-suo-brand-l-f/ https://www.waitfashion.com/intervista-ad-elif-aybars-upcycling-al-centro-del-processo-creativo-del-suo-brand-l-f/#respond Sat, 16 Jan 2021 14:15:38 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=97997 e l / i f . : il brand che crea outfit in serie limitata, unici e realizzati sulla base di abiti destinati ad essere scartati. Upcycling e trasformazione sono i capi saldi di e l / i f. . In […]

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e l / i f . : il brand che crea outfit in serie limitata, unici e realizzati sulla base di abiti destinati ad essere scartati.

Upcycling e trasformazione sono i capi saldi di e l / i f. . In un momento in cui ecosostenibilità e moda circolare sono sempre di più hot topics, abbiamo scelto di approfondire la conoscenza di questo brand la cui Designer, estremamente attenta all’impatto che la moda ha sul nostro pianeta, ci racconta come nasce il suo brand che in pochissimo tempo è stato scelto da artisti internazionali come Patricia Manfield, Madison Beer e Yseult.

Ci racconti un po’ del tuo background?

Ho iniziato ad interessarmi alla creazione di abiti quando ero molto giovane, guardando mia madre cucire, fare ricami … Il saper fare manuale e la creazione hanno poi preso un posto sempre maggiore nel mio cuore durante la mia adolescenza. Dalla scuola media il mio sogno era scritto nella mia testa, ma ero a conoscenza di tutti gli ostacoli che dovevo superare (soprattutto economici).

Dopo il diploma di scuola superiore, il mio obiettivo era quello di frequentare un’importante scuola di moda, quindi ho iniziato a lavorare saltuariamente per risparmiare la cifra necessaria per potermi iscrivere.

Dopo essermi iscritta e aver ottenuto una borsa di studio dalla Fondazione Carla-Bruni-Sarkozy, ho potuto studiare e diplomarmi in Fashion Design alla scuola Chardon Savard di Parigi. Successivamente, ho avuto la possibilità di fare il mio stage di fine studi in una delle case artigianali di Chanel , dove sono poi rimasta a lavorare per due anni.

Poi per ragioni di cuore ho deciso di tornare a casa nel sud della Francia. In questo periodo della mia vita ho iniziato a riordinare tutte le mie cose. Facendo ciò mi interrogavo sul modello di consumo della moda e sull’impatto che ha sul pianeta.

Sistemando, ho ritrovato alcuni pezzi che mi hanno ispirato e che decisi di trasformare. Dopo averlo fatto, ho pubblicato su Instagram le mie creazioni con l’intento di incoraggiare le persone a riciclare i propri vestiti secondo i propri gusti e la propria identità, liberandosi un po’ dal fast fashion.

Non appena pubblicai la mia prima creazione realizzata con collant riciclati, sono seguite le richieste degli stilisti e una serie di collaborazioni. Da lì è nato il mio brand e l / i f . Ero semplicemente nell’ottica di ispirare, non di vendere. Quindi la creazione ha ispirato il mio marchio e non il contrario.

Qual è la tua visione riguardo alla ciclicità della moda?

Il modello economico del fast fashion ci incoraggia da anni a seguire la ciclicità sfrenata della moda. Abbandoniamo ciò che potremmo aver amato una settimana fa. A mio avviso qualsiasi collezione che viene creata oggi è collegata a un’epoca come gli anni ’20, ’70, ’80 …. Molte delle nuove tendenze portateci dall’industria del fast fashion possono essere trovate nei negozi o piattaforme dell’usato.

Fare ricerca richiede un po’ più di tempo, ma alla fine così facendo diamo una seconda vita a un capo dimenticato.

Aderire ad una moda che risponde a cicli molto brevi in ​​uno spirito di consumo di massa esaurisce le risorse naturali del nostro pianeta e giova maggiormente ad un modello economico rispetto che ad uno creativo.

Siamo ormai consapevoli dei problemi idrici, agricoli e sociali causati dall’industria tessile (la seconda industria più inquinante dopo il petrolio). Nonostante questa idea forte però, non voglio che le persone dimentichino che i vestiti e la moda sono una parte importante della nostra identità e della nostra cultura.

Consapevole di queste due idee, voglio agire, usando i miei piccoli mezzi, per inviare un messaggio che ci invita a rispettare un po ‘di più il nostro pianeta conciliando un universo che adoro e che è la moda.

Quello che offro con il mio marchio e l / i f . sono creazioni in serie limitata, uniche e realizzate sulla base di abiti dimenticati o destinati ad essere scartati. Quindi prendo questa idea di ciclicità della moda selezionando abiti di un altro periodo, andando però oltre al design di quel periodo apportando una trasformazione che mostri il capo sotto una luce diversa. Il prima e il dopo diventano molto importanti.

Sull’etichetta del capo suggeriamo alla persona che possiede questo pezzo unico, qualora non volesse più questo pezzo, di non buttarlo via ma di rivenderlo, di regalarlo, o meglio ancora di trasformarlo a suo gusto creandone uno nuovo. Questo, secondo me, aiuta ad attribuire più amore ai nostri vestiti, che non sono semplici oggetti.

 

Quali sono le tue principali fonti di ispirazione?

Il mio mood-board consiste in tutto ciò che mi circonda nella mia vita, come il design, l’architettura, le diverse trame, gli anni ’90, il minimalismo … La mia cultura franco-turca è anche una fonte inesauribile di ispirazione per me. Sono affascinata dal corpo, dalla pelle, amo i giochi di trasparenze, svelare senza svelare.

Altre volte, l’ispirazione viene solo dal guardare il tessuto consumato. Poi un’idea prende forma nella mia mente. Una volta che emerge una linea guida, faccio schizzi in base al mio mood-board e inizio a cercare vestiti che si abbinino al look che ho disegnato.

“BRAND UNDER CONSTRUCTION” salta subito all’occhio dalla tua biografia su Instagram, puoi dirci quali saranno i tuoi prossimi passi?

Hai notato un ottimo punto! “BRAND UNDER CONSTRUCTION” sta davvero dicendo che il mio marchio si sta costruendo gradualmente con la domanda che incontro. Come ho detto in precedenza, sono le creazioni che costruiscono il mio marchio e non il contrario. Non ho iniziato con un marchio affermato per lanciare una prima collezione. Normalmente un marchio viene creato in uno o due anni e viene annunciato quando è pronto a vendere i suoi vestiti.

Da parte mia è andato tutto diversamente, ho fatto collaborazioni con artisti e cantanti sartorialmente senza avere stock e questo mi ha dato fiducia in me stessa. Con questa forza e l / i f . è stato creato.

Il mio primo obiettivo era un personale divertimento. Volevo stimolare le persone a creare i propri vestiti aprendosi alla loro immaginazione. La forte domanda di acquisto che ne è seguita è stata inaspettata, quindi cerco di organizzarmi per rispondere ad ogni richiesta pur continuando a fare ciò che amo, ossia creare.

I prossimi passi sono l’apertura dell’e-shop e l’arrivo di altre creazioni. Non so quanto lontano porterà questo, ma sono felice di farlo. Sono sola a lavorare dietro e l / i f . , quindi mi occupo di ricerca, styling, modellistica, produzione, comunicazione, foto.. e la lista potrebbe continuare.

Mi ci vuole più tempo per creare un pezzo, ma chi indossa i miei look spero riesca a sentire tutto quello che provo io quando li creo.

Abbiamo visto che hai già ricevuto diversi apprezzamenti da parte di cantanti, stylist e influencer. Tutto questo dà una forte spinta allo sviluppo del tuo brand?

Sono veramente onorata di ricevere così tante richieste per editoriali, stylist famosi, artisti di fama mondiale, influencer … Il loro feedback ha aiutato molto il mio marchio. Cerco di collaborare il più possibile ai progetti che mi vengono proposti. È un vero onore ed è molto arricchente collaborare con artisti che provengono da universi diversi.

heir in “With Love From Quarantine” Photo by @thomaswoodphotography

La mia prima collaborazione è stata con heir (Patricia Manfield) e la sua stylist Kirsty Stewart per un servizio fotografico durante la quarantena (“From Quarantine with love”); questa collaborazione mi ha davvero dato il lancio. In seguito c’è stata la collaborazione con Madison Beer con la sua clip “Baby” e YSEULT con la sua clip “Bad Boy”, ma anche con Haze Khadra.

Madison Beer in “Baby”

Purtroppo lavorando da sola è complicato rispondere a tutte queste richieste in quanto non ho la capacità di realizzare abiti per tutte le collaborazioni che mi vengono proposte: spesso si tratta di pezzi su misura che richiedono molto tempo. Ho dovuto rinunciare a tante collaborazioni perché i tempi erano troppo brevi per una piccola impresa come la mia. Il tempo che utilizzo per fare ricerca e pulire i vestiti, a volte mi occupa una settimana.

Yseult in “Bad Boy” Photo by: @thibault_theodore

Haze Khadra

Apprezzo però vedere che una volta spiegato il mio modo di lavorare, le persone capiscono che ci vuole molto più tempo e investimenti per una piccola azienda piuttosto che per un grande marchio e di conseguenza non posso creare e inviare un look in due giorni.

Il mondo del riciclo e della trasformazione di abiti segna una nuova era che fa sì che le persone siano molto più pazienti e ottengano le cose meno rapidamente.

 

CONTATTI

Instagram: @elif.studios

 

 

 

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La bellezza oltre gli algoritmi: il vero volto di Instagram https://www.waitfashion.com/la-bellezza-oltre-gli-algoritmi-vero-volto-instagram/ https://www.waitfashion.com/la-bellezza-oltre-gli-algoritmi-vero-volto-instagram/#respond Sat, 09 Jan 2021 10:13:03 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=98099 Che differenza c’è tra queste due foto? Una è in linea con i canoni estetici di oggi, l’altra no. Quella di sinistra è una ragazza magra, atletica e sensuale, quella di destra mostra una donna più avanti con l’età, che […]

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Che differenza c’è tra queste due foto?

Una è in linea con i canoni estetici di oggi, l’altra no. Quella di sinistra è una ragazza magra, atletica e sensuale, quella di destra mostra una donna più avanti con l’età, che con un’atteggiamento ironico non ha paura di mettere in mostra il suo corpo formoso. Ecco in cosa sono diverse queste due immagini, per il resto se si considera la posa, l’abbigliamento e la percentuale di pelle scoperta si possono considerare identiche.

E allora perché Instagram dovrebbe censurare solo una delle due foto? Quale delle due vi starete chiedendo? Bè sembrerebbe che una delle app più utilizzate al mondo abbia le stesse preferenze estetiche stereotipate che reputano degna di essere postata sui social solo la bellezza magra e giovane.

 

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E tutte le altre bellezze dove le mettiamo? Forse sarebbe meglio tenerle chiuse in casa?

Il corpo della comica australiana Celeste Barber nella foto dove imita una ex modella di Victoria’s Secrets, è stato censurato da Instagram. In accordo con i parametri della piattaforma si è detto che l’immagine di destra “viola le linee guida per nudità e attività sessuale“. Censura è quando viene soppressa la parola o un opinione ritenuta inappropriata, sensibile e sfavorevole. A me sembra inappropriato discriminare il corpo di una donna solo perché se siamo in pizzeria col cavolo che mi prendo un’insalatina.

 

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Ma la domanda ora è questa: Instagram sta davvero censurando i corpi femminili fuori dai canoni? La piattaforma in realtà si è scusata a seguito della censura della foto di Celeste Barber e il caso è stato archiviato come un errore di sistema, ma tutto questo sta facendo dubitare della piega inclusiva che in questo periodo sembrava aver preso il social media.

 

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Celeste Barber è una comica australiana che ha lanciato sul suo profilo Instagram con più di 7 milioni di follower un vero e proprio format. Attraverso i suoi scatti autoironici interpreta in modo reale i corpi impostati, statuari e irraggiungibili delle star più famose.

Guerra aperta tra lo specchio di Instagram e quello del nostro bagno e sembra che ad avere la meglio sia il secondo. Grazie ai contenuti postati da Celeste ci si rende conto che la bellezza è normalità, simpatia e personalità. Con i suoi post la vita reale entra in quella instagrammabile grazie al coraggio di prendersi in giro e accettare la propria fisicità.

 

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Giù tutti i filtri anche per moltissime influencer che hanno deciso di abbracciare un trend inclusivo mostrando come cambia il loro corpo in base alle differenti pose che assumono. Inutile negare che tutti siamo ben a conoscenza di come posare davanti all’obiettivo per apparire più snelli e longilinei. È arrivato il momento di rilassarsi, respirare e smetterla trattenere il fiato per ingannare non solo gli altri, ma prima di tutto noi stessi. Tutto questo non ha senso e per di più ci costringe a fingere continuamente qualcosa che non siamo davvero.

A portare Celeste sotto i riflettori del fashion system è stato Tom Ford, che per primo l’ha coinvolta per dei video dietro le quinte del suo fashion show newyorkese nel 2019 e per un divertente sketch beauty con i rossetti Lips & Boys. «Cindy Crawford non poteva così sono venuta io», risponde Celeste quando le domandano cosa perché una persona con il suo aspetto meriterebbe di rappresentare il volto di un fashion brand.

 

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Di entrare nei capi di sfilata non c’è stato verso, ma questo non ha limitato Tom ha esprimere il suo pensiero su Celeste: «Sei bellissima, non hai mai bisogno di perdere peso».

«Quindi ora se qualcuno mi dice che ho bisogno di perdere peso, io dico: “Tom Ford mi ha detto che non devo, vedi di andartene”».

Chi meglio di una persona che non si prende sul serio, sorride alla vita e non crede di essere migliore di chiunque altra può ispirarci?  

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Asiatici e stereotipi non muoiono mai: le fotografie che escono dagli schemi https://www.waitfashion.com/asiatici-stereotipi-non-muoiono-mai-le-fotografie-escono-dagli-schemi/ https://www.waitfashion.com/asiatici-stereotipi-non-muoiono-mai-le-fotografie-escono-dagli-schemi/#respond Thu, 07 Jan 2021 14:28:55 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=97873 I cinesi non muoiono mai, mangiano solo riso e sono tutti uguali. Senza parlare delle donne asiatiche che nella loro timidezza e riservatezza sono delle bamboline senza personalità. Tutte queste affermazioni sapete invece cosa sono? Vuoti stereotipi che, inutile negarlo […]

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I cinesi non muoiono mai, mangiano solo riso e sono tutti uguali.

Senza parlare delle donne asiatiche che nella loro timidezza e riservatezza sono delle bamboline senza personalità. Tutte queste affermazioni sapete invece cosa sono? Vuoti stereotipi che, inutile negarlo con falsi moralismi, sono ancora ben radicati nella mente della maggior parte di noi.

Perché è così difficile ancora oggi cancellare un luogo comune dalla nostra mente che blocca il pensiero dentro uno schema mentale inutile e per di più offensivo? La parola stereotipo deriva dal greco “stereos” che significa duro, solido, rigido e “typos”, impronta, immagine, gruppo da qui quindi “immagine rigida”. Un’immagine che quando mette radici nel nostro cervello diventa complicato sradicare.

Utilizziamo ancora tanto i nostri amati stereotipi perché queste idee fisse, ripetitive e sempre uguali sono prevedibili e ci aiutano a classificare e affrontare le situazioni. Ecco che allora quando siamo di fronte a qualcosa di nuovo e imprevisto lo riduciamo a veloci considerazioni che altri hanno deciso per noi, troppo pigri per attivare il nostro cervello e pensare con la nostra testa.

Quello che le fotografie raccolte da Elizabeth Gabrielle Lee vogliono fare è far pensare in modo autonomo e indipendente da quello che ci impongono gli altri. Lee, di origini cinesi e cresciuta a Singapore, raccoglie fotografie di corpi e volti di donne asiatiche mettendo in discussione il modo in cui vengono rappresentate dai media. Ha il coraggio di costruirsi un pensiero suo, diverso da quello che la società impone e solo in questo modo si riesce a uscire dagli schemi che la gente ha in testa.

“Credo sia importante dare una visione alternativa della figura femminile in Asia,” riflette Lee. “Non tutte le donne asiatiche sono servili, silenziose, umili e timide.”

Con il suo ultimo progetto, XING, la ricercatrice e scrittrice racconta in un libro fotografie la stereotipizzazione di un determinato gruppo sociale. Ecco che nelle pagine di questa raccolta fotografica si denunciano e sovvertono gli stereotipi che limitano le donne asiatiche a degli oggetti o dei desideri sessuali. È indubbio come l’associazione delle donne orientali al sesso sia più che immediata.

È dal 1800 che inizia a radicarsi nella nostra mente questo stereotipo che sottomette le donne asiatiche al potere e al desiderio degli uomini. Nel 1980 i media giapponesi definivano le asiatiche che viaggiavano oltreoceano per raggiungere gli USA come “yellow cabs”, un termine che combina l’uso della parola “yellow” per riferirsi agli asiatici e l’immagine del “taxi” che può essere “rincorso qualche volta” e preso a proprio piacimento.

Le fotografie del progetto editoriale XING denunciano questo stereotipo con la sua stessa moneta: mostrando senza vergogna e nessun tipo di censure immagini di nudo. Immagini che, enfatizzando ed esagerando un luogo comune che la gente ha in testa, riescono a sovvertirlo. Di fronte alle pose di queste donne, ma soprattutto incrociando il loro sguardo ci si sente ridicoli anche solo ad aver pensato per un momento di ridurre la complessità di un’essere umano a un banale e limitante stereotipo.

“Volevo che XING parlasse dei preconcetti di ciò che il resto del mondo pensa delle donne asiatiche, e lasciare che una buona porzione del progetto si ancorasse alla sessualità è stato il modo appropriato per dare il via a questo tipo di conversazioni”.

Come combattere gli stereotipi allora nel ventunesimo secolo? Un modo può essere quello di non stancarsi mai di parlarne. Quello di guardare oltre e scoprire la vera storia di una persona senza semplificarla e ridurla a come noi vorremmo che fosse.

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Il British Fashion Council collabora con Netflix per far reinterpretare ad alcuni alunni i capi ispirati alla serie Bridgerton https://www.waitfashion.com/the-british-fashion-council-collaborates-with-netflix-to-have-some-pupils-reinterpret-the-garments-inspired-by-the-bridgerton-series/ https://www.waitfashion.com/the-british-fashion-council-collaborates-with-netflix-to-have-some-pupils-reinterpret-the-garments-inspired-by-the-bridgerton-series/#respond Wed, 06 Jan 2021 18:30:12 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=97901 Dopo un anno difficile come quello che abbiamo appena passato, ognuno di noi sa quanto gli stimoli siano fondamentali per continuare a creare ed elaborare. Chi lavora nei settori creativi, poi, lo ha sperimentato sulla sua stessa pelle. Non poter […]

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Dopo un anno difficile come quello che abbiamo appena passato, ognuno di noi sa quanto gli stimoli siano fondamentali per continuare a creare ed elaborare. Chi lavora nei settori creativi, poi, lo ha sperimentato sulla sua stessa pelle. Non poter uscire, relazionarsi con gli altri, vivere nuove esperienze che dessero nuove emozioni, è stato come chiudersi in una bolla, fatta delle solite cose, con la solita routine.

Ognuno di noi si è quindi rifugiato nel grande mondo dell’Internet, che offre (nonostante tutto, è incredibile) continue visioni del “mondo fuori”, “come era una volta”. E probabilmente è grazie anche a piattaforme come Youtube e Netflix se abbiamo continuato a sognare e sperare di ritornare con forza alla vita: tutta quella musica, quei film e quelle serie tv ci hanno accompagnato, supportato, fatto ridere e piangere nei peggiori momenti di sconforto, nei quali eravamo soli, sul nostro divano, con l’ennesima vaschetta di gelato o busta di patatine.

Il British Fashion Council ha saputo sfruttare al massimo lo slancio delle serie Netflix ed ha avviato una collaborazione con NetflixUk che ha donato a tre dei suoi allievi l’opportunità di disegnare e reinterpretare gli abiti della serie tv Bridgerton. Il team dei tre ragazzi è costituito da Aurélie FontanEdward Mendoza Shanti Bell e la cosa più formidabile è che sono stati guidati dal tutor e mentore Richard Quinn.

La collaborazione tra il BFC e Netflix è già abbastanza innovativa di per sé, ma ci apre a nuove interessanti riflessioni sui possibili scenari futuri della moda. Potremmo dire che questa si stia ‘reinventando‘, utilizzando un metodo “vecchio ma nuovo”. Non è una novità assoluta, infatti, che l’alta moda riesca ad intrufolarsi nel grande schermo: dobbiamo ricordare Armani con American Gigolò? O il classico Colazione da Tiffany, con Audrey Hepburn talmente innamorata di Hubert De Givenchy da costringere il regista ad utilizzare i suoi abiti?

Però potremmo altrettanto dire che, negli ultimi anni, tutte le serie tv di massa e il cinema popolare avevano un po’ spazzato via questa bella abitudine di abbinare, restando in termini di moda, abiti lussuosi a film di spessore.

Ma soprattutto, con questa modalità il BFC cerca di introdurre il tutoring come metodo non solo valido, ma fondamentale per gli studenti di fashion design, soprattutto se il tutor è in grado di portare con sé gli anni di esperienza sul campo, come il londinese Richard Quinn.

Nonostante i costumi ufficiali non siano stati disegnati da questi giovani designers e siano invece della celebre costume designer Ellen Mijornick, gli abiti sono stati ugualmente una bella mossa di marketing e comunicazione: le foto, scattate dalla fotografa Amber Pinkerton, sono state repostate da alcune star della serie, dal profilo del BFC e anche da Netflix Uk, donando ai giovani talenti molta visibilità in entrambi i campi, del cinema e del fashion system.


La domanda più interessante che dovremmo farci è chiederci cosa potrebbe succedere se questa iniziativa fosse in grado di dare il via a collaborazioni future tra i pilastri del “nuovo cinema streaming” (come Netflix o Amazon Prime) e le voci emergenti dei giovani designers ancora “studenti”.

Gemma Juliver, il Commercial Director del BFC, ci saluta con queste parole:

«Quest’anno è stato uno dei più difficili per l’industria della moda britannica. Siamo lieti di collaborare con Netflix per supportare i nostri designer di talento a lavorare su uno dei più grandi spettacoli dell’anno: Bridgerton. Questa collaborazione con Netflix mostra l’importanza nella moda nel mondo della televisione e del cinema».

BRIDGERTON (L to R) REGÉ-JEAN PAGE as SIMON BASSET and PHOEBE DYNEVOR as DAPHNE BRIDGERTON in episode 102 of BRIDGERTON Cr. LIAM DANIEL/NETFLIX © 2020

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Tra il disgusto e il fascino di Helena Stölting https://www.waitfashion.com/disgusto-fascino-helena-stolting/ https://www.waitfashion.com/disgusto-fascino-helena-stolting/#respond Sun, 03 Jan 2021 13:45:17 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=97658 Helena Stölting è una giovane designer, laureata in fashion designer all‘Universität Der Künste Berlin, una delle Università berlinesi che nasce alla fine del 1600 e sin da subito è specializzata nello studio delle materie artistiche e creative. Da uno scenario […]

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Helena Stölting è una giovane designer, laureata in fashion designer all‘Universität Der Künste Berlin, una delle Università berlinesi che nasce alla fine del 1600 e sin da subito è specializzata nello studio delle materie artistiche e creative.

Da uno scenario visivo che ricorda la lava dei vulcani, il fango e la melma nasce la riflessione di Helena sulla moda. La sua moda. Quindi, cosa è il bello? Cosa è ancora in grado di darci emozione, immersi come siamo nel vortice supremo di stimoli che ci dà Internet?

Forse le uniche emozioni che ancora sentiamo, in modo quasi primordiale, non controllato né previsto, sono l’orrido e il disgusto. O almeno, così deve avere pensato la designer quando ha deciso di concentrare tutta la sua attenzione e il suo processo creativo per quel momento di stallo in cui, guardando qualcosa di strano e diverso, percepiamo quel senso di indecisione tra il disgusto e il fascino. E in un istante indefinito percepiamo sia l’uno che l’altro, come la vita morta (o la morte viva, come preferite) del gatto di Schrödinger.

I liquidi, secondo Helena, sono tra i primi elementi in grado di generarci questa sensazione che si muove in bilico tra il disgusto e il fascino. La stilista si concentra pertanto a riportarli nella moda: tutti i suoi capi sono così, fatti di materiale effettivamente solido ma che ricorda in tutto e per tutto un liquido denso, ammassato in forme poco armoniche all’occhio, come succede per il fango o una massa densa vulcanica e informe.

La materia viene assemblata senza regole, in modo grossolano a formare una volta un tacco, una volta un manico di una borsa e così via.

Lei dice “ha a che fare con l’appropriazione e l’estetizzazione del disgusto”, in cui l’impulso di attrazione e quello di repulsione hanno un ruolo non indifferente. Sono emozioni.

Il punto di partenza del suo lavoro è l’osservazione di tutti quei fenomeni corporei che lasciano interdetti, disgustati, con il desiderio di distogliere lo sguardo e poggiarlo velocemente da un’altra parte. Queste emozioni non esprimono altro che paura per il diverso e l’estraneo, l’inusuale e l’inconsueto.

In una società che produce prodotti che rendono i nostri fluidi invisibili e che si continua a mostrare a noi come prettamente maschilista, in cui gli unici liquidi di cui è concesso parlare sono lo sperma, il sudore e le lacrime, la collezione di Helena Stölting intende essere un mezzo per approfondire il legame tra se stessi e la parte più intima di se stessi. Il legame tra ‘noi‘ che rendiamo visibile a chiunque e ‘noi’, la parte sotto i vestiti, quella che non vede nessuno.

Distruggendo i preconcetti, astratti e visivi, attraverso delle creazioni plastiche quasi artistiche, i capi della stilista incontrano la moda nella forma più generale del termine, ma ne re-inventano completamente le categorie di materiale ed colore.

La borsa è sempre la borsa. La scarpa è sempre una scarpa. Ma il modo in cui è concepito il colore (una massa addensata di grani multicolori che creano un pattern discontinuo) e il materiale (concepito come simil fango o superficie semi trasparente) è del tutto nuovo e più ‘artistico‘ che modaiolo.

Questi pezzi sono un mezzo artistico che portano ciò che è interno, segreto e celato allo scoperto e lo rendono, finalmente, presente al mondo.

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Street Souk e Off-White insieme per supportare le “young nigerian women” https://www.waitfashion.com/street-souk-off-white-insieme-supportare-le-young-nigerian-women/ https://www.waitfashion.com/street-souk-off-white-insieme-supportare-le-young-nigerian-women/#respond Thu, 24 Dec 2020 17:01:32 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=97237 Virgil Abloh, fondatore di Off-White realizza una t-shirt per Street Souk: evento di livello mondiale incentrato sulla celebrazione della vibrante cultura dello streetwear in Nigeria. Nel corso del ultimi anni finalmente la fashion industry ha puntato gli occhi su creativi black e […]

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Virgil Abloh, fondatore di Off-White realizza una t-shirt per Street Souk: evento di livello mondiale incentrato sulla celebrazione della vibrante cultura dello streetwear in Nigeria.

Nel corso del ultimi anni finalmente la fashion industry ha puntato gli occhi su creativi black e la loro profonda influenza sulla moda contemporanea. Un esempio eclatante è sicuramente è Virgil Abloh: classe 1980, nato in Illinois da genitori immigrati dal Ghana, è stato in grado di rivoluzionare i canoni della moda contemporanea e di creare il mix perfetto tra lusso e streetwear.

Come sappiamo raggiunge l’apice del successo nel 2013 quando lanciando sul mercato Off-White. Brand che ha conquistato il cuore dei Millennial, con collezioni poliedriche, tra luxury e street. Poliedrico è l’aggettivo perfetto per descriverlo: non crea infatti semplici collezioni di abbigliamento, ma allarga i suoi orizzonti fuori dal mondo della moda, dedicandosi all’arte, all’architettura e al design in generale. (collaborazione con Ikea)

Ha rivoluzionato due mondi prima di lui distanti anni luce, dando vita ad uno “streetwear sartoriale” non a caso ad oggi è anche direttore creativo del menswear della maison francese Louis Vuitton.

Cos’è la Street Souk

Si tratta di una convention internazionale, fondata da @Iretidee99 nel 2018, con base a Lagos, in Nigeria. Appena svoltasi questo 20 dicembre,  Street Souk 2019 nella scorsa edizione ha ospitato più di tremilacinquecento persone e oltre cinquanta brand che hanno esposto i propri ibridi tra cultura colorata africana e street style. La fiera sta dando potere alla futura generazione della Nigeria creando uno spazio unico in cui i talenti emergenti possono esprimersi e mostrare la propria creatività.

Streetwear contaminato dalle fantasie e i colori dell’Africa, rendono lo stile urban creativo e unico.

Un vero e proprio ponte tra la scena creativa nigeriana e il panorama internazionale. Non è un caso che sia proprio la Nigeria il paese ospitante del festival, il luogo che più di tutti negli ultimi anni si è distinto come il cuore creativo più interessante e innovativo del territorio africano, ma con l’obiettivo di varcare i confini nazional, tanto da attirare nomi di prestigio dell’industria della moda e della musica.

La mission

Lo scopo principale dell’evento è riunire tutti i marchi di streetwear nigeriani e africani emergenti, ma anche più affermati, in un unico luogo per creare una piattaforma in cui hanno la possibilità di mettere in mostra e vendere direttamente al loro pubblico di destinazione per crescere in maniera esponenziale. Street Souk è un luogo in cui persone che la pensano allo stesso modo possono fare rete e connettersi: il fulcro dello streetwear in Nigeria e centro di scambio di cultura. L’obiettivo è quello di costruire una comunità di streetwear in Africa, attraverso la Nigeria, e di esportarla nel mondo.

La capsule di Off-White per l’evento

Come già detto Off-White ha contribuito enormemente alla rivoluzione del mondo della moda contemporanea e dello streetwear. E il suo fondatore di origini Ganesi, poteva mancare ad un simile evento? Non presente fisicamente, ma per questa edizione 2020 Virgil Abloh ha confezionato una capsule di t-shirt in occasiona della fiera. Virgil incontra per la prima volta la fondatrice dell’evento ben 5 anni fa.

