Fashion – Wait! Fashion https://www.waitfashion.com Talenti e avanguardie creative Wed, 22 May 2024 08:05:15 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.4.3 Sandali da bambino? Date un’occhiata all’offerta del brand Primigi! https://www.waitfashion.com/sandali-da-bambino-date-unocchiata-allofferta-del-brand-primigi/ https://www.waitfashion.com/sandali-da-bambino-date-unocchiata-allofferta-del-brand-primigi/#respond Wed, 22 May 2024 07:54:00 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=204739 I sandali rappresentano un must in estate, e questo non vale solo per gli adulti. Anche i bimbi, infatti, hanno l’esigenza di coccolare i propri piedi e di sentirsi comodi e freschi durante le giornate più calde. Ecco perché è […]

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I sandali rappresentano un must in estate, e questo non vale solo per gli adulti. Anche i bimbi, infatti, hanno l’esigenza di coccolare i propri piedi e di sentirsi comodi e freschi durante le giornate più calde. Ecco perché è importante scegliere dei sandali da bambino di qualità, che siano resistenti, traspiranti e soprattutto adatti al piede dei più piccoli, che cresce senza sosta. Se state cercando questo identikit, allora il consiglio è di dare un’occhiata all’offerta del brand Primigi, il cui catalogo mette a disposizione tantissime soluzioni per bimbi di ogni età. Vediamo dunque di scoprire i modelli più interessanti.

Primigi Pink e Multicolor Pink

Partiamo da due modelli davvero intriganti, ovvero i sandali Pink e i Multicolor Pink, entrambi reperibili online presso pagine come https://escarpe.it/c/escarpe/marca:primigi, ad esempio. I Primigi Pink 5951700 si fanno notare soprattutto per l’estetica, ma anche per la qualità dei materiali impiegati, come nel caso della tomaia in similpelle, della suola in sintetico pregiato e dell’interno in tessuto. Il sistema di chiusura è il classico velcro con strip. I Multicolor Pink di Primigi, invece, sono un modello di sandalo che mixa varie tonalità cromatiche, dal bianco al rosa, fino ad arrivare al giallo, all’arancione, al verde acqua e al grigio. La tomaia in tal caso è stata realizzata in pelle di camoscio, mentre la chiusura è come sempre in velcro.

Primigi D White e M Skin

Per le mamme che cercano un paio di sandali eleganti per le proprie bambine, Primigi propone alcune soluzioni di grande spessore. Basti ad esempio prendere in considerazione i sandali D White, con uno stile classico e senza tempo, e perfetti per i look per gli eventi importanti, come nel caso di cerimonie come il battesimo o la prima comunione. Possono contare su una tomaia realizzata in pelle fiore, su una suola in sintetico pregiato e su un interno fatto in cuoio. Un altro modello elegante è il sandalo Primigi M Skin, realizzato con una tomaia in pelle di camoscio e disponibile in tantissime fantasie e colorazioni differenti.

Primigi Black Royal Yellow

Belli, fantasiosi, sportivi e comodi: quattro caratteristiche che vengono fuse insieme nei sandali Primigi Black Royal Yellow. Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad un paio di scarpe aperte che sa come mixare tantissimi colori diversi, dal giallo evidenziatore al blu, insieme al rosso, al bianco e al nero. Esiste anche una versione più adatta per le bimbe, con il viola chiaro come colore principale, insieme all’azzurro, al rosa, al giallo e al nero. Sia la tomaia che l’interno sono stati realizzati in tessuto, mentre la suola è in sintetico pregiato.

Primigi D Phard Old Pink

Voltiamo ancora una volta pagina e dedichiamoci di nuovo ai sandali per bambine eleganti di Primigi. Il modello D Phard Old Pink ha una linea molto classica e sobria, con alcune decorazioni che di solito troviamo nei modelli da donna. La pelle fiore e la similpelle sono le grandi protagoniste della tomaia, con un interno in cuoio e una suola in sintetico pregiato. Colpisce soprattutto il bellissimo colore rosa phard.

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Loro Piana accusata di non retribuire i suoi lavoratori indigeni in Perù https://www.waitfashion.com/loro-piana-non-retribuisce-lavoratori/ https://www.waitfashion.com/loro-piana-non-retribuisce-lavoratori/#respond Thu, 21 Mar 2024 16:40:11 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=204684 “Le nostre eccellenze“: questa la value proposition che si trova sul sito ufficiale di Loro Piana alla sezione “viçuna”. E in effetti come si potrebbe pensare il contrario? Sono oltre trent’anni che il marchio italiano faro del “quiet luxury” ha creato la prima […]

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Le nostre eccellenze“: questa la value proposition che si trova sul sito ufficiale di Loro Piana alla sezione “viçuna”. E in effetti come si potrebbe pensare il contrario? Sono oltre trent’anni che il marchio italiano faro del “quiet luxury” ha creato la prima riserva naturale in Perù volta alla conservazione della specie delle viçuna, il tutto in onore del fondatore Franco Loro Piana. Una missione di tutto rispetto quella della salvaguardia degli animali e di creazione di lavoro per le popolazioni indigene.

Loro Piana è parte del colosso del lusso LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton SE, al cui vertice troviamo Bernard Arnault, che secondo il Bloomberg Billionaires Index vale 202 miliardi di dollari. Un brand esclusivo, per persone benestanti di certo, fondato nel 1924, con un heritage non da poco e una risonanza mondiale.

Eppure qualcosa nel mondo di questo quiet luxury ha fatto rumore. Bloomberg è uscito con un report che incolpa Loro Piana di non aver fatto abbastanza per le popolazioni indigene che offrono e lavorano la “fibra degli dei”, “inaccessibile ai più in virtù della sua rarità e della sua bellezza”. Insomma, non li ha pagati al netto dei guadagni, anzi, si puo quasi dire che la popolazione delle Ande abbia vissuto di volontariato. I soldi sarebbero invece finiti nelle tasche di una delle persone più ricche al mondo, il caro Bernard Arnault appunto, e tutto l’entourage del marchio di Loro Piana. Almeno questo è quanto emerso dallo studio di Bloomberg.

Ma partiamo dalle origini.

A produrre questa fibra pregiatissima sono le viçuna, camelidi che pascolano nelle Ande meridionali. Non è il primo materiale pregiato utilizzato dalla casa di moda italiana, anzi. Franco Loro Piana amava infatti andare in viaggio a scovare nuovi materiali, tra questi ricordiamo il fior di loto in Myanmar, la lana merino in Australia, il cashmere e il baby cashmere in Mongolia e Cina. Tuttavia, Bloomberg ha scoperto un vaso di Pandora: il maglione pregiato di viçuna viene venduto nei negozi dei centri nevralgici della moda per 9.000 dollari mentre la popolazione indigena, tutta, ne riceverebbe circa 280 per una quantità equivalente di fibra.

