
Giorgina, disoccupata, Piazza Syntagma, Atene, 2019. L’Europa è LA GENTE
E mi chiedo: come reagisce l’espressione di un volto davanti a una domanda inaspettata?
Abbiamo sempre tutto programmato, da quando ci svegliamo a quando chiudiamo gli occhi la sera prima di andare a dormire. Sappiamo esattamente ogni giorno cosa faremo, chi incontreremo e quali eventi dovremo affrontare. Tutto questo ci dà un grande senso di sicurezza. È un modo con il quale affrontiamo la vita nella speranza di allontanare il più possibile quella sensazione di ansia provocata da situazioni nuove e impreviste.
In poche parole organizziamo e pianifichiamo a tavolino la nostra vita come dei veri e propri soldatini e la motivazione sapete qual è? È perché abbiamo una paura incredibile di ciò che non conosciamo, dell’inaspettato. Sempre troppo controllati, impegnati a condurre la nostra vita esattamente come avevamo deciso, ci dimentichiamo che il bello succede proprio nei momenti che nessuno riesce o riuscirà mai a prevedere.
A volte tutto parte da una semplice domanda inaspettata che ti scombussola la giornata. Mi è sempre piaciuto pensare che, proprio come quelle domande più spontanee, che escono dalla bocca senza avere nemmeno il tempo di pensarle, anche l’obiettivo dei fotografi è una sorta di domanda. E provateci a pensare, le fotografie più belle sono proprio quelle spontanee scattate prendendoci alla sprovvista, proprio come quando ci coglie di sorpresa una domanda che non avevamo previsto.

Michael, un berlinese, Berlino, 2019. L’Europa è IN PERICOLO
La ricerca di Lisa Borgiani è proprio quella di andare a spezzare, anche solo per pochi secondi, la routine e la vita programmata delle persone. Una piccola domanda scatenerà la reazione di un volto impresso per sempre nello scatto di Lisa.
Immaginate di stare passeggiando per le vie della vostra città, siete seduti al bar a bere un caffé o andate di fretta verso il vostro ufficio. A un certo punto una persona incrocia la vostra strada, mentre siete intenti a portare a termine quello che vi eravate messi in testa di fare, questa persona vi ferma con cortesia e vi chiede: What is Europe to you?
Ecco cosa ha fatto l’artista Lisa Borgiani. Con la sua macchina fotografica entra di sorpresa nelle nostre vite e crea un vero e proprio reportage di volti che abitano le capitali europee. Abbiamo deciso di intervistare Lisa e di scoprire cosa l’ha spinta a entrare nella vita degli europei con una sola e semplice domanda.

Artem, receptionist, Parco Nord, Milano, 2020. L’Europa è COMUNICAZIONE
Lisa Borgiani, classe 1979, fotografa e artista dalla visione fluida e aperta, se dovessi trovare una parola che identifichi il tuo lavoro creativo (posto che una sola parola riesca a contenere un lavoro artistico) quale sarebbe?
Ricerca.
Raccontaci un po’ della tua vita, del tuo percorso, insomma come sei arrivata a capire quello che avresti voluto essere per tutta la vita?
Credo che la scelta di essere artista o fotografo sia abbastanza inconscia e casuale inizialmente (forse come tante altre professioni). Poi, quando ti rendi conto di non poter più fare a meno di osservare e raccontare le cose e le persone che ti circondano nel modo in cui le vedi… è già tardi!
Ho iniziato a fotografare quando ero molto giovane, mi appassionava in particolare il reportage. La mia prima vera reflex, una Nikon FM2 è stato per me un sogno. Ho seguito diversi corsi di sviluppo e stampa in camera oscura, ho comprato tutta l’attrezzatura necessaria trascorrendo tantissime notti insonni… Vedere lentamente apparire dal nulla l’immagine che avevo scattato era la cosa più bella, così come quella di sperimentare la luce e le mascherature in camera oscura.
Mi è sempre piaciuto provare tecniche diverse e un grande insegnamento che ho ricevuto è stato quello di studiare il manuale della mia macchina fotografica. Poter comandare il mezzo e sfruttare le sue potenzialità è un vero vantaggio: una volta che l’utilizzo è diventato naturale potevo così concentrarmi sui miei soggetti. Ho iniziato a fotografare le persone, poi le architetture e me stessa: quante scoperte!
Negli anni ho poi seguito un percorso più artistico, prima il collage, poi le installazioni, cercando di tenere sempre esercitato il mio sguardo: i miei racconti fotografici (e talvolta video) non si sono mai fermati: in Bosnia, in sud America, in Israele, negli Stati Uniti, in Europa…