“L’Africa in questo momento è in prima linea in una rinascita della moda guidata dai giovani”

Dice il creativo streetwear nel post in cui presenza la t-shirt di un giallo luminoso, in piena linea con i colori trend 2021.

 

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Sulla maglia compare la scritta ” I support young nigerian women”, mentre sul retro stampe in classico stile Off-White.

La t-shirt è stata indossata dalla fondatrice ed è acquistabile sul sito dell’evento, al costo di circa 100,00 € (se abbiamo fatto bene i calcoli), infatti il prezzo è espresso solamente nella lira nigeriana. Non ci resta che provare ad acquistarla per scoprirlo!

Virgil Abloh: artista poliedrico con animo altruista

L’animo generoso di Virgil e l’amore per le sue radici, che lo caratterizzano da sempre, continuano a crescere. Recentemente ha raccolto $ 1 milione di dollari a favore di borse di studio per studenti neri attraverso il Virgil Abloh “Post-Modern” Scholarship Fund, che sarà gestito in collaborazione con il Fashion Scholarship Fund (FSF), la principale organizzazione no profit orientata alla moda e allo sviluppo della forza lavoro in gli Stati Uniti.

La missione del Fondo Abloh è promuovere l’equità e l’inclusione nel settore della moda fornendo borse di studio a studenti di promesse accademiche di discendenza nera, afroamericana o africana. Oltre al finanziamento della borsa di studio fornisce un ulteriore supporto per realizzare la sua missione sotto forma di tutoraggio, informazioni e servizi di supporto.

A sostegno dei giovani meno fortunati ma con talenti che non posso essere sprecati, multitasking, innovativo e geniale: è la figura perfetta per la moda “veloce” e in continuo cambiamento che stiamo vivendo.

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Intervista a Naomi Gunther, fondatrice del brand Gunther Paris https://www.waitfashion.com/interview-with-naomi-gunther-founder-of-the-brand-gunther-paris/ https://www.waitfashion.com/interview-with-naomi-gunther-founder-of-the-brand-gunther-paris/#respond Sun, 20 Dec 2020 09:10:34 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=96778 Abbiamo avuto la fortuna di intervistare Naomi Gunther, una giovane talentuosa designer, fondatrice del brand Gunther Paris! GUNTHER è un marchio di abbigliamento di lusso contemporaneo parigino. La loro visione: vestire l’uomo moderno, chic e rilassato, con tagli comodi e […]

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Abbiamo avuto la fortuna di intervistare Naomi Gunther, una giovane talentuosa designer, fondatrice del brand Gunther Paris!

GUNTHER è un marchio di abbigliamento di lusso contemporaneo parigino. La loro visione: vestire l’uomo moderno, chic e rilassato, con tagli comodi e materiali responsabili. Made in France, realizzato in laboratori parigini, il marchio lavora per una moda impegnata ed etica e mette l’ambiente al centro delle sue preoccupazioni.

 

Ciao Naomi. Grazie per aver  accettato di rispondere ad alcune domande su di te e sul tuo brand. 

Ti andrebbe di parlarci dei tuoi studi e della tua formazione professionale? Quando hai capito di voler diventare una stilista di moda? 

Ho sempre avuto una passione per la moda e l’arte in generale. Dopo 4 anni di Fashion Design alla Parsons The New School for Design di New York, sono tornata a Parigi e ho deciso di dare vita ad una mia azienda. Ho incontrato Gabin Ducourant, la persona che oggi è mio business partner: le sue competenze in marketing e management combinate alla mia creatività hanno reso Gunther possibile. 

Sappiamo che Gunther è un brand giovanissimo, nato appena due anni fa con la fine del tuo percorso di studi. Cosa ti ha spinto a creare qualcosa di unicamente tuo? 

Con Gunther, voglio creare una nuova visione del lusso. I capi di Gunther rappresentano l’incontrarsi di know-how tradizionale ed estetica moderna. L’uomo Gunther, inoltre, ha interesse in una moda slow, consapevole ed unica. 

Cosa rappresenta Gunther per te? Qual è la filosofia che si nasconde dietro al brand?

Se potessi riassumere Gunther in 3 parole, sarebbero: qualità,  effortless-chic e artigianalità. Aspiro ad uno stile che combini il “savoir faire”  della couture francese  (sartoria su misura, capi cuciti a mano…) con un’estetica più urban e moderna. La qualità è molto importante per noi, cerco di lavorare non solo con materiali soffici, pregiati e confortevoli, ma anche naturali il più possibile.  

Chi sono i fashion designers a cui ti ispiri? Quale, secondo te, si avvicina di più al tuo modo di fare moda?

La mia ispirazione di sempre è Martin Margiela, perché i suoi design sono lo specchio di un’enorme creatività, ed è capace di “dire qualcosa” partendo da nulla. La sua creatività va oltre l’abbigliamento. Raf Simons anche, ha un’estetica moderna e giovanile, pur padroneggiando i classici. 

Ci piace molto la tua estetica, ti andrebbe di parlarcene in modo più approfondito? Qual è il “tratto distintivo” di Naomi in quanto stilista? 

Mi lascio ispirare da tutto quello che mi circonda. I viaggi sono la mia più grande fonte d’ispirazione. In tutti i posti che visito cerco di catturare l’atmosfera, i rumori, le luci… Faccio sempre delle foto quando cammino per strada e cerco di utilizzarle per le stampe e i motivi dei capi. Mi piace molto scrivere delle parole chiave in un quaderno per ricordare una sensazione e l’energia di un momento. La musica rappresenta un’altra grande fonte d’ispirazione e mi aiuta a creare un certo “mood” quando disegno.

In quanto artista di nuova generazione, hai molto a cuore il tema “sostenibilità”. Cosa vuol dire per te “moda sostenibile”? In che modo Gunther si impegna a danneggiare l’ambiente il meno possibile?

Ci sono diverse cose che facciamo per danneggiare di meno l’ambiente: usiamo materiali riciclati, o materiali naturali (cashemere, tessuti non tinti, bottoni fatti di noce di cocco, bamboo…). Per quanto riguarda la produzione, facciamo tutto in pre-order cosi da evitare che si accumulino le scorte o una sovrapproduzione; in questo modo sprechiamo il meno possibile. Cerchiamo anche di riutilizzare i materiali di scarto in modo creativo. Lavoriamo con un’azienda chiamata REPACK, che realizza packaging riutilizzabili per spedire i nostri ordini. 

Parliamo di oggi..il Covid-19, ha rallentato l’industria della moda: come vi siete adattati al contesto contemporaneo? 

Il periodo che stiamo attraversando non è semplice, ma ci sta forzando ad adattarci. Abbiamo sempre lavorato in piccoli team, con piccole scale di produzione e quindi per noi non è cambiato niente da quel punto di vista. Ci siamo presi del tempo per riflettere su come potremmo produrre in un modo ancora migliore e abbiamo iniziato ad ideare dei modi creativi per presentare le nostre collezioni (digitale anziché fisico ad esempio). Abbiamo anche provato a focalizzarci sulla nostra comunità online, come creare un miglior legame con loro e stimolarli con sfide creative e comunicazione. 

Parlaci della collezione autunno/inverno 2020 “Jour Blanc”, cosa ti ha ispirato?

Jour Blanc vuol dire “tormenta”. É un fenomeno che avviene in montagna quando c’è un brutto clima e il suolo e il cielo sembrano una cosa sola. L’ispirazione per la collezione è “dopo sci”, una collezione chic e avvolgente per trascorrere il tempo nel tuo chalet. Colori caldi che ricordano il fuoco del camino, capi cozy con texture forti e tagli oversize. 

Se dovessi scegliere tra i tuoi capi quello che maggiormente ti rappresenta e che potrebbe diventare un prodotto “iconico”, quale sceglieresti?

In tutte le nostre collezioni, ripetiamo diversi design. Abbiamo una giacca “iconica” con una fodera con stampa digitale che cambia ogni collezione. Inoltre, siamo diventati famosi grazie ad un pantalone indossato da Offset nella settimana della moda di Parigi, così lo riproponiamo in diverse collezioni. 

Infine, dove vedi te e il tuo brand Gunther tra 5 anni? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Speriamo di rendere il brand più popolare nel mondo, magari avere dei retailers internazionali. Il nostro obiettivo è quello di supportare gli artigiani francesi e contemporaneamente far crescere il brand. Stiamo preparando un digital film che sarà trasmesso durante la Paris fashion Week di Gennaio! Supportateci con un like sulla nostra pagina IG @guntherparis.

 

I prodotti di Gunther Paris sono acquistabili sul loro sito ufficiale.

Se ti è piaciuto questo articolo, dai un’occhiata anche alla nostra intervista ad Alessandro Vigilante.

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Editoriale: “The Room” https://www.waitfashion.com/editoriale-the-room/ https://www.waitfashion.com/editoriale-the-room/#respond Thu, 17 Dec 2020 10:00:50 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=96447 Attraverso l’estetica e la fotografia di Nicholas Garlisi nasce “The Room”, il nuovo editoriale di Wait Fashion Nella frenetica e caotica metropoli del Fashion la vita è scandita dai rumori delle macchine, dal frastuono della metropolitana, dalla mescola di voci […]

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Attraverso l’estetica e la fotografia di Nicholas Garlisi nasce “The Room”, il nuovo editoriale di Wait Fashion

Nella frenetica e caotica metropoli del Fashion la vita è scandita dai rumori delle macchine, dal frastuono della metropolitana, dalla mescola di voci ingarbugliate e dalle luci dei led pubblicitari.

I party esclusivi fungono da metronomo, scandendo il tempo.

Parallelamente ognuno si rifugia e cela i propri segreti in un piccolo spazio domestico: “The Room”, dove come in un’ampolla ci si sente protetti dai pareri esterni e da tutto quello che esiste aldilà delle proprie mura.

“The Room” è il luogo dove sprigionare la propria emotività nella solitudine di un piccolo spazio; la sensibilità non la si può esternare e mostrare al mondo esterno poiché sempre pronto a giudicare.

T-Shirt: Comme des Garçons SHIRT Socks: Stylist Archive

Leggings: MSGM Shirt: Stylist Archive Shoes: Jimmy Choo

Leggings: MSGM Shirt: Stylist Archive Shoes: Jimmy Choo

Dress: Paco Rabanne Shoes: The Attico

Dress: Paco Rabanne

Dress: Aniye By

Dress: Aniye By Shoes: Steve Madden

 

Credits

Curato da Camilla Bianchi 

Produzione: Camilla Bianchi, Jacopo Golizia | Wait Studios

Fotografo: Nicholas Garlisi

Stylist: Andrea Dell’Aquila

Make-up Artist: Gaia Dellaquila

Hair Stylist: Livia Primofiore

Modella: Naomi Tara Lievens

Un ringraziamento speciale a Gibot Roma 999 Showroom

 

Scopri di più nella sezione dedicata a foto e video editorali, cliccando qui

Acquista i prodotti dell’editoriale su SHOPenauer.com

 

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Bethany Williams e la giacca dal camouflage sostenibile sono un buon modo di fare un regalo di Natale consapevole! https://www.waitfashion.com/bethany-williams-and-the-sustainable-camouflage-jacket-are-good-way-to-make-conscious-christmas-gift/ https://www.waitfashion.com/bethany-williams-and-the-sustainable-camouflage-jacket-are-good-way-to-make-conscious-christmas-gift/#respond Sun, 06 Dec 2020 16:27:06 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=95214 Nella lista dei regali di Natale 2020 non può mancare questa bellissima giacca di Bethany Williams. Il motivo di base, camouflage, gioca sui colori del blu, del verde e del marrone. Sopra il camouflage, delle patchwork arcobaleno coprono le tasche, […]

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Nella lista dei regali di Natale 2020 non può mancare questa bellissima giacca di Bethany Williams.

Il motivo di base, camouflage, gioca sui colori del blu, del verde e del marrone. Sopra il camouflage, delle patchwork arcobaleno coprono le tasche, accendendo la giacca di colori vivaci e brillanti.

Ma è al centro che due figure prendono vita, nascoste e mimetizzate dal pattern mimetico: un ragazzo ed una ragazza, riconoscibili grazie al tratto verde che segue le due forme.

I pezzi di Bethany Williams, la giovanissima stilista inglese (solo trentenne!), sono tutti molto attenti all’ambiente e al tema della sostenibilità.

Per la London Fashion Week della SS21, Bethany raccontava la sua collezione: sostenibilità e progresso erano le parole centrali che collegavano il tutto.

Nel 2017 ha aperto il suo brand e da quel momento non ha più smesso di collaborare con enti ed associazioni che si impegnano nella tutela dell’ambiente e del sociale, come The Magpie Project (un’associazione beneficaLondra che aiuta le madri con figli piccoli che vivono in alloggi temporanei).

Sui materiali e sulle tecniche che usa per realizzare i vestiti, la stilista si è espressa così:

 “Quanto ai materiali, è tutto biologico o riciclato. Abbiamo fatto il riciclo creativo di maglieria, abbiamo riciclato il denim e usato vecchi pizzi, lenzuola e coperte per i vestiti. Abbiamo anche lavorato per la prima volta con una seta biologica cruelty-free, che non danneggia i bachi da seta. Siamo riusciti a utilizzare giacenze di lana provenienti da stabilimenti italiani e abbiamo usato scarti di Adidas [sistema di resi] con Stuffstr.”

Non perdete l’occasione di fare un regalo responsabile. La giacca camouflage è acquistabile qui, al prezzo di 2,207$.

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Tra Matrix ed il futuro: 20.21 è il brand di occhialeria che guarda al gender-neutral https://www.waitfashion.com/between-matrix-and-the-future-20-21-is-the-eyewear-brand-that-looks-to-gender-neutral/ https://www.waitfashion.com/between-matrix-and-the-future-20-21-is-the-eyewear-brand-that-looks-to-gender-neutral/#respond Sun, 06 Dec 2020 16:09:54 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=95135 Nel 2020 nasce 20.21. Perché? Perché il 2020 è imperfetto, da superare, da bypassare senza guardarsi indietro. Cosa meglio di un paio di occhiali per guardare un futuro prossimo ed imminente? Da una collaborazione con creativi provenienti da New York, Londra, […]

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Nel 2020 nasce 20.21. Perché? Perché il 2020 è imperfetto, da superare, da bypassare senza guardarsi indietro. Cosa meglio di un paio di occhiali per guardare un futuro prossimo ed imminente?

Da una collaborazione con creativi provenienti da New York, Londra, Berlino e Hong Kong. La collezione di debutto presenta 7 stili di occhiali gender-neutral, ciascuno in 4 colorazioni.

La collezione, realizzata in uno stile quasi matrixiano, riflette sulle tensioni del mondo contemporaneo, attuale: immobile eppure velocissimo, in continua tensione fra passato (ormai calcato) – presente (immobile eppure in continuo movimento) e futuro (incerto ma pieno di speranza e aspettative), con un focus particolare sugli effetti alienanti e potenzianti che la tecnologia sta apportando alla nostra quotidianità.

 

La campagna è stata scattata dal fotografo Henrik Schneider e disegnata da Erik Raynal.

La collezione è disponibile sul sito ufficiale di 20.21.

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Intervista a Martina Socrate: ecco come TikTok è diventato il suo lavoro https://www.waitfashion.com/intervista-martina-socrate-tiktok-diventato-suo-lavoro/ https://www.waitfashion.com/intervista-martina-socrate-tiktok-diventato-suo-lavoro/#respond Tue, 01 Dec 2020 10:39:49 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=94352 Martina Socrate ci racconta come TikTok si è trasformato da puro momento di svago a lavoro. Abbiamo fatto due chiacchiere con Martina Socrate, content creator che grazie alla sua ironia travolgente e il suo essere genuina ha conquistato TikTok… E […]

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Martina Socrate ci racconta come TikTok si è trasformato da puro momento di svago a lavoro.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Martina Socrate, content creator che grazie alla sua ironia travolgente e il suo essere genuina ha conquistato TikTok… E non solo!

 

Hai voglia di raccontarci del tuo background?

Sono Martina e ho 22 anni, mi sono diplomata presso il liceo linguistico e attualmente studio mediazione linguistica e culturale a Milano. Sono da sempre attratta al mondo dei social: mi è sempre piaciuto espormi ed esprimermi su queste piattaforme, sino a farlo in maniera costante e professionale da due anni a questa parte.

 

Credi che il tuo percorso di studi possa donare un valore aggiunto al tuo lavoro sui social?

Penso sicuramente che il mio percorso universitario possa aiutarmi in questo lavoro in quanto studiando mediazione linguista e culturale, approfondiamo molto l’ambito della comunicazione. Ciò mi permette di cogliere spunti interessanti da applicare al mio lavoro. Anche il mio background liceale in lingue mi è tornato molto utile: grazie alla padronanza della lingua inglese mi vengono offerte opportunità di lavoro interessanti come ad esempio l’intervista al Cast di After con Dylan Sprouse, Josephine Langford e Hero Finnes Tiffin.

Quando hai iniziato a fare i primi video su TikTok?

Ho iniziato a creare i primi video nel 2016, quando l’app di TikTok si chiamava ancora Musically. Nel 2018 ho cominciato a creare contenuti più frequentemente e nel frattempo Musically si era trasformata in TikTok. Inizialmente pubblicavo i video d’estate in quanto non avevo impegni scolastici, era un modo per trascorrere il tempo in maniera divertente; in questa prima fase non riponevo grande attenzione alla luce e ai dettagli, ma principalmente al contenuto del video. Con il passare del tempo mi sono resa conto che la cura di ogni particolare era di fondamentale importanza per una buona riuscita del video, dunque ho iniziato a dedicarmici.

La tua estetica è basata principalmente su video lip-sync comedy… Da dove deriva questa passione? Quali sono state e sono le tue ispirazioni principali?

Quando ho iniziato ad approcciarmi a questo mondo, sull’app erano presenti diversi profili di utenti che utilizzavano la tecnica del lip-sync comedy principalmente in inglese. Sono rimasta molto affascinata e divertita da questo stile e proprio per questo i miei primi video lip-sync erano realizzati esclusivamente in lingua inglese. La persona che mi ha ispirata maggiormente è stata senza dubbio Amelia Gething e forse è anche grazie a lei che ho iniziato ad appassionarmi sempre di più a questo mondo.

Credo comunque non ci sia una motivazione ben precisa per la quale faccio video lip-sync, ma è stato semplicemente un approccio naturale basato su un tipo di ironia che mi ha sempre divertita.

 

@martinasocrateWE’RE SISTERS! #comedy #actingwars #martinasocrate #commedia♬ Not Twins, Sisters – ✨Sherice Banton✨

Quando e quale è stato il momento in cui ti sei accorta che i tuoi video lip-sync sono diventati, seppur inaspettatamente, così virali da poter avere una forza di marketing importante?

Ad essere onesta, non ho iniziato questo “progetto” con l’obiettivo di farlo diventare un lavoro, fino al momento in cui non sono stata contattata dalla mia agenzia attuale che mi ha fatto capire quanto potesse effettivamente valere il mio lavoro e quanto potenziale potesse avere. I primi video ad essere diventati virali risalgono a Marzo 2019 i quali hanno creato un “effetto domino” rendendo virali tutti i video successivi. Ricordo ancora di essere stata colta alla sprovvista in quanto mai mi sarei aspettata di raggiungere un’audience così ampia.

Abbiamo visto che hai lavorato con personaggi pubblici importanti tra cui Chiara Ferragni. Hai voglia di raccontarci come è nata e si è sviluppata questa collaborazione?

La collaborazione con Chiara è nata perché stava lavorando con un cliente che aveva una richiesta particolare. Una ragazza del suo team mi ha contattata in quanto avevano bisogno di un consulente creativo, per questo hanno voluto coinvolgermi. Si è sviluppato tutto in maniera molto naturale: mi hanno fatto avere i vari brief sui quali ho costruito le mie idee e dopo aver fatto le mie proposte siamo giunte alla decisione finale sino ad arrivare a girare il video insieme.

 

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Un post condiviso da Martina Lavinia Socrate (@martina_socrate)

Quanto sono importanti per la crescita del tuo profilo, collaborazioni di questo calibro?

Sicuramente a livello generale collaborare con persone che hanno un seguito importante è di forte aiuto sia per la crescita del profilo sia per avere maggiore visibilità. Nel mio caso, per quanto riguarda la collaborazione con Chiara Ferragni, ho avuto una crescita esponenziale sul mio profilo Instagram perché nel momento in cui ci siamo viste per lavorare al progetto abbiamo scattato e pubblicato delle foto insieme… e come tutti ben sanno, lei è fortissima in questo campo!

“La mia ambizione è arrivare, tra dieci anni, a guardarmi alle spalle e sentirmi realizzata, felice e fiera del lavoro svolto.”

Parlando invece di product placement, da quanto tempo i brand fashion si sono interessati al tuo profilo e “progetto”?

Le prime collaborazioni sono arrivate a Marzo 2020; ci sono diverse tipologie di collaborazione: con alcuni brand come Aniye By, collaboro in maniera continuativa. Altri marchi invece mi mettono a disposizione degli abiti che posso scegliere di utilizzare durante eventi ed occasioni speciali. Tra i fashion brands con i quali ho lavorato ci sono Furla, Mugler, Chiara Ferragni Collection, DieselValentina Ferragni Studio. Una delle ultime collaborazioni è quella con Oceansapart, brand di sportswear.

Ad oggi si stanno sviluppando nuove collaborazioni con brand importanti, ma per scaramanzia non posso ancora rivelarvi nulla!

 

@martinasocrateOrmai anche la mia mente non sa più cosa inventarsi ?? ##aniyeby ##aniyebyhome ##martinasocrate ##comedy ##glambotchallenge♬ suono originale – Martina Socrate

Quanta importanza hanno i social nella carriera di un giovane creativo?

Per il mio tipo di creatività TikTok è fondamentale, in quanto nasce un trend nuovo ogni settimana e di conseguenza gli stimoli sono continui e cadere nella monotonia è praticamente impossibile.

Credo comunque che i social in generale, ognuno a proprio modo, siano importanti: ad esempio io utilizzo Instagram per mostrare al mio pubblico la mia persona che esula dal mio “personaggio” interpretato su TikTok, proprio per questo quest’ultimo è essenziale per creare un rapporto diretto con ognuno dei miei followers.

 

@martinasocratela sfiga mi accompagna 24/7 ##greenscreen ##martinasocrate ##comedy ##masterchef

♬ original sound – EnricoSoffiantini

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Non ho un preciso sogno nel cassetto, ma non nascondo il fatto che mi piacerebbe moltissimo eccellere nel lavoro e nella carriera e magari addentrarmi nel mondo della recitazione che da sempre mi affascina. Avendo però ad oggi molteplici porte aperte, non saprei delineare un sogno in particolare. La mia ambizione però è senza dubbio, tra dieci anni, guardarmi alle spalle e sentirmi realizzata, felice e fiera del lavoro svolto. Ho varie aspirazioni: non voglio escluderne nessuna né focalizzarmi esclusivamente su una.

CONTATTI

Instagram: @martina_socrate

TikTok: @martinasocrate

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Le nuove Mary Jane del 2020 si chiamano NODALETO https://www.waitfashion.com/le-nuove-mary-jane-del-2020-si-chiamano-nodaleto/ https://www.waitfashion.com/le-nuove-mary-jane-del-2020-si-chiamano-nodaleto/#respond Tue, 24 Nov 2020 13:44:37 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=93729 Se pensiamo alle scarpe nel Ventunesimo secolo, sicuramente non abbiamo limiti. Ci viene in mente ogni tipo di eccesso: penso alle Dr. Martens Jadon Strap, alle Buffalo, ai texani di Saint Laurent con i glitter dalla shadow che dall’argento più […]

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Se pensiamo alle scarpe nel Ventunesimo secolo, sicuramente non abbiamo limiti. Ci viene in mente ogni tipo di eccesso: penso alle Dr. Martens Jadon Strap, alle Buffalo, ai texani di Saint Laurent con i glitter dalla shadow che dall’argento più glamour passa al fucsia più genderless. Mi verrebbe in mente di tutto. Ma una cosa le accomunerebbe tutte: il gusto eccentrico e ribelle per l’eccesso.

Julia Toledano forse pensa la stessa cosa. Figlia di uno dei magnati della moda, Sidney Toledano, CEO del comparto moda del gruppo LVMH ed ex CEO di Dior, ha alle spalle un’infinita esperienza tra abiti e accessori. Il suo passato creativo si muove infatti tra il giornalismo e lo styling.

Nel 2018 Julia apre, insieme ad Oliver Leone, Nodaleto.  Il nome, così particolare, non è altro che l’unione (al contrario) delle sillabe che compongono il cognome: no-da-le-to. 

Nodaleto è un brand di calzature donna che fa dell‘estetica giovanile e femminile contemporanea, fatta da un mix tra stile college e sensualità, il suo punto forte e imprescindibile.

Forse è per questo che tutte le influencer e le attrici ne stanno andando pazze: da Anne-Laure Mais a Camille di Emily In Paris (con la cura dei costumi di niente meno che Patricia Field, la costumista di Sex And The City).

 

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Un post condiviso da Adenorah ♏ (@annelauremais)

Come le descriveremmo se potessimo dirlo in parole..per così dire “semplici“?

Diciamo così: prendete Marc Jacobs, i fiori di Daisy (enormi, colorati ma elegantissimi), la pop-culture, il divertimento e l’eccesso giovanile. Dopo uniteli allo stile “school“, da brava ragazza (o quasi), come Britney nel video di Toxic. Prendete tutta questa estetica e applicatela ad una scarpa classica come la Mary Jane, talmente minimal da poter essere rivisitata un innumerevole quantità di volte, senza mai perdere la sua cifra stilistica fondamentale: ecco a voi, ‘et voilà’ direbbero i francesi, avete la Mary Jane di Nodaleto, che si gonfia sul tacco come uno dei palloncini di Koons.

Fattura veneziana, prodotte in Italia dal distretto calzaturiero del Brenta; ispirazione Venice Beach (che ultimamente sta andando forte, vedi ERL di Eli Russel Linnetz).

Era facile? Forse no, ma qualcuno dice “Nothing worth having comes easy”.

Le potete trovare qui

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Dalla potenza creativa di Los Angeles si sà, nascono alcuni dei migliori prodotti musicali, cinematografici e modaioli del mondo. Non pensiamo sia un caso infatti che tra questi trovi posto il designer-fotografo-regista (e chi più ne ha più ne metta, perchè è veramente un genio creativo) statunitense Eli Russell Linnetz.

Laureato in Sceneggiatura all’Università della California meridionale, ha sviluppato una notevole capacità di cucire quando per necessità economiche ha iniziato ad occuparsi dei costumi dell’opera universitaria.

Fino a qualche anno fa lo conoscevamo per essere uno dei fotografi più influenti nella scena musicale contemporanea: quando guardiamo Famous, di Kanye West, è interessante sapere che gran parte dell’output visivo è dovuto all’influenza che Linnetz (all’epoca solo ventenne!) ha esercitato su Kanye.

Linnetz, fotografodesigner, sta contribuendo attualmente a cambiare l’estetica pop americana, con un lavoro che dal 2015 si protrae fino ai giorni d’oggi, e al momento si sta affermando di sempre più come designer di moda grazie al proprio brand ERL (acronimo del suo nome di battesimo).

Quando Linnetz ci descrive il suo amore per la fotografia, lo descrive così:

“Sono sempre interessato solo alle persone. Usavo la fotografia come un modo di social climbing, per incontrare persone. Forse c’è una malvagità malvagia nel mio lavoro che esiste in ogni celebrità. Quindi penso che siamo stati attratti insieme attraverso questo, e quindi il lavoro è secondario.”

Il suo “stilefotografico è casuale, giocoso e “random“, anche se ritrae alcuni dei personaggi più famosi del pianeta. Questi tratti fancy vengono riportati nell’estetica della sua linea di abbigliamento, che sta facendo impazzire il web già da qualche mese.

Il marchio di ERL è nato dalla collaborazione di Linnetz con il celebre e-commerce Dover Street Market LA, a seguito di una richiesta del market di alcuni drop del designer. Poi la collaborazione ha portato Linnetz ad un’amicizia con Adrian JoffeCEO e direttore creativo di Dover, e da qui è sorta la possibilità di sviluppare (finalmente) la sua visione attraverso il proprio brand.

Brand che concretizza in abiti tutto quello scenario giovanile e un po’ ribelle di Venice Beach, al quale ognuno di noi vorrebbe appartenere: colori sgargianti, motivi pop uniti all’estetica dei surfisti, degli skater e dei ragazzi sbarazzini che popolano la costa. La collezione spazia tra maglioni, pantaloni della tuta, pantaloncini, felpe con cappuccio e magliette.

Il suo lavoro come designer viene riassunto in questo parole:

“Sento che tutto quello che faccio ha una sorta di rappresentazione maniacale di ciò che sta accadendo nel mondo, basata solo sulle persone con cui lavoro, prestanome del nostro tempo”

Qui alcuni dei pezzi più ICON:

 

La felpa in collaborazione con Kanye West:

La giacca blueorange, acquistabile qui:

La shopping bag “MONEY MAKES THE UGLY” , acquistabile qui:

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Intervista ad Ilaria Norsa, co-founder del brand INAN STUDIO https://www.waitfashion.com/intervista-ad-ilaria-norsa-co-founder-del-brand-inan-studio/ https://www.waitfashion.com/intervista-ad-ilaria-norsa-co-founder-del-brand-inan-studio/#respond Mon, 23 Nov 2020 08:49:00 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=93612 Abbiamo fatto una chiacchierata con Ilaria Norsa, co-founder del brand INAN STUDIO, un marchio di cinture attento alla sostenibilità dal design innovativo e funzionale. “Ciao Ilaria, grazie mille per aver accettato il nostro invito. Ti va di parlarci del tuo […]

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Abbiamo fatto una chiacchierata con Ilaria Norsa, co-founder del brand INAN STUDIO, un marchio di cinture attento alla sostenibilità dal design innovativo e funzionale.

“Ciao Ilaria, grazie mille per aver accettato il nostro invito. Ti va di parlarci del tuo percorso e di come sei arrivata a diventare co-founder del brand Inan Studio?”

Grazie a te. Ho cominciato la mia carriera nella moda come stylist e fashion editor nell’ambito dell’editoria indipendente nel 2006. Da allora ho portato avanti questa professione da freelance dedicandomi, oltre che all’editoria, alle consulenze per i brand. 