Una storia commovente quella delle viçuna e sicuramente di buoni intenti quella di Loro Piana se pagasse i suoi dipendenti in maniera equa. Intorno al XX secolo le viçuna erano a rischio di estinzione a causa dei bracconieri che le uccidevano e le scuoiavano piuttosto che tosarle. Il commercio della lana è stato bandito nel 1969. In seguito, e fortunatamente, un trattato internazionale ha ripristinato un mercato legale, stabilendo che il reddito derivato dalle viçuna andasse a beneficio delle povere popolazioni indigene locali. Lucanas è la primissima comunità ad aver tosato le viçuna nel 1994, e da quel momento Loro Piana ne è diventata acquirente.

Secondo Bloomberg, le condizioni in cui versano le popolazioni andine è un film di fantascienza. Le case sono costruite con il fango, gli impianti idraulici sono inesistenti e i più anziani restano agricoltori di sussistenza a vita. I giovani, “più fortunati”, sono costretti a lavorare nelle miniere di oro non regolamentate. Nel 2018 uno studio commissionato dal governo ha rilevato che l’80% degli abitanti della città ha dichiarato di non aver tratto nessun beneficio dalla partecipazione della comunità al commercio. Da Loro Piana si attendono delle dichiarazioni.

 

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Meet the brand: Halíte – make it salty! https://www.waitfashion.com/meet-brand-halite-make-salty/ https://www.waitfashion.com/meet-brand-halite-make-salty/#respond Thu, 15 Feb 2024 16:51:10 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=122706 Essenziale, ma preziosa. Disinvolta, ma curata. Semplice, ma ricercata. L’anima poliedrica di HALÍTE racchiude in sé tutti questi aspetti, proprio come la sua terra d’origine. Oggi abbiamo incontrato Angela e Antonia, fondatrici del brand di jewels bags. Madre e figlia […]

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Essenziale, ma preziosa. Disinvolta, ma curata. Semplice, ma ricercata. L’anima poliedrica di HALÍTE racchiude in sé tutti questi aspetti, proprio come la sua terra d’origine.

Oggi abbiamo incontrato Angela e Antonia, fondatrici del brand di jewels bags. Madre e figlia unite da una passione comune: creare oggetti estrosi e indossabili per aggiungere un tocco originale anche ai look più minimal.

Conosciamo meglio Halíte!

Ciao Angela e ciao Antonia, grazie per aver accettato il nostro invito e per la disponibilità! Il vostro brand di borse gioiello ci incuriosisce molto! Raccontateci com’è nato Halíte, com’è nata la passione per questo mondo e come vi siete avvicinate

Ciao Silvia, il piacere è tutto nostro!

Il brand nasce nel 2018 senza un progetto in verità, ma solo per gioco. Da sempre io, Antonia, e mia mamma Angela ci divertiamo a realizzare per noi stesse camicine in chiffon o pantaloni in seta, specie in estate. Cercavo una borsa per un’occasione e sembrava impossibile trovarne una che mi piacesse e che fosse adatta. Così ho chiesto a mia madre di realizzarne una con uno scampolo di seta nera. In quel momento è nata la prima borsina Halíte.

Da dove arriva il nome del vostro brand?

La casa in cui sono cresciuta e ho vissuto assieme alla mia famiglia è circondata da bacini d’acqua rosa, piccole montagne di sale e dal mare, in Puglia, più precisamente a Margherita di Savoia, dove ha sede una delle più grandi saline marine d’Europa. Halíte è un grecismo, significa letteralmente “pietra di sale”, ed è usato per riferirsi alla cristallizzazione del sale in natura. Sono questi cristalli salini dall’aspetto prezioso a ispirare gli accessori e i nostri gioielli.

Cristalli salini

A che tipo di persona si rivolge il vostro brand?

Le nostre borse nascono per essere indossate letteralmente da chiunque, per soddisfare un’esigenza, pur restando un vezzo. Esiste una sorta di relazione attiva tra noi e le nostre clienti: proponiamo un’idea di borsa, si sceglie il colore, l’applicazione o l’accessorio e tutto ciò che renderà la mini bag unica per quel momento, per quell’occasione e per il proprio stile.

Qual è l’estetica principale che guida le vostre creazioni?

Ciò che ha sempre guidato l’estetica delle nostre creazioni è il tentativo di contaminare il nostro stile un po’ minimale con un accessorio divertente. Essenziale ma prezioso, semplice ma ricercato. Ci lasciamo ispirare tantissimo dalle tendenze, dai colori, conservando la leggerezza del creare assieme da cui siamo partite.

Qual è l’articolo iconico Halíte?

L’articolo più iconico sicuramente è il modello Mini Sparkling, una borsina a sacchetto in satin con nappe in cristallo. Uno tra i primi realizzati e sicuramente uno tra i più amati anche da noi!

Mini sparkling

Seguite un processo produttivo sostenibile per la realizzazione dei prodotti? Svolgete altre attività green?

Credo non ci sia nulla di più sostenibile del “fatto a mano su ordinazione” per quel che riguarda il processo produttivo. Non esiste esubero, c’è una produzione controllata, artigianale, quindi molto più attenta e soprattutto commisurata alla richiesta. C’è sempre un margine di miglioramento sulla scelta della materia prima, aspetto particolarmente complesso. Nonostante queste nostre accortezze ci stiamo lavorando e impegnando molto, scegliendo dei partners sempre più attenti a questo tema.

Qual è per voi il modo di essere sostenibili e avere uno stile lussuoso allo stesso tempo?

Dipende da cosa intendiamo per lusso. Per noi non c’è nulla di più lussuoso di un capo o pezzo realizzato con materiale di qualità, fatto bene, con cura, quella cura che senti tra le mani. Se questo incontra un prezzo affrontabile, abbiamo la definizione più alta possibile di lusso.

Sapreste indicarci tre aggettivi che contraddistinguono il vostro brand? 

Sicuramente: divertente, essenziale e autentico.

Halite bags jewels

Vi va di condividere con i lettori di Wait!Fashion un aneddoto che ricordate con piacere del vostro percorso?

Si, il momento in cui abbiamo deciso di buttarci. Avremmo rinunciato a tanta bellezza e a tanti incontri speciali se non avessimo deciso di lanciarci in questa esperienza che ci ha dato moltissimo.

Quali sono i vostri obbiettivi e progetti futuri?

Tra i progetti futuri c’è sicuramente quello di inserire nuovi prodotti e migliorare sempre le nostre proposte sotto ogni aspetto!

Quale consiglio dareste a chi vuole lanciarsi in questo mondo così ampio e competitivo?

Passi piccoli, specie se non si hanno molti mezzi per iniziare.

Grazie mille Angela e Antonia per questa chiacchierata!
Oltre a realizzare delle borse super preziose penso che possiate essere da stimolo ed esempio per chiunque! Una chiara dimostrazione che anche nel proprio piccolo si possano fare delle cose straordinarie!

