Craig Green, uno dei designer più hype della last generation.
Classe ’86 e originario di Londra, la città piovosa. Si laurea in Fashion Design alla Central Saint Martins nel 2012, anno in cui apre il suo brand sotto il nome di “Craig Green“.
Solamente un anno dopo, nel 2013, appare la prima collezione e la sua prima sfilata insieme ad un collettivo di designers per la Fashion Week di Londra. Due anni dopo, dal 2014 (anno in cui ha vinto il British Fashion Award for Emerging Menswear Designer) in poi, Craig è pronto a sfilare in modo indipendente, ottenendo un notevole successo tra le generazioni più giovani, che amano i suoi capi.
Perché le nuove generazioni amano così tanto Craig Green? Probabilmente la risposta sta nell’amore del designer per l’estetica giapponese, per così dire, “old school”.

Molti dei suoi pezzi riprendono lo stile orientale, con un focus maggiore sui samurai nipponici: le workwear jackets (uno dei capi più iconici che Green abbia mai prodotto), spesso prodotte in materiali come il nylon, hanno delle micro-trapuntature, dei lacci e dei pannelli inferiori mobili che ricordano le lastre di ferro protettive delle armature degli storici guerrieri nipponici.


Con l’estetica contemporanea, che deve moltissimo al mondo orientale, il mondo manga si mischia allo streetwear, dal più recente al meno recente, fino a prendere alcuni tratti dall’hip hop degli anni ‘8090. Le immagini dei fumetti giapponesi e delle serie televisive che sono nate da loro successivamente, anche chiamati ‘anime‘ per i meno appassionati del tema, si insinuano sempre di più nell’immaginario collettivo. Craig Green è hype perché il vecchio Giappone fa ancora molto hype.
Stavo leggendo un’intervista qualche giorno fa, all’illustratore canadese Moya Garrison-Msingwana e non è difficile accorgersi che tra i suoi disegni, oltre a trovare fedeli riproduzioni di famosi personaggi che hanno fatto la storia degli anime e dei manga, ci sono anche personaggi contemporanei. E la scoperta più interessante che si può fare con un’occhiata rapida a questi disegni è che, comparando i personaggi, il loro modo di vestire non è poi così diverso: over, stratificato, morbido e street allo stesso tempo.
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I capi di Green sono apprezzati dal pubblico streetwear e la sua ripresa dell’abbigliamento nipponico, a questi punti, non è un caso.
Il designer è anche un artista concettuale contemporaneo. Le sue installazioni accompagnano spesso la moda: nei lookbook, nello sfondo, a volte si nota una sua opera che è li per rafforzare il concetto che l’artista ci vuole comunicare. Grandi e mastodontiche installazioni sono parte integrante del suo processo creativo. I giganti samurai di Craig Green sono sculture moderne, realizzate con materiali differenti: da semplici pannelli di legno a tessuti, fino ad arrivare all’utilizzo di corde colorate.


April 2018
Il successo ha permesso al designer di sperimentare e collaborare con alcuni dei brand più creativi degli ultimi anni. Una delle più importanti, che va avanti da ormai tre anni, è quella con Moncler: la drammaticità, quasi teatrale, dei capi realizzati per Moncler ha dato vita a un concetto di piumino nuovo, che ancora una volta grazie ai concetti di “over” e mastodonticità, ricalcano la passione per i samurai e per il mondo giapponese. Ma ha collaborato anche con Champion e Adidas, mostrando la sua duttilità e versatilità.
Ma soprattutto il suo amore per lo streetwear, mondo che lo ha reso il designer che effettivamente è.
Craig Green x Moncler:

Craig Green x Champion:

Craig Green x Adidas:

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