Grazie a questo lavoro – e ad amicizie in comune – ho conosciuto la mia socia Giulia, founder del marchio di gioielli anGostura. Dopo aver collaborato ad alcuni progetti abbiamo maturato l’idea di creare qualcosa di nuovo, insieme: Giulia desiderava ampliare il suo business all’universo degli accessori ed io da anni avevo nel cassetto il sogno di realizzare un brand di cinture “multifunzionali” ispirate al mondo della nightlife. 

A ottobre del 2019 abbiamo cominciato a sviluppare l’idea e all’inizio del 2020 è nato INAN.

“Inan è un marchio Made in Italy e attento alla sostenibilità. Dove e come vengono realizzati i vostri prodotti?”

I nostri prodotti vengono realizzati interamente in Italia, per la precisione a Firenze. Abbiamo deciso di affidarci a una produzione che avesse a cuore quanto noi la sostenibilità e l’artigianalità. Seguiamo personalmente la ricerca dei materiali e lo sviluppo della metalleria, con un approccio al prodotto tutto artigianale.

 

“Come mai avete scelto proprio la cintura come accessorio?”

La cintura è un accessorio versatile, capace di dare un valore aggiunto a un look anche semplice. Desideravamo creare dei prodotti che facessero sentire speciali le nostre clienti, anche con un jeans e una t-shirt. Inoltre il concetto di multifunzionalità intrinseco al nostro prodotto permette di sostituire la cintura alla borsa: la maggior parte dei modelli sono dotati di tasche studiate per contenere i-phone e oggetti personali. Per poter ballare con le mani libere!

 

 

“Quali sono le vostre icone di riferimento e da dove prendete ispirazione?”

La nostra ispirazione ha radici nel mondo della night life: le influenze spaziano dal mondo del clubbing techno a quello dei festival. La musica in generale e le sue icone ci offrono una costante ispirazione.

 

“Si tratta della primissima collezione per Inan studio. Come la definiresti?”

No season, Genderless, Sexy, Nocturnal, Bold.

 

“Qual’è il pezzo must have di questo inverno?”

La Multi belt è la star assoluta di INAN, best seller incontrastato e super richiesto.

 

 

“Come state affrontando le difficoltà del periodo?”

Non è sicuramente stato un momento facile per affacciarsi al mondo della moda e dell’imprenditoria, soprattutto considerando che le occasioni d’uso per un prodotto come il nostro sono abbastanza limitate. Ma il fatto di esserci concentrate sulla forte identità dei nostri prodotti ci sta permettendo di emergere facendo sentire la nostra voce.

 

“Se potessi collaborare con un qualunque brand, quale sceglieresti?”

Probabilmente più che con un brand ci piacerebbe collaborare con dei personaggi o delle realtà legate al mondo della musica, dell’arte e dell’intrattenimento. Abbiamo delle idee ma per scaramanzia preferiamo tenerle per noi.

 

“Quali credi che siano le condizioni imprescindibili, dalla produzione alla comunicazione digitale,  per un brand al giorno d’oggi?”

Sosteniblità, qualità e identità del prodotto. 

 

 

“Come vedi te e il tuo brand tra 5 anni? Hai già in mente progetti per il futuro?”

Tra 5 anni personalmente spero di poter gestire il brand tornando a vivere nel mio posto del cuore, Ibiza. E spero che ci siano talmente tante persone coinvolte nel nostro business che potrò permettermi di dedicarmi solo allo stile.

 

-“Cosa consiglieresti ad un giovane designer che si approccia al mondo della moda?”

Consiglierei di puntare sulla propria identità senza paura di essere una voce “fuori dal coro”. 

 

Info e contatti

Potete acquistare le meravigliose cinture di INAN STUDIO sul loro sito ufficiale.

Per scoprire di più date un’occhiata al profilo Instagram di Ilaria Norsa e del brand!

 

 

 

Leggi anche l’intervista a Nima Benati

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Brand to watch: HALÍTE https://www.waitfashion.com/brand-to-watch-halite/ https://www.waitfashion.com/brand-to-watch-halite/#respond Tue, 17 Nov 2020 09:08:42 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=92581 Il brand made in Puglia HALÍTE, che in greco significa “pietra di sale”, si chiama così poiché realizza borse e gioielli con l’utilizzo del cristallo del sale, tipico della zona. I modelli sono realizzati a mano ed è possibile personalizzarli […]

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Il brand made in Puglia HALÍTE, che in greco significa “pietra di sale”, si chiama così poiché realizza borse e gioielli con l’utilizzo del cristallo del sale, tipico della zona.

I modelli sono realizzati a mano ed è possibile personalizzarli in modo da rendere ogni prodotto unico. 

Tutti i pezzi sono acquistabili sullo shop online.

I prezzi variano per le borse dai €68 ai €168, per i gioielli dai €18 ai €50.

Per scoprire tutte le novità sul brand date un’occhiata alla loro pagina Instagram!

Ecco alcuni dei nostri modelli preferiti:

 

 

 

Dai un’occhiata anche ai 10 capispalla, secondo Wait!, da acquistare su SHOPenauer!

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Intervista ad Andrea Coli, Founder e Direttore Creativo di Benevierre https://www.waitfashion.com/interview-with-andrea-coli-founder-and-creative-director-of-benevierre/ https://www.waitfashion.com/interview-with-andrea-coli-founder-and-creative-director-of-benevierre/#respond Thu, 12 Nov 2020 17:02:52 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=92541 Andrea Coli, Founder e Direttore creativo di Benevierre Andrea Coli è il designer di Benevierre, brand che unisce la sartorialità alle grafiche dal gusto pop. I suoi prodotti, indossati da personaggi del jet set italiano quali: Morgan, Luchè, Tommaso Zorzi […]

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Andrea Coli, Founder e Direttore creativo di Benevierre

Andrea Coli è il designer di Benevierre, brand che unisce la sartorialità alle grafiche dal gusto pop. I suoi prodotti, indossati da personaggi del jet set italiano quali: Morgan, Luchè, Tommaso Zorzi e Boss Doms, sono in grado di rappresentare personalità e stili che si trovano agli antipodi.

 

Ciao Andrea, benvenuto su Wait! Puoi raccontarmi un po’ del tuo background?

La mia passione per l’abbigliamento molto probabilmente deriva da mio padre. Ho sempre avuto le mie idee sulla moda e non riuscendo a trovare capi che soddisfacessero i miei gusti, a 16 anni circa ho iniziato con il comprare tessuti per farmi realizzare camicie, pantaloni, maglioni e tanto altro da alcune sarte. Contemporaneamente il sabato sera, all’interno di un paio di locali, pitturavo a mano con vernici acriliche t-shirts, disegnando su richiesta della “clientela”.

Ho sempre disegnato capi per poi farmeli realizzare fino a 23 anni circa, quando prossimo a laurearmi in lingue, ho chiesto ad un sarto se mi potesse aiutare ad imparare a cucire a mano ed a macchina. Ho passato circa 6 mesi nel suo atelier a ricamare asole a mano, puntare la fodera interna di cappotti e cucire bottoni.

Una volta laureato, ho deciso di proseguire con la mia passione ed ho creato Benevierre, la mia linea di abbigliamento.

 

Hai detto che la passione per l’abbigliamento deriva da tuo padre. Credi che la sua influenza si rifletta ancora nelle tue creazioni?

No, abbiamo gusti abbastanza diversi. La sua è sempre stata un’ “influenza” passiva, ma positiva. Nell’abbigliamento come nella vita in generale.

 

Qual è l’ispirazione principale nel tuo processo creativo?

Sinceramente credo di non avere una fonte di ispirazione principale, mi baso sulla mia vita. Mi appunto a mano pensieri e riflessioni su un quaderno che porto sempre con me. Scatto circa dieci fotografie al giorno a qualsiasi cosa possa farmi pensare ad un capo, una qualsiasi fonte di ispirazione, che poi salvo in un album sul telefono. Mi piace tanto l’arte e la storia, soprattutto il ‘900. L’unione di tutto questo crea le mie collezioni.

“Mi piace pensare e dire che la collezione più bella sarà sempre quella della stagione che verrà. Ad ogni modo tutte mi hanno fatto piangere e gioire”

 

Concentriamoci su Benevierre, hai voglia di parlare dell’origine del nome e di come il brand ha mosso i primi passi nel mercato?

 Il nome Benevierre è frutto di un viaggio di ritorno in autostrada, Milano-Pesaro. Volevo trovare un nome che potesse essere elegante e allo stesso tempo sofisticato nella pronuncia. Sono partito da Milano ed all’altezza di Forlì circa, mi segnai il nome “Benevierre” su di un post-it.

Durante il lancio della prima collezione arrivai in ritardo con i tempi. Sbagliarono a stamparmi una delle trame della prototipia, sbagliarono un leopardato che invece di essere stampato all over era discontinuo. Persi un mese di campagna vendita, ma ottenni comunque un buon risultato. Le prime regioni in cui ho venduto Benevierre sono state l’Emilia-Romagna e la Campania.

 

Abbiamo visto che hai realizzato tre collezioni: zelotipia, galatia e macedonia… Sono legate da un Fil-Rouge? Quale di queste ti ha dato maggiore soddisfazione?

Spero e penso di aver trasmesso lo stesso pensiero nelle tre collezioni, per me è importante che ogni collezione sia riconducibile ed abbia un filo conduttore con la precedente e la successiva. Quindi si, tutte le collezioni sono tra loro collegate. Mi piace pensare e dire che la collezione più bella sarà sempre quella della stagione che verrà. Ad ogni modo tutte mi hanno fatto piangere e gioire per motivazioni diverse, ma tutte mi hanno regalato le soddisfazioni necessarie per andare avanti e disegnare ancora.

 

Voglio farti qualche domanda più specifica partendo da uno dei miei pezzi preferiti, la “multihearts shirt”. Sono curiosa di conoscere le caratteristiche tecniche del capo, come e dove viene realizzato!

La camicia “heart” rappresenta per me la realtà, la vita. Camicia bicolore, nera e rossa con cuori interi e cuori spezzati. Apparentemente semplice poiché caratterizzata da due elementi: due cuori. Rappresenta la ciclicità dell’amore, degli stati d’animo… La ciclicità umana. Semplice ma allo stesso tempo profonda.

Tutti i capi Benevierre vengono realizzati in Italia da laboratori artigiani. Anche sotto questo aspetto cerco sempre di dare continuità al mio percorso, continuando il procedimento di realizzazione manuale dei capi con cura ed attenzione maniacale tipica di ogni artigiano come me, dal taglio del tessuto allo stirare ed imbustare ogni camicia.

Multihearts Shirt

 

Secondo te l’artigianalità può contribuire ad un fashion system sostenibile?

Assolutamente si. Penso che artigianato sia sinonimo di cura, attenzione e conoscenza.

Dovrebbe essere alla base di ogni azienda, alla base di ogni persona. Tutti dovremmo essere artigiani, nei rapporti umani, nel lavoro e in generale nella vita. Toccare con mano, approfondire e rispettare nella più ampia accezione che la parola possa avere.

 

Per l’ultima domanda guardiamo al futuro! Quali sono i prossimi progetti in vista per Benevierre?

 A gennaio uscirà “Narciso”, la quarta collezione. Ci saranno delle novità in termini di capi, materiali e forme. Non ringrazio mai abbastanza tutte le persone che lavorano con me in questo progetto tutti i giorni, in orari folli e senza giorni di riposo.

Spesso si guarda sempre lontano, si guarda anche giustamente al futuro, quasi sottovalutando quel che si è costruito passo dopo passo. Sono il primo a fare ciò, inevitabilmente, ma ringrazio e sono ben consapevole di quello che abbiamo costruito fin ora. Stiamo valutando diverse opzioni in diversi ambiti: da collaborazioni a nuovi mercati. I prossimi mesi saranno intensi, come sempre fortunatamente, ma potrebbero portare ad ulteriori e belle novità.

 

CONTATTI

Sito Web: www.benevierre.it

Instagram: @benevierre

Facebook: Benevierre

 

 

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Intervista a Nima Benati: la fotografa under 30 che ci fa sognare attraverso i suoi scatti https://www.waitfashion.com/intervista-nima-benati-la-fotografa-under-30-ci-sognare-suoi-scatti/ https://www.waitfashion.com/intervista-nima-benati-la-fotografa-under-30-ci-sognare-suoi-scatti/#respond Thu, 12 Nov 2020 11:38:28 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=92538 Nima Benati si racconta a Wait! Fashion. Nima Benati, classe 1992, è una fotografa italiana che si è fatta strada nel mondo della fotografia di moda da giovanissima, fino ad arrivare a scattare le campagne pubblicitarie dei più importanti brand […]

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Nima Benati si racconta a Wait! Fashion.

Nima Benati

Nima Benati, classe 1992, è una fotografa italiana che si è fatta strada nel mondo della fotografia di moda da giovanissima, fino ad arrivare a scattare le campagne pubblicitarie dei più importanti brand nel panorama del fashion. Le sue immagini, sempre studiate nel minimo dettaglio e mai banali, l’hanno portata a vincere l’ Emerging Talent Fashion Award nel 2017, ed una nomina su Forbes 30 Under 30 nel 2019. 

La sua estetica fortemente riconoscibile è ciò che la distingue e che l’ha portata ad essere artefice di alcuni degli scatti che ogni giorno vediamo su riviste, social e cartelloni pubblicitari: quelle fotografie che ci incantano e ci fanno sognare per la loro cura e singolarità.

Fonte di ispirazione per i Millennials, Nima è ciò che si può definire un modello di successo da seguire: è la storia di una ragazza che è riuscita a trasformare la sua passione in professione, grazie alla dedizione e alla sua immancabile voglia di fare. Quando si guardano i suoi profili social, quasi non si riesce a distinguere le sue foto personali da quelle del suo lavoro; ciò delinea l’importanza che ha la personalità di Nima all’interno dei suoi scatti: la cura e l’estetica ben precisa è sicuramente ciò che ha incantato i suoi 700k followers.

Stiamo parlando di una delle personalità più influenti del panorama italiano, la cui forza è mostrare la propria fragilità, in un’epoca in cui, raccontarsi senza filtri, è la cosa più coraggiosa che si possa fare. Per questo, noi di Wait! Fashion, abbiamo intervistato questa donna forte e di successo, che non ha paura di mostrare chi è veramente.

Sara Giunti FW 19-20 by Nima Benati

Ciao Nima, innanzitutto grazie per la disponibilità. Partiamo dai tuoi inizi, cosa ti ha portata ad avvicinarti alla fotografia così giovane?

Mi sono innamorata della fotografia a 11 anni, aprendo un giornale di moda mentre aspettavo mia madre in un negozio. Su quel giornale trovai una campagna di Gucci by Tom Ford che  catturó completamente la mia attenzione: non avevo idea di cosa fosse, non capivo cosa rappresentasse. Non avevo mai visto nulla del genere, ma tornai in quel negozio ogni giorno per una settimana per poter riguardare quell’immagine.
Non saprei dire quando ho capito che sarebbe stato il mio futuro, ma considerato che ho rischiato tutto facendo un mutuo per il mio primo studio appena compiuti 18 anni, direi che ero piuttosto convinta già allora!

 

In che modo sei riuscita a far diventare la tua passione una professione? Quali ostacoli hai incontrato?

Ho iniziato fotografando la mia compagna di banco in prima superiore, sperimentavo su di lei!
Un giorno mi convinse ad iscrivermi a Facebook, appena sbarcato in Italia, e creai un album pubblico intitolato “le mie foto”.
Fin dal primo giorno iniziai a ricevere richieste per scattare foto simili a tantissime ragazze, che arrivavano anche da altre città. A 18 anni avevo già scattato più di 200 persone e messo abbastanza da parte per comprare un piccolissimo studio in periferia.

Dolce & Gabbana by Nima Benati

Pensi che i social ti abbiano aiutata a lanciare la tua carriera? Ti piace essere definita una influencer?

Sarò banale o deludente ma non ho mai scritto/postato qualcosa con lo scopo di ‘diventare famosa’ (in tanti mi scrivono chiedendo come fare ad aumentare i propri followers) ma semplicemente perché ho sempre avuto questa passione per condividere qualsiasi cosa mi succeda. Sono una persona estremamente insicura, timida e spaventata dal mondo, ma invece di rispondere a questo ‘malessere’ chiudendomi in me stessa ho questa stranissima reazione di aprirmi giocando con me stessa apparendo audace ed esibizionista!

 

Chi sono i tuoi fotografi di riferimento?

Da più piccola veneravo Mert&Marcus e Testino, crescendo mi sono appassionata di più a Roversi e Tim Walker, ma il grande amore rimane Meisel!

Dolce & Gabbana by Nima Benati

Nel tuo portfolio clienti vanti alcuni dei nomi più importanti nel panorama del fashion. C’è un brand che ancora sogni di poter scattare?

Mi piacerebbe molto lavorare con Versace, mi sento in linea con il brand sia dal punto di vista fotografico sia come donna: indipendente, forte, senza paura di esprimere la propria sensualità.
Come musa, non ne ho una in particolare ma le modelle sono sempre la mia ispirazione numero uno. Mi piace la bellezza non scontata, quando un tratto prevale sugli altri riuscendo però a non togliere equilibrio dal viso. Tra le top model che ho sempre sognato di scattare ci sono Lindsey Wixson e Daphne Groeneveld!

 

Qual’è invece la campagna pubblicitaria della quale sei più soddisfatta?

E’ troppo prematuro poterlo dire con sicurezza, ma credo che la mia campagna ‘Like in a Rubens painting’ per Dolce & Gabbana sia sicuramente stata una svolta nella mia carriera: i risultati del successo di quelle immagini molto apprezzate da un vasto pubblico, stavano arrivando. Ma a fine febbraio con l’avvento della pandemia dettata dal Codiv-19, si sono bloccate tutte le proposte artistiche e lavorative che stavo sviluppando.

“Like in a Rubens painting” by Nima Benati

Recentemente hai realizzato la cover di Vanity Fair. Preferisci scattare editoriali o campagne pubblicitarie? In quale dei due casi ti senti più libera di esprimerti?

Sicuramente il mio obiettivo primario è quello di riuscire a distaccarmi dall’ immagine commerciale, rinunciare ad alcuni money jobs per dedicare del tempo a progetti personali che esplorino ciò che davvero vorrei comunicare.
Riuscire a catturare una bellezza più misteriosa, regalare una lettura più complessa allo spettatore.

Vanity Fair cover Cristina D’Avena by Nima Benati

Alcuni ti criticano per il tuo stile “troppo patinato”. Tu come lo definiresti?

Credo che le mie foto abbiano un filo conduttore perché essendo seguite  in prima persona dallo scatto alla postproduzione, inevitabilmente hanno la stessa anima e una sorta di ripetizione.
È una cosa che in realtà vorrei superare, mi piacerebbe stupire con qualcosa di davvero diverso, ma trovo molto difficile ‘uscire da me stessa’ , ho delle barriere e dei limiti che cerco di abbattere ma mi ritrovo spesso a tornare sempre dove mi sento al sicuro.
Sono cresciuta studiando con grande passione storia dell’arte e mi ritrovavo sempre a soffermarmi con più intensità sulle opere neoclassiche, romantiche e decadenti: non cerco di riportare nulla di ciò che ho studiato nei miei scatti, è semplicemente parte di me, il mio gusto estetico, il mio carattere.

 

Che consiglio daresti ai ragazzi che al giorno d’oggi vogliono approcciarsi alla fotografia?

Di non aspettarti di ottenere al primo scatto la copertina di Vogue ma di accettare i propri limiti e cercare di migliorarsi scatto dopo scatto con grandissima pazienza e dedizione.

YSL Parfume by Nima Benati

 

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Intervista ad Angelica Oprandi, co-fondatrice del brand di maglieria Made in Italy Mirella De Mori https://www.waitfashion.com/intervista-ad-angelica-oprandi-co-fondatrice-del-brand-maglieria-made-italy-mirella-de-mori/ https://www.waitfashion.com/intervista-ad-angelica-oprandi-co-fondatrice-del-brand-maglieria-made-italy-mirella-de-mori/#respond Mon, 09 Nov 2020 14:42:10 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=92166 Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Angelica Oprandi, una delle due fondatrici di un brand di maglieria Made in Italy, Mirella De Mori. “Ciao Angelica, grazie per aver accettato il nostro invito. Ci racconti un po’ di te e del brand […]

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Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Angelica Oprandi, una delle due fondatrici di un brand di maglieria Made in Italy, Mirella De Mori.

“Ciao Angelica, grazie per aver accettato il nostro invito. Ci racconti un po’ di te e del brand Mirella De Mori?”

“Ciao Benedetta, grazie a te per l’invito, è un piacere! Io e mia sorella, Sabrina, abbiamo fondato Mirella De Mori nel 2018. Mirella De Mori è un brand di maglieria total-look, principalmente in cashmere e filati naturali. La nostra famiglia ha un maglificio da circa sessant’anni anni gestito prima da mia nonna, Giuseppina De Mori ed ora da mia mamma, Mirella, da qui il nome del brand.”

 

“Quali sono le caratteristiche principali e i punti di forza dei vostri prodotti?”

“La produzione avviene totalmente all’interno del nostro maglificio in provincia di Bergamo; il Made in Italy, l’esperienza e la cura del dettaglio é ciò che sicuramente contraddistingue il nostro prodotto. A questo si aggiunge uno studio di un design innovativo di volumi, colori e texture.”

 

 

“Qual’è il capo iconico del brand?”

“Più che un vero e proprio capo iconico abbiamo dei look timeless e bestseller che riproponiamo ogni anno con alcune variazioni. Per esempio la gonna in plissé in lana merinos, oppure la tuta in cashmere composta da pantalone e felpa con cappuccio o in alternativa la versione della maglia con le doppie maniche in vita.”

 

“Il marchio Mirella De Mori viene portato avanti da te e da tua sorella, come gestite il vostro lavoro?”

“Sabrina è architetto, mentre io ho studiato fashion business. Abbiamo due caratteri opposti ma per questo ci completiamo abbastanza. La maggior parte del lavoro lo facciamo in team, comunque di base lei si occupa della parte di immagine, mentre io di quella commerciale.”

 

 

“Quali sono i progetti futuri? Come affronterete l’incertezza dei prossimi mesi?”

“Da marzo ad oggi il mondo é veramente cambiato. Sicuramente stiamo puntando sull’online, al momento stiamo lavorando al progetto di creare un nuovo show-room digitale, essendo che ora come ora non tutti i clienti sono disposti a venire nel nostro show-room a Milano per acquistare la collezione oppure non possono a causa della restrizioni Covid. Nonostante tutto penso che nel mondo del lavoro di oggi non é possibile temporeggiare o fare scelte a metà aspettando un cambiamento, bisogna essere flessibili e prendere le decisioni con positività e coraggio.”

 

“Se potessi scegliere un brand con il quale collaborare, quale sceglieresti?”

“Se dovessi pensare a una collaborazione per MDeM mi piacerebbe farla con un brand di sportwear.”

 

 

“Cosa consiglieresti ad un giovane imprenditore che muove i primi passi nel mondo della moda?”

“Essendo anche io una giovane imprenditrice accetto volentieri consigli! Comunque suggerisco di iniziare, perché se si crede in qualcosa bisogna farlo, senza aspettare che tutto sia perfetto. Io penso che per chi è bravo, ambizioso e mette amore e passione in quello che fa ci sia sempre una strada per fare quello in cui crede.”

 

 

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Aperti i casting per la serie TV di Sky Original con Salmo: Blocco 181 https://www.waitfashion.com/castings-are-open-for-the-tv-series-of-sky-original-with-salmo-block-181/ https://www.waitfashion.com/castings-are-open-for-the-tv-series-of-sky-original-with-salmo-block-181/#respond Fri, 06 Nov 2020 12:05:12 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=92195 Avevate già sentito parlare della serie TV creata da Salmo con Sky Original: Blocco 181? Personalmente, da fan del grande Lebonwski, sì! E proprio ieri ho intercettato in una delle sue stories l’annuncio che i casting per gli attori sono […]

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Avevate già sentito parlare della serie TV creata da Salmo con Sky Original: Blocco 181?

Personalmente, da fan del grande Lebonwski, sì!

E proprio ieri ho intercettato in una delle sue stories l’annuncio che i casting per gli attori sono aperti.

Si cercano ragazze e ragazzi tra i 18 e i 30 anni provenienti dal Nord Italia e ragazze e ragazzi tra i 18 e i 35 anni di origini latino-americane e nordafricane.

Ma di cosa parlerà la serie tv? E qual è esattamente il ruolo di Salmo?

Blocco 181 è un complesso edilizio della periferia di Milano e farà da sfondo alle vite complicate di Bea, Marco, Daniele e un ex pugile, interpretato da Salmo.

Bea è una ragazza latino americana che si trova a dover scegliere tra l’amore per la sua famiglia e la sua gang e una vita migliore.

Il personaggio di Salmo, invece, fa da”collante”, poiché è il proprietario di una palestra che diventerà il luogo di ritrovo di svariati personaggi.

Il rapper non ha solo un ruolo nel cast, ma si occuperà anche della produzione creativa e musicale.

Ecco il teaser: 

 

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“FREE GAME”: Virgil Abloh ci insegna come creare un brand https://www.waitfashion.com/free-game-virgil-abloh-ci-insegna-creare-un-brand/ https://www.waitfashion.com/free-game-virgil-abloh-ci-insegna-creare-un-brand/#respond Fri, 23 Oct 2020 13:14:18 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=90999 Tutte le nozioni fondamentali per dare vita al proprio brand in un unico sito web.  A seguito dei gravi episodi di razzismo avvenuti negli Stati Uniti, Virgil Abloh ha deciso di sostenere la formazione dei giovani creativi di colore, smosso […]

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Tutte le nozioni fondamentali per dare vita al proprio brand in un unico sito web. 

A seguito dei gravi episodi di razzismo avvenuti negli Stati Uniti, Virgil Abloh ha deciso di sostenere la formazione dei giovani creativi di colore, smosso in particolare dalle ancora presenti disparità nelle opportunità, sopratutto nel settore in cui ha primeggiato personalmente.

Così è nato FREE-GAME, il portale web in cui, attraverso 12 punti chiave, il designer fornisce tutte le nozioni necessarie per creare il proprio brand. Tra brevi descrizioni e approfonditi tutorial, Virgil Abloh ci insegna, in modo del tutto gratuito, come dare vita ad un proprio marchio, partendo dall’importante scelta del nome alle istruzioni per ottenere un copyright, fino a come utilizzare i programmi di Adobe e aprire un e-commerce.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

~ mass-mentorship concept now live. the goal is to lead by example. rhetoric is a slippery slope i don’t skate on. ~ link in bio

Un post condiviso da “POST-MODERN” (@post_____modern) in data:

Come parte della mia iniziativa per rendere il design, l’arte e la cultura più inclusivi verso i giovani designer di colore che provengono da ambienti non tradizionali, volevo aiutare a fornire i mezzi per avanzare la loro carriera. Sto lanciando questa piattaforma per offrire un accesso diffuso alle informazioni e al tutoraggio. Le nozioni e gli strumenti che ho utilizzato per formulare la mia carriera sono aperti a tutti. Gratis.

FREE GAME”, è inoltre in linea con l’altra iniziativa di Virgil Abloh, POST-MODERN, le borse di studio realizzate per fornire agli studenti di colore un’istruzione nel settore moda attraverso la raccolta fondi e un tutoraggio in collaborazione con la Fashion Scholarship Foundation. L’obiettivo del programma non è solo quello di guidare le nuove generazioni, ma è soprattutto quello di “aprire le porte” per tutti coloro che vogliono fare parte del fashion system.

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Intervista a Pietro Migliucci, fondatore del brand sostenibile 10 05 https://www.waitfashion.com/intervista-pietro-migliucci-fondatore-del-brand-sostenibile-10-05/ https://www.waitfashion.com/intervista-pietro-migliucci-fondatore-del-brand-sostenibile-10-05/#respond Wed, 21 Oct 2020 12:08:55 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=90897 Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Pietro Migliucci, designer di origini campane che ha lanciato nel 2019 un brand sostenibile, Modus Vivendi, ad oggi ribattezzato 10 05.     “Ciao Pietro, grazie per aver accettato il nostro invito. Com’è iniziato il tuo […]

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Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Pietro Migliucci, designer di origini campane che ha lanciato nel 2019 un brand sostenibile, Modus Vivendi, ad oggi ribattezzato 10 05.

 

 

“Ciao Pietro, grazie per aver accettato il nostro invito. Com’è iniziato il tuo percorso nella moda? Da dove nasce Modus Vivendi?”

“Il mio percorso nella moda nasce per caso. Decisi di iscrivermi all’Accademia di belle arti di Napoli e poi ho ritrovato lì la mia strada, il mio percorso che mi ha portato ovunque in giro per il mondo. Ho infatti studiato, grazie al mio percorso ERASMUS, a Riga, Lettonia, presso l’Accademia di belle arti, e in Belgio, a Bruxelles. Dal 2019 ho deciso di curare ogni aspetto del brand MODUS VIVENDI, ad oggi 10 05_diecizerocinque.

Un “modo di vivere” è questo il concetto alla base della mia idea di moda. MODUS VIVENDI, che semplificato e puntato diventa MV, che in numeri rimani corrisponde all’anno 1005, dal quale DIECIZEROCINQUE.

La bellezza è nel nostro #MODUSVIVENDI, come un accordo provvisorio tra due parti: essenza e apparenza, basato su mutue concessioni in una tacita comprensione tra di loro, al fine di mantenere le prestazioni di normali relazioni quotidiane. Nel nostro #MODUSVIVENDI la bellezza non ha limiti dettati dall’estetica standardizzata. La bellezza non ha età, confini, luoghi comuni. La bellezza è l’essenza della vita. Vogliamo che tutti si sentano belli, senza pregiudizi o giudizio degli altri, la bellezza si trova nei modi di fare e di essere. La bellezza è invisibile agli occhi.

Il nostro logo 10 05 prende vita dai numeri romani M V.”

 

 

“Quali sono gli elementi caratteristici dei tuoi capi? Come definiresti il tuo stile?”