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Dialogo tra arte e moda – la Rinascita di Ferragamo https://www.waitfashion.com/dialogo-arte-moda-la-rinascita-ferragamo/ https://www.waitfashion.com/dialogo-arte-moda-la-rinascita-ferragamo/#respond Thu, 23 Nov 2023 19:31:20 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=122653 Tra arte e moda si intrecciano percorsi e scambi creativi molto profondi. Due mondi in continua evoluzione e contaminazione da sempre parte integrante del nostro quotidiano. Come se fosse un legame sentimentale, il rapporto tra moda e arte ogni tanto […]

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Tra arte e moda si intrecciano percorsi e scambi creativi molto profondi. Due mondi in continua evoluzione e contaminazione da sempre parte integrante del nostro quotidiano.

Come se fosse un legame sentimentale, il rapporto tra moda e arte ogni tanto affronta momenti di crisi poi destinati a risolversi. Questa relazione è stata esplorata in molteplici direzioni già all’inizio del Novecento attraverso gli artisti dell’Art Nouveau e delle Avanguardie Storiche le quali applicarono le proprie concezioni estetiche al progetto dell’abito femminile inteso come vestito artistico. Il “Manifesto del Futurismo” di Marinetti del 1909 spiega appunto come l’abito, frutto della moda profondamente connessa alla società, sia uno strumento perfetto di propaganda in grado di divulgare un’ideologia. Ecco perché, per i futuristi, la moda è sinonimo di modernismo e rivoluzione.

Tra gli anni Venti e Trenta a Parigi, grazie a Elsa Schiaparelli, poetessa surrealista che era solita utilizzare gli abiti come vere e proprie tele, la moda entra in stretto contatto con gli artisti. Così, dall’incontro con Salvador Dalì, i loro spiriti anticonformisti iniziarono a creare capi visionari, primo fra tutti l’abito “aragosta” del 1937, il quale diventò sinonimo di erotismo e simbolo di lotta contro la tradizione pudica, indossato per la prima volta in un servizio fotografico da Wallis Simpson, futura moglie di Edoardo VIII, Duca di Windsor.

Sono molti gli esempi nel corso degli anni che dimostrano la cooperazione tra arte e costume e come non citare il servizio fotografico del ’51 del fotografo Cecil Beaton per Vogue in cui appaiono in primo piano capi haute couture di Herni Bendel incorniciati da dipinti di Jackson Pollock. All’epoca questo fece molto scalpore e scatenò diverse critiche, ma quello che rimane oggi è una chiara dimostrazione del fatto che l’abito abbia la stessa valenza e la stessa carica artistica di un quadro, insegnandoci quindi a concepire la moda come forma d’arte.

Spesso viene messa in evidenza solamente la modalità in cui il mondo della moda ha accolto e acquisito artisti e capolavori senza tempo senza menzionare e valorizzare la reciproca partecipazione e influenza, come dimostrato in particolar modo in questi ultimi anni, dove collaborazioni tra case di moda e arte contemporanea sono sempre più frequenti, ricercate e bramate.

Ferragamo è l’ultimo brand che ci ha fatto sognare con la sua campagna pubblicitaria “New Renaissance” nella quale presenta dipinti, su concessione del ministero della Cultura – Le Gallerie degli Uffizi, della tradizione italiana ma soprattutto fiorentina.

Una nuova visione che riunisce Ferragamo e Firenze e la sua straordinaria tradizione di arte e innovazione“, si spiega in una nota diffusa dalla Maison.

Ferragamo, attraverso questa campagna, svela l’eleganza sofisticata e sensuale della collezione autunno/inverno 2023, associandola ad alcune opere d’arte più famose del XV e XVI secolo come naturale ambientazione. La volontà è quella di rendere omaggio sia alla creatività del brand che alla preziosa eredità dell’arte rinascimentale con il tentativo di riconnettersi alla tradizione di bellezza e innovazione della sua città e della propria storia.

Maximilian Davis, art director del brand, presenta la sua seconda collezione per Ferragamo al cospetto di capolavori storici reinterpretati in chiave contemporanea immaginando i modelli come protagonisti e ricreando così un dialogo tra passato e presente, epoche passate e generazioni future.

Maximilian contestualizza perfettamente la sartorialità raffinata, tessuti e materiali pregiati, colori audaci, la borsa Hug e il sandalo oro ispirato a pezzi d’archivio, nelle scene dei dipinti di Bellini, Veronese e Botticelli, unendo lo spirito rinascimentale e la visione del lusso del ventunesimo secolo plasmando un’estetica armoniosa.

Opere come l’”Annunciazione” di Paolo Veronese, l’”Allegoria sacra” di Giovanni Bellini o “L’Annunciazione di San Martino alla Scala” non fungono solamente da cornice ma hanno anche l’obiettivo di infondere un profondo significato culturale. Allo stesso modo, La Galleria degli Uffizi si trasforma in una tela interattiva dove la creatività e il design della Maison Ferragamo si intrecciano con l’arte rinascimentale raccontando contemporaneamente una storia di evoluzione artistica e continuità culturale e, come ha affermato l’art director Davis, “Il Rinascimento è nel DNA di Firenze, e Firenze è nel DNA di Ferragamo”.

Davis per la riuscita della campagna ha invitato modelli, musicisti e creativi ad apparire nelle immagini collaborando con una comunità artistica proprio come fece il fondatore Salvatore Ferragamo trasferendosi negli Stati Uniti. Il maestro Ferragamo, difatti, servì alla comunità di Hollywood le sue creazioni raggiungendo il successo mescolando il suo talento al patrimonio culturale creativo italiano affermandosi in breve tempo come “il calzolaio dei sogni”.

Strabiliante inoltre è il lavoro del fotografo newyorkese Tyler Mitchell il quale è stato in grado di conferire alle opere d’arte nuova vitalità e luce, donandogli un aspetto moderno e contemporaneo. Una vera e propria Rinascita!

Il legame tra Firenze e Ferragamo è chiaro e forte in “New Renaissance”. Una potente dichiarazione da parte del brand di voler proseguire, in modo parallelo, tra tradizione e innovazione. Il tema del “Nuovo Rinascimento” va oltre la moda: incarna il profondo legame della Maison con la sua città natale e l’intreccio storico che ne ha plasmato l’identità! La campagna vuole dunque rappresentare un nuovo capitolo nello storytelling del brand, un ulteriore momento di evoluzione alimentata dal passato, in quanto eterna sorgente d’ispirazione, direzione e presa di coscienza per proseguire.

Per questo possiamo dire che moda e arte facciano lo stesso mestiere, spesso condizionandosi a vicenda, altre l’una è precursore di novità per l’altra. In molte occasioni le due discipline si incontreranno su terreno comune, dando vita a dei capolavori senza tempo proprio come la campagna “New Renaissance by Ferragamo”.