Michael, un berlinese, Berlino, 2019. L’Europa è IN PERICOLO
Il tuo sito web dà molto spazio alle tue installazioni, tutte, mi sembra di aver notato, hanno a che fare con il concetto e l’idea di rete. Una delle prime domande che quindi vorrei subito farti è che cosa sono e cosa rappresentano le tue reti?
Come accennavo prima il mio percorso creativo è stato molto vario. Dal 2015 infatti ho sentito il bisogno di riportare in tre dimensioni gli elementi che inserivo nei miei collages immaginati sempre con materiali leggeri e flessibili e quindi mobili nello spazio. Per due anni ho sperimentato l’affascinante mondo della spirale costruendole in materiale plastico e creando diverse installazioni negli ambienti naturali (Ponte di Veja a Verona, parchi etc…), e in quelli architettonici (edifici industriali, architetture storiche, spazi urbani…). Con grande orgoglio dal 2017 la mia installazione mobile “Onde di luce” composta da 9 spirali alte fino a 17 metri, è esposta in modo permanente all’ospedale San Raffaele di Milano.
Successivamente ho cominciato a sperimentare un materiale diverso che mi consentisse di creare la forma mantenendo la trasparenza. E soprattutto che fosse leggero e flessibile: la rete mi consente di costruire la forma in dialogo con le architetture attraverso l’utilizzo di punti di tensione già presenti nello spazio. Ho iniziato così il mio studio e percorso di ricerca tra installazione mobile e architetture, in particolare quelle razionaliste (Villa Leoni, Casa A per artisti di Pietro Lingeri). Insieme all’architetto Alessandro Colombo abbiamo presentato il paper “Lo spazio razionale dell’arte. Pietro Lingeri e le installazioni di Lisa Borgiani” pubblicato sulla rivista “The International Journal of Art and Art History” che pone alcune riflessioni e studi sull’utilizzo delle mie installazioni per una possibile riqualificazione urbana e per il recupero di edifici abbandonati. Qui potete vedere i lavori.
Cosa ti ha portato dal creare installazioni collaborando con architetti e ricercatori a intraprendere un reportage fotografico incentrato sul tema del sentimento europeo?
Da tempo porto avanti contemporaneamente i miei due progetti: quello delle installazioni è il mondo che immagino, invento e costruisco, l’altro, quello della fotografia, è il mondo che incontro e fotografo per la strada.
Credo che la cosa che accomuna questi due lavori sia la spontaneità: infatti le installazioni vengono realizzate direttamente sul posto attraverso una forma che continua a cambiare perché strettamente legata allo spazio esistente, quasi come una performance improvvisata (da qui il titolo della serie di installazioni “L’imprevisto incontra il razionalismo”).
Anche il reportage è un mezzo diretto per cogliere il sentimento delle persone in quell’istante imprevisto. Ho svolto diverse ricerche con università italiane e americane nel campo digitale e, soprattutto in questo momento, trovo interessanti questo tipo di collaborazioni e l’interazione tra il mondo umano e quello digital. È importante mantenere un equilibrio.