“10 05 si impegna ad essere un brand eco, green e soprattutto sostenibile. Ogni capsule collection è pensata in modo completamente ecosostenibile: vengono utilizzati materiali tessili riciclati, tessuti rinnovati, vecchi capi in disuso, abiti vintage destrutturati e rigenerati, materiali di scarto da rifiuti plastici materiali, patchwork di tessuti con abiti vintage, materiali da costruzione. Con un formula ” 0 inquinamento “, ogni tipo di rifiuto tessile e plastico viene utilizzato come imbottitura per bomber, giacche e accessori. Un modo per preservare la nostra amata terra, madre di tutte le bellezze. Lo stile di 10 05 è un ricercato street_wear in versione cargo con accenni e cura dei dettagli degno di un haute couture.”

 

“La nuova collezione è stata presentata attraverso una vera e propria performance e lancia dei messaggi molto importanti, ti va di parlarcene?”

“10 05 ha esordito a Roma, in una delle settimane della moda romana più attese di sempre, durante l’evento di AltaRoma, con la capsule collection “PLEASE FEED FAT PEOPLE”. Ho preferito far indossare la collezione a persone della quotidianità, non solo classici modelli. Infatti hanno sfilato due amiche oversize, un signore ottantenne del mio paese, due sorelle albine, un ragazzo con le protesi. Persone del tutto lontane al mondo della moda in un’unica passerella. Senza creare gruppi, cerchi o eventi dedicati. Tutti insieme, cosa che dovrebbe essere normalissima. Invece oggi si lavora su un’inclusività che tende ad escludere, come eventi dedicati ad oversizer, negozi per taglie forti, eventi di moda inclusivi che mettono alla porta ragazze affette da nanismo per immagine. Questa non è inclusione ma è prendere in giro se stessi e gli altri facendo finta di fare del bene dei confronti della società e della comunità.

La seconda tappa è stata Milano, in Piazza Duomo, il 19 febbraio 2020. Dove abbiamo presentato il nostro MANIFESTO ALLA BELLEZZA. La bellezza quotidiana, vera, semplice, è scesa finalmente in strada grazie al movimento “modus vivendi”. La manifestazione si é tenuta a Milano lo scorso 19 febbraio. La capitale della moda italiana è stata letteralmente invasa da ‘umani’ portatori di messaggi, persone normali provenienti da diverse parti del mondo, e senza distinzione di età, colore o status sociale, che muovendosi da punti diversi della città, hanno raggiunto tramite mezzi pubblici, privati o a piedi il Duomo, davanti al quale sono rimasti per 15 minuti immobili mostrando dei cartelli con dei messaggi importanti: “fashion has no size”, “fashion has no limits”, “beauty has no limits”, “in the name of freedom”, “my body is my freedom”e tantissimi altri messaggi.

 

 

Così la moda è stata fruita da tutti, abbandonando l’extra lusso e le varie gerarchie sociali.

La performance è iniziata distribuendo il ‘Manifesto alla bellezza’ per le strade della città unendoci e infiltrandoci tra la folla fino ad arrivare al Duomo, davanti all’imponente facciata gotica. Tutti i corpi, messi in fila in maniera del tutto casuale hanno atteso il LA del direttore musicale e sperimentatore Venovan il quale con un tocco di bacchetta ha diretto concettualmente il noto brano ‘Bella Ciao’.

Ogni umano ha alzato il manifesto di protesta che aveva tra le mani e come per magia ogni corpo è diventato scultura sonora per ‘15 minuti ricalcando e riproducendo, in maniera contemporanea, le guglie e la mitica facciata in marmo bianco del Duomo.

Ogni corpo emanava vibrazioni quindi suono, vibrazioni che sono frutto del contesto in cui il corpo è messo o non messo, a disagio o a proprio agio, nella città, un pò come Benjamin ha definito lo “hic et nunc”. Ogni sguardo o emozione emanata da un passante viene percepita e ritrasmessa in vibrazione dai corpi.

Dopo 15 minuti, stravolgendo i canoni dell’alta moda e del lusso della fashion week, gli “umani”sono spariti tra le viscere della città tra mezzi pubblici e stradine, per ridare aria e rigore alla storica cornice di Piazza Duomo lasciando così il fruitore incredulo dell’accaduto, con una sola testimonianza: il manifesto alla bellezza scritto appositamente per l’evento.

Come cita il manifesto: la bellezza è nel nostro modus vivendi.
E credo che questi punti siano fondamentali per il nostro Manifesto.

– La bellezza non ha limiti dettati da canoni estetici. La bellezza non ha età, nè confini, nè luoghi comuni. La bellezza è l’essenza della vita.

-Vogliamo che tutti possano sentirsi belli, senza pregiudizio o giudizio altrui, la bellezza la si trova nei modi di fare, di essere. La bellezza è invisibile agli occhi.

-Vogliamo eliminare le differenze di genere. All’unisono, senza età, razza, religione, appartenenza sociale, forma o diversità. Tutti devono essere liberi di esprimersi attraverso il proprio corpo.

-Crediamo che per sentirsi bene bisogna amarsi e non aver paura di mostrare quello che siamo, indipendentemente dal sesso, dal colore della pelle, e dalla religione che professiamo.

– Non vogliamo categorie, gruppi o appartenenza; la moda deve essere espressione della società quotidiana, specchio della vita reale non una mera distopica utopia.

– Non vogliamo caste, antiche nicchie e indistruttibili cerchie, la moda, come l’arte, deve essere fruibile a tutti e che sia tradizionalmente innovativa, all’avanguardia su aspetto tecnico e ambientale e soprattutto che sia sostenibile.”

 

 

 

“La sostenibilità è uno dei punti chiave del tuo brand. Cosa significa per un brand essere sostenibile e quanto è difficile mantenere gli standard?”

“Il processo creativo ecosostenibile è da sempre parte fondamentale. Credo che la creatività faccia parte del DNA. Per alcuni è un dono, una dote innata. Non puoi farne a meno neanche quando prepari un semplice piatto di pasta. Averla abbinata alla visione green è stato il connubio perfetto. Per il discorso eco devo dire che è da sempre che evito sprechi, limito l’uso della plastica o di sostanze chimiche nocive. Faccio di tutto per limitare errori verso l’ambiente. Ma questo già nella vita privata, e molto prima che nascesse 10 05. Quindi non avrei potuto fare altrimenti anche con il mio brand. Non è semplicissimo mettere su un brand ecosostenibile, ci sono tantissime cose da tenere in considerazione. Dalla produzione, al lavaggio, alla manutenzione, passando per i canali di distribuzione, social, pubbliche relazioni. Tutto ha un impatto sull’ambiente, anche alcune cose che diamo per scontato; però allo stesso tempo più la sfida è complicata più il risultato sarà desiderato e dovrebbe essere questo il punto chiave di ogni lavoro o progetto.”

 

“Cosa pensi del periodo che stiamo vivendo adesso dal punto di vista della moda? In che direzione si dovrebbe andare e in cosa si dovrebbe cambiare?”

“L’unica cosa che andrebbe cambiata credo sia la sovrapproduzione. “More quality less quantity”, il motto che da sempre contraddistingue 10 05. Curare il capo al dettaglio, nei minimi particolari. Il mondo ci impone quasi di essere avanzati con la tecnologia: per questo motivo stiamo lavorando insieme al sito internet ed e-commerce ad una piattaforma dalla quale accedere e personalizzare i prodotti. Inserendo taglie, misure, tessuti (naturalmente in questo caso dipenderà dalla disponibilità dei tessuti del momento ma puntiamo su manipolazioni di tessuti, patchwork, tecniche di rivisitazione), zip, tagli e ogni particolare che si vuole aggiungere. In modo da evitare la sovrapproduzione, appunto.”

 

 

“In una chiacchierata mi dicevi che il tuo “è più un lavoro concettuale che moda indossabile”. Ti va di approfondire l’argomento?”

Il concetto di moda ideale e artsistica più che di moda indossabile, riferito alla vendibilità, credo sia fondamentale. Per gli ideali si combatte, si vive. Meglio dieci vittorie per un’ideale che mille per una moda priva di storia.”

 

“Quali sono i tuoi progetti futuri?”

“Prima del futuro cerchiamo di vivere il presente. Stiamo lavorando alla terza tappa del progetto. Sicuramente per l’anno prossimo, sicuramente a Napoli e sicuramente nel modo più dettagliato possibile. L’obiettivo di 10 05 è di mantenere sempre un certo grado di sartorialità, con una decisione abbastanza particolare: fino al capo numero 1000 sarà tutto fatto rigorosamente a mano e tutto total white. Come se fosse un modo di presentare il concetto materializzato ma ancora in forma embrionale. Dal millesimo capo sarà tutto da vivere.”

 

 

“Cosa consiglieresti ad uno studente che muove i primi passi verso una moda più sostenibile?”

“Il consiglio per ogni persona che cerca di portare avanti con passione e amore una scelta come quella della sostenibilità è quello di lavorare prima sulle proprie scelte personali, quelle di vita quotidiana, per poi riportare il tutto nel mondo della moda.”

 

“Dove possiamo acquistare i tuoi capi?”

“Ogni capo di 10 05 è completamente confezionato a mano. Unico e certificato sia nel design che nella sua, appunto, unicità da un’etichetta che ne riporta la sartorialità, produzione e numero del capo. Sono acquistabili in diversi pop up store in giro per l’Italia. Da Milano, presso “5way” in via Fiori Chiari a Brera, a Roma, Torino, Napoli. A breve anche a Riga in Lettonia nel concept store “Bangbang store”. E stiamo lavorando al nostro sito internet e e-commerce personale. Speriamo nel lancio per inizio 2021.”

 

 

Per saperne di più date un’occhiata alla pagina Instagram del brand!

 

 

 

Leggi anche l’intervista ai fondatori del brand di eyewear GLASSING!

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I nuovi piumini di Bacon da non perdere per l’inverno https://www.waitfashion.com/nuovi-piumini-bacon-non-perdere-linverno/ https://www.waitfashion.com/nuovi-piumini-bacon-non-perdere-linverno/#respond Wed, 14 Oct 2020 07:23:46 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=90203 Volumi oversize e sperimentazioni grafiche e materiche sono i punti chiave dei nuovi piumini del brand Bacon. Bacon Clothing è stato fondato a Milano da Andrea Pilato Barrara, il quale dopo una lunga esperienza nel retail del settore street e […]

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Volumi oversize e sperimentazioni grafiche e materiche sono i punti chiave dei nuovi piumini del brand Bacon.

Bacon Clothing è stato fondato a Milano da Andrea Pilato Barrara, il quale dopo una lunga esperienza nel retail del settore street e sportswear, ha deciso di lanciare una sua linea d’abbigliamento focalizzata in particolare sul piumino.

Il design italiano unito all’alta qualità e alla semplicità, il volume e il comfort di ogni capo sposano perfettamente la versatilità di ogni modello di Bacon, adatto ad ogni tipologia occasione dal formale al casual.

I piumini di Bacon sono venduti in tutto il mondo nei principali negozi come Saks Fifth Avenue e Galeries Lafayette.

I prezzi vanno da €559 a €1090.

Date un’occhiata ai pezzi della collezione!

 

 

 

Guarda anche la collezione Roly-Play di MM6 e The North Face!

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WhiteSand lancia la capsule collection uomo SS21 “WHITESAND DREAMS” https://www.waitfashion.com/whitesand-lancia-la-capsule-collection-uomo-ss21-whitesand-dreams/ https://www.waitfashion.com/whitesand-lancia-la-capsule-collection-uomo-ss21-whitesand-dreams/#respond Mon, 12 Oct 2020 09:48:48 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=90144 WhiteSand è un brand romagnolo d’abbigliamento sia maschile sia femminile specializzato in pantaloni che per la SS21 ha proposto una capsule collection uomo chiamata “WHITESAND DREAMS”. La capsule è composta da soli pantaloni rivisitati nelle forme e nei materiali. La […]

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WhiteSand è un brand romagnolo d’abbigliamento sia maschile sia femminile specializzato in pantaloni che per la SS21 ha proposto una capsule collection uomo chiamata “WHITESAND DREAMS”.

La capsule è composta da soli pantaloni rivisitati nelle forme e nei materiali.

La tecnica manifatturiera e la qualità dei capi sono i valori fondanti del marchio che per questa collezione sono evidenti dal capo più basico al più estroso.

“Abbiamo realizzato WHITESAND DREAMS per mostrare al mercato che è il momento di tornare a sognare con concretezza e con tessuti di primo livello. La capsule, destinata ai migliori negozi italiani, vuole raccontare il nostro percorso di ricerca nella moda maschile, riuscendo a evolvere il capo più richiesto e più amato del momento”  – Mauro Russo, direttore creativo di WhiteSand.

 

I dieci capi “premium” si suddividono in sei modelli basici dai toni neutri come il blu Navy, il beige, il grigio e il nero realizzati in cotone elasticizzato, raso e pura lana vergine, e in quattro modelli “rock” con fantasie tropicali, righe e patchwork.

WHITESAND DREAMS sarà disponibile in 400 punti vendita in Italia e 200 all’estero oltre che online sul sito del brand. La fascia di prezzo va da €160 a €180.

 

Dai un’occhiata ai pezzi della collezione!

 

 

Guarda anche la collezione SS21 di Salvatore Piccione!

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VADERETRO: uno dei brand finalisti di Who is on Next? 2020 https://www.waitfashion.com/vaderetro-uno-dei-brand-finalisti-who-is-next-2020/ https://www.waitfashion.com/vaderetro-uno-dei-brand-finalisti-who-is-next-2020/#respond Fri, 02 Oct 2020 08:19:30 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=89659 Antonio D’Andrea e Hanna Boyer sono i due designer che hanno dato vita nel 2019 al brand Vaderetro, uno dei brand finalisti di Who is on Next? 2020, il contest per talenti emergenti in collaborazione con Vogue Italia.  Vaderetro proviene […]

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Antonio D’Andrea e Hanna Boyer sono i due designer che hanno dato vita nel 2019 al brand Vaderetro, uno dei brand finalisti di Who is on Next? 2020, il contest per talenti emergenti in collaborazione con Vogue Italia. 

Vaderetro proviene dal latino “Andare indietro”, poiché i due designer si ispirano al passato prendendo pezzi essenziali del guardaroba riproponendoli in chiave moderna ed originale.

Contro ogni tendenza e regola, Vaderetro per ogni stagione cambia completamente rotta, facendosi trascinare dal flusso d’ispirazione del momento, creando senza genere e senza limiti.

Si tratta oltretutto di un brand a basso impatto ambientale, dal riciclo di tessuti, a ritmi di produzione più lenti, allo studio di materiali e tecniche studiati per una massima resa e durata.

L’ultima collezione, presentata ad ALTAROMA, si ispira alla nascita della cultura italo-americana negli anni 50/60, unendo l’intramontabile stile italiano al fascino rilassato americano.

 

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Ecco tutti i look della sfilata!

 

 

Dai un’occhiata anche alla collezione SS21 di Sunnei!

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Brand to watch: la SS21 di FROY https://www.waitfashion.com/brand-to-watch-la-ss21-froy/ https://www.waitfashion.com/brand-to-watch-la-ss21-froy/#respond Wed, 30 Sep 2020 13:31:35 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=89560 Froy è un brand nato nel 2009 dal designer armeno Arman Avetikyan.   Cresciuto in Russia, Arman studia Archiettura con specializzazione in Fashion Design e inizia a lavorare al proprio progetto di abbigliamento. Si trasferisce poi a Milano nel 2014, dove […]

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Froy è un brand nato nel 2009 dal designer armeno Arman Avetikyan.

 

Cresciuto in Russia, Arman studia Archiettura con specializzazione in Fashion Design e inizia a lavorare al proprio progetto di abbigliamento. Si trasferisce poi a Milano nel 2014, dove si specializza in design della maglieria. Nel 2018 rilancia il suo progetto di knitwear, Froy, che vince la terza edizione di Talents Lineapiù.

 

 

Froy è un brand che prende ispirazioni da culture diverse creando un’estetica poliedrica, che lavora mixando tessuti e tecniche di lavorazione, da quelle tradizionali alle più innovative.

Nella nuova SS21, presentata in digitale durante la Milano Fashion Week, il vecchio si fonde con il nuovo, il passato con il futuro. Un’insieme di emozioni, storie e culture diverse e spesso apparentemente discordanti danno vita ad un’immagine che dimostra che non esistono la perfezione e gli schemi fissi.

 

 

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Arman, attraverso questa collezione, si mette in gioco e si racconta nonostante la crisi globale, che secondo il designer va oltre la società e nasce dentro il singolo.

Ecco tutti i look della sfilata digitale:

 

 

 

Dai un’occhiata anche alla nuova collezione di Salvatore Vignola, MELINA.

 

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Salvatore Vignola SS21: MELINA https://www.waitfashion.com/salvatore-vignola-ss21-melina/ https://www.waitfashion.com/salvatore-vignola-ss21-melina/#respond Tue, 29 Sep 2020 14:29:41 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=89512 Salvatore Vignola è un giovane designer lucano dal talento innato che ha lanciato l’omonimo brand nel 2016. Quest’anno ha partecipato ad ALTAROMA con la collezione SS21 chiamata “MELINA”. “Come Melina al suo tempo, da bimbetto mi avventuravo tra i sassi […]

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Salvatore Vignola è un giovane designer lucano dal talento innato che ha lanciato l’omonimo brand nel 2016.

Quest’anno ha partecipato ad ALTAROMA con la collezione SS21 chiamata “MELINA”.

“Come Melina al suo tempo, da bimbetto mi avventuravo tra i sassi e le rovine del Monastero di S. Maria dell’Aspro, contravvenendo alle ammonizioni degli anziani, “Stai attento, non ci andare, lì abita il Monachicchio”.

Il Monachicchio è l’anima di un bambino morto prima del battesimo. Uno spirito burlone, dispettoso, con indosso un grande cappello rosso. Scherzi innocui e rumori notturni sono la sua essenza, ma è quando il Monachicchio assume le sembianze di un cane dal manto bianco che il suo giogo è anche più inquietante: in uno stato ipnotico, quasi psichedelico, prende possesso di vostro volere.”

 

Le storie, l’arte e la terra in cui è nato rappresentano per Salvatore Vignola la base sui cui ha costruito i 16 incredibili look per la nuova stagione, che spaziano da silhouette attillate delle sottovesti ai volumi ampi delle camice, dalla seta al denim, dal blu notte al rosso fuoco, il tutto accompagnato da meravigliosi gioielli dal sapore medioevale.

Ecco tutti i look della collezione:

 

 

 

Dai un’occhiata anche al nuovo flagship store di AMIRI a Beverly Hills!

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Brand to watch: PTRCRS https://www.waitfashion.com/brand-to-watch-ptrcrs/ https://www.waitfashion.com/brand-to-watch-ptrcrs/#respond Sat, 19 Sep 2020 09:55:08 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=89053 Christian Petrini è un designer che, dopo la laurea in Scienze della Moda e del Costume presso La Sapienza di Roma e un master presso lo IED, ha iniziato il suo percorso lavorando all’interno dei laboratori sartoriali di Milano, proseguendo […]

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Christian Petrini è un designer che, dopo la laurea in Scienze della Moda e del Costume presso La Sapienza di Roma e un master presso lo IED, ha iniziato il suo percorso lavorando all’interno dei laboratori sartoriali di Milano, proseguendo poi con la creazione del suo brand: PTRCRS.

Il marchio, che viene lanciato nel Gennaio 2019 e prende il nome dalle prime sei lettere del codice fiscale di Christian Petrini.

Si tratta di un progetto totalmente Made In Italy (all’interno di ogni capo c’è una tracciatura impressa attraverso la quale si possono riconoscere le provenienze dei tessuti utilizzati), che prevede due collezioni all’anno, le quali  nascono non dalle esigenze commerciali ma dal genuino flusso creativo del momento.

Il colore nero è il filo conduttore in ogni stagione e l’obiettivo è quello di rappresentare una generazione senza nome, una semantica senza tempo che dia risalto all’individualità di chi indossa il brand.

La nuova collezione è composta da 16 total look apparentemente molto semplici ma con una notevole attenzione al dettaglio che favoriscono la personalizzazione e la reinterpretazione.

Il materiale principale è il cotone che viene utilizzato in versione ripstop, popeline, felpa e jersey e proposto in tre colori: il malva, il nero e il verde militare. Il risultato è una collezione genderless e senza tempo di grandissima qualità.

I capi sono acquistabili ora su thecorner.com 

Per maggiori info date un’occhiata alla pagina Instagram di PTRCRS!

FOTOGRAFO: Kevin R. Giaquinto

DIRETTORE CREATIVO: Christian Petrini

STYLIST: Silvia Ortombina

CASTING: Michele Bisceglia

MODELLI: Gaye Serigne, Hwan Kim, Jibriil Ollow

LOCATION: Tenuta la Fiscala (Alessandria)

 

 

Dai un’occhiata anche alla Fake/Not Collection di Gucci!

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Intervista a Bogdan Kass, fondatore e direttore creativo del brand concettualista KASS https://www.waitfashion.com/intervista-bogdan-kass-fondatore-direttore-creativo-del-brand-concettualista-kass/ https://www.waitfashion.com/intervista-bogdan-kass-fondatore-direttore-creativo-del-brand-concettualista-kass/#respond Mon, 03 Aug 2020 15:07:17 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=87219 La visione del sistema moda attraverso gli occhi del giovane designer che sfida e crea le tendenze future. KASS è un brand ucraino di abbigliamento concettuale fondato nel 2013 dal designer Bogdan Kass. Basato su un’estetica unica che combina forme e […]

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La visione del sistema moda attraverso gli occhi del giovane designer che sfida e crea le tendenze future.

KASS è un brand ucraino di abbigliamento concettuale fondato nel 2013 dal designer Bogdan Kass. Basato su un’estetica unica che combina forme e strutture, gli abiti KASS sfidano le tendenze e gli standard imposti dal sistema del fashion.
Dal suo lancio, KASS ha partecipato a più di 16 fashion shows, 9 dei quali durante la settimana della moda Ucraina. Abbiamo avuto il piacere di poter fare qualche domanda proprio al designer, direttore creativo e fondatore del brand, Bogdan Kass. 

Bogdan Kass

Ciao Bogdan, grazie per la disponibilità. Partiamo dall’inizio, cosa ti ha portato a fondare il tuo brand?

La mia visione della moda è sempre stata radicalmente diversa rispetto a quella delle altre persone, ed anche rispetto alla visione degli altri brand. Pertanto, ho voluto contribuire all’industria della moda e mostrare che il design può essere diverso. L’idea principale è che, anche utilizzando materiali familiari, è possibile generare molte soluzioni creative e non banali. Il mio concetto di moda e marchio si basa sul concettualismo e credo che il background di qualsiasi marchio smart dovrebbe basarsi sul concept. Quindi, ad un certo punto del mio percorso di vita, ho sentito un gran bisogno di mostrare la mia visione delle tendenze future e condividere ciò che provo per la moda. Inoltre, è stato il desiderio di fare qualcosa di mio che mi ha portato alla creazione del brand KASS, senza dipendere o ispirarmi ai leader mondiali della moda già esistenti. 

Qual’è il concept dietro KASS?

Il brand KASS mira sempre a comunicare il posizionamento del marchio. L’aspetto principale di ogni nuovo progetto è l’impatto. Questa è la radice concettuale del brand, ed è ciò che esprime ogni nuova collezione. Con i nostri vestiti cerchiamo di trasmettere al cliente ciò che sta accadendo in tutto il mondo, senza esagerare. Ci concentriamo sull’influenza della società, su tutti gli aspetti della nostra vita. Se sei propenso a vestirti in modo audace e ti senti a tuo agio, non vergognarti. Questa è la carica e l’origine del brand KASS. L’ideologia di KASS significa – bandire ogni struttura ed avere una presa di coscienza della propria sete interiore. Il brand porta con sé il concetto di vera individualità, la consapevolezza che la posizione e l’opinione di ognuno è molto importante. E’ importante essere sé stessi, non agire come il proprio idolo. 

 

Qual è il capo più significativo della tua collezione, quello che rappresenta al meglio il tuo brand?

C’è sempre qualcosa di speciale in ogni stagione che comunica l’idea della collezione e del marchio nel suo insieme. Parlando delle ultime collezioni, mi sono ispirato molto al materiale dell’impermeabile, con un senso visivo di umidità, oltre a macchie d’orso e finta pelliccia. Ad oggi, mi sono innamorato del denim, penso che abbia una piccola connessione con l’estetica della cultura rave. Lavorando con il denim, creiamo capi luminosi e freschi che, grazie ai vari dettagli e accessori, diventano un oggetto non solo per la vita di tutti i giorni.

Chi indossa KASS?

I vestiti KASS sono indossati da persone libere e oneste con sé stesse, persone che non sono timide delle proprie preferenze di stile. Persone che comprendono che i confini, imposti dalla società, sono solo nella loro testa! I vestiti KASS sono indossati da coloro che sono pronti all’attenzione e alle reazioni dell’ambiente circostante.

 

KASS ha un’estetica molto specifica. Da dove prendi ispirazione?

Posso dire con certezza che la fonte della mia ispirazione non è mai stata la natura o qualcosa del genere. Adoro osservare l’architettura della città, adoro viaggiare, adoro contemplare qualcosa di nuovo – tutto ciò mi ispira a sviluppare e creare – ma sicuramente non i vestiti! Traggo ispirazione per creare una collezione dalla mia energia interiore, pensieri ed esperienze. Ecco perché tutte le collezioni KASS sono un riflesso del mio mondo interiore, ed ogni stagione cambia radicalmente.

Hai un designer o un marchio di riferimento?

Dall’inizio e fino ad oggi non ho avuto un designer di riferimento. Cerco di concentrarmi solo sulla mia visione e di non riempire la mia testa con le visioni degli altri designers, ma le rispetto incredibilmente. Inoltre, dal momento della fondazione del marchio fino ad oggi, rimango l’unico designer, fondatore e direttore creativo del marchio KASS. Non abbiamo mai usato i servizi di altri designer. Durante l’esistenza del marchio, ho sviluppato molte volte schizzi di abbigliamento per varie aziende, marchi e media.

 

KASS è un marchio consapevole. Dov’è collocata la produzione?

Il lavoro di KASS si basa su un atteggiamento consapevole nei confronti dell’ambiente, il che significa l’uso ragionevole e razionale delle risorse nel processo di produzione. La nostra produzione si trova a Kiev e siamo molto orgogliosi dei nostri successi e aspirazioni. Per più di due anni, la mia produzione ha collaborato con i principali brands e designers ucraini. Per i miei vestiti, mi piace molto inventare varie lavorazioni di cucito e sviluppare modelli concettuali complessi. Forse è per questo che i migliori marchi ucraini specializzati in abbigliamento specifico hanno iniziato a utilizzare i nostri servizi.

Quali sono i materiali che preferisci utilizzare nelle tue collezioni?

Nelle mie collezioni, mi piace molto usare materiali impermeabili e lana. Il criterio più importante per i tessuti è la sua trama. Preferisco i colori monocromatici, più sobri e strutturati rispetto ai colori accesi e accattivanti! Mi piace anche lavorare con eco-pelliccia, denim, ecopelle e tessuti che tendono a cambiare la loro consistenza sotto l’influenza di fattori esterni. Non mi piacciono molto i tessuti colorati, ad esempio quelli che riflettono la luce. Ovviamente sono interessanti, ma preferisco che i vestiti attirino l’attenzione non per il loro colore, ma per la loro idea e significato. Per quanto riguarda i tessuti stampati, sono molto esigente e attento. Uso solo stampe ideate e disegnate personalmente da me.

Qual è il mercato che ti ha dato la risposta migliore e qual è il mercato in cui vorresti essere presente?

Sono stato piacevolmente sorpreso dalla reazione di Berlino ai nostri vestiti. In realtà, il design di KASS non corrisponde esattamente al mercato del nostro Paese, quindi siamo costretti a spostarci in direzione occidentale. Fino al momento in cui lo spostamento delle persone ed il trasporto di merci attraverso i confini sono diventati praticamente impossibili, in tutto il mondo, abbiamo avuto un dialogo consolidato con i buyers di Berlino, oggi la situazione è leggermente cambiata. Attualmente stiamo lavorando attivamente con Not Just a Label, itch, ecc. Puntiamo seriamente a rafforzare le nostre posizioni sul mercato europeo e ci stiamo muovendo con fiducia verso questo obiettivo.

 

Dove possiamo acquistare le tue collezioni?

Se si parla a livello locale, ovviamente, i vestiti KASS possono essere acquistati nel nostro showroom di Kiev o sui canali social del brand. Per i clienti esteri, siamo disponibili anche sui canali social e sulla piattaforma Not Just a Label. Siamo lieti che il marchio KASS sia tra i 500 designer di tutto il mondo che hanno avuto l’opportunità di creare il proprio negozio su questa piattaforma. Attualmente stiamo anche lavorando alla creazione del nostro shop online per vendite internazionali più efficaci!

 

Dove vedi il tuo brand tra 5 anni?

Dato che sono molto attratto da Londra, in 5 anni ho in programma di avere vendite stabili in uno dei più grandi showroom di questa città. Ci vediamo anche in collaborazione con alcune case di alta moda la cui ideologia mi è vicina. Abbiamo anche grandi progetti per New York, Berlino e Parigi.

Dai un’occhiata anche all’intervista ai fondatori di ROD Almayate!

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v93oo: cosa significa essere belli? https://www.waitfashion.com/v93oo-cosa-significa-belli/ https://www.waitfashion.com/v93oo-cosa-significa-belli/#respond Wed, 08 Jul 2020 14:05:47 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=85011 Vogliamo a tutti i costi essere belli…ma belli per chi? Per il partner, per noi, per il vicino di casa, per il pizzaboy che incontriamo di sfuggita ogni domenica sera? Essere di bell’aspetto nella vita, almeno per un primo momento, […]

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Vogliamo a tutti i costi essere belli…ma belli per chi? Per il partner, per noi, per il vicino di casa, per il pizzaboy che incontriamo di sfuggita ogni domenica sera?

Essere di bell’aspetto nella vita, almeno per un primo momento, facilita le cose parliamoci chiaro. Bello è uguale a buono fin dai tempi dei greci. Forse è per questo che con l’uomo nasce anche l’idea di curare il suo aspetto esteriore ricorrendo a ogni mezzo a sua disposizione.