L’arte osserva il mondo della moda come amplificatore dei propri messaggi. Nel corso degli anni questa continua relazione bilaterale ha vissuto momenti importanti riuscendo in un’impresa ardua: non solo registrando risultati vantaggiosi in un periodo di forte crisi economica, ma soprattutto dimostrando come il gusto e il senso estetico siano, ancora oggi, essenziali per ognuno di noi!

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ETRO: tutte le borse iconiche della Maison https://www.waitfashion.com/etro-iconic-bags-maison/ https://www.waitfashion.com/etro-iconic-bags-maison/#respond Tue, 18 Jul 2023 14:31:49 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=122646 ETRO è marchio italiano che nasce nel 1968 come azienda tessile e da allora porta avanti un profondo legame con il tessuto, elemento centrale della sua storia e delle sue ispirazioni. Proprio da questo legame e dalla volontà di reinventare […]

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ETRO è marchio italiano che nasce nel 1968 come azienda tessile e da allora porta avanti un profondo legame con il tessuto, elemento centrale della sua storia e delle sue ispirazioni.

Proprio da questo legame e dalla volontà di reinventare lo stile e i materiali della tradizione, ad esempio, è nata la borsa Love Trotter, una nuova collezione firmata dal nuovo Direttore Creativo Marco De Vincenzo. Queste borse ETRO sono il risultato di un progetto di recupero che ha dato nuova vita a tessuti d’archivio e plastica riciclata, incarnando così l’impegno di ETRO verso la sostenibilità.

Colori, fascino e sostenibilità

Rimanendo sulle tote bag Love Trotter, realizzate interamente a mano in Italia, si può capire come queste rappresentino il perfetto connubio tra l’eleganza dei tessuti preziosi della Etro Home Collection e l’innovazione dei manici decorati in plastica riciclata. I modelli della collezione sono impreziositi dal ricamo a filo del Pegaso alato, che aggiunge un tocco tridimensionale, e da preziosi dettagli in pelle e metallo anticato. Le fodere jacquard a righe completano il design raffinato di queste borse, disponibili in due misure, large e small.

Una delle borse più amate della collezione Etro è la borsa Vela. Disponibile nei formati mini, medio e grande, questa borsa in pelle si distingue per la sua chiusura in metallo con una catena arricchita da una medaglietta con il logo ETRO e il Pegaso. La versatilità della borsa Vela permette di indossarla comodamente a spalla o con tracolla, adattandosi alle diverse esigenze e stili di vita.

Borsa Paisley: la più richiesta

Un’altra borsa che merita di essere menzionata è la borsa secchiello. Disponibile in diverse dimensioni, dalla piccola alla maxi, questa creazione è realizzata nel tradizionale tessuto Paisley jacquard, tipico del brand, ed è impreziosita da una stampa geometrica sovrapposta.

La combinazione di tessuti di alta qualità e dettagli in pelle conferisce un gradevole tocco di eleganza e di novità. Per finire la chiusura a coulisse e la tracolla regolabile e removibile, rendono la borsa a secchiello di ETRO l’accessorio perfetto per stupire in tutte le occasioni.

Per chi ama gli accessori dal gusto più fashion, invece, le varianti a sacchetto della linea borse tessuto sono la scelta ideale. Sono realizzate in raso con dettagli in pelle e sono impreziosite da deliziosi ricami di strass e perline: elementi che le rendono gioielli da indossare.

Per chi ama indossare creazioni artigianali

Le borse ETRO incarnano lo spirito di un marchio che ha fatto della tradizione artigianale italiana e dell’amore per il tessuto i suoi pilastri. La particolarità del brand è quella di offrire un gusto di nicchia e un catalogo che piaccia a tutti, sia che si scelga il modello a Vela, il formato shopping bag o le borse tracolla.

Non resta altro che lasciarsi conquistare dall’eleganza senza tempo e dalla creatività di ETRO, il brand che ha trasformato le borse in veri e propri oggetti del desiderio di ogni personalità attenta allo stile e alla sostenibilità.

 

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Donatella Versace e Dua Lipa: gli anni ’60 nella co-lab “La Vacanza” https://www.waitfashion.com/gli-anni-60-nella-co-lab-la-vacanza-di-donatella-versace-e-dua-lipa/ https://www.waitfashion.com/gli-anni-60-nella-co-lab-la-vacanza-di-donatella-versace-e-dua-lipa/#respond Fri, 09 Jun 2023 05:41:12 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=122513 Donatella Versace e Dua Lipa insieme per la Pre Fall 23 per celebrare l’estate italiana. La co-lab tra moda e musica porta gli abiti da cocktail a bordo piscina. Moda e musica convergono a Cannes, dove la Maison Versace ha […]

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Donatella Versace e Dua Lipa insieme per la Pre Fall 23 per celebrare l’estate italiana. La co-lab tra moda e musica porta gli abiti da cocktail a bordo piscina.

Moda e musica convergono a Cannes, dove la Maison Versace ha deciso di presentare la nuova collezione ispirata a La Dolce Vita. Amiche nel quotidiano e ora anche nel lavoro, Donatella Versace e Dua Lipa hanno celebrato la stagione del calor bruciante con la presentazione de “La Vacanza”.

Donatella Versace e Dua Lipa

Donatella Versace e Dua Lipa

 

Una passerella immersa in una piscina a sfioro e la luce calda e suadente del tramonto al Château de la Croix des Gardes sono bastati a trasportare le celebrità invitate in un sapiente mix tra l’estate italiana degli anni Sessanta e l’allure della Costa Azzurra, fatta di glitter e sensualità.

L’eredità della Maison, rivisitata e aggiornata, persiste per l’intera sfilata. Le bralette con fibbie con il logo della medusa richiamano la collezione FW92 di Gianni Versace, gli abiti metallici degli anni ’90 indossati all’epoca da Claudia Shiffer e Naomi Campbell attraversano la passerella di Cannes con un’aria più fresca e contemporanea su modelle del calibro di Irina Shayk e Vittoria Ceretti.

La palette spazia tra una femminilità infantile data dai colori pastello e la sensualità del nero come nella FW94; mentre la ricorrente stampa d’archivio con farfalle e coccinelle appare per la prima volta nella SS95 e nella campagna Versace Home.

Un altro tuffo nel passato è evidente nelle cuciture d’archivio di Gianni Nastro che ornavano il busto degli abiti ispirati alla collezione Primavera-Estate 2003, con nuovi dettagli cut-out.

Bikini e costumi da bagno in spugna lasciano il posto a miniabiti scintillanti e a completi gonna e bralette color cotton candy, con due taschini attaccati a bretelle rifinite con teste di Medusa adatti ad un aperitivo bordo piscina.

