La parola sogno in tedesco si traduce con traum. Trauma. Ferita che quando ci addormentiamo si riapre e ci fa entrare in mondi inconsci e fuori dal nostro controllo razionale. È tutto relativo, tutto soggettivo, nella nostra vita, così come nei sogni. Non c’è nulla di certo e razionale in un sogno. Se ci pensate il sogno alla fine coincide con il lato più profondo e autentico di ciò che siamo.
Proprio perché incontrollabile e surreale, nel sogno siamo i “veri noi stessi” senza filtri in tutto e per tutto. Ecco perché molti sogni ci spaventano ed ecco perché molto spesso, quando ci svegliamo, il nostro cervello li dimentica. Ce lo fa apposta il nostro caro cervello perché sa che gli aspetti di noi più autentici sono anche i più difficili da gestire e controllare nella vita reale. Insomma guardare in faccia chi siamo davvero fa una gran bella paura.
Chi ha trovato il coraggio di affrontare e vivere nei loro sogni sono artisti surrealisti del calibro di Salvador Dalì, Mirò, Magritte e Ernst. Il bello dei sogni secondo me è che, per quanto tu non li possa controllare, durante il sogno stai guardano le cose attraverso tutti i punti di vista possibili. Mi spiego meglio.

Nel sogno sono i miei occhi che guardano il contesto in cui mi torvo, (come succede tutti i giorni nella vita reale) ma spesso diventiamo anche una sorta di regista esterno e così in un batter d’occhio ci sdoppiamo e assistiamo al nostro sogno in terza persona. Nella vita di tutti i giorni ho sempre pensato che sarebbe interessante guardarmi dall’esterno, proprio come mi vedono gli altri, ma poi mi accontento e aspetto che questo accada quando sogno.
Analizzati e interpretati per comprendere i meandri più oscuri del cervello umano, i sogni sono stati oggetto di studio di moltissime branche della psicoanalisi e della psicologia. Alcuni hanno addirittura cercato di disegnarli e dare loro una forma visibile nel mondo concreto. Artisti surrealisti che nel corso del ‘900 hanno accettato quest’ardua impresa.
Che cosa vediamo in questi quadri? Il caos senza la minima spiegazione: proprio come nel sogno, dove tanti tecnicismi scientifici mi sa che non possono sostenere la causa. La stessa attitudine libera e priva di vincoli la si può ritrovare anche nel design di alcuni gioielli.
Orecchini che assumono forme improbabili e che a prima vista confondono chi li guarda. Non si capisce cosa sono e a cosa servono. In fondo chi l’ha mai capito cos’è davvero e a che cosa ci serve un sogno?
Completedworks e Salvador Dalì

Il design degli orecchini Completedworks ci ricorda una delle opere di Dalì più iconiche del movimento surrealista: “La persistenza della memoria”. Gli orologi di Dalì che si sciolgono e si deformano ci fanno capire che ognuno nella vita e nel sogno ha il suo tempo. Un tempo diverso, a volte lungo, altre più corto, proprio come la forma di questi orecchini realizzati a mano. Sì, avete visto bene, non è un errore: uno è più lungo e l’altro più corto. Sono diversi proprio come è diverso il tempo di ognuno di noi.
Se non li volete solo sognare potete trovarli qui!
Shushu/Tong e René Magritte

Il brand Shushu/Tong propone invece un orecchino singolo in ceramica bianca che ci trasporta direttamente nell’atmosfera del quadro “The Dawn of Cayenne” di René Magritte. Anche qui non c’è prospettiva, gli oggetti che vediamo nel quadro sembrano buttati lì a caso e tante forme non si capisce bene se siano quella cosa o l’altra. Il consiglio che mi viene da darvi è di smetterla di cercare di capire in modo razionale un quadro. Come è necessario non farsi troppe domande sul perché una persona dovrebbe indossare solo un orecchino invece che due. Nella vita alle cose più belle non c’è mai una spiegazione.
Se pensate che questo orecchino debba essere vostro lo trovate qui.
Ottolinger e Joan Miró

Gli orecchini pendenti in gomma nera di Ottolinger sembrano essere usciti direttamente dal quadro “The Tilled Field” di Joan Miró. Forme organiche si confondono tra loro e ancora una volta non sappiamo a cosa ci troviamo di fronte. Gli orecchini a goccia proprio come gli oggetti del quadro di Mirò a un certo punto mutano forma, consistenza e materiale.
Li troverete nel sito del brand.
Vanessa Schindler e Max Ernst

Lo stesso incontro di consistenze diverse e materiali differenti lo ritroviamo negli orecchini a catena di Vanessa Schindler che sembrano riproporre le forme sinuose del corpo della protagonista del quadro “Long Live Love” di Max Ernst. Una silhouette aggraziata, con toni e tratti morbidi ti darà la sensazione di non stare indossando un semplice orecchino, ma le forme del quadro surrealista di Ernst.
Potranno essere vostri nello shop ufficiale del brand.
Emanuele Bicocchi e René Magritte

Emanuele Bicocchi con il suo orecchino singolo a forma di chiave sembra che abbia preso uno dei tanti oggetti d’uso quotidiano che nel quadro “La Clef des Songes” di René Magritte sono i protagonisti. Rivalutare gli oggetti e dargli una nuova vita è proprio quello che succede nei nostri sogni, e perché non fare diventare questa pratica realtà indossando un orecchino chiave?
Lo troverete nel sito ufficiale del brand tutto made in Italy.
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