Uno dei primi mezzucci, utilizzato fin dall’antichità per ovviare alle nostre imperfezioni, è uno dei migliori amici delle donne, e non solo: il trucco. Che sia un velo o un mascherone spianato con gli attrezzi di un imbianchino, il make up è diventato il miglior alleato per nascondere le imperfezioni del nostro viso.

Una maschera che ci fa acquisire sicurezza e che migliora (questo però è tutto da vedere) il nostro aspetto. Ti stupirà scoprire che la storia del trucco prende piede nell’antico Egitto grazie agli uomini, sacerdoti che lo utilizzavano per celebrare funzioni religiose. Il loro desiderio per la bellezza aveva un significato spirituale, considerata infatti scudo e protezione dal male.

Gli egizi, veri e propri cultori della cosmesi, utilizzavano il rossetto come simbolo di potere e status sociale, senza legarlo all’idea di femminilità. Il trucco era un mezzo che identificava un ruolo e, oggi come allora, oltre che assolvere una funzione estetica il makeup è anche un modo per distinguersi, per raccontare se stessi e la propria personalità.

Oggi il trucco si lega all’idea di bellezza e perfezione estetica. Quindi secondo quest’ottica essere belli significa essere truccati e nascosti da uno strato più o meno leggero di make up. Se non siamo perfette non importa…c’è il mondo della cosmesi che ci renderà perfette.

Vi stupirà forse sapere che oggi della perfezione non se ne fa più niente nessuno. Tutti abbiamo capito che determinati canoni estetici oltre che irraggiungibili sono anche finti e irreali. Oggi si lotta contro il perfezionismo e la pretesa di diventare qualcuno che non si potrà mai essere.

Oggi tutti (chi più, chi meno) abbiamo spalancato gli occhi di fronte alla realtà. Abbiamo capito che dietro una pelle spianata e liscissima c’è un mondo di particolari di cui si deve andare fieri. Quei particolari che ci rendono unici.

Se ci pensate sono proprio quei piccoli difetti della nostra pelle che colpiscono le altre persone. Un volto ricoperto di lentiggini è sicuramente più interessante e caratteristico. Una pelle bianco perla spiccherà sempre tra i mascheroni arancioni di fondotinta.

L’account instagram @v93oo sembra andare proprio in questa direzione, in questo trend che anche nei social celebra la diversity. Un profilo gestito da Mushtaq che sfida le idee tradizionali su cosa significhi essere belli.

Nel feed del profilo il trucco non viene più utilizzato come maschera anti-imperfezioni, ma al contrario diventa un mezzo creativo per esplorare il diverso e l’inaspettato.

“La mia relazione con il trucco era tossica, l’ho usato come copertura. Ho adorato truccarmi così tanto, ma ho iniziato a odiare il modo in cui mi faceva sentire, ed ero totalmente insicuro senza di esso. Per me il trucco era tutto”.

Queste sono le parole di Mushtaq che con il profilo instagram v93oo decide di rivoluzionare l’utilizzo di un make-up anti-perfetto. Un trucco che scardina l’idea di perfezione e che si esprime nel volto in modi sempre diversi e creativi.

Un account di makeup che rifiuta l’idea di trucco perfetto. Ecco cos’è v93oo. Con le foto postate nel profilo vuole dimostrare che la bellezza appartiene a tutti. Vuole dimostrare che il trucco può diventare davvero espressione della tua personalità e di quello che sei, senza nascondere i tratti più caratteristici di ogni volto.

Si scardina quindi l’idea dell’apparenza come modo di presentarsi al mondo. Esserci piuttosto che apparire. Questa è la visione di v93oo. Una visione che tutti dovremmo fare nostra.

Scopri anche FANTABODY: il brand che celebra il corpo delle donne!

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Brand to discover: Münn Seoul, brand coreano che mixa abbigliamento formale e workwear https://www.waitfashion.com/brand-to-discover-munn-seoul-korean-brand-that-mixes-formal-wear-and-workwear/ https://www.waitfashion.com/brand-to-discover-munn-seoul-korean-brand-that-mixes-formal-wear-and-workwear/#respond Thu, 18 Jun 2020 14:04:38 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=82980 Münn è un brand coreano che combina l’abbigliamento formale al workwear: il risultato, una collezione minimal dal look futuristico.  Il designer coreano Hyun-min Han, dopo essersi laureato al Samsung Art and Design Institute, e dopo essere rimasto affascinato dal lavoro di […]

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Münn è un brand coreano che combina l’abbigliamento formale al workwear: il risultato, una collezione minimal dal look futuristico. 

Il designer coreano Hyun-min Han, dopo essersi laureato al Samsung Art and Design Institute, e dopo essere rimasto affascinato dal lavoro di Alexander McQueen, ha deciso di fondare, nel 2013, Münn. Il suo obiettivo, è quello di combinare l’abbigliamento formale, ispirato al made-to-order degli anni 60, al workwear, creando così silhouette moderne, poco elaborate, e versatili. 

Il tocco futuristico presente nei suoi capi è dato dalla fusione di fabbricazioni coreane in stile handbok e tecniche sartoriali europee. A questo mix, si aggiungono colori vivaci e contrastanti, che danno vita a collezioni sofisticate con l’ “obiettivo di minimalismo ed onestà emotiva ”. 

Per la collezione spring/summer 2020, Münn ha decostruito gli elementi sartoriali accostandoli a pantaloncini da ciclismo stile athleisure, giubbotti militari e pantaloni in rete. La combinazione di colori è dominata dal nero, con accenti di rosa neon, verde e viola. Per questa stagione, ha anche presentato alla Seoul Fashion Week la prima collezione womenswear, che include anche una selezione di borse create in collaborazione con Mulberry. 

Per restare aggiornati sulle ultime novità di Münn, seguite la pagina instagram @munnseoul.

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Reamerei è il brand che ci proietta in un futuro cyber-kitsch https://www.waitfashion.com/reamerei-brand-ci-proietta-un-futuro-cyber-kitsch/ https://www.waitfashion.com/reamerei-brand-ci-proietta-un-futuro-cyber-kitsch/#respond Fri, 12 Jun 2020 07:27:51 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=82262 Il brand che ci porta in un viaggio eterotopico attraverso volumi e silhouettes futuristiche. Reamerei è un brand emergente nato in Italia nel 2018 dall’incontro delle menti dei fondatori Enrico Micheletto, Marzia Geusa e Davide Melis. Il suono del nome Reamerei […]

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Il brand che ci porta in un viaggio eterotopico attraverso volumi e silhouettes futuristiche.

Reamerei è un brand emergente nato in Italia nel 2018 dall’incontro delle menti dei fondatori Enrico Micheletto, Marzia Geusa e Davide Melis.
Il suono del nome Reamerei rimanda a ciò che propongono: “reame” e “amore”; anche se il vero significato della parola non è stato ancora svelato. 

Il brand rielabora le forme del corpo attraverso realizzazioni grafiche, figure reali e surreali, catapultandoci in un mondo futuro cyber-kitsch creando una dimensione narrativa per ogni capo realizzato.

“Immaginate un bambino che apre il guardaroba della nonna, vi scopre un portale multidimensionale e decide di varcarlo: dall’altra parte troverebbe Reamerei.”

Gli abiti made in Italy sono creati utilizzando materiali che solitamente vengono impiegati per le tappezzature, dandogli una nuova vita. Le spalle strutturate, spesso presenti nelle loro creazioni, rimandano ad un’estetica affascinante di una donna potente e futuristica, alterandone la classica silhouette.
Da qui, la reinterpretazione dell’idea di “femminilità”, in tutte le sue possibili sfaccettature, data da ampi volumi e silhouette malinconiche, che proiettano la loro visione dispotica del futuro.

Per restare aggiornati sullo sviluppo di questo nuovo progetto, seguite la pagina Instagram @reamerei.

Scopri anche gli abiti ibridi di Act n°1.

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Intervista a Ninì Tirabusciò: oltre le gambe c’è di più https://www.waitfashion.com/intervista-nini-tirabuscio-oltre-le-gambe-ce-piu/ https://www.waitfashion.com/intervista-nini-tirabuscio-oltre-le-gambe-ce-piu/#respond Wed, 10 Jun 2020 08:56:48 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=81936 49,5% = Donne con un posto di lavoro stabile 19,3% = Donne a capo del governo nei paesi europei (ciò vuol dire solo 6 paesi su 31) 27%!!! = Donne che ricoprono ruoli nell’ambito politico in Italia Luca è l’ideatore di un brand che […]

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49,5% = Donne con un posto di lavoro stabile

19,3% = Donne a capo del governo nei paesi europei (ciò vuol dire solo 6 paesi su 31)

27%!!! = Donne che ricoprono ruoli nell’ambito politico in Italia

Luca è l’ideatore di un brand che guarda oltre le gambe di una donna e ci dimostra come a tutto c’è un’alternativa e un modo di pensare diverso da quello dominante. Con il suo brand streetwear Ninì Tirabusciò è come se Luca in un certo senso prendesse queste percentualirestituisse loro un nuovo significato.

Quale differenza c’è tra un uomo e una donna quando paragoniamo le loro capacità e competenze? A mio parere solo le loro abilità appunto, a prescindere dal sesso, a prescindere se stanno indossando una gonna o un pantalone.

Ninì Tirabusciò è un brand che non fa differenze. Un brand libero dal profumo salato e irresistibile proprio come le onde del mare della riviera Adriadica dove nasce. Un brand che prende in prestito il nome di una donna rivoluzionaria che utilizza la sola arma dell’ironia per mettere in discussione l’epoca nella quale vive.

Ninì ci dimostra come basterebbe pochissimo per cambiare le cose e proporre un’alternativa inclusiva capace di distruggere tutte le differenze. Ninì non ci sta nel riproporre con i suoi vestiti stereotipi, luoghi comuni o convenzioni. Ninì ci apre lo sguardo e ci mostra come vivere in un mondo di uguaglianza è oggi più che possibile. 

Il brand Ninì Tirabusciò con la sua linea di abbigliamento street unisex dall’anima skate, ribalta l’ordine delle cose e trova il coraggio di cambiarle secondo la sua personale visione del mondo.

La prima cosa che non ho potuto fare a meno di notare è l’attenzione di Ninì al lato femminile che, nel mondo dello skate, è spesso dimenticato o non considerato. Già solo dal nome del brand gli viene restituito il potere e la forza che si merita. Da dove nasce la scelta di valorizzare la presenza femminile in una cultura che nell’immaginario comune è dominata dagli uomini?

L’attenzione di Ninì Tirabusciò al lato femminile nasce dall’esigenza di uscire dallo stereotipo comune dello skater come maschio alpha. In realtà l’intenzione è quella di creare, per la prima volta in Italia, un brand unisex adatto in egual modo a tutti i generi, senza nessuna distinzione sessuale, rompendo i canoni odierni del mondo skate.

Ancora oggi, in Italia, ci sono delle realtà skate fin troppo selettive sotto questo punto di vista, cosa che nel resto del mondo è già abbastanza superata.

Ogni capo della nostra collezione, invece, è pensato per poter essere indossato da chiunque voglia e non in base al sesso. La presenza femminile costante nelle nostre foto e video, è dovuta proprio a questo.

Raccontaci un po’ di te e della tua vita. Cosa ti ha portato ha cucire dentro t-shirt e felpe la tua grande passione per lo skate?

Nei primi anni ’90, quando ho iniziato vivere in modo concreto questa realtà, compravo riviste e video molto rari e facevo molta ricerca nel trovare materiale che in Italia era introvabile.

Ammiravo nei primi video girati dagli skaters professionisti, tutto quello che girava intorno a questa realtà. La cosa che mi ha colpito di più dello skate è che viene praticato in strada, influenzando in modo importante l’abbigliamento di chi lo pratica.

Oltre ai trick, una delle cose che mi incuriosiva di più era proprio il modo di vestire, tanto che da piccolino con i miei amici skaters, decoravo magliette neutre con i pennarelli perché volevo personalizzare il nostro stile. Mi piace trasmettere tramite la linea che creo, quello che ho trascorso dagli anni ’90 ad oggi con tutte le sue sfumature.

Il luogo in cui hai vissuto come ha influenzato chi sei e come ti vedi oggi?

Quello che mi ha influenzato del luogo in cui vivo è sicuramente il fascino della riviera adriatica, che è uno dei fili conduttori predominanti delle collezioni del brand. Ha avuto grande importanza nella mia ispirazione la vita notturna nei club, di cui la costa è regina indiscussa.

Questo rende le città che la popolano delle vere e proprie “metropoli balneari”, in cui si fonde la vita da strada propria delle grandi realtà, con quella delle cittadine di mare, creando un’atmosfera metropolitana sulla costa. Ma anche lo splendido paesaggio fatto di palme, albe e tramonti mozzafiato.

Un’immaginario erotico sposa una cultura underground che non ha paura di sfidare le convenzioni e il potere dominante, proprio come il nome dell’attrice che identifica e racconta la storia del brand. Se dovessi dirmi cos’è Ninì Tirabusciò in tre parole quali sceglieresti?

NINI IS ON. A parte gli scherzi Ninì Tirabusciò non è descrivibile in sole tre parole 😉

Come nasce l’idea di associare un brand di abbigliamento per skaters alla storia di una donna rivoluzionaria e coraggiosa che riesce ad affrontare con ironia e intelligenza i tempi maschilisti e rigidi nei quali vive?

Maria Campi, con la sua mossa e il suo erotismo, ha dato una scossa alla mentalità chiusa e rigida dei suoi tempi.

Ninì Tirabusciò oggi vuole rompere gli schemi creando un’ambiguità che serve a far capire al nostro pubblico che anche la donna può indossare capi che sono stati sempre considerati “da uomo” e viceversa.

Tantissimi sono i brand streetwear che vestono e danno uno stile a questa particolare sottocultura underground. In cosa pensi che Ninì Tirabusciò si riesca a distinguere da tutti gli altri?

Ninì nasce come un brand legato indissolubilmente al mondo skate senza però identificarsi solo in esso.

Si distingue dagli altri brand che vestono questa sottocultura, per un’ attenzione molto marcata a quello che è il mondo del fashion.

Vorrei che in Italia, come nel resto del mondo, questa identificazione nella moda venga vista dagli skaters come una cosa del tutto attuale e non come uno “scontro”. Inoltre, le ispirazioni che costruiscono le collezioni, sono proprie della nostra zona, quindi uniche e inimitabili.

Quali sono gli altri riferimenti, ispirazioni musicali o artistiche che hanno contribuito a far nascere il tuo brand?

Sicuramente la passione per la club culture degli anni 90 della riviera adriatica, essendo stato un frequentatore di discoteche House. Questa è una delle influenze più forti. Molto viene anche dalla black music (rap e derivati) che è stato il primo genere musicale a cui mi sono approcciato.

Comunque tutto ciò che è musica può diventare una fonte di ispirazione nelle collezioni. Come si nota nei nostri video, la musica spazia in tutti in generi.

L’amore tutti i giorni. Una frase semplice che ha però un bellissimo significato. Se l’amore viene confuso troppo spesso con il nostro bisogno di essere amati, come il video del brand racconta, cos’è per te l’amore?

Ho voluto inserire nel video tutto ciò che amo (skate, musica, filming, moda, donne, belle location) e che amo fare tutti i giorni della mia vita. Quindi è come se facessi l’amore tutti i giorni con le mie passioni.

L’amore è la cosa più bella del mondo. Ringrazio Luca e il team di Ninì per un’intervista che credo vada oltre la bellezza e l’unicità di un brand fashion.

Se sei anche tu sempre alla ricerca di un modo nuovo di raccontare le cose non puoi perderti il numero di Vogue di questo mese dove i contenuti del magazine sono guardati con gli occhi dei bambini.

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La cultura asiatica attraverso l’arte tessile: Shawna Wu https://www.waitfashion.com/la-cultura-asiatica-larte-tessile-shawna-wu/ https://www.waitfashion.com/la-cultura-asiatica-larte-tessile-shawna-wu/#respond Tue, 09 Jun 2020 13:54:36 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=81804 Antiche tradizioni orientali in chiave moderna: dai nodi alla cerimonia del tè Dopo avervi presentato il knitwear del brand Vitelli, ho riscoperto la bellezza della maglieria e ho iniziato a cercare. Mi sembra doveroso dover parlare di Shawna Wu (@shawnawux). […]

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Antiche tradizioni orientali in chiave moderna: dai nodi alla cerimonia del tè

Dopo avervi presentato il knitwear del brand Vitelli, ho riscoperto la bellezza della maglieria e ho iniziato a cercare. Mi sembra doveroso dover parlare di Shawna Wu (@shawnawux). Ne vale la pena conoscere ed allargare i propri orizzonti, sempre.

“Adoro le esperienze e le emozioni semplici: l’amore, il dolore, il conflitto, la confusione “.

Shawna Wu è una designer tessile nata a Singapore e residente a New York.  Questi diversi ambienti hanno informato la sua identità e il suo lavoro, permettendole di coltivare l’empatia e riconoscere le subculture.

Questa sensibilità è evidente nelle sue creazioni, prodotte usando tecniche tradizionali come il nodo cinese, la tessitura a mano e la tintura naturale. Di quest’ultima la designer ne fa una vera e propria pratica performativa, non facendo riferimento solo alla moda.

Se nella cultura cinese i nodi sono simboleggiano la fortuna e vengono scambiati tra famigliari e amici, Shawna li trasfigura realizzando delle imbracature che richiamano alla mente la corda della schiavitù art shibari.

Perfettamente coerente con la sua relazione tira e molla con le sue origini asiatiche, l’effetto così “vissuto” delle corde rosse che si aggrappano ai modelli della collezione è perfettamente riuscito.

La filosofia di Shawna Wu viene definita come un’esperienza sensuale e primordiale, adatta ad una donna permalosa, emotiva, sognante ed oscura allo stesso tempo.

Shawna si considera più un’artista che una stilista e lo dimostra nel modo in cui presenta le sue creazioni.

La sua ultima live performance unisce la moda alla musica, alla cinematografia e al suo amore per le sottoculture: un live in cui la fragilità dei  tessuti nasconde la loro resistenza sottostante.

Le imbracature cinesi che trasformano la vergogna in orgoglio

Nella performance del 2018 a Singapore invece, un pubblico silenzioso osservava artisti queer che sorseggiavano del tè indossando sottovesti in seta e maglieria maltinta nelle tonalità del rosso.

Come detto in precedenza, l’arte della tintura naturale utiizzata da Shawna Wu fa di lei una designer attenta alla sostenibilità, in sintonia con la sua filosofia di recupero dei materiali e della sua personale produzione di tessuti. Tutto ciò nasce per avere il completo controllo sulla qualità delle sue creazioni, il voler creare un qualcosa che in primis sia il risultato di amore, cura e attenzione.

Mentre l’attenzione agli sprechi è chiaramente una “tendenza” positiva ora nella moda e altrove, per la 24enne si presentano come un servizio sincero e premuroso, piuttosto che economico.

 

“Sono attratta dalle potenzialità della moda, non dagli affari. La mia forma d’arte coinvolge tessuti e capi d’abbigliamento, oltre a ciò creo anche esperienze ed esibizioni. L’industria della moda non funziona abbastanza bene per l’ambiente e la sua forza lavoro, si spera che cambierà metodologie, programmi stagionali e sistemi nel prossimo futuro. La mia intenzione è quella di essere reale ed emotiva.”

Essendo l’industria della moda la seconda più inquinante al mondo, non solo dal punto di vista ambientale ma anche sociale, la designer dalle origini taiwanesi si impegna a considerare sia l’impatto ambientale sia le condizioni di lavoro delle persone coinvolte nel processo di creazione.

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Riot Pant Project: il brand che combatte la mascolinità tossica https://www.waitfashion.com/riot-pant-project-brand-combatte-la-mascolinita-tossica/ https://www.waitfashion.com/riot-pant-project-brand-combatte-la-mascolinita-tossica/#respond Thu, 04 Jun 2020 09:46:15 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=81217 Le foto sovversive di Riot Pant Project hanno inondato i feed di instagram rivendicando gli spazi pubblici contro la mascolinità sociale. Mina Bonakdar e Elena Buscaino sono studentesse di fashion design e graphic design alla Universitӓt der Kunstë Berlin, nonché le […]

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Le foto sovversive di Riot Pant Project hanno inondato i feed di instagram rivendicando gli spazi pubblici contro la mascolinità sociale.

Mina Bonakdar e Elena Buscaino sono studentesse di fashion design e graphic design alla Universitӓt der Kunstë Berlin, nonché le menti dietro al Riot Pant Project. 

Questo progetto è volto a combattere la fastidiosa mascolinità tossica, per la quale ancora oggi le donne si sentono oppresse dagli uomini, intenti a mostrare la loro virilità invadendo gli spazi personali. Troppo spesso sono portate a sentirsi insicure in ambienti pubblici, in cui gli uomini vicino a loro hanno le gambe divaricate troppo larghe; da qui, è nata questa rivolta silenziosa ma di grande impatto. 

I loro pantaloni con testo serigrafato sul cavallo con le frasi “toxic masculinity”, “stop spreading”, e “give us space”, gridano al mondo che le donne si sentono ancora oggi come se avessero meno spazio nel mondo, a differenza degli uomini.

Le ultime foto della campagna di Riot Pant Project sono state scattate dal fotografo Hanko Ye, che cattura la realtà di Berlino in luoghi pubblici come la metropolitana, ritraendo uomini e donne in pantaloni lilla, scozzesi e denim, che allargano le gambe prendendo più di un posto a sedere, declamando il loro messaggio sovversivo.

Puoi mandare al duo il tuo paio di pantaloni preferito e scegliere lo slogan che più senti affine, il duo lo stamperà su di essi ed entrerai anche tu a far parte del Riot Pant Project. Oppure, puoi acquistare un paio di pantaloni second hand sulla loro pagina Depop

Leggi anche Denim day: quando i jeans protestano.

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The Young Emperors: amore a primo stile https://www.waitfashion.com/the-young-emperors-amore-primo-stile/ https://www.waitfashion.com/the-young-emperors-amore-primo-stile/#respond Thu, 28 May 2020 14:12:19 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=80496 C’è chi ci mette tutta una vita a trovare l’anima gemella e chi invece la incontra subito (tranquilli sono rarissimi questi casi, e cogliamo qui l’occasione per congratularci con loro). Altri ancora preferiscono l’accezione plurale del termine e infine c’è chi […]

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C’è chi ci mette tutta una vita a trovare l’anima gemella e chi invece la incontra subito (tranquilli sono rarissimi questi casi, e cogliamo qui l’occasione per congratularci con loro). Altri ancora preferiscono l’accezione plurale del termine e infine c’è chi dice che vive benissimo da solo e non ha bisogno di nessuno per sentirsi meglio…

Partiamo dal presupposto che io sono la prima a essere convinta che se non stai bene con te stesso in primis non riuscirai mai a stare bene con gli altri. Credo anche però, che da soli non si riesca ad andare da nessuna parte.

Molti non saranno d’accordo con quest’affermazione…e mi rispondereste: “Io sto benissimo da solo, non ho bisogno di nessuno per fare quello che voglio nella vita e soprattutto non dipenderò mai da niente”. Certo però stai calmo che nessuno qua vuole dire il contrario.

Vorrei solo dire che anche la persona più indipendente di questo mondo prima o poi avrà comunque bisogno di un riscontro da parte di un’altra persona, che sia un amico, un familiare, un affetto stabile o un congiunto. 

E anche i solitari più convinti dovranno rassegnarsi al fatto che prima poi si andrà sempre alla ricerca di un’appoggio esterno, perché? Perché siamo fatti così. Cerchiamo approvazione, conforto, sicurezza sempre e comunque in tutte le cose che facciamo.

La coppia di creativi The Young Emperors mi sa proprio che ha capito alla grande questo modo di affrontare la vita. Sono il classico esempio di quella coppia che guardi e non puoi non esclamare: “Cavolo si sono proprio trovati!

Una storia d’amore, di moda e d’ispirazione che sboccia su instagram a partire dal 2018. Ogni foto postata sul profilo di questi due creativi li vede insieme. Gli abbinamenti ispirati alla cultura coreana, creati e mostrati sul profilo social della coppia, si possono interpretare come delle vere e proprie dichiarazioni d’amore reciproco. Infatti gli abiti che indossano sono abbinati tra di loro e ricreano un match perfetto tra i due look.

Roba da coppiette esaltate e veramente tanto convinte penserete…io però non ci vedo questo. Vedo un grande lavoro di ricerca, ironia e divertimento. Vedo la genialità di riuscire a costruire un format divertente ironizzando su tanti aspetti della vita di coppia attraverso degli outfit.

Per loro è stato amore (e stile) a prima vista. Si sono conosciuti nel 2013 mentre studiavano fotografia al Gobelins di Parigi. Dopo lo stage a New York, dove hanno condiviso la casa, si sono innamorati e da quel momento il duo francese di fotografia creativa, Nelson Tiberghien e Isabelle Chaput, condivide con tutti noi il loro lavoro/amore creativo su un social media.

Post dopo post abbiamo vissuto insieme a loro una fashion love story originale e fuori dal comune proprio come la frizzante personalità dei due artisti.

Prendiamo ispirazione da tutto! Dal cinema, da internet, dai dipinti, dal supermercato, dalle persone che vediamo nella vita di tutti i giorni, dalla cultura pop. Traiamo ispirazione da ogni aspetto della nostra vita”. Abbiamo notato una tendenza in Corea in cui le coppie abbinano gli abiti (più gemellaggi che abbinamenti) come modo per esprimere il loro amore”.

Ciò che rende questa coppia interessante è l’approccio genderless con il quale la coppia crea gli outfit. Un approccio alla moda senza genere dove entrambi gli artisti prendono in prestito vestiti l’uno dall’altro.

“Mi piace principalmente indossare abbigliamento femminile, perché si adatta meglio alla mia forma”, afferma Tiberghien, il ragazzo della coppia.

Queste sono le parole dei direttori creativi, creatori di contenuti digitali e artisti che con la loro storia ironica e originale, faranno ritornare la voglia di credere nel potere dell’amore anche ai più scettici (che sia chiaro l’amore sdolcinato e appiccicoso qua non è comunque contemplato).

Si sa che tra moglie e marito è meglio non mettere il dito però vi consigliamo comunque di intrufolarvi in questa ironica e sorprendente storia d’amore e di stile nel profilo instagram ufficiale young_emperors!

Scopri anche il brand again&again e i capi street e UNISEX della SS20!

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Jane, 91 anni, l’incarnazione dell’ispirazione https://www.waitfashion.com/jane-91-anni-lincarnazione-dellispirazione/ https://www.waitfashion.com/jane-91-anni-lincarnazione-dellispirazione/#respond Wed, 27 May 2020 13:01:18 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=80210 La fotografa Nikki Krecicki scatta un lookbook alla nonna 91enne Si dice che dai 20 anni in poi si entri in un’età più matura capace di farci apprezzare e amare profondamente i nostri ricordi e le nostre radici. La famiglia acquisisce un […]

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La fotografa Nikki Krecicki scatta un lookbook alla nonna 91enne

Si dice che dai 20 anni in poi si entri in un’età più matura capace di farci apprezzare e amare profondamente i nostri ricordi e le nostre radici. La famiglia acquisisce un ruolo differente, se prima i rapporti erano fuoco e fiamme ora  sono rispetto e riconoscenza.

Con la diffusione della tecnologia, sembra che le nuove generazioni stiano sempre più bramando la semplicità e talvolta anche il banale.

La moda ha sempre guardato al passato in cerca d’ispirazione, così i giovani creativi si rifugiano nella loro infanzia e nel loro albero genealogico.

Se si sfogliano collezioni dei più promettenti studenti di Fashion Design si può notare una leit-motif simile: l’influenza delle proprie radici.

La fotografa newyorkese Nikki Krecicki  guardando i portfolio dei laurendi del Pratt Institute della Grande Mela se ne accorge e ci riflette: perché non far indossare gli abiti direttamente alla persona a cui ci si ispira?

Dopo aver selezionato i migliori 3 studenti laureandi della Pratt (Anderson Osmun, Rachel Lee e Jeremy Woods) fa indossare a Jane, 91 anni, gli abiti dei tre futuri fashion designer e inizia a scattare.

Gli scatti realizzati vanno ad ampliare il progetto in lavorazione Jane & I, in cui la fotografa Nikki da oltre un anno fotografa la 91enne Jane, ex segretaria personale di Albert Einstein, nonché sua nonna.

“La cosa più bella in assoluto è che questo progetto mi ha fatto capire quanto mia nonna mi voglia bene.”

 

Più che una semplice modella, un esempio.

La decisione di fotografare la nonna nasce dalla voglia di abbattere le regole prestabilite su chi debba indossare cosa.

La nonna Jane è una donna matura che ha sempre considerato la moda come un mezzo per affermare la parità tra i sessi. Nel 1944, all’età di soli 17 anni, si comprò un paio di pantaloni. Impegnata socialmente, per lei la moda è uno strumento politico e di cambiamento sociale.

È proprio questo progetto sociale iniziato da Jane 75 anni fa a spingere la nipote Nikki a creare Jane & I , un progetto che lotta contro gli stereotipi legati all’avanzamento dell’età.

Così nell’estate del 2018 nonna e nipote hanno trascorso insieme l’estate nella loro casa in Nord – Carolina, da sempre luogo felice per entrambe, indossando e scattando dei lookbook con le creazioni dei tre aspiranti designer.

Questo shooting ha permesso a Nikki di ritrarre se stessa attraverso sua nonna, le sue caratteristiche giovanili su un corpo invecchiato ma ancora pieno di vita.

Il progetto, oltre a rafforzare il rapporto tra nonna e nipote, ha permesso a Jane di riscoprirsi Donna a 91 anni, fino alla riacquisizione della sua autostima. Il massimo a cui ogni fotografo può aspirare.

 

 

Se pensavate che per interpretare la moda era necessaria una taglia 38 di venticinque anni speriamo di avervi fatto cambiare idea.. e se non ci siamo riusciti vieni a scoprire i cinquant’anni di Naomi Campbell: tra bellezza e sensualità!