Le stampe dominano anche nella Pre-Fall 23, i motivi a pois si combinano con coccinelle e farfalle che dipingono abiti di chiffon e pantaloni palazzo.

A coronare l’allure da Barbie Girl che ha attraversato l’intera collezione sono state le acconciature con grandi cotonature e fasce per capelli.

Nonostante l’accostamento fantasioso di gioielli a forma di farfalla, le ultime uscite in passerella hanno reso omaggio al nero e alla sua eleganza con abiti dal taglio semplice come quello indossato da Irina Shayk e abbinato ad un paio di décolleté bianche a punta.

La musica è da sempre un tema centrale nelle collezioni del brand, basti pensare ad artisti come Madonna ed Elton John, più volte testimonial del marchio, i quali non fanno apparire la nuova collaborazione con la pop star britannica un evento una tantum ma piuttosto un leit motiv.

Donatella ripensando al lavoro a quattro mani con Dua Lipa, sorridendo, dice: “È stato un lavoro duro, ma sentire questa voce accanto a me è stato fantastico. Dua è la donna di oggi, sicura e forte. Volevo che la collezione riflettesse ciò che accade nel mondo di oggi. Per me si tratta di divertimento, libertà e opulenza”.

“Abiti da vacanza, colori estivi, divertimento e libertà, ma anche un po’ di sfacciataggine! Ma abbiamo anche cercato di creare qualcosa di molto Versace, in modo che non sia necessario guardare l’etichetta per sapere di cosa si tratta”, ha detto Dua.

L’intesa tra Donatella Versace e Dua Lipa apre così un nuovo capitolo per la casa di moda che incorpora abilmente una strategia di marketing con l’esigenza di ridurre i canonici tempi di attesa. La collezione see now buy now è diventa disponibile null’e-commerce del marchio a partire dal secondo successivo alla fine della sfilata.

 

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Meet the brand: Tu Lizé – il militare incontra il romanticismo https://www.waitfashion.com/meet-the-brand-tu-lize-militare-incontra-romanticismo/ https://www.waitfashion.com/meet-the-brand-tu-lize-militare-incontra-romanticismo/#respond Fri, 12 May 2023 10:20:58 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=122451 Oggi noi di Wait!Fashion abbiamo incontrato Beatrice Selini e Camilla Lorenzi, cugine bergamasche, founder e direttrici creative di Tu Lizé. Un brand nato nel 2021 che si è approcciato a nuove tecniche di up-cycling, proponendo una nuova visione della maglieria […]

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Oggi noi di Wait!Fashion abbiamo incontrato Beatrice Selini e Camilla Lorenzi, cugine bergamasche, founder e direttrici creative di Tu Lizé. Un brand nato nel 2021 che si è approcciato a nuove tecniche di up-cycling, proponendo una nuova visione della maglieria dall’ispirazione pop.

Ciao Beatrice e ciao Camilla, innanzitutto grazie per aver accettato il nostro invito e per la disponibilità. Raccontateci un po’ come e quando è nato il Tu Lizé

Camilla: si può dire che siamo “figlie d’arte”, quindi il mondo della moda è sempre stato molto vicino a noi in quanto le nostre mamme sono sorelle e da 40 anni lavorano nell’azienda di famiglia che si occupa della produzione di accessori per conto terzi. Inoltre, abbiamo sempre avuto una propensione e passione per il fashion. Tu Lizé, infatti, nasce nel 2021 quasi per gioco, con la voglia di realizzare delle giacche per noi stesse. Il primo capo creato è stata la giacca mimetica con le maniche in lana crochet e, dopo vari apprezzamenti, abbiamo deciso di realizzare abiti anche per un uso commerciale “amatoriale” riscuotendo un certo successo. Da qui è nata l’idea di crearne un brand. Nel nostro caso è nato, quindi, prima il prodotto e poi Tu Lizé.

Che tipo di background avete avuto? Come vi descrivereste?

Camilla: ho studiato giurisprudenza ma, come anticipato, la moda è sempre stata tra le mie passioni, difatti ho sempre cercato di affiancare questo mondo anche ai miei studi frequentando dei corsi affini come “Diritto della moda”.

Penso di essere una persona molto determinata, proattiva e coraggiosa.

Beatrice: anche per me la moda è sempre stata tra i miei interessi e ho studiato economia in Bocconi con una base di arte, cultura e comunicazione portando come tesi uno studio sul marketing della moda. Successivamente, durante la magistrale in Iulm, tutti i miei corsi opzionali erano in “Fashion Communication” effettuando poi alcuni stage in showroom.

Mi definisco una persona emotiva, pacata, creativa e intraprendente.

Camilla: il nostro modo di essere, la passione comune verso la moda, il desiderio di voler creare qualcosa di proprio e sicuramente il momento storico che abbiamo vissuto a Bergamo durante la pandemia ha dato la spinta necessaria per realizzare qualcosa di nuovo, che fosse stimolante e innovativo.

Da dove arriva il nome del vostro brand?

Beatrice: Tu Lizé non ha un significato reale ma nasce dall’ispirazione del primo crochet che abbiamo realizzato per la SS21 in quanto il disegno del ricamo aveva la forma di un fiore. Studiando i nomi dei fiori ci era piaciuto molto come suonava il nome “tulipè” e giocando con le lettere è nato poi il nome del nostro brand.

A che tipo di persona vi rivolgete?

Camilla: i capi Tu Lizé si rivolgono a una donna dai 40 anni in su alla ricerca di capi originali. Sicuramente questo dettato anche da un fattore prezzo in quanto, essendo degli abiti realizzati a mano, è medio-alto. Nonostante questo è un brand trasversale con un prodotto apprezzato da ragazze giovani fino alla donna adulta.

Beatrice: chi veste Tu Lizé lo indossa per gusto e non per esigenza. Le nostre clienti infatti vengono attirate in negozio dal capo e dalla sua estetica molto forte.

Qual è l’estetica principale che guida le vostre creazioni?

Beatrice: tutti i capi sono sempre molto colorati con la caratteristica principale del crochet che viene lavorato in modi diversi: dalla maglieria fino ai pantaloni, ma i capi più forti sono le giacche, nonché le prime realizzate. Difatti il capo iconico è la giacca mimetica con le maniche in crochet.

L’estetica che guida le nostre creazioni nasce dal tentativo di unire due mondi completamente diversi: il mondo del militare abbinato al mondo del crochet, quindi più romantico, utilizzando anche dei tessuti gessati dal sapore maschile.

In poche parole il nostro stile si basa su forte contrasti.

Tre aggettivi e punti di forza che contraddistinguono Tu Lizé

Beatrice:

  • unicità: in quanto i nostri capi sono unici nel proprio genere e ogni abito è diverso dall’altro per via dell’artigianalità;
  • colorful: abbinamento di contrasti e colori forti
  • innovazione: poiché è prodotto nuovo che nessuno ha mai proposto sul mercato e l’innovazione sta anche nell’abbinamento contrastante del mondo militare e del crochet, universo totalmente romantico

Questi tre aggettivi racchiudono appieno i nostri punti di forza!