Alberto, pensionato, Cimitero Monumentale, Milano, 2020. L’Europa è REALTÀ ASSOLUTA
Qual è la storia che volevi raccontare attraverso le fotografie “What is Europe to you”?
Ho sentito il desiderio di fotografare i cittadini europei creando un legame e un dialogo tra ritratto e parola attraverso una sola domanda.
Perché partire proprio da Atene per iniziare il tuo viaggio nelle capitali Europee?
L’anno scorso ho accompagnato la giornalista Marta Ottaviani durante il suo viaggio di lavoro ad Atene in occasione delle elezioni parlamentari. Da qui è nata l’idea di fotografare le persone per strada porgendo a tutti la stessa domanda: What is Europe to you? I due ritratti che scatto in sequenza e in risposta a questa domanda (insieme alla parola chiave che riassume la loro idea di Europa) sono il risultato di questo lavoro.
Le altre città sono state Berlino nel trentennale della caduta del muro e Milano poco prima del lock-down Covid-19. I volumi pubblicati sono consultabili sul sito Whatseurope. Le prossime tappe saranno Roma, Bruxelles, Londra e Dublino, Parigi, Vienna etc…

Maria, difensori dei diritti, Piazza Duomo, Milano, 2020. L’Europa è SPERANZA
Quali sono i tuoi riferimenti artistici, ispirazioni che ti hanno fatto innamorare della fotografia e del mondo dell’arte?
Amo i fotografi americani, nessuno ha raccontato l’America come hanno fatto Robert Frank, William Eggleston, Lee Friedlander. Ho diversi cataloghi di Edwuard Steichen e ho seguito in tutta Europa le mostre di William Klein. Le loro fotografie sono immortali, sia per la bellezza e l’unicità delle immagini ma anche per i temi che hanno affrontato.
È bello sfogliare i loro libri a distanza di anni e imparare sempre cose nuove. Gli artisti che ho seguito di più sono Christian Boltansky, Anselm Kiefer, adoro anche il fantastico mondo di Calder. Altri riferimenti artistici sono alcuni registi (ad esempio il geniale Wes Anderson), scrittori (Giorgio Scerbanenco, Etgar Keret, Eshkol Nevo…) ma anche musicisti (a seconda del momento) e architetti (ad esempio Moshe Safdie).

Gizela, ambulante, Mitte, Berlino, 2019. L’Europa è COMPAGNIA
Mi sono sempre chiesta cosa spinge un fotografo a scegliere determinati soggetti piuttosto che altri, soprattutto quando sceglie di imprimere per sempre su una fotografia dei volti.
Credo si tratti di un mix tra curiosità, intuizione, sguardi ed empatia. Per me è come se fossero i soggetti a chiamarmi e io non posso evitare di fotografarli: cerco solo di catturare quei momenti di forte intimità che si creano. E mi chiedo: come reagisce l’espressione di un volto davanti a una domanda inaspettata?
A questo punto vorrei chiederti io What is Europe to you?
Per me l’Europa sono i volti di tutte le persone che fotografo, i loro sentimenti, il contesto in cui vivono e lavorano. Mi piacerebbe rappresentare tutto questo.

Benjamin, web designer, Berlino, 2019. L’Europa è COMUNITÀ
Se sei un appassionato di fotografia e credi nel loro potere non puoi perderti l’articolo su Come la fotografia salva la vita: Photographs for the Trussell Trust.
You might also like
More from Art & Design
Moda e design: un dialogo aparto
Dai primissimi anni del 1960, la dimensione artistica che seguì la rinascita economica, artistica e scientifica vide la moda come …
Londra: Gucci Fashioning masculinities al V&A Museum
Al V&A Museum di Londra sono transitate numerose mostre, di vario genere, come la storia del museo vuole: dai dipinti …
Il primo palazzo scultura di Burberry è in Corea del Sud
Burberry, con un'operazione di land art, ha portato in Corea del Sud la propria essenza per garantire ai visitatori un'esperienza unica …