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WAIT SELECTION: i brand di costumi da bagno per uomo da scoprire https://www.waitfashion.com/wait-selection-brand-costumi-bagno-uomo-scoprire/ https://www.waitfashion.com/wait-selection-brand-costumi-bagno-uomo-scoprire/#respond Thu, 21 May 2020 17:21:23 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=79229 L’estate è ormai alle porte e il mare è sempre più vicino. In spiaggia il nostro outfit sarà a tema beachwear: swimwear e slides (qui la nostra selezione), la sfida con i nostri amici sul migliore è aperta. Il più […]

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L’estate è ormai alle porte e il mare è sempre più vicino. In spiaggia il nostro outfit sarà a tema beachwear: swimwear e slides (qui la nostra selezione), la sfida con i nostri amici sul migliore è aperta. Il più colorato, il più esotico o il più esclusivo ma mai uguale a quello del nostro vicino di ombrellone! In questa selezione, infatti, vi proporremo brand swimwear esclusivi e da scoprire per essere i più cool della spiaggia!

 

 

Il brand italiano RipaRipa prende il suo nome dalla Ripa di porta Ticinese e dal quartiere Ripamonti dove i due designer fondatori Anna e Oliviero vivono. Il brand vanta una manifattura molto esclusiva, attenta ai tessuti e alle grafiche. Una chicca molto interessante è che ogni modello ha il nome di un vento (maestrale) o di un paese (Camogli) o di colori (Cielo celeste), rendendo tutto molto poetico.

Range di prezzo: dai 90 ai 110 euro.

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Sunno nasce a Barcellona nel 2016 dai fratelli Edgar e Guillermo.Tutti i modelli sono disegnati a mano e con grafiche dalle linee morbide. La loro ispirazione viene dalla natura e dagli elementi naturali della cultura e del lifestyle mediterraneo. Molto importante anche l’attenzione sull’utilizzo di tessuti sostenibili.

Range di prezzo: dai 65 agli 85 euro.

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I due fondatori di Peninsula sono Edoardo Pasolini dall’Onda e Federico Sartori Naccarato. Il loro obiettivo è quello di riportare il mood estivo degli anni ’60 e ’70 italiani della dolce vita. Il nome “Peninsula” è un omaggio all’Italia mentre il simbolo del pesce volante è stato scelto per la bellezza della sua pelle e l’eleganza dei suoi movimenti.

Range di prezzo: dai 100 ai 120 euro.

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Benibeca nasce nel 2017 in Spagna dalla ricerca e dai viaggi spirituali della designer spagnola Anjara García, che ha disegnato personalmente a mano ogni modello. I loro costumi, infatti, si ispirano alle espressioni artistiche e alle culture delle tribù del mondo, che sono riluttanti a seguire il processo di omologazione contemporanea e rimangono fedeli alla propria essenza e alla propria connessione con la natura.

Range di prezzo: dai 89 ai 99 euro.

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Turkey è un giovane brand italiano di beachwear che nasce a Cesena. La loro linea è molto streetwear e colorata, con grafiche molto interessanti e alla moda. Se siete amanti delle stampe all-over molto forti è davvero da tenere d’occhio.

Range di prezzo: dai 50 ai 55 euro.

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Se la vostra passione è il surf questo è il brand perfetto. Vissla rappresenta la libertà creativa, la filosofia e la cultura del surf. Si impegnano costantemente per ridurre al minimo l’impatto ambientale per proteggere gli oceani e le onde che sono alla base del surf.

Range di prezzo: dai 65 ai 79 euro.

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Scopri la nostra selezione di slides per l’estate!

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Sadzylla: le illustrazioni di un gigante intriso di tristezza https://www.waitfashion.com/sadzylla-le-illustrazioni-un-gigante-intriso-tristezza/ https://www.waitfashion.com/sadzylla-le-illustrazioni-un-gigante-intriso-tristezza/#respond Thu, 21 May 2020 16:40:43 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=79328 Ci avete mai pensato che quando dobbiamo parlare di noi, esordiamo sempre con la frase: Sono tizio, e faccio questo e quello. Quando si parla agli altri di sé si dice sempre cosa si fa, e mai come ci si […]

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Ci avete mai pensato che quando dobbiamo parlare di noi, esordiamo sempre con la frase: Sono tizio, e faccio questo e quello. Quando si parla agli altri di sé si dice sempre cosa si fa, e mai come ci si sente.

Se in una banale conversazione al bar la persona seduta di fronte a me mi chiedesse: “Dai raccontami un po’ di te…”  si aspetterebbe questa risposta: “Mi chiamo Marianna e nel tempo libero scrivo articoli, faccio cose, mi tengo impegnata insomma”.

Vi immaginate se invece rispondessi: “Sono Marianna e mi sono sempre sentita diversa dagli altri perché in ogni occasione provo qualsiasi emozione amplificata”. Tutti mi guarderebbero come se fossi pazza, e dopo una risata per smorzare la tensione continuerebbero: “No dai sul serio raccontami cosa fai nella vita…”

Parliamo di noi costantemente con le persone per riuscire a farci conoscere, ma quando parlo di me, parlo di cosa faccio e non di quel che sento. Le emozioni sono qualcosa da tenere a freno e sotto controllo perché le incolpiamo troppo spesso di essere la causa dei nostri mancati obiettivi. Sono quelle cose incontrollabili e irrazionali che in poche parole ci rovinano i piani. Impossibile avere problemi o essere tristi in una società dove conta solo il like alle nostre foto di Instagram.

Essere dei giovani nel ventunesimo secolo quindi non è per nulla un gioco da ragazzi. Costretti a postare la nostra faccia migliore sui social e guai a far trasparire anche il minimo cenno di tristezza (non farebbe abbastanza like quanto un bel sorriso smagliante).

Sadzylla ci dimostra però proprio l’opposto. Il profilo instagram di questa artista prende le nostre emozioni, anche quelle più negative, e le disegna senza troppo giri di parole in illustrazioni sincere che raccontano il lato più vulnerabile della Generazione Z. Siamo la generazione dell’ansia, della paura e del recupero al tempo stesso di una certa essenza delle cose. Una generazione complicata, contraddittoria che rispecchia in ogni dettaglio i tempi moderni nei quali viviamo.

Giulia Corona nella vita reale e Sadzylla su intagram è una giovane illustratrice di 22 anni che trova il coraggio di parlare di come si sente e non di quello che fa. Le sue abilità come illustratrice sono solo un mezzo per raccontarci qualcosa di profondo e in grado di farci riflettere tutti.

Il profilo social Sadzylla nasce nell’estate del 2018 e le prime pubblicazioni erano brevi scritti che l’artista aveva tenuto per anni nelle note del telefono. Dopo un po’ i suoi pensieri sono diventati delle vignette interpretate dagli autoritratti di Giulia.

“Io sono piuttosto minuta fisicamente, ma (soprattutto in quel periodo) avevo un animo piuttosto pesante. Se dovessi dire brevemente che cosa significa il nome direi: Sadzylla è un gigante intriso di tristezza“.

Le illustrazioni dell’artista parlano del suo lato più intimo e fragile. Penso che non ci sia cosa più coraggiosa che si possa fare. Il profilo instagram è quindi una sorta di diario di Giulia dove disegna e dà forma alla sua vita. C’è quello che ha vissuto, tutto quello che non ha avuto il coraggio di dire e quello che ha sognato di avere senza mai riuscire ad ottenerlo. “Non è solo un diario degli eventi, ma anche dei desideri e delle perdite. Non sono mai riuscita a scrivere di altro se non di me stessa“.

Quello che però mi ha spinto a parlare di questa artista è il modo in cui riesce a far convivere romanticismo, ironia, tristezza e disillusione tutte insieme senza che nulla riesca a stonare anche solo per un momento. La capacità di guardare il mondo con incanto e stupore, ma senza un’eccessiva ingenuità penso sia un’arte che Sadzylla è riuscita ad esprimere con le sue illustrazioni.

Ciò che conta per Giulia è riuscire a fare uscire da dentro di lei sentimenti, emozioni che le provocano disagio e dare loro una forma eterna. Le emozioni, soprattutto quelle più scomode riconquistano il loro potere e si capisce così che più un sentimento provoca disagio, e più è vero.

E a chi la accusa che è solamente “una dispensatrice di negatività e depressione” Giulia risponde che chi nei suoi lavori vede solo questo dev’essere per forza di una pochezza d’animo disarmante. Insomma non si potrà mai piacere a tutti. La cosa più importante, forse, è imparare a piacersi. E iniziamo ad apprezzarci davvero solo affrontando le nostre emozioni e sensazioni, anche quelle più negative.

Bene a questo punto direi che è ora di prendere coraggio e fare un viaggio nelle nostre emozioni attraverso il profilo instagram Sadzylla.

E se credi nel potere delle illustrazioni non puoi perderti l’articolo su quelle di Emma Allegretti e Nourie Flayhan per Gucci Beauty

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Dalle CROCS alle YEEZY FOAM RUNNER: la scarpa che non si arrende https://www.waitfashion.com/dalle-crocs-alle-yeezy-foam-runner-la-scarpa-non-si-arrende/ https://www.waitfashion.com/dalle-crocs-alle-yeezy-foam-runner-la-scarpa-non-si-arrende/#respond Thu, 14 May 2020 18:19:25 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=78171 La Crocs la potremmo paragonare a quella zia del cugino di tuo nonno che, a suo malgrado, facevi morire più e più volte per saltare l’interrogazione ai tempi del liceo. Insomma quel parente che alle sette vite del gatto ci fa un […]

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La Crocs la potremmo paragonare a quella zia del cugino di tuo nonno che, a suo malgrado, facevi morire più e più volte per saltare l’interrogazione ai tempi del liceo. Insomma quel parente che alle sette vite del gatto ci fa un baffo. Un parente lontanissimo, che ciclicamente, al momento del bisogno abbiamo utilizzato per i nostri immorali scopi scolastici.

Resistente come pochi, le Crocs hanno avuto il loro momento di gloria qualche anno fa sotto gli sguardi giudicanti di quelli che le giudicavano come scarpe da infermieri…

Ebbene cari brontoloni riluttanti al design più unico che raro delle Crocs, con questo articolo vi faremo innamorare di quello che per anni è stato il vostro peggior nemico!

300 milioni di capi venduti in quindici anni sono un traguardo notevole per quelle che da tanti sono definite come le scarpe più brutte del mondo…

Se eri cosciente nel periodo tra il 2006 e il 2012 è inutile negare che tu non le abbia usate, viste o indossate addosso a altri almeno una volta. Non cercare giustificazioni, perché sappiamo benissimo che anche tu le hai indossate, anche solo per stare in casa o per andare in spiaggia.

Bene, a questo punto è fondamentale sapere che quelli che pensavano che l’era delle ciabatte di gomma super colorata fosse finita si sbagliavano di grosso. Il brand infatti ha messo in atto un piano strategico molto preciso, che sta portando le Crocs alla ribalta.

Basta tornare indietro di soli due anni alla New York Fashion Week 2018, dove il designer di moda Christoper Kane ha presentato la sua collezione primavera-estate.

“Domestic Services”, il titolo della linea presentata dello stilista, ha sorpreso tutti proprio con le Crocs. Anche la Settimana della Moda di Parigi ci ha lasciato a bocca aperta con la collaborazione tra le Crocs e, udite udite… l’iconica Balenciaga.

E se le parole di Demna Gvasalia sono queste: “È una scarpa davvero innovativa, è leggera ed è realizzata con un unico ritaglio di gomma. Per me questo tipo di tecniche e di materiali sono molto Balenciaga” cari haters delle Crocs mi sa proprio che ora non saprete più che pesci pigliare per attaccare queste ciabatte.

Sembra che la rinascita delle Crocs rientri in una tendenza più generale: quella del “brutto” ma comodo. Una tendenza che con le Yeezy Foam Runner diventa anche sostenibile e in linea con il rispetto verso il nostro ambiente.

In realtà definire qualcosa semplicemente come brutto lo trovo molto limitante e riduttivo. Si sa che, soprattutto nel campo della moda, il brutto non esiste perché è tutto altamente soggettivo. È la storia dietro un certo tipo di design che può giustificare la nostra personalissima opinione riguardo un oggetto di moda.

E se la storia del design delle Crocs diventa anche sostenibile allora non possiamo non prenderla in considerazione. Le YEEZY Foam Runner, non solo riprendono le linee estetiche delle famose ciabatte in gomma, ma riflettono anche l’idea futuristica di creare un capo in grado di rispettare l’ambiente e adattarsi ai cambiamenti climatici.

La silhouette delle nuove adidas YEEZY Foam Runner, proprio come prima di loro le vecchie zie Crocs, ha fatto parlare di sé praticamente tutti, scatenando un vero e proprio “odi et amo”.

C’è chi trova l’idea di West una trovata geniale e chi invece la considera come l’ennesimo escamotage per riportare l’attenzione sul mondo yeezy, sempre più oggetto di critiche inerenti alla sua monotonia.

Quel che è certo è che con questo modello realizzato con un materiale rivoluzionario: una speciale schiuma ottenuta dalle alghe, è tutto fuorché banale e monotono.

La data di release delle adidas YEEZY Foam Runner non è stata purtroppo ancora decisa, ma si prevede per questa primavera. Anche un possibile prezzo di retail rimane per ora ignoto, seppur stimato intorno ai 75€.

Se hai qualche dubbio su come indossare le yeezy  leggi l’articolo su i Pandemic designer outfits: AW collection by Ding Yun Zhang.

Se pensavi che la forma di queste ciabatte fosse già abbastanza, aspetta di scoprire gli abiti di questo designer del futuro!

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Il romanticismo italiano di Amotea. Intervista alla designer Diletta Amodei https://www.waitfashion.com/romanticismo-italiano-amotea-intervista-alla-designer-diletta-amotei/ https://www.waitfashion.com/romanticismo-italiano-amotea-intervista-alla-designer-diletta-amotei/#respond Thu, 14 May 2020 13:51:09 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=77154 Amotea, un universo intimo e personale permeato da un romanticismo brioso, spigliato e da una forza femminile intensa e consapevole. Leggerezza e romanticismo si fondono con una sensualità raffinata, fresca e spensierata. Oggi abbiamo intervistato la designer Diletta Amodei che con il suo […]

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Amotea, un universo intimo personale permeato da un romanticismo brioso, spigliato e da una forza femminile intensa e consapevole. Leggerezza e romanticismo si fondono con una sensualità raffinata, fresca e spensierata.

Oggi abbiamo intervistato la designer Diletta Amodei che con il suo brand Amotea, traduce alla perfezione quella che è  la sua visione romantica della moda proponendo così, un guardaroba moderno in cui passato e futuro sono capaci di mescolarsi in abiti e accessori per occasioni speciali grazie a capi contemporanei, ma allo stesso tempo ricchi di memoria. 

 

“Ciao Diletta! è un piacere poter scambiare quattro chiacchiere con te.
Il brand Amotea è ispirato dal tuo nome corretto? Com’è cominciato tutto?”

Il piacere è mio , grazie a voi per l’opportunità. Il nome del brand nasce da una crasi tra il mio cognome, Amodei, e il nome “Tea”, che avrei dato a una figlia femmina. Ho avuto tre figli maschi.

 

“Vivi a Roma. È stata una scelta lavorativa o personale? Da dove vieni?”

Roma è la città dove vivo e dove sono nata. Sono romana doc, anche i miei genitori e i miei nonni sono romani. L’arte, l’architettura e la cultura di questa città sono una grande ricchezza per me, oltre che la principale fonte d’ispirazione.

“La situazione attuale di quarantena per il mondo dei creativi può essere limitante. Come vivi la tua routine e come gestisci il tuo lavoro?”

In realtà mai come in questo momento si riesce a trovare il tempo di fare ricerca, di dedicarsi maggiormente alla parte creativa di questo lavoro, che poi è il cuore dell’attività di un designer. Io cerco di organizzare il mio tempo dividendomi tra la gestione dei miei figli alle prese con la didattica a distanza, le call e i meeting su zoom con il mio team, e le strategie di comunicazione, press office e pr, dedicandomi a tutto ciò che in questo momento si può fare in attesa che riparta la filiera produttiva. Attendo fiduciosa.

 

“Come definisci il tuo stile? Da dove viene l’ispirazione per le tue collezioni?”

Lo definirei “Easy couture”, e cioè un idea di couture più easy, fresca, versatile, contemporanea. L’ispirazione nasce dai classici del passato rivisitati in una chiave moderna. Il romanticismo rimane comunque il filo conduttore delle collezioni.

“Quali sono le icone di stile che più ti rappresentano?”

Donne di grande personalità con eleganza innata, libere, cosmopolite, un po’ ribelli, per citarne alcune, Jane Birkin, Carolina di Monaco, Jackie Kennedy, Bianca Jagger.

 

“Quali sono stati i momenti più soddisfacenti per la tua carriera?”

Dare vita a un brand che rispecchi la mia passione per il prodotto, vedere una mia idea prender vita e il materializzarsi del mio processo creativo.

“Come ti approcci agli influencers? Lavori spesso con loro?”

La scelta di persone con cui collaborare nasce dal legame con donne che incontrano la mia idea di prodotto e lo sanno raccontare. Io ho una visione globale e contemporanea dove non ci sono piramidi: lo stile e il suggerimento di ognuna dona qualcosa ad Amotea. Più che influencer io preferisco parlare di una Crew che condivida con il brand valori, filosofia e mood. Con questa crew lavoro costantemente assieme per allargare la possibilità che altre persone conoscano gli abiti Amotea.

 

“Chi è la donna Amotea?”

La donna Amotea è una romantica contemporanea: vive nelle grandi città di tutto il mondo, all’interno di una rete di conoscenze cosmopolite, dove ci sono molte occasioni di gala, cocktail e feste esclusive. È una donna poetica quanto grintosa, sofisticata quanto sensuale. Il suo guardaroba è fatto di abiti firmati, ispirati a una eterea idea di bellezza, con silhouette senza tempo, perfette per farla sentire e apparire unica.

“A quale pubblico si rivolge maggiormente il tuo prodotto?”

A donne sofisticate che desiderano un prodotto ricercato ed eccezionale, che sia tramandato di generazione in generazione e vestito nel quotidiano contemporaneo, romantico e post moderno. Timeless ma di tendenza.

 

“Hai mai pensato di intraprendere delle collaborazioni con altri brand?”

Credo nella visione unica che porto avanti con ogni nostro design. Se le collaborazioni comprendessero altri brand o capi che indosserei anch’io e con i quali condivido il gusto e lo stile perché no, lo valuterei.

“Che progetti hai per il futuro? Sia prossimo sia lontano.”

Focalizzarmi a far crescere ed espandere un’azienda sana, con un prodotto che renda orgogliosi noi, chi lo produce e chi lo acquista, cercando di avere un impatto nel mercato della moda.
Nel prossimo futuro, a breve la nostra collezione di tee fatta con la disegnatrice Ann Degnbol, i cui proventi andranno alla comunità di Sant’Egidio.

 

“Nello specifico, raccontaci come è nasce la collezione SS20, quale tema principalmente la caratterizza?”
La collezione SS20 nasce dallo studio di moulage e volumi che derivano dalla costante ricerca della couture, e da tutto l’immaginario che ha reso memorabile Roma dal secolo scorso ad oggi.


“Amotea punta molto ai dettagli e alla lavorazione a mano. Quanto è importante il Made In Italy in un prodotto come questo?”

E’ di primaria importanza per me. Abbiamo puntato molto sulla selezione dei tessuti e dei dettagli, avvalendoci della collaborazione con aziende d’eccellenza che creano per noi accessori custom; abbiamo preservato la relazione con i nostri laboratori anche in questo periodo perchè il Made in Italy sono loro: Monica, Beatrice, Gianluca,tutte le persone che curano personalmente gli abiti Amotea, dalla modellistica alla confezione.

 

“Ho notato una grande cura dell’immagine: non solo dal punto di vista del prodotto, ma anche della comunicazione social e degli shooting da cui traspare il forte romanticismo che caratterizza il brand.”

Non c’è separazione tra immagine e prodotto. Vi è la stessa cura. Inoltre oggi abbiamo molti mezzi in più per raccontare il mondo che vogliamo rappresentare, per mezzo dello ‘storytelling’ : una comunicazione creativa e persuasiva attraverso la quale veicolare messaggi che evocano un’identità, in questo caso è la mia. Un’immaginario romantico che condivido con fotografi e stylist che lo interpretano.

“Cos’è per te l’amore? E secondo te, come è cambiato questo sentimento nel corso degli ultimi anni?”

L’amore per me è il motore di tutto, e’ la legge che governa l’universo. Sempre è esistito e sempre esisterà. Secondo me non è cambiato l’amore nel corso degli anni sono le modalità di dimostrarlo a essere cambiate, con l’evolversi della società. Non riesco a immaginare una vita senza amore, sono un inguaribile romantica.

 

Anche tu, come noi ti sei innamorata di Amotea?
Visita la loro pagina dedicata su SHOPenauer e scopri dove acquistare tutti i prodotti.

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Young N Sang : la “couture” sostenibile sudcoreana https://www.waitfashion.com/young-n-sang-la-couture-sostenibile-sudcoreana/ https://www.waitfashion.com/young-n-sang-la-couture-sostenibile-sudcoreana/#respond Wed, 13 May 2020 18:26:34 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=77879 Streetwear upcycling direttamente dalla Corea del Sud Da lungo tempo ormai l’Asia è diventata un vero e proprio polo d’attrazione commerciale per la fashion industry competendo con i grandi colossi di Europa e Stati Uniti. Non solo è il continente […]

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Streetwear upcycling direttamente dalla Corea del Sud

Da lungo tempo ormai l’Asia è diventata un vero e proprio polo d’attrazione commerciale per la fashion industry competendo con i grandi colossi di Europa e Stati Uniti. Non solo è il continente con una forza d’acquisto imparagonabile ma è una fucina di menti creative, brillanti e all’avanguardia.

In particolare, è la Corea del Sud ad avere un’attenzione particolare per lo streetwear. Questa nazione non fa solo notizia per i capricci del vicino di casa Kim Jong-un ma sta entrando a pieno titolo tra le nazioni fashion-friendly da tenere sott’occhio.

Ispirati ai look della strada, stanno riuscendo sempre più a far parlare di sé, sanno di essere il futuro e non hanno paura di lavorare sodo per raggiungere i loro obiettivi.

Tra i numerosi brand sud coreani in grado di catturare l’attenzione vi è sicuramente Young N Sang.

 

La coppia di fashion designer Youngshin e Sanglim, entrambi laureati al Savannah College of Art and Design negli Stati Uniti, appare per la prima volta nel 2018 con un brand estremamente sperimentale.

Recuperando i tessuti dagli scarti di aziende locali o da capi non più utilizzati, il brand concentra la propria ricerca sull’upcycling.

Nasce una linea streetwear dinamica che desta attenzione a livello internazionale e, nel giro di pochissimo tempo, il brand si evolve maturando consapevolezza.

“Abbiamo lavorato molto sul nostro stile ma soprattutto su quali materiali utilizzare. Al momento ogni tessuto impiegato nella collezione arriva direttamente dal nostro paese per limitare ogni tipo di trasporto non necessario; non lo vediamo come un limite ma come una nuova sfida.”

Il risultato è un’eccentrica ‘couture’ sostenibile dove ogni capo e lavorazione sono unici, irripetibili.

I due designer sud coreani hanno lavorato sodo per il riconoscimento del loro stile innovativo, riuscendo ad entrare nella classifica dei brand emergenti più ecosostenibili del pianeta stilata da Vogue.

Young N Sang si basa sulla fabbricazione sperimentale e sulla sostenibilità e presenta collezioni sostenibili dal 2018.

Nella loro prima collezione, “WING IT” , il brand si è concentrato sulle capacità innovative della tecnica del patchworking. Abiti con un nuovo ideale di estetica data dalla ricchezza dei patchwork.

 

Per la stagione Primavera / Estate 2020, presentata durante la settimana della moda di Londra, la collezione porta il nome di “STREET VENDORS”.

Il titolo evoca il ricordo, per chi ha avuto l’occasione di andarci, dei venditori ambulanti che pullulano lungo le strade trafficate di taxi e biciclette nelle città asiatiche.

Ed è esattamente questo l’intento di Young N Sang, una collezione ispirata all’abbigliamento dei venditori ambulanti sudcoreani fusi con capi tradizionali dall’estetica streetwear contemporanea.

Alla classicità dei pantaloni da abito vengono combinati elementi di pantaloni cargo , dando vita a pantaloni larghi bicolore abilmente abbinati con una giacca blu stile oversize dal sapore di Chanel.

A completare il lookbook della collezione SS20 vi è una selezione di accessori come collane all’apparenza componibili, moschettoni verdi e blu aggiungono un tocco utilitario insieme alla presenza di marsupi in funzione di cinture.

I copriscarpe dallo stile futuristico donano grande modernità all’outfit e permettono allo spettatore di interrogarsi sul perché di determinate scelte. Esattamente ciò che fanno i grandi creatori di moda.

 

L’intera collezione evidenzia la grande abilità nella tessitura a mano e nell’armonia delle stampe, realizzata interamente nell’atelier del brand a Seoul.

Per i due designer Young N Sang è più che un progetto di moda, è una cultura. Aboliscono la categorizzazione delle loro creazioni nel settore moda, in futuro hanno in serbo collaborazioni che vanno ben oltre il mondo del fashion.

Young N Sang è l’embema di ciò che possiamo catalogare come “brand da tenere d’occhio”, certi che queste due collezioni siano solo l’antipasto di un lungo pranzo nuziale.

La vicina Cina non si lascia certo scappare l’occasione per rivendicare i suoi talenti: ecco a voi DI DU, la designer cinese che veste il futuro

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Di Du: una designer cinese che veste il futuro https://www.waitfashion.com/du-designer-cinese-veste-futuro/ https://www.waitfashion.com/du-designer-cinese-veste-futuro/#respond Tue, 12 May 2020 10:24:37 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=77703 Moda per costruire un sogno in cui e persone vogliono vivere. Un sogno iper-femminile, futuristico e sovversivo della designer cinese di Anversa Di Du. Il suo design ha lo sguardo delle donne pioneristiche, l’attitudine della cultura underground e la visione […]

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Moda per costruire un sogno in cui e persone vogliono vivere. Un sogno iper-femminile, futuristico e sovversivo della designer cinese di Anversa Di Du.

Il suo design ha lo sguardo delle donne pioneristiche, l’attitudine della cultura underground e la visione delle giovani generazioni che aspirano a un cambiamento di mentalità.

La moda, per me, è raccontare una storia.

Usare la moda come linguaggio per parlare la mia lingua e quella delle persone che non hanno paura di affrontare temi come la libertà di genere, i diritti politici o i problemi della nostra società.

Di Du guarda la moda come un’opera d’arte che lavora il corpo umano. La giovanissima designer infatti, laureata da pochissimo al dipartimento di moda di Anversa, mette in scena un vero e proprio conflitto tra materiali duri e morbidi capaci di dare un nuovo senso all’abito.

Proprio come in una vera opera d’arte, il design ibrido di Di Du, fatto di rigidi corsetti e morbidi drappeggi, rimette in discussione regole prestabilite per stravolgerle e dare vita a qualcosa di totalmente innovativo e rivoluzionario.

Le sue collezioni hanno il coraggio raccontare dei veri e propri tabù. Sembra essere finita l’era dei bravi ragazzi che assecondano regole imposte da altri senza farsi nessuna domanda.

Non ho mai capito perché chi cerca di pensare con la propria testa, mettendo in discussione lo status quo delle cose, non viene considerato un bravo ragazzo. “Sei proprio un bravo ragazzo!” Se ci pensate questa frase viene detta solo a chi non ha mai avuto il coraggio di mettere in dubbio le convenzioni e i paradigmi standard della nostra società.

Se parli di sesso non sei un bravo ragazzo, così come se mostri troppo le gambe non sei di certo una brava ragazza….

Di Du cresciuta a Shanghai all’inizio degli anni ’90 denuncia, con le sue creazioni, una società dominata dagli uomini. Con i suoi abiti, a questo punto ci viene da dire per nulla da brava ragazza, cerca di raggiungere l’uguaglianza e la libertà dei generi.

Questi argomenti hanno preso il volto di diverse star del momento, dalla cantante  Rosalía  per il suo video musicale Aute Cuture, all’outfit di Rico Nasty per il pre-Met Gala di Vogue 2019.

Per non parlare della modella e artista Jazzelle Zanaughtti nei tacchi crystal dragon della collezione DIDU SS20, e di uno dei volti femminili più audaci dello street style del calibro di Sita Bellan che indossa la giacca biker rossa firmata Di Du.

Negli abiti di Di Du è come se la tecnologia riuscisse ad acquisire una sorta di sensualità che solo una donna audace e forte riesce a trasmettere. All’interno del suo sito possiamo trovare molte creazioni digitali con scansione  3D.

Moda e tecnologia anche nel sito web della designer confermano la loro ormai consolidata e duratura relazione.

La nostra vita in un modo o nell’altro è sempre più legata alle tecnologie digitali e Di Du è ancora una volta in grado di leggere i nostri tempi e restituirli visivamente con grande coraggio e tenacia.

Non resta altro che seguire l’artista del futuro sul suo profilo instagram ufficiale didu_official e iniziare anche tu a pensare con la tua testa!

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LR3: l’età non è un limite https://www.waitfashion.com/lr3-leta-non-un-limite/ https://www.waitfashion.com/lr3-leta-non-un-limite/#respond Mon, 11 May 2020 15:00:46 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=77535 Anni, amori e bicchieri di vino non si contano mai. Ecco il brand LR3 in una frase. L’età non è un limite e questi abiti ce lo dimostrano portando alla ribalta il Peter Pan nascosto in ognuno di noi. Louis Rubi, consulente, […]

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Anni, amori e bicchieri di vino non si contano mai. Ecco il brand LR3 in una frase.

L’età non è un limite e questi abiti ce lo dimostrano portando alla ribalta il Peter Pan nascosto in ognuno di noi. Louis Rubi, consulente, stilista e designer di Barcellona, è l’ideatore di un brand senza genere, senza target, e senza limiti di alcun tipo.

Il COVID-19 non ha di certo fermato il talento del designer che, dalla sua casa, ogni mattina posta foto di diversi outfit per intrattenere se stesso e i suoi follower.