Da dove e da cosa parte la vostra ispirazione?

Beatrice: dietro ogni collezione c’è una forte ricerca. Ogni capo è realizzato a nostra immagine e somiglianza, quindi l’ispirazione è molto personale e se noi per prime lo indosseremmo.

Le nostre collezioni richiamano molto l’ambiente naturalistico, difatti troviamo spesso le tonalità del marrone, dei verdoni, e dei grigi per l’inverno, mentre per le stagioni più calde i colori si accendono e sbocciano i fiori.

Nel mondo del fashion si parla tanto di ecosostenibilità e impatto ambientale. Seguite un processo produttivo sostenibile per la realizzazione dei capi e svolgete altre attività che possano essere considerate green?

Camilla: la produzione è in Italia quindi l’obbiettivo è quello di rendere la filiera il più breve possibile. Ad oggi non possiamo ritenerci un brand green al 100% in quanto è molto complesso, ma nel nostro piccolo cerchiamo sempre di fare la scelta più sostenibile.

Crediamo comunque che Tu Lizé sia un brand eco-friendly in quanto diamo una seconda vita alle vecchie divise militari inutilizzate, ovvero raccogliamo e selezioniamo dai vari eserciti militari tutto ciò che è in sovraproduzione.

Secondo voi quale è il modo per essere sostenibile e avere un luxury approach allo stesso tempo?

Beatrice: Tu Lizé è un brand slow fashion in quanto riutilizza giacche militari unendole al crochet e al ricamo a mano, mondi molto preziosi.

La realizzazione di ogni singolo capo richiede una giornata intera e riteniamo che il lusso stia proprio nella cura dettagliata della produzione. Ogni minimo “difetto” fa parte dell’artigianalità e manualità della costruzione del capo.

Quindi dal lato green abbiamo il recupero delle giacche mimetiche e dal lato luxury abbiamo il crochet e l’artigianalità.

Condivideteci un aneddoto del vostro percorso che ricordate con piacere!

Camilla: il percorso di crescita è stato rapido e inaspettato in quanto non siamo partite con l’intenzione di creare un business così grande, quindi, sicuramente aver raggiunto un livello così alto in breve tempo ha dato molte soddisfazioni, ma il momento di cui andiamo più fiere è stato quando uno dei maggiori player del fashion system americano, nello specifico Bergdorf Goodman, si è interessato al nostro brand e ci ha offerto l’opportunità di organizzare un evento a New York nel novembre 2021.

Beatrice: un’altra soddisfazione molto grande è stata quella di aver ricevuto apprezzamenti direttamente dalle persone. Ad esempio è capitato diverse volte che, passeggiando per la città di New York e anche per lo store indossando la nostra giacca mimetica iconica, le persone ci fermassero per chiedere la provenienza dei capi e fare apprezzamenti acquistandola immediatamente sotto i nostri occhi su Farfetch.

Sono sicuramente dei momenti in cui realizzi effettivamente che ciò che stai facendo lo stai facendo bene!

Inoltre, il fatto di essere presenti in alcuni negozi a noi molto vicini, dove per prime fin da piccole acquistavamo, entrare e vedere i nostri capi, è una grande gratificazione!

C’è stato un ostacolo che non vi aspettavate in questo percorso?

Camilla: Tu Lizé, essendo un brand slow fashion con una forte accezione e produzione artigianale, ne ha risentito nel momento in cui è stato fatto un grande salto in termini di quantità. Quindi l’aumento di numeri, non essendo una produzione a livello industriale, non è stato facile da gestire, ma al momento siamo in una fase in cui riusciamo a coordinare il tutto in modo abbastanza facile.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Beatrice: il nostro desiderio è quello di espanderci sempre di più verso mercati esteri e nuovi, rendere il brand più lifestyle e sempre più riconoscibile.

Un’ultima domanda: che consiglio dareste a un giovane designer che desidera intraprendere la vostra strada?

Beatrice: non avere paura, affidandosi alle persone giuste e fare un passo per volta senza avere troppa fretta.

Camilla: un altro consiglio che mi sento di dare è quello di affidarsi a uno showroom e a un marketing team competenti che sappiano aiutare e far crescere il brand nel modo più corretto e coerente possibile!

Grazie mille Camilla e Beatrice per questa lunga chiacchierata! 

Speriamo che questo possa diventare anche un messaggio per tutti coloro che vorrebbero lavorare nel mondo della moda ma non hanno frequentato il classico corso in Fashion Design. Questo insegna inoltre che, con la passione, la volontà e la forte determinazione, si possono raggiungere grandi risultati!

Website: www.tulize.it

Instagram: tulize

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Moda e design: un dialogo aparto https://www.waitfashion.com/moda-design-un-dialogo-aparto/ https://www.waitfashion.com/moda-design-un-dialogo-aparto/#respond Fri, 05 May 2023 08:06:15 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=122432 Dai primissimi anni del 1960, la dimensione artistica che seguì la rinascita economica, artistica e scientifica vide la moda come protagonista di un mutamento che lasciò gli ambienti comuni per entrare negli spazi privati quanto intimi della casa. Una casa […]

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Models and a Yorkshire Terrier present creations by the designer Mary Quant in London. (Photo by PA Images via Getty Images)

Dai primissimi anni del 1960, la dimensione artistica che seguì la rinascita economica, artistica e scientifica vide la moda come protagonista di un mutamento che lasciò gli ambienti comuni per entrare negli spazi privati quanto intimi della casa. Una casa spoglia da dover riempire, dove interviene il design, ma che chiama a collaborare ‘’la macchina dell’abito’’, chiedendo a questa di immaginare collezioni d’arredamento personalizzate. E la moda, di tutta risposta, accoglie l’invito rendendo così possibile la nascita del cosiddetto ‘’fashion living’’. Un primo contatto tra moda ed interior risale agli anni di Mary Quant, quando le sue flower print ricoprirono le mura del suo store londinese Biba: una scelta volta a guidare l’occhio del pubblico che vedeva sempre più l’abito come sinonimo di design e ‘’casa in movimento’’. Ma non fu la sola, anche Pierre Cardin e la sua passione per l’esotico lo resero un architetto d’interni per la sua villa nei pressi di Cannes, costruita ad immagine della sua multiforme creatività, dove il mobilio sembra abitare lo spazio ‘’quasi fosse una persona’’, come disse lo stesso designer nel 1992. Per poi raggiungere la suite del Ritz di Mademoiselle Chanel: un minuzioso lavoro di personalizzazione che rende iconico il dettaglio a distinzione dalle altre suite dell’albergo. Un binomio indissolubile, quello tra moda e design, che sembra servirsi del tempo per mostrarsi ogni anno diverso, rinnovato e sopratutto più solido, anche se i due coprotagonisti della scena si reggono su un fragile equilibrio, in un rapporto di sana invidia.

