«Per la prima volta non ero considerata nera, ero solo americana»
Il 1949 è stato un anno importante. Non vi viene in mente nessun evento che si è meritato una bella frasetta in un libro di storia vero? Non avete tutti i torti… Non c’è scritto in nessun sussidiario scolastico, e anche nel caso contrario sappiamo tutti che le date non stanno simpatiche a nessuno. Il 1949 era l’anno in cui Dorothea Towles Church, classe 1922, sfila per Christian Dior a Parigi.

Dorothea è la prima modella di colore che sfila nelle passerelle dell’alta moda e qualche anno dopo diventerà il volto di Maybelline. Passano però dieci anni prima del vero successo black in America. L’anno è il 1965 e il nome Donyale Luna. Grazie alla visionaria fashion editor di Harper’s Bazaar Diana Vreeland, la rivista fa uscire la prima copertina in assoluto con una modella nera.

Oggi circa il 47% dei casting delle sfilate è composto da modelli e modelle di colore. Questo numero però non basta. Non basta a cancellare un canone estetico che per anni la moda ha contribuito a inculcare nelle nostre teste.
Dobbiamo essere belli, magri ah sì e soprattutto bianchi. Vedere una modella nera su un cartellone pubblicitario è qualcosa che ancora oggi tutti guardano con stupore e meraviglia. Wow finalmente anche UNA ragazza di colore diventa il volto di un affermato stilista. La verità è che per cambiare il nostro modo di pensare non basta fingere di cambiare le cose. Bisogna cambiarle davvero.

Annunciare che in mezzo a milioni di modelle tutte uguali c’è n’è anche una con un colore di pelle diverso non basta. Deve diventare normale guardare una sfilata e incontrare volti asiatici, ispanici, africani o bianchi senza stupirci di fronte a questi.
Da questa consapevolezza nasce Supreme Models: Iconic Black Women Who Revolutionized Fashion, un libro di fotografie e interviste delle modelle nere che sono state pioniere dell’inclusività nel settore della moda. Dalla fine degli anni ’40 ad oggi, 70 modelle raccontano la loro storia e le parole di Iman Abdulmajid riassumono appieno il significato di questo libro:
“Sarò davvero felice quando smetteremo di contare il numero di modelle etnicamente diverse sulla passerella o in una campagna, ovvero quando avere rappresentazione dell’intera specie umana sarà la norma e non un’eccezione”.
Nelle pagine di Supreme Models non mancano i grandi volti che hanno scritto la storia della moda. Da Naomi Campbell, Tyra Banks, Chanel Iman a Adwoa Aboah e Jeneil Williams, scelta per la cover del libro. Ogni profilo è accompagnato da una breve presentazione e da un paio di immagini tratte da copertine o editoriali particolarmente iconici.
Supreme Models vuole che mettere fine all’era in cui ogni volto nero che entra nel fashion system è una novità. L’obiettivo di questo editoriale è quello di dare il via a una nuova industria della moda che non faccia più caso al colore della pelle. Un nuovo mondo fashion che saprà dare valore a ogni singolo volto e corpo.
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