E così, scatto dopo scatto, Rubi stravolge le convenzioni della sartoria tradizionale. Un giorno con il suo trench oversize e l’altro con enormi pullover senza maniche abbinati a camice altrettanto larghe, esibendo uno stile neutro rispetto al genere.

“Con LR3, mi piacerebbe ispirare le persone a divertirsi con i vestiti e a preoccuparsi un po’ meno di ciò che dovremmo indossare”, dice. “È anche il momento di incoraggiare le persone a consumare diversamente. Processi più lenti, meno sprechi, più qualità.

I suoi pezzi over dalle proporzioni inaspettatamente equilibrate creano uno stile unico e allo stesso tempo di tutti. Uno stile che non ha etichette e che crea una vera e propria rivoluzione. Una rivoluzione che inizia con la possibilità di diventare chiunque si ha voglia di essere.

Un brand ecosostenibile che non ha età proprio come le persone che lo indossano. Taglia unica per tutti, pensata per adattarsi alla fisicità di chiunque.

Ci viene detto di rimanere normali per tutta la vita, guai a esagerare e uscire dalle etichette che altri appiccicano sulla nostra pelle. LR3 invece vuole fare le cose diversamente…Un marchio fashion lento che non segue il sistema delle stagioni della moda. Vogliamo che le persone pensino ai nostri vestiti come pezzi senza tempo e vogliamo che vengano indossati per gli anni a venire.

All’interno del sito, ancora prima di vedere gli abiti, ci vengono presentate le persone che li indossano. Ogni giacca, cappotto o pantalone ha il nome di chi lo sta indossando con tanto di descrizione ironica del peso, altezza, e età.

Questa scelta assolutamente originale ci dimostra ancora una volta come LR3 riesce a guardare oltre il numero e oltre il sesso per creare qualcosa che è di tutti.

Il brand sostenibile LR3 ci fa cadere dal nostro piedistallo per rimetterci tutti sullo stesso piano. Tutti uguali e assolutamente umani. Tanto diversi, ma tanto simili allo stesso tempo. Forse perché quello che ci importa davvero lo ritroviamo dentro ai sorrisi delle persone con addosso gli abiti di Rubi.

Ecco come lr3_community trasforma tutti gli aspetti negativi del fashion system per dare vita alla rivoluzione della moda:

nessun genere = TUTTI I GENERI

nessuna tendenza = ISPIRARE AL DIVERTIMENTO

nessuna misura = TUTTE LE FORME DEL CORPO 

niente gare = SOLO UMANI

nessun limite di età = TUTTE LE ETÀ 

nessun manichino = PERSONALITÀ REALI

no fast fashion = SLOW FASHION

nessuna stagione = COLLEZIONE PERMANENTE

nessuna azione = FATTO PER TE   

nessun commercio all’ingrosso = CONSUMATORE DIRETTO

Scopri anche come Wrad svela il volto sostenibile del fashion system!

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L’arte del sushi prende nuove forme : @theonigiriart https://www.waitfashion.com/larte-del-sushi-prende-nuove-forme-theonigiriart/ https://www.waitfashion.com/larte-del-sushi-prende-nuove-forme-theonigiriart/#respond Thu, 07 May 2020 10:30:05 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=76691 Il profilo Instagram che usa la cucina giapponese per celebrare la moda. Nel 2011 un delizioso documentario dal titolo ‘Jiro e l’arte del sushi‘ raccontava il lavoro dell’allora 85enne Jiro Ono, maestro nella creazione del piatto più famoso del Giappone, […]

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Il profilo Instagram che usa la cucina giapponese

per celebrare la moda.

Nel 2011 un delizioso documentario dal titolo ‘Jiro e l’arte del sushi‘ raccontava il lavoro dell’allora 85enne Jiro Ono, maestro nella creazione del piatto più famoso del Giappone, nel suo piccolo ristorante di Tokyo.

Oggi, a latitudini assai distanti dalla capitale nipponica, il concetto di arte legato al sushi viene reinterpretato da un giovane orientale cresciuto nel nostro Paese, che ha dato vita a delle vere e proprie opere visive realizzate attraverso l’arte del sushi.

Yujia Hu, 31enne cinese di nascita e milanese di adozione, è il primo ‘sushi artist’ del mondo, e col suo profilo Instagram @theonigiriart sta conquistando migliaia di follower postando immagini di reinterpretazioni di artisti iconici, elementi di cultura pop ed icone legate allo street style. Tutte prodotto con la medesima tecnica e gli ingredienti del sushi.

Sfruttando la potenza di un social network come instagram, @theonigiriart ha trovato il suo modo di comunicare la sua arte al mondo intero. Un’idea geniale ed innovativa che, fin da subito ha ottenuto risultati strepitosi : più di 55 mila follower tra cui anche noti personaggi famosi appartenenti al mondo della moda e dell’arte.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Yujia Hu 胡宇佳 (@theonigiriart) in data:


Visto il numeroso seguito Yujiu ha deciso di abbandonare la carriera culinaria per dedicarsi completamente a quella artistica:

“L’arte è in ogni cosa, ed è molto soggettiva: questo è il mio modo di esprimermi e far vedere il mio vissuto. Se riesci a suscitare delle emozioni con quello che realizzi, che sia del sushi o un quadro, allora hai creato un opera d’arte”

La sua vena artistica ha trovato sfogo proprio tra le mura di una cucina i cui ingredienti non erano altro che riso, alghe e pesce. Servendosi di una tradizione antica è riuscito a creare opere dall’altissimo impatto visivo e concettuale.

Con ricette giapponesi in stile urban, ha saputo differenziare la sua offerta, attirando l’attenzione in un settore, quello del food internazionale, in cui anche l’occhio vuole la sua parte.

La cura e l’attenzione ai particolari traspaiono da ogni singolo ingrediente utilizzato e modellato ad hoc, l’amore e la passione che vi sono dietro ogni creazione sono palpabili.

Tra le più note vi sono sicuramente le reintrepretazioni di opere d’arte come ‘l’Urlo’ di Munch, ‘il Bacio’ di Klimt, ‘la Notte Stellata’ di Van Gogh, ‘l’Onda’ di Hokusai e molti altri ancora.

Ma è grazie alla riproduzione di prodotti streetwear, in particolare alle sneakers, che @theonigiriart ha conosciuto il successo: da amatore del basket NBA, i vari modelli di Air Jordan diventano ciò che l’artista ha denominato “Shoeshi”, una vera e propria collaborazione tra shoes e sushi.

 

I giochi di parole sono ricorrenti nell’arte di Yujia Hu, basti pensare alle sperimentazioni nel fashion system con maki, temaki e nigiri griffati come Jacqumushi o Gushi.

Non mancano i ritratti di rapper famosi, personaggi iconici e giocatori di basket.

Per assaporare la sua arte basta recarsi e prenotare nel ristorante giapponese della famiglia Hu, il Sakana Sushi di via Giambellino a Milano.

 

Noi di Wait! ogni settimana selezioniamo 5 profili instagram di creativi italiani da seguire. Vieni a scoprirli!

 

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Questa designer trasforma le vecchie sneakers in abiti futuristici https://www.waitfashion.com/questa-designer-trasforma-le-vecchie-sneakers-abiti-futuristici/ https://www.waitfashion.com/questa-designer-trasforma-le-vecchie-sneakers-abiti-futuristici/#respond Mon, 04 May 2020 15:12:45 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=76256 Quando la moda ha bisogno di sostenibilità, il recycling e l’upcycling rispondono.  Questo è proprio il caso di All Amin, 23enne curda che, come la maggior parte di noi, vittima del consumismo, si è ritrovata ad avere (letteralmente) una stanza […]

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Quando la moda ha bisogno di sostenibilità, il recycling e l’upcycling rispondono. 

Questo è proprio il caso di All Amin, 23enne curda che, come la maggior parte di noi, vittima del consumismo, si è ritrovata ad avere (letteralmente) una stanza piena di sneakers. 

La giovane fashion designer, cresciuta in un piccola città tedesca, e trasferitasi poi a Berlino, ha coltivato la sua passione per le sneakers, trasformatasi in un’ossessione, dopo aver iniziato a lavorare per Footlocker.

Se pensate che le vecchie scarpe siano da buttare, vi sbagliate. La giovane sneakerhead ha deciso di riutilizzarle, trasformando decine e decine di calzature in capi ed accessori futuristici.
La designer taglia, cuce e assembla parti di sneakers, dando vita a qualcosa di completamente nuovo e ironico.

Questo design surreale dà la possibilità di far rivivere una seconda vita ad un paio di sneakers. Anche terza, dato che molti negozi di vintage stanno aiutando All Amin donandole le rimanenze invendute.  

Con questo design unico, le scarpe si trasformano corpetti, gonne, cappelli, mascherine, scarpe che diventano altre scarpe! Avresti mai pensato che un paio di sneakers potessero essere così versatili?

Questi capi unisex e one size sono disponibili su Depop @haramwithsugar.

Scopri come anche le Nike Air si trasformano in mascherine!

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JEANNE DAMAS: la fondatrice del brand Rouje è l’ ultima parisienne https://www.waitfashion.com/jeanne-damas-la-fondatrice-del-brand-rouje-l-ultima-parisienne/ https://www.waitfashion.com/jeanne-damas-la-fondatrice-del-brand-rouje-l-ultima-parisienne/#respond Sun, 03 May 2020 19:11:02 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=76103 Classe 1992 Jeanne Damas è la nuova icona dello stile alla “parisienne” e definita erede di Jane Birkin: capelli fintamente messy, labbra carnose e rigorosamente tinte di rosso e un’ allure misteriosa da parigina doc la rendono uno dei volti […]

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Classe 1992 Jeanne Damas è la nuova icona dello stile alla “parisienne” e definita erede di Jane Birkin: capelli fintamente messy, labbra carnose e rigorosamente tinte di rosso e un’ allure misteriosa da parigina doc la rendono uno dei volti più interessanti della nuova moda alla francese .

Il suo stile raffinato, timidamente sensuale, caratterizzato da uno stile retrò è la quintessenza della femminilità e traspare nel brand che ha fondato nel 2016, Rouje. Longuettes, bluse floreali, blazer e ovviamente i jeans (leggermente flare ma aderenti) sono gli indumenti che dominano lo stile di Rouje e di Jeanne stessa; una linea effortlessy chic, uno stile che richiama alla nonchalant delle donne francesi che affollano le strade di Parigi, all’essere belle senza (apprarentemente) nessuno sforzo.

Lo stile di Rouje è libertino caratterizzato da uno spirito femminile a da pezzi che vogliono mettere in mostra la silhouette , “è un brand creato dalle donne proprio per quelle donne che non hanno paura di vestire oversize o mostrare il décolté, che indossano le gonne in bicicletta e i jeans per una cena elegante, che mettono il rossetto con le dita e usano lo stile per esprimere la propria personalità e la propria intelligenza”, come viene definito da Jeanne sul suo sito.

 

Un pò garçon e un pò femme fatale è così che Jeanne stessa definisce il suo stile e incarna quell’immaginario che inequivocabilmente appartiene all’archetipo della “fille parisienne”. Da buona parigina Jeanne prediligi abiti e linee classiche e  sartoriali , proponendo uno stile ” senza tempo”; per questo Rouje è sicuramente un brand high- hand che però possiamo definire accessibile nei costi grazie alla provenienza dei materiali tutti pregiati, ma tutti francesi.

Rouje è uscito da poco con una linea interamente dedicata al beauty che anche qui riesce a mescolare perfettamente la delicatezza e la sensualità . La linea beauty propone principalmente prodotti per le labbra ma è da poco uscita con una linea dedicata completamente agli occhi fatta di: piegaciglia, mascara e eyeliner che è stata presentata su Instagram attraverso una serie di mini cortometraggi intitolati ” Le régard” che vedono protagonista Jeanne.

A Settembre 2019 Jeanne ha inaugurato il ristorante “Chez Jeanne“, un luogo caldo e accogliente nel cuore di Parigi accanto all’unico shop ” fisico” di Rouje,  dove la it-girl voleva mischiare il suo amore per la moda e il design con il suo primo vero amore: il cibo, una passione che le è stata tramandata da suo papà un ex ristoratore che Jeanne ha voluto omaggiare dedicandogli il suo ristorante .

Chez Jeanne

 

 

Pezzi da avere:

Puoi acquistare gli articoli quiRouje

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Genialità, creatività e tanta passione: questo è Matteo Carlotto di Not Safe For Humans https://www.waitfashion.com/genialita-creativita-tanta-passione-matteo-carlotto-not-safe-for-humans/ https://www.waitfashion.com/genialita-creativita-tanta-passione-matteo-carlotto-not-safe-for-humans/#respond Sat, 02 May 2020 15:54:28 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=75126 Giovanissimo e con tanta voglia di creare, Matteo Carlotto è designer nonché fondatore del suo brand streetwear “Not Safe For Humans”, attraverso il quale trasforma l’immaginazione in realtà; occupandosi di creare, ideare e realizzare personalmente ogni pezzo delle sue collezioni. […]

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Giovanissimo e con tanta voglia di creare, Matteo Carlotto è designer nonché fondatore del suo brand streetwear “Not Safe For Humans”, attraverso il quale trasforma l’immaginazione in realtà; occupandosi di creare, ideare e realizzare personalmente ogni pezzo delle sue collezioni. Una figura che può ispirare tanti giovani creativi. Qui di seguito la nostra chiacchierata…

 Come è nata la tua passione per il design? Da dove sei partito? Hai sempre voluto fare questo?

Ho iniziato ad approcciare al mondo del design a 11-12 anni quando ho scaricato per la prima volta Photoshop e ho cominciato a lavorare sulle grafiche, un po’ per gioco. Ero bravino, per questo  hanno  iniziato a contattarmi alcuni Youtuber affinché realizzassi magari i loro loghi piuttosto che le copertine per i loro profili.

Questo è stato il primo contatto che per un po’ di anni ho perso in quanto mi sono iscritto al liceo linguistico; poi al terzo anno decido di cambiare e iscrivermi a grafica & comunicazione.

Dopo circa un annetto, dove avevo riempito il computer di progetti inizio ad informarmi su come stampare le mie grafiche su le t-shirt; così ho iniziato a “produrre” i miei primi capi: tees molto semplici con su delle stampe di codici a barre e coccodrilli.

All’inizio stampavo solo su  maglie di stock; così nell’estate della quarta superiore, non avendo molto da fare, inizio a cucire la mia prima maglia da zero. 

Da dove è partita l’idea di creare il brand?  

L’idea è nata gradualmente, in particolare mentre iniziavo a creare la mia prima linea  totalmente cucita da me ,  ho sentito la necessità di fondare un qualcosa di mio e ampliare le mie possibilità.

 Hai mai pensato di lavorare per brand più noti?

No, ho sempre creduto nel mio progetto e non ho intenzione di mollare!

“Not Safe for humans” è sicuramente un nome singolare per un brand di streetwear: come hai avuto l’idea?

L’idea del nome nasce dall’esigenza di voler trovare un nome che fosse di nicchia ma al contempo provocatorio.

Un pomeriggio stavo navigando su internet e nella mia mente hanno cominciato a prendere forma queste parole; il nome non doveva avere un senso vero e proprio, diciamo che non voglio etichettare il mio brand.  Mi piace l’idea che siano le persone a dare una loro interpretazione all’interno della quale potersi rispecchiare.

Per quanto riguarda l’organizzazione lavorativa: Ti occupi sia della parte manageriale che del marketing? Hai una crew di designer che collaborano insieme a te?

Per quanto riguarda l’organizzazione non ho una crew di designer, mi occupo io di tutto; chiaramente se devo produrre una linea un po’ più ampia ho qualche sarta che mi da supporto. Mi appoggio anche ad un’agenzia di Milano, la “Carry over PR” che si occupa  del marketing: ha fatto sì che la mia giacca della nuova collezione fosse indossata durante un puntata di X Factor .

Collaboro anche con qualche stylist o video maker; per esempio MECNA nel suo ultimo tour ha indossato i miei capi. Nonostante la mia giovane età, posso ritenermi molto soddisfatto e poi dove non so, chiedo!

 Nella bio di NSFH dici che il brand nasce per esprimere i bisogni della persona odierna: pensi che l’uomo di oggi abbia bisogno di indossare capi freddi e piuttosto minimal? Se sì, perché? 

Personalmente penso che indossare capi minimal sia un’esigenza che la persona odierna possa avere, perché un look oltre che essere bello deve essere anche comodo; non a caso per tutte le mie collezioni adotto sempre una vestibilità oversize. 

Mi piace concentrarmi sul dettaglio e rendere ogni pezzo unico.

La nuova collezione “Eye Vision” per la SS’20 è concettuale e soprattutto ribalta i canoni ordinari: puoi svelarci qualche aneddoto che ti ha portato a realizzarla?

Mi faccio guidare quasi sempre dal caso per creare una collezione. Le idee migliori mi vengono di notte perché la mia mente non smette di lavorare un secondo; a proposito della collezione “Eye vision”, l’idea del completo jeans l’ho avuta una notte e la mattina non vedevo l’ora di realizzarla per poterla vedere concretizzata davanti ai miei occhi.

Molto lo devo anche al mio grande spirito di osservazione: guardo come si muove la moda, cosa va e cosa no; in questo modo riesco a rielaborare ciò che è in voga, sempre con stile!

Quello che ci tengo a dire nonostante io sia ancora un designer in erba, è che svolgo un’accurata scelta dei tessuti; per me sono un po’ come la tela su cui dipingere.

Data la tua giovane età, ti senti di dare un consiglio a chi come te, vuole realizzarsi nel mondo del design?

Consiglio di iniziare gradualmente, fregarsene dei pregiudizi e continuare a investire nel proprio sogno.

 

Puoi scoprire la storia di altri giovani e di brand emergenti come Resse Cooper e ALEA

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Jeanne Vicerial: gli scatti della sua pandemia https://www.waitfashion.com/jeanne-vicerial-gli-scatti-della-sua-pandemia/ https://www.waitfashion.com/jeanne-vicerial-gli-scatti-della-sua-pandemia/#respond Fri, 01 May 2020 14:36:33 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=75865 La nostra pelle è diventata il tessuto del ventunesimo secolo e il corpo la nostra nuova silhouette su-misura. Al posto dell’abito su misura come si faceva una volta, oggi cerchiamo a tutti i costi il nostro corpo su misura. La ricerca di […]

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La nostra pelle è diventata il tessuto del ventunesimo secolo e il corpo la nostra nuova silhouette su-misura.

Al posto dell’abito su misura come si faceva una volta, oggi cerchiamo a tutti i costi il nostro corpo su misura. La ricerca di qualcosa capace di calzarci a pennello esiste ancora… ma questa volta è il corpo stesso che viene modificato con sport, chirurgia, diete, tatuaggi.

L’artista francese Jeanne Vicerial rimette in discussione il nostro vestito preferito degli ultimi tempi: il nostro corpo. Anche in questo periodo di reclusione forzata ci mostra la sua visione a metà tra moda e arte in un modo semplicissimo. Sono gli scatti postati in un social a raccontare il mondo ibrido di Jeanne privo di confini e regole prestabilite.

La creatività non la fermano di certo le quattro mura del nostro isolamento e nasce subito il progetto Quarantaine Vestimentaire, proprio il giorno dopo l’annuncio del lockdown in Italia. L’idea di Jeanne è quella di continuare a creare e in qualche modo condividere oltre la distanza.

Una sorta di diario che rappresenta il modo di rispondere dell’artista a questa situazione. Sicuramente il suo progetto non salverà vite e non cambierà il mondo, questo lo sappiamo bene. Tuttavia ci da un modo di reagire semplice e alla portata di tutti. Quello di fissarsi piccoli obiettivi giornalieri non necessariamente legati al concetto di protezione o risposta al virus.

“Volevo fosse una cronaca mattutina diversa dalle notizie da telegiornale che si leggono appena svegli. Ogni giorno condivido una nuova creazione sul mio account Instagram, lasciando totale libertà e interpretazione alle forme. C’è un titolo, ma potrebbe cambiare in qualsiasi momento“.

Lavorare giorno per giorno, e scatto dopo scatto costruire una storia autentica, senza filtri o inganni. Per i più scettici che non credono al connubio arte e nuove tecnologie, quelli che reputano arte solo ciò che è riuscita a prendere abbastanza polvere stando ferma per anni dentro a importanti musei, li invitiamo a guardare gli scatti di vita di Jeanne Vicerial.

E soprattutto a chiedersi se ciò che si considera arte, fashion o design debba per forza essere legato al dove e non al cosa è in grado di dirci e farci sentire…

Quarantaine Vestimentaire continua fino alla fine della quarantena sul canale instagram di Jeanne Vicerial.

Scopri se sarà davvero l’inizio di una nuova era anche per lo streetwear…

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ROBERT WUN: il film MATRIX in un paio di stivali https://www.waitfashion.com/robert-wun-film-matrix-un-paio-stivali/ https://www.waitfashion.com/robert-wun-film-matrix-un-paio-stivali/#respond Thu, 30 Apr 2020 16:03:53 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=75628 Quella gonna è troppo corta, quella maglia troppo scollata e per carità chiudi fino all’ultimo bottone quella camicia anche se diventi blu e fai leggermente fatica a respirare….non vorrai che qualcuno si faccia un’idea sbagliata… Prima di uscire di casa […]

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Quella gonna è troppo corta, quella maglia troppo scollata e per carità chiudi fino all’ultimo bottone quella camicia anche se diventi blu e fai leggermente fatica a respirare….non vorrai che qualcuno si faccia un’idea sbagliata…

Prima di uscire di casa per un colloquio di lavoro, un esame o un evento importante qualsiasi donna se l’è sentito dire almeno una volta.

Bene direi che ci siamo tutti stancati delle frasi fatte, di luoghi comuni senza senso e pregiudizi detti e ridetti! Ecco perché in questo articolo vi voglio parlare di Robert Wun.

Robert Wun è un designer che da il suo nome al marchio di moda con sede a Londra spinto dall’idea di rivoluzionare il concetto dell’abbigliamento femminile moderno.

Sagome scultoree e un approccio futuristico mirano a potenziare l’idea di una femminilità che si disegna dentro forme forti e geometricheRobert lancia la sua etichetta nel 2014, e ben presto una nuova interpretazione di scarpe e accessori inizia a raccontarci la storia di un brand ispirato dalla fantascienza e dal mondo della natura.

Il risultato non può che essere un’estetica ultramoderna che non ha bisogno di tante spiegazioni per stare sotto i riflettori del mondo fashionTutt’altro che donne timide e fragili. Robert Wun veste quei volti femminili dai tratti duri e coraggiosi che non hanno timore di sostenere qualsiasi tipo di sguardo.

Inutile dire che le sue creazioni ci parlano di empowerment e consapevolezza del ruolo che, oggi più che mai, le donne stanno rivendicando nella nostra società. Le sue collezioni incontrano infatti alcune delle donne più potenti di hollywood tra cui LADY GAGA , CARDI B e SOLANGE KNOWLES.

La visione di una femminilità potente disegna i pezzi delle sue collezioni e tra tutti i capi, capaci di superare il confine tra moda e arte, uno ha rapito la mia attenzione. Un modello di scarpa che proprio come la donna che lo indossa lascia senza fiato.

La scarpa perfetta per una donna che non ha bisogno di essere salvata o di un uomo per vivere.

Per donne autentiche che danno forma al futuro, Wun propone un paio di stivali scultorei dal tacco ampio e sinuoso che calzerebbero a pennello all’eroine Trinity di The Matrix e Ripley di Aliens.

Ricordate quella scena del film Matrix dove si dice di non cercare di piegare un cucchiaio perché è impossibile? Si dice anche che invece è necessario realizzare la verità: non c’è un cucchiaio. A questo punto una volta convinti di questo si potrà vedere che non è il cucchiaio che si piega, ma tu stesso.

È una svolta nella percezione della realtà, e Robert ha applicato questa ispirazione ai talloni dei suoi stivali. L’artista crede nello spostamento delle forme e nel giocare con le sagome.

In questo modo sarà possibile rendere le scarpe elaborate e funzionali allo stesso tempo! Se anche tu ti senti un’eroina del futuro non puoi fare a meno di visitare il sito web di Robert Wun e il profilo instgram ufficiale @robertwun.

Per altri consigli su look femminili e audaci non puoi perderti SHOPenauer LOOKS: outfit per lei!

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Reese Cooper è il futuro della moda! https://www.waitfashion.com/reese-cooper-futuro-della-moda/ https://www.waitfashion.com/reese-cooper-futuro-della-moda/#respond Wed, 29 Apr 2020 13:06:14 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=75429 Elogiato da Anna Wintour al CFDA Vogue Fashion Found, Reese Cooper è uno degli stilisti più promettenti nel panorama attuale. I  capi sono stati indossati da Travis Scott a Bella Hadid e il suo nome risulta nella classifica Forbes 30 Under 30.  […]

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Elogiato da Anna Wintour al CFDA Vogue Fashion Found, Reese Cooper è uno degli stilisti più promettenti nel panorama attuale. I  capi sono stati indossati da Travis Scott a Bella Hadid e il suo nome risulta nella classifica Forbes 30 Under 30. 

Un giovane influente e fonte d’ispirazione per tanti talenti emergenti, tant’è che su di lui è stato creato un documentario in uscita il 15 aprile con la  collaborazione con StockX, dal titolo provocatorio : “We’re not particulary talented, We just try hard”. All’interno di questa frase è racchiusa tutta la sua filosofia; l’unico modo per migliorare è provare sempre  ad allenarsi. Insomma, Reese non si risparmia; ha talento ma anche determinazione e voglia di sperimentare. Nato ad Atlanta, a dieci anni va a vivere a Londra ed è lì che inizia ad entrare in contatto con la cultura street alla quale si appassiona, ma sarà Los Angeles la sua fonte d’ispirazione primaria e dove aprirà il suo primo studio. 

Ha sempre a idee originali per rendere il suo brand unico e coinvolgente. L’ultima creazione è il D.I.Y project: una box che chiunque può acquistare per creare il proprio chore coat; ma ha avuto anche altre idee rivoluzionarie, che ben presto potrebbero diventare capi iconici come  il piumino trapuntato di tessuto termo reattivo; al freddo cambia colore. Un capo decisamente cool per chi vuole distinguersi dalla massa. 

Infatti, lo stile di Reese Cooper  è pensato per gli outsider come lui, per coloro che non si rassegnano ad un futuro già deciso e continuano a provare. Certo, non è stato facile per Reese farsi strada, soprattutto alla sua giovane età in un mondo saturo e arcaico come quello della moda;  ha dovuto conquistare il suo spazio da solo. 

Adesso può vantare il suo nome tra il ricco palinsesto della Paris Fashion Week; avete capito bene nonostante il brand sia americano decide di sfilare a Parigi in quanto l’aria che si respira durante la settimana della moda lì è un qualcosa di ineguagliabile, da provare almeno una volta nella vita. 

Reese Cooper è un ragazzo giovanissimo, dai lineamenti fanciulleschi e i capelli un po’ troppo decolorati; ha gli occhi buoni e sorride sempre.

Non pensa troppo al domani perché forse è lui il futuro.

 

Puoi scoprire le sue collezioni su://reese-cooper.com

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Stile urban direttamente dalla Lettonia : One Wolf https://www.waitfashion.com/stile-urban-direttamente-dalla-lettonia-one-wolf/ https://www.waitfashion.com/stile-urban-direttamente-dalla-lettonia-one-wolf/#respond Tue, 28 Apr 2020 12:06:52 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=75130 Le linee della grafica geometrica della testa di un lupo in black and white ci introducono un brand made in Lettonia : One Wolf. Marchio di moda Unisex nato e cresciuto a Riga, dove ora ha sede la boutique. Non […]

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Le linee della grafica geometrica della testa di un lupo in black and white ci introducono un brand made in Lettonia : One Wolf.

Marchio di moda Unisex nato e cresciuto a Riga, dove ora ha sede la boutique. Non si sa chi sia l’ideatore di questo nuovo ed interessante progetto che incita ed ispira le persone ad essere libere e coraggiose, orgogliose di esprimere il proprio spirito e creatività.

Funzionalità, intelligenza e ascetismo si uniscono per dare vita a collezioni, temi che si interrogano sulla vita umana riflettendo l’estetica della contemporaneità urbana.

One Wolf  SS20

La collezione “Outsiders” di One Wolf  trae ispirazione dalle vite e dalle storie di persone che si sono confrontate con un’idea sbagliata della società, o addirittura con il rifiuto.

Le loro esperienze sono diverse, ma condividono i sentimenti comuni di non soddisfare le direttive della nostra società. Volontariamente o no, vengono entrambi inghiottiti dai ritmi della metropoli e poi sputati altrove.

 

One Wolf  FW21

Per il prossimo anno One Wolf ci propone un autunno inverno fatto di routine e abitudini, la velocità della vita moderna.

Un tagline adeguato sarebbe:  “Svegliati, fai la doccia, vestiti, truccati, prepara il caffè, sali in macchina, vai a lezione / lavoro, torna a casa, mangia la cena, vai a letto. ”

La tipica routine, si fondono i giorni e si fanno sempre le stesse cose. Il tempo scorre talmente veloce che non ce ne si accorge nemmeno. Con la testa sempre al prossimo impegno, non si fa a tempo a respirare; come protagonisti di missioni inutili. Laureati ma con la difficoltà a rispondere quando ci viene chiesto chi siamo.

L’uniforme minimalista della collezione “City Monk” entra a far parte del kit di sopravvivenza di un abito urbano per gli abitanti di una città. La collezione si ispira all’atemporalità degli abiti da lavoro delle uniformi tradizionali, in particolare quelle dei monaci tibetani. Semplicità e distacco dal materialismo.

Capi unisex e colori come riflessi del paesaggio urbano presentano la gamma della nuova stagione. Facilmente combinabili, completano un look neutro e ascettico i colori scuri con accenti di arancione, rosso e bianco.

 

Completa il look con le scarpe del brand Matthias Winkler raccontano uno scenario post-apocalittico, dove lo stile rustico e urbano si incontrano.