La moda invidia al design il Salone del Mobile, il suo carattere cosmopolita, l’affluire di compratori internazionali ed il via vai di giovani in coda per ore fuori dai padiglioni fieristici. Il design guarda di buon occhio alla moda la sua economia, il suo essere in anticipo sui tempi e la sua capacità di saper guidare il pubblico portandolo a sè. Entrambi sono i player del domani eppure nessuno dei due sovrasta l’altro, anche se a volte la moda impone l’andamento del design. Perché? Semplicemente la moda contamina il mobile, rivestendolo di stampe e loghi che precedentemente sono apparse su abiti ed accessori di svariate collezioni, creando il mito della collab. Un apporto visivo che supera lo scopo reale dell’arredamento, cioè saper organizzare lo spazio, per andare ad aggiungere la riconoscibilità e personalità al mobilio che diventa un ‘’guardaroba da esposizione’’. Spaziando dai tessuti scelti alle stampe usate, il design accresce le sue potenzialità, riuscendo a coniugare funzione e cura.

Una sistema consolidato, che non emargina la creatività, ma la avvicina sempre più alla quotidianità, mostrando le mille espressioni di questa. Ma per permettere che questa macchina del design continui il suo corso si deve chiedere, ancora una volta, il prezioso contributo del fashion, che di cifre è esperta. Sicuramente la moda smuove capitali e sa dove riporli, e tra questi sceglie il design, l’home design, rendendo questo come il nuovo occhiello per gli investitori. Dagli storici brand che hanno sempre sostenuto l’interior come Missoni, Etro, Fendi e Versace, pioniere nel 1993 del fashion-home design, fino ad arrivare ai più recenti N21 e Sunnei che collaborando con noti marchi dell’homewear mantengono vivo lo scambio culturale tra i due.

Ma anche guardando puramente alle collezioni, questo scambio ha alimentato l’immaginazione delle maison e dei direttori creativi che per primi guardarono al design superando lo stato fisico. Ne è dimostrazione l’Haute Couture 2014 di Chanel, quando negli spazi di uno spoglio appartamento andò in scena un omaggio all’architetto Le Courbusier. E ancor prima il Palladium Dress di Gianfranco Ferrè per Dior: una colonna palladiana a forma d’abito che apre l’occhio creativo all’immaginazione, e che ribadisce la vicinanza tra moda e design inteso come progetto. Un progetto che sin dal 1990 entra negli studi di designer ed investitori al quale ancora riservono attenzione e studio.

E sono sempre questi brand storici a rappresentare gli appuntamenti immancabili al Salone del Mobile, con più di 20 presentazioni che garantiscono il massimo della risonanza annuale, con esposizioni a porte aperte dove convivono passato e futuro a portata d’arredo.

E così, di anno in anno, i giorni dedicati al design si riconfermano un accurato stratagemma per portare pubblico al mondo del mobile servendosi della risonanza della moda. Una strategia spudorata? Diremmo più un piano ben studiato alla riscoperta del valore della collaborazione creativa.

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Schiaparelli: il prêt-à-couture di Daniel Roseberry per la FW23 https://www.waitfashion.com/schiaparelli-pret-couture-daniel-roseberry-la-fw23/ https://www.waitfashion.com/schiaparelli-pret-couture-daniel-roseberry-la-fw23/#respond Fri, 07 Apr 2023 16:08:07 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=122355   Arte e moda? Un connubio ben noto al più ampio pubblico, ma che ancora stride nel rapportarsi con la quotidianità, che predilige forma e funzione a taglio e creazione, cioè quel binomio di cui tutt’ora si nutre la Couture. […]

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Arte e moda? Un connubio
ben noto al più ampio pubblico, ma che ancora stride nel rapportarsi con la quotidianità, che predilige forma e funzione a taglio e creazione, cioè quel binomio di cui tutt’ora si nutre la Couture. Un quesito, sulla possibilità di incontro tra i due, che, per Schiaparelli, trova il tempo di uno show, debuttando a Parigi con la sua prima collezione pret-a-porter FW23, in una mitologia astrale fatta abito dalla fruizione immediata. A far da cornice lo scenario classico delle camere dell’Hotel Devreux, a pochi passi da palazzo Schiaparelli.

 

 

Ben poco, apparentemente, si nota di diverso dalle precedenti collezioni puramente Couture della maison che ancora coniuga il surrealismo della fondatrice con il realismo contemporaneo, ma avvicinandosi ed addentrandosi nella FW23 si denota un mutamento sorprendente. Dal taglio fluido al nero totale, alternato ai migliaia di accessori dorati, la FW23 di Schiaparelli di Daniel Roseberry riprende i suoi simboli e suoi miti, e in questo primo atto semplicemente riconferma l’immaginario della maison, ma spogliandolo di quella pesantezza dell’elitarismo couturiale.

 

Il designer rivela: ‘’vorrei portare il prêt-à-porter a un livello diverso da quello della Haute Couture, senza rinunciarvi. Vorrei avvicinare il mondo di Schiaparelli a quello quotidiano’’.

 

 

Un’impresa considerevole se si ripercorre la storia della maison, che sin dagli esordi rese noto il suo intento di ‘’artisticizzare’’ tutto quello che circonda l’uomo nella quotidianità, attribuendo a quest’ultima una nota giocosa quanto concettuale. Ma ‘’il concetto non si perde, si attualizza’’, spiega a tal proposito Roseberry, che dal suo arrivo nel 2019 ha sempre delineato per Schiaparelli un percorso in divenire, senza perdersi nelle mura storiche dell’archivio, ma al contrario creando un contrasto tra il prima ed il dopo, e quest’ultima FW23 ne è la dimostrazione.

 

Le giacche in denim si riducono di dimensioni, i pantaloni dal taglio sartoriale accompagnano stivali neri in pelle con inserti dorati, e la borsa spazia in forme e taglie, pur sempre rispondendo alla legge dell’utilitarismo.

È proprio quest’ultima categoria, la borsa, ad essere il simbolo di questo mutamento, spiega Roseberry, che in occasione della FW23 presenta la nuova ‘’Schiap’’. Già dal nome ricorda un’abbreviazione vicina al linguaggio delle nuove generazioni, che traduce l’immediatezza della sua pronuncia nelle dimensioni ridotte di una bag rigata in pelle a rilievo, con il logo a forma di fessura posta a chiusura del modello. Nostalgica? No, diremmo più pratica, perché non è impresa da poco quella di alleggerire un repertorio, come quello surrealista, di applicazioni e lavorazioni. Una rilettura a forma di borsa di quel mutevole equilibrio tra identità (quella di Schiaparelli) e contemporaneità.