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Holy Bible Denim Jeans – koven 20:24 https://www.waitfashion.com/holy-bible-denim-jeans-koven-2024/ https://www.waitfashion.com/holy-bible-denim-jeans-koven-2024/#respond Mon, 27 Apr 2020 14:42:33 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=74848 Korrupt†, è l’ideatore del giovane marchio koven 20:24. Un marchio capace di rispondere a tutte le nostre preghiere con un denim unico e provocatorio. Atti della Bibbia tra cui, Apocalisse 21: 11-23 e Matteo 5: 1-17, vengono stampati su dei jeans. E come […]

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Korrupt†, è l’ideatore del giovane marchio koven 20:24. Un marchio capace di rispondere a tutte le nostre preghiere con un denim unico e provocatorio.

Atti della Bibbia tra cui, Apocalisse 21: 11-23 e Matteo 5: 1-17, vengono stampati su dei jeans. E come se questo non bastasse a farci cogliere la provocazione, 4 rosari neri e argento sono cuciti su ogni gamba del denim.

La tendenza di adornare il nostro look con piccoli o grandi rosari è cominciata tempo fa, ma lo stylist Korrupt† stravolge questo trend cucendo i cari rosari direttamente sui nostri jeans.

Korrupt†: provocatorio e corrotto. Questo è il significato del nome d’arte che si è scelto l’artista. Un designer che con il suo brand koven 20:24 non ha di certo paura di osare e sfidare tutte le convenzioni.

In perfetta armonia con la nostra era, i versetti della Bibbia stampati sui suoi jeans, disponibili a breve nel sito web koven 20:24, recitano il momento più temuto dagli uomini: l’Apocalisse. Sì esatto proprio quella situazione irreale che ci sembra di respirare in questi giorni nella solitudine delle strade che percorriamo.

È quando un semplice abito riesce a parlarci del nostro tempo che ne veniamo assolutamente catturati. Quando i tessuti incontrano tutti quegli elementi caratteristici di un’epoca.

Un’epoca disruptive perfettamente integrata in tutta la collezione di koven 20:24. Ne è un esempio emblematico la borsa realizzata in ecopelle e pelliccia sintetica che si contraddistingue per una grafica illuminata da una luce a LED incorporata nel tessuto. Tecnologia e moda si incontrano ancora una volta.

In Italia la visione di questo artista non ha ancora preso piede come meriterebbe e vorrei con questo articolo ritagliargli un suo spazio. Nelle creazioni del designer non ci vedo solo una semplice provocazione campata in aria, ma una vera e propria ricerca che adatta i prodotti del fashion al mondo che stiamo vivendo.

In poche parole i suoi capi hanno qualcosa da dire… e questo penso sia l’anima di una provocazione che è in grado, non solo di colpirci, ma anche di farci riflettere e guardare oltre.

I passi della bibbia scelti da Korrupt† si rivolgono soprattutto ai poveri di spirito, a quelli che si sentono afflitti, e quindi a quelli che proprio santi non sono insomma. In un epoca piena di ipocrisie e di arrivisti mascherati da buoni, Korrupt† con i suoi denim esalta i diversi, i perseguitati e gli affamati di giustizia.

Tutti i capi controcorrente del brand koven 20:24 li trovate disponibili nel sito web dell’artista e per conoscerlo meglio seguitelo nel profilo instagram ufficiale @korrupted90s.

Scopri anche l’anima ribelle del brand Carne Bollente!

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Brand to discover: Dental Pins https://www.waitfashion.com/brand-to-discover-dental-pins/ https://www.waitfashion.com/brand-to-discover-dental-pins/#respond Mon, 27 Apr 2020 14:37:28 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=74834 Dental Pins è un brand di abbigliamento all’avanguardia ed estremamente innovativo che fa il suo debutto due stagioni fa, fondato a Milano da dei ragazzi dello IED (Istituto Europe di Design), provenienti tutti da paesi diversi, passati da essere un gruppo […]

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Dental Pins è un brand di abbigliamento all’avanguardia ed estremamente innovativo che fa il suo debutto due stagioni fa, fondato a Milano da dei ragazzi dello IED (Istituto Europe di Design), provenienti tutti da paesi diversi, passati da essere un gruppo per un semplice progetto scolastico ad un vero e proprio Team di designer.

Il nome nasce dall’unione di due cose fondamentali, ma per scopi diversi, Le così dette “Pins” che sono uno strumento necessario per la creazione e la progettazione dei modelli, mentre per quanto riguarda “Dental”, bhe non c’è bisogno che vi spieghi a cosa servono, l’unione di queste due parole, rappresenta per loro la ricerca ed il continuo miglioramento.

Essendo un team, con background e culture totalmente differenti, la produzione dei vari design e modelli è molto variegata, di modo da offrire sin da subito una visione del brand il più internazionale possibile, così da facilitarne l’espansione.

Oltretutto loro stessi esprimono la volontà di non voler avere un singolo design che vada a rappresentare il marchio, come succede per gli altri brand, ma che tutti i capi siano posti sullo stesso livello, di modo da differenziarsi dalla maggior parte di essi, aspetto che non hanno certo intenzione di cambiare.

Dental Pins, entra quindi a far parte di una ristretta cerchia di brand che nonostante proponga abbigliamento “Street Style”, tragga ispirazioni da tutt’altro, di modo da non andarsi ad omologare a tutti i prodotti già presenti sul mercato.

Troviamo quindi varie influenze, dalle Tecnologie Futuristiche al Surrealismo, ecco perché i singoli capi hanno spesso stili molto diversi tra loro.

Il brand è rivolto principalmente a tutti coloro che esprimono: carattere, subcultura e curiosità.

Sono queste infatti le caratteristiche che i designer tengono in mente durante la progettazione e che si riflettono nelle forme, i tagli ed i materiali utilizzati, tutti che difficilmente vediamo in giro.

Come si può ben notare, la produzione di capi ricercati ed innovativi allo stesso tempo è  uno degli obbiettivi del brand, il loro pezzo forte sono sicuramente i cappotti, sui quali vengono fatte delle lavorazioni molto particolari ed utilizzati diversi tipi di tessuto che donano quindi un look molto particolare ed attraente.

Le varie collezioni di Dental Pins sono acquistabili prevalentemente a Milano, in negozi come: Stream Store, Drops e HitchHiker, alcuni di loro hanno anche disponibile alcuni capi sull’on-line shop.

A breve il brand aprirà anche il proprio store on-line di modo da dare più possibilità di acquisto a chi non vive nei pressi di Milano, vi invitiamo a seguire il loro Instagram, dove comunicano tutte le novità in tempo reale, in attesa della A/I 2020.

Piccolo spoiler, sarà una collezione davvero interessante, restate con noi per ulteriori aggiornamenti.

Leggi anche l’articolo che parla del possibile inizio di una nuova era streetwear!

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Brand to watch: Nineminutes https://www.waitfashion.com/brand-to-watch-nineminutes/ https://www.waitfashion.com/brand-to-watch-nineminutes/#respond Tue, 21 Apr 2020 09:53:11 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=74003   Con sede a Barletta e distribuito in oltre 200 negozi e nelle principali piattaforme digitali, Nineminutes è uno dei brand da tenere d’occhio. Nato nel 2011 dalla direzione creativa di Nicola Giannone e Pietro Mercaldo, il marchio 100% made […]

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Con sede a Barletta e distribuito in oltre 200 negozi e nelle principali piattaforme digitali, Nineminutes è uno dei brand da tenere d’occhio.

Nato nel 2011 dalla direzione creativa di Nicola Giannone e Pietro Mercaldo, il marchio 100% made in Italy si fa subito notare attraverso collezioni che inseguono i trend stagionali mantenendo uno stile classico ed elegante.

Sul profilo Instagram di @nineminutes, it girls come @annacarlaesimona, @paolaturani, @stefaniabravi, @nimabenati, @real_brown e tante altre indossano i capi del brand dimostrando l’incredibile versatilità dei capi che si adattano ad ogni corpo e personalità.

Per saperne di più sulle varie collezioni, sconti e per dare un’occhiata allo shop online visitate il sito nineminutes.it 

Nel frattempo, abbiamo creato per voi una selezione dei look che ci piacciono di più per questa stagione, che ne pensate?

 

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L’imperfezione artigianale di Rokh https://www.waitfashion.com/the-artisanal-imperfection-by-rokh/ https://www.waitfashion.com/the-artisanal-imperfection-by-rokh/#respond Mon, 20 Apr 2020 19:19:36 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=73895 Rokh rappresenta un modo semplice e spontaneo di esprimersi attraverso capi dall’impronta timeless. Il brand womenswear cattura l’unicità dell’individuo attraverso un’atteggiamento di imperfezione che traduce la gioventù di oggi, arricchita da referenze artistiche, musicali e fotografiche. Il brand è stato fondato […]

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Rokh rappresenta un modo semplice e spontaneo di esprimersi attraverso capi dall’impronta timeless. Il brand womenswear cattura l’unicità dell’individuo attraverso un’atteggiamento di imperfezione che traduce la gioventù di oggi, arricchita da referenze artistiche, musicali e fotografiche.

Il brand è stato fondato nel 2016 a Londra dal designer coreano Rok Hwang, il quale vanta un background di esperienze lavorative affiancato dai migliori nel settore. Infatti, dopo essersi laureato alla prestigiosa Central Saint Martins ed aver vinto nel 2018 l’ LVMH Prize Special Prizeha successivamente lavorato in maison rinomate come Céline by Phoebe Philo, Chloé e Louis Vuitton.

Le collezioni ready-to-wear di Rokh sono basate sui contrasti: maschile ma femminile, destrutturato ma finemente rifinito, classico ma alla moda.
La filosofia del brand è dare nuovo valore all’immagine: lo stile deve esprimere se stessi. 

Con la collezione spring summer 2020Rok Hwang ha rappresentato la moda newyorkese negli anni ’90, vista ed interpretata attraverso i suoi occhi.
Non si può che rimanere affascinati dai numerosi trench destrutturati che hanno sfilato alla Paris fashion week, in cui il beige e il nero fanno da padroni, alternati da look grunge con stampe tartan, proposte in varie tonalità.  

Gli accessori, in particolare, hanno catturato l’attenzione. Tra le molteplici borse in pelle alternate a skateboards, vi segnaliamo la oversized canvas bag, una shopping bag ecosostenibile che riporta sulla parte frontale i simboli di lavaggio. Sicuramente il pezzo più instagrammabile della collezione.
Chi non ha bisogno di una borsa così?

Dai un’occhiata anche a “Brand to discover: Act n°1”.

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ÀLEA: il luxury streetwear consapevole https://www.waitfashion.com/alea-luxury-streetwear-consapevole/ https://www.waitfashion.com/alea-luxury-streetwear-consapevole/#respond Sat, 18 Apr 2020 17:19:50 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=73556 100% Made in Italy, di qualità eccellente, sostenibile e a prezzi accessibili. Tutto questo in un brand street consapevole: ÀLEA. Per irrompere nel mondo competitivo e dinamico dello streetwear ci vuole coraggio e ÀLEA sembra averne tantissimo. Il brand luxury street, tutto […]

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100% Made in Italy, di qualità eccellente, sostenibile e a prezzi accessibili. Tutto questo in un brand street consapevole: ÀLEA.

Per irrompere nel mondo competitivo e dinamico dello streetwear ci vuole coraggio e ÀLEA sembra averne tantissimo. Il brand luxury street, tutto made in Italy, debutta alla Paris Fashion Week 2020 e con una una sola collezione all’attivo, ha già attirato l’attenzione di buyer in diverse capitali della moda.

Tecnica italiana dallo sguardo internazionale per un un total look di t-shirt, felpe e pantaloni dalle forme e tratti stilistici ripescati direttamente dagli anni ’50 ’80 e ’90, ma rivisti in chiave digitale.

Tutti i capi hanno uno stile casual e essenziale, che affronta i nostri tempi moderni accettando le loro sfide.

Il nome ÀLEA arriva dal latino e vuol dire rischio, affrontare il rischio. L’attitudine del brand ci dimostra che essere se stessi può giocare a tuo favore anche in un’era narcisista come la nostra. Il giovane brand organic oriented è di tutti quelli che si sentono dei rebel with consciousness.

Di tutti quelli che sono stanchi di una società egoista. Una società che non fa altro che riproporre dei modelli standardizzati che ci vogliono tutti uguali. In poche parole, ÀLEA è di tutti quelli che sanno quello che vogliono, e non hanno paura di andarselo a prendere, anche se questo significa scegliere la strada più difficile.

I giovani ribelli che vestono le linee pulite e moderne di ÀLEA questa volta lottano per riaffermare la libertà di poter essere chi si vuole senza omologarsi a un pensiero unico.

Mostrandosi nella sua essenzialità contemporanea, il brand si prende il suo spazio nel mondo del fashion con nuove tecniche produttive che mirano alla realizzazione di capi con sempre meno impatto ambientale.

Un brand consapevole e che non chiude gli occhi di fronte alla situazione che stiamo vivendo. Anche lo streetwear può essere sostenibile e questa collezione, prodotta nei luoghi della tradizione manifatturiera del made in Italy, tra Puglia, Piemonte e Lombardia, ce lo dimostra.

Il messaggio del brand è chiaro: non importa se sei uno dei pochi a credere in una causa. Il tuo contributo, da solo, non potrà certo cambiare le cose. Ma se anche ÀLEA, un brand nato da pochissimo e dalle dimensioni modeste, riesce a sostenere i costi extra di una produzione ecosostenibile, allora tutti lo potrebbero fare.

Ecco che a questo punto le cose potrebbero cambiare davvero! Segui tutte le novità del brand nel profilo instagram ufficiale @aleaproject_

Non perderti anche le passerelle sostenibili FW 2020/21

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Melissa Eakin e l’estetica naughty https://www.waitfashion.com/melissa-eakin-and-the-naughty-aesthetic/ https://www.waitfashion.com/melissa-eakin-and-the-naughty-aesthetic/#respond Fri, 17 Apr 2020 13:53:20 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=73344 Melissa Eakin è un’artista multidisciplinare: pittrice, illustratrice, fashion designer ed hairstylist; una forza creativa e ricca di humor.  La sua collezione di laurea ha debuttato alla London Fashion Week nel febbraio dell’anno scorso, con la autumn winter 2019-20, sponsorizzata dal […]

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Melissa Eakin è un’artista multidisciplinare: pittrice, illustratrice, fashion designer ed hairstylist; una forza creativa e ricca di humor. 

La sua collezione di laurea ha debuttato alla London Fashion Week nel febbraio dell’anno scorso, con la autumn winter 2019-20, sponsorizzata dal British Fashion Council. I capi della collezione, in puro stile Eighties, sono il risultato di un’ affascinante un mix di influenze multiculturali che spaziano dal Guatemala all’America, il suo Paese di origine.

Attualmente stabilita a Londra, ha dedicato la sua collezione di laurea, conseguita presso l’ University of Westminster, a suo nonno Teto, un eccentrico Guatemalan cowboy.
Le proporzioni deformate ed i design voluminosi dei suoi 6 look, si sono incontrati e mixati con lo stile cowboy, dettato dalle scultoree calzature intagliate nel gesso. La collezione stile Western incorpora motivi in pelle di serpente rossa e blu, cappelli e sombreri imponenti, e stampe stratificate a mucca.

Non importa che sia considerato “naughty“, basta che Melissa Eakin si diverta nel creare color palettes, forme e layering a suo gusto personale.

Un’artista di nicchia che ci insegna ad amare ciò che facciamo, anche se considerato “brutto” agli occhi dei più tradizionalisti. Le sue creazioni sono made-to-order ed uniche, dei veri pezzi d’arte.

Dai un’occhiata anche a “Brand to watch: Chopova Lowena”.

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Emergent designer: Ji Won Choi, la designer dell’eccesso https://www.waitfashion.com/emergent-designer-ji-won-choi-la-designer-delleccesso/ https://www.waitfashion.com/emergent-designer-ji-won-choi-la-designer-delleccesso/#respond Thu, 16 Apr 2020 19:54:00 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=73146 Nata a Seoul, cresciuta in Oklahoma, laureata alla Parsons School of Design nel 2017 con la collezione “Excessivism”, vincitrice di numerosi concorsi tra cui Kering Empowering Imagination Award e Yooxygen Award by Yoox.  La designer di cui stiamo parlando è […]

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Nata a Seoul, cresciuta in Oklahoma, laureata alla Parsons School of Design nel 2017 con la collezione “Excessivism”, vincitrice di numerosi concorsi tra cui Kering Empowering Imagination Award e Yooxygen Award by Yoox. 

La designer di cui stiamo parlando è la richiestissima Ji Won Choi, ed è proprio la collezione vincitrice a raccontarci la sua estetica, caratterizzata da importanti silhouettes audaci e divertenti. Il nome della collezione deriva dall’omonimo movimento artistico, che consiste nella ripetizione e nell’eccesso dell’utilizzo di materiali, impiegati come mezzo per denunciare la società consumistica nella quale viviamo.
La collezione è formata da giacche e tuniche a kimono dalle forme astratte e scultoree, nei toni del blu, rosso, bianco e nero, combinate con l’immancabile ripetizione di strisce che ne esaltano il design.

La prima delle sue numerose collaborazioni è Ji Won Choi x Yoox, lanciata nell’Aprile 2018, e progettata durante il percorso di stage di 6 mesi della designer, nella sede di Yoox a Milano: il risultato è una versione più commerciale e sostenibile della sua collezione.
Ideata basandosi su colori primarisilhouettes versatili, le righe sono utilizzate come elemento ricorrente, richiamando graficamente il codice a barre, simbolo del consumismo moderno.
La capsule collection donna è composta da una selezione di top, abiti, gonne e pantaloni color-block, interamente realizzata con fibre naturali.

A Febbraio 2019, la designer ha presentato alla London Fashion Week la prima collaborazione con Adidas Originals, reinventando le iconiche tre strisce con un concept “destrutturato”. Basandosi sul movimento, e declinando i capi nei colori lavanda, navy, rosso, verde e rosa, ha reso omaggio all’iconica linea Adicolor. L’obiettivo del progetto era quello di realizzare capi che trasmettono sicurezza a chi li indossa, attraverso una silhouette pulita e lineare.

Un’altra collaborazione con le 3-stripes nel luglio dello stesso anno: questa volta, interamente in bianco e nero. Una scelta che risalta la silhouette dei capi accentuandone le linee caratteristiche sia di Adidas che di Ji Won Choi. Un nuovo concetto di tuta bianconero che richiama il design coreano in un prêt-à-porter femminile e streetwear. 

Adesso, Choi è una dei 12 fashion designers protagonisti della serie originale Amazon PrimeMaking the Cut”, dove continua a stupirci con le sue creazioni che attirano l’attenzione sia dei giudici che del pubblico.

Intanto, sui social, sfoggia i suoi nuovi capi, realizzati rigorosamente #stayingathome.
Utilizzando tessuti dai toni sgargianti provenienti dai suoi viaggi, continua a dare forma ad abiti che richiamano le sue origini coreane, declinando l’iconico motivo a strisce in nuove versioni, ad esempio in frange stile western.

Non ci resta che aspettare la sua prossima collezione, intanto puoi dare un’occhiata alle sue collaborazioni attraverso i nostri articoli: “adidas Originals debutta con la designer Ji Won Choi alla London Fashion Week”“adidas Originals by Ji Won Choi, è in arrivo la seconda capsule collection”.

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Street-style Women Star: Oriental Power https://www.waitfashion.com/street-style-women-star-oriental-power/ https://www.waitfashion.com/street-style-women-star-oriental-power/#respond Thu, 16 Apr 2020 11:22:15 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=73097 Lo Street Women Style è un modo per comunicare chi siamo anche senza parlare, per esprimere il proprio stile attraverso volumi improponibili e colori esagerati. Insomma un modo per rompere gli schemi. E cosa c’è di meglio quando a rompere questi schemi […]

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Lo Street Women Style è un modo per comunicare chi siamo anche senza parlare, per esprimere il proprio stile attraverso volumi improponibili e colori esagerati. Insomma un modo per rompere gli schemi. E cosa c’è di meglio quando a rompere questi schemi sono donne forti e capaci di ridisegnare i confini delle loro culture?

Rina Sawayama

Nata in Giappone, Rina si trasferisce con la sua famiglia nel Regno Unito all’eta di cinque anni. Le sue origini orientali si uniscono così allo stile di vita occidentale, facendola diventare un’artista pop dalla voce unica.

Nominata Vogue woman of the year nel 2019, si distingue nel panorama internazionale della musica e del life style. L’album d’esordio di Rina intitolato SAWAYAMA, uscirà il 17 aprile su Dirty Hit, ed è uno sguardo intimo sul mondo di Rina.

“Nell’album parlo di identità e di famiglia. Parlo anche della difficoltà di imparare a conoscersi quando si convive con due culture totalmente differenti (nel mio caso quella giapponese e quella inglese), di cosa sia il senso di appartenenza quando il concetto di casa è in continua evoluzione, del cercare di capire in cosa ti rispecchi e cosa invece senti molto lontano da te.”  Sono brani che incitano all’apprezzarsi e soprattutto ad accettassi con i propri pregi e difetti.

Rina è sicuramente un’emblema di stile e forza di volontà che dimostra il potere della musica di comunicare tutto quello che proviamo. L’artista canta la sua vita e forse è per questo che riesce a conquistare il cuore delle persone che la ascoltano.

Seguitela nel profilo instagtam @rinasonline per scoprire come la diversità e i contrasti di due culture differenti possano mescolarsi in uno stile unico e assolutamente originale!

Betty Bachz

L’unica asiatica nella sua scuola in Norvegia, per la modella Betty Bachz integrarsi nella cultura occidentale non è stato per niente un gioco da ragazzi, ma con il lancio del suo marchio d’avanguardia tutti non possono fare a meno di ammirarla.

“Avevo un accento diverso, sono stata costantemente vittima di bullismo per il mio aspetto e il mio comportamento, ma ho imparato il significato di tolleranza e di accettazione nell’essere diverso. Ho  anche provato a conformarmi e adattarmi, ma poi ho imparato ad essere orgogliosa della mia eredità.”

Ecco che ancora una volta due culture si incontrano in un marchio fashion assolutamente unico. Møy Atelier è il nome di un brand che crea occhiali fatti a mano in Giappone. Il nome Møy è di origine norvegese, e significa giovane donna, qualcuno che è aperto a nuove idee. Con il volto celebre di Kate Moss, Rita Ora e Harry Styles, la notorietà del marchio è cresciuta molto velocemente. Per chi ancora non conoscesse Møy Atelier consiglio di non perdersi l’occasione di ammirare il risultato di un incontro unico tra linee orientali all’avanguardia e uno stile occidentale trendy e contemporaneo.

Rowi Singh

Ormai affermata star di instagram, condivide con i suoi follower la passione per il beauty care e il trucco. Se non la stai già seguendo nel suo profilo ufficiale @rowisingh, non sai cosa ti stai perdendo!

Unendo il suo singolare ed eccentrico senso dello stile con la sua eredità punjabi, Rowi crea look di bellezza vibranti e originali che ancora una volta sono frutto del mix tra due culture differenti.

Rowi parla di cosa significhi essere nel settore della bellezza quando hai la pelle brutta. Una pelle lontana dalla perfezione e che nasconde sotto il makeup dei difetti. Per questo Rowi ci pice molto. Non fa segreto delle sue imperfezioni e anzi aiuta chi la segue a conviverci e ad accettarsi.

Utilizza instagram come luogo creativo nel quale potersi esprimere dettando le sue regole, e non quelle imposte da altri. Non ci sono molte donne indiane che fanno quello che fa Rowi. È un fatto culturale rivela l’influencer. Ci viene detto di ottenere una buona laurea e diventare un medico o un avvocato, qualcosa che abbia successo agli occhi dei nostri genitori. Ma Rowi incita tutti a fare ciò che amano e non quello che altri dicono sia più conveniente fare.

Ecco che il trucco diventa un veicolo per l’autoespressione, per riuscire finalmente a mostrarsi per quello che si è davvero.

Scopri anche I migliori podcast sulla moda da ascoltare ora in streaming!

 

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Street Couture: la nuova vita dello streetwear https://www.waitfashion.com/street-couture-la-nuova-vita-dello-streetwear/ https://www.waitfashion.com/street-couture-la-nuova-vita-dello-streetwear/#respond Wed, 15 Apr 2020 14:24:35 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=73026 Tre parole: ibrido, unconventional e riciclabile. Ecco cos’è lo street couture. Personalizzare gli oggetti e dare loro una nuova vita è una delle ultime tendenze social del momento. Pat Peltier Esistono molti modi per dire falso: contraffatto, fasullo, finto. Bandulu è uno di […]

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Tre parole: ibrido, unconventional e riciclabile. Ecco cos’è lo street couture. Personalizzare gli oggetti e dare loro una nuova vita è una delle ultime tendenze social del momento.

Pat Peltier

Esistono molti modi per dire falso: contraffatto, fasullo, finto. Bandulu è uno di questi. Bandulu è il nome del brand creato dall’artista autodidatta Pat Peltier. Il lavoro di Peltier esplora le idee di lusso e di natura ciclica della moda. La filosofia del brand è “You know it’s real if it’s fake”. In altre parole un’interpretazione unica dei famosi brand di moda.

Il brand Bandulu si contraddistingue per recuperare pezzi di abiti vintage facendo dello scarto un vero e proprio tesoro per il prossimo.

Chi l’ha detto che cucito e ricamo sia un’affare da ragazze? Per tutti quelli che lo hanno sempre pensato sarà divertente scoprire come la firma di Peltier è proprio l’ uso del ricamo. Questa tecnica è utilizzata dal designer per imitare gli schizzi di vernice e le macchie che si trovano sui pezzi di seconda mano. In questo modo gli oggetti vintage riciclati come le felpe Champion del vecchio college, diventano modelli unici collezionabili e desiderabili da tutti.

Il marchio di Peltier fa un salto di qualità quando collabora con Converse in una serie di Chuck Taylor All-Stars personalizzati. Elemento distintivo erano le macchie di vernice cucite con la tela nella tomaia della scarpa.

Da allora, Peltier ha dipinto monogrammi per Louis Vuitton e per i modelli di sneakers più famosi di Nike. Bandulu così fa vivere a noti marchi di moda una nuova vita, cucendo letteralmente su di essi la sua visione del mondo.

Ancuta Sarca

La stessa attenzione merita la designer rumena Ancuta Sarca, che domina Instagram con la sua interpretazione bizzarra e riciclabile di una sneaker con il tacco!

Il risultato è è una scarpa ibrida, un mash-up tra tacchi usati e consumate scarpe da ginnastica Nike. Incontro tra femminilità e mascolinità in un pezzo unico interamente realizzato a mano nel suo studio di North London.

Tra i giovani designer emergenti che combattono nel bel mezzo di creatività e pubblicità, Ancuta realizza le sue creazioni in modo rigorosamente sostenibile e cucito a mano. “Nella nostra epoca, in cui purtroppo la moda è una delle industrie più inquinanti, penso che una delle cose più consapevoli che potrei fare come stilista sia usare ciò che già esiste, non producendo sempre di più”. Ecco che parole della designer sono l’esempio di come la creatività parte sempre dalle cose che ci circondano: basta solo guardarle da un’altra prospettiva!

Seguitela nel suo profilo ufficiale instagram @ancutasarca per scoprire questo incredibile talento dello streetwear internazionale.

Per le tue giornate casalinghe scopri anche gli 8 outfit da 8 top influencers: Stile in Quarantena!

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Obsessed by Billie Eilish: Fashion Idol 2020 https://www.waitfashion.com/obsessed-by-billie-elish-fashion-idol-2020/ https://www.waitfashion.com/obsessed-by-billie-elish-fashion-idol-2020/#respond Tue, 14 Apr 2020 18:09:40 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=72910 Puoi dire di non aver mai sentito parlare di Billie Eilish, ma non ti crederà nessuno. Dal palcoscenico allo stile da strada, è nota a tutti non solo per la sua musica, ma anche per l’improbabile colore di capelli verde […]

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Puoi dire di non aver mai sentito parlare di Billie Eilish, ma non ti crederà nessuno. Dal palcoscenico allo stile da strada, è nota a tutti non solo per la sua musica, ma anche per l’improbabile colore di capelli verde evidenziatore.

Billie Eilish non è la solita pop star. Il suo stile, con immancabili felpe over size e tute sportive, abbraccia lo strano e l’improbabile, e la gente lo adora.

La diciottenne nuota dentro vestiti larghi che nascondono perfettamente il suo corpo. Vedi l’outfit prima di vedere la pop-star! Nel mondo di Billie, lo streetwear non è più solo dei ragazzi e per diventare la principessa del pop non è necessario che tu sia una bomba sexy stereotipata.

Nella campagna “I Speak The Truth In #MyCalvins, Billie, ha deciso di raccontare il significato delle sue scelte di stile.

La cantante ha rivelato che la ragione per cui indossa abiti larghi è che le persone in questo modo non saranno in grado di giudicarla per il suo aspetto fisico. “Ecco perché indosso abiti larghi”, ha detto “Nessuno può dire è magra, non è magra. Nessuno può dirlo perché nessuno lo sa”.

Quel che è certo è che la sua musica si veste di stampe miste e loghi firmati come Louis Vuitton, Gucci, Prada e Balenciaga. Marchi di alta moda, noti a tutti, e che addosso a lei si colorano di tonalità intense e sgargianti.

Vi racconto lo stile di Billie Elish perché ciò che indossa lancia un messaggio importante. Ancora una volta moda e società si incontrano. Questa volta proprio negli abiti della sovversiva teen idol.

La voce di Billie questa volta denuncia il body shaming. Ne parla in un video durante lo show all’American Airlines Arena di Miami e lo fa decisamente nel suo stile ribelle. Nel filmato, proiettato su uno schermo, Billie indossa una canotta scura mentre parla alla folla delle opinioni che la gente ha di lei. «Avete opinioni sulle mie opinioni, sulla mia musica, sui miei vestiti, sul mio corpo» dice la popstar, mentre inizia a togliersi la canotta rimanendo in reggiseno.

«Ecco il corpo con cui sono nata, non è quello che volevi?» continua con la sua provocazione. «Se indosso ciò che è comodo, non sono una donna. Se mi spoglio sono una prostituta». Un attacco durissimo contro il body shaming che sta facendo il giro del web, e che punta il dito su chi avrebbe voluto vederla più alta o più bassa, più morbida o più magra.

Lo stile della pop star colpisce ancora e questa volta non per quello che indossa, ma per l’indiscutibile carattere e personalità che dimostra. Seguila nel profilo instagram ufficiale @billieeilish

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