 

E se nel frattempo i grandi compratori si domandano se esista un mercato ‘’ad incrocio’’ tra Crouture e prêt-à-porter per tutto questo, il direttore creativo e la maison continuano sulla strada del possibile, come fece nel 1927 l’impavida fondatrice quando creò la maglia Trompe L’Oeill, simbolo dell’ascesa della maison, che per prima rese indossabile cioè che ai tempi era considerato come un ‘’disegno su tessuto’’.

 

Così la mitologia che ha ravvivato lo Schiaparelli di Daniel Roseberry non scompare nel pret-a-porter, ma si contamina con la favola moderna, quella che si rinnova giornalmente, e che vede la donna come protagonista di narrazioni ready to wear.

www.schiaparelli.com

 

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Il viaggio verso casa di Burberry nella prima campagna di Daniel Lee https://www.waitfashion.com/viaggio-verso-casa-burberry-nella-campagna-daniel-lee/ https://www.waitfashion.com/viaggio-verso-casa-burberry-nella-campagna-daniel-lee/#respond Thu, 23 Feb 2023 12:04:25 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=122170 A pochi giorni dal debutto della nuova direzione creativa di Burberry ,affidata all’inglese Daniel Lee, il brand rilascia la prima campagna con abiti d’archivio,  in una rilettura dei codici del brand. Ben lontana dall’immagine posta ad unione tra sartorialità e street culture alla […]

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A pochi giorni dal debutto della nuova direzione creativa di Burberry ,affidata all’inglese Daniel Lee, il brand rilascia la prima campagna con abiti d’archivio,  in una rilettura dei codici del brand. Ben lontana dall’immagine posta ad unione tra sartorialità e street culture alla quale Riccardo Tisci ha dedicato ben 10 collezioni, la nuova comunicazione è un tributo alle subculture della terra d’origine, la tumultuosa Londra, e a quell’estetica sleaze nata agli albori degli anni 90, quando l’iconico check era sinonimo di tradizione e provocazione.

Così gli scatti 90s che esibivano la stampa posta a fodera di lunghi trench in gabardine indossati da una ventenne Cindy Crawford nelle prima campagne di Christopher Bailey, ora lasciano spazio ad una line-up di volti noti che si preannunciano come nuovi ambassador del brand: Skepta, Vanessa Redgrave, John Glacier, Liberty Ross, Lennon Gallagher, Shygirl, Jun Ji-hyun e Raheem Sterling. Giovani, (poco) ribelli e british, sono loro a rappresentare il domani di Burberry che compie più di cento anni, ma che imperterrito non si arresta al mutamento generazionale, come richiama la storica dicitura ‘’prosum’’ (‘’avanti’’), a sostegno di uno story telling che continua.

House friends e icone contemporanee riempiono lo spazio di scatti realisti ed estemporanei realizzati nei luoghi simbolo della capitale inglese da Tyrone Lebon, firma fotografica ben nota al neo arrivato Lee che lo richiama dopo diverse collaborazioni, affidandogli la comunicazione visiva. Ad accompagnare le foto appare anche il nuovo logo Equestian Knight, recuperandolo dagli archivi fotografici risalenti alla prima direzione creativa di  Bailey ed all’ultima di Tisci che lo usò per la scorsa collaborazione con Supreme.

‘’Vogliamo ricordare al nostro pubblico che Burberry è una storia che non si interrompe, ma si lascia scrivere dalle nuove generazioni’’ spiega il CEO Jonathan Akeroyd, ribadendo la vicinanza di Daniel Lee alla GenZ e preannunciando un nuovo periodo per il brand inglese che vuole raggiungere i cinque miliardi di vendite annuali. A sostenere l’impresa economica c’è la nuova produzione di borse con un ampliamento della categoria, il recupero del heritage, e la contaminazione 00s: tutte mosse strategiche per un nuovo riposizionamento nella fascia giovanissima, definita da Akeroyd come ‘’propulsore del domani’’.

Tradizione, contaminazione, ed englishness sono le tre parole che meglio spiegano l’arrivo di Lee da Burberry, ma la domanda persiste: sarà lui quello giusto per una nuova lunga e proficua tenure del brand? Sicuramente ora il brand è più british che mai, dagli uffici alla produzione.

www.burberry.com

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Hooded dresses: una tendenza direttamente dagli anni ’80 https://www.waitfashion.com/hooded-dresses-tendenza-direttamente-dagli-anni-80/ https://www.waitfashion.com/hooded-dresses-tendenza-direttamente-dagli-anni-80/#respond Thu, 16 Feb 2023 21:59:06 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=122164 Per tutti coloro che hanno vissuto gli anni ’80, Grace Jones, nota cantante giamaicana, non fu solo una figura carismatica della musica disco-pop, nota per il suo stile androgino, ma una vera icona di stile. Indimenticabile nel film 007 – […]

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Per tutti coloro che hanno vissuto gli anni ’80, Grace Jones, nota cantante giamaicana, non fu solo una figura carismatica della musica disco-pop, nota per il suo stile androgino, ma una vera icona di stile.

Indimenticabile nel film 007 – Bersaglio Mobile, sensuale ed elegante, mentre indossa un abito viola con cappuccio firmato Alaïa. Un look che diventò rappresentativo di Grace, ricordata come la regina di questa tendenza molto diffusa negli anni ’80, il periodo del tutto è possibile, della moda libera e del mix & match fuori controllo.

L’hooded dress affonda le sue radici nell’antichità, come testimoniato dai romani, da Maria Tudor I e Anna Bolena.

Il cappuccio da sempre è il segno distintivo di uno status forte e prestigioso, difatti, veniva indossato durante le funzioni religiose e i membri delle famiglie reali lo aggiungevano ai loro mantelli per innalzare la propria autorità.

Questo accessorio non nasce solo per degli scopi sociali ma anche con degli intenti funzionali e pratici: riscaldare e nascondere e proprio per questo motivo, le donne del XVII secolo lo utilizzavano per mantenere l’anonimato in diverse situazioni.

Fino a quando non arriviamo agli anni ’70, momento in cui il cappuccio entrò a far parte della cultura hip-hop newyorkese, donando agli indumenti un tocco cool e sportivo, ma allo stesso tempo con un significato di ribellione.

Oggi chi non ha almeno un capo con il cappuccio nell’armadio?

I vestiti con il cappuccio furono identificati come degli abiti difficili da indossare e per l’élite. Dei capi dai tratti minimalisti, ma al contempo eccessivi: la perfetta combinazione e rappresentazione di un decennio eccentrico.

Apparirono per la prima volta sulle passerelle haute couture nella collezione Autunno Inverno 1991/1992 di Yves Saint Laurent. Quest’ultimo amava molto le donne, per questo realizzava degli abiti letteralmente d’oro per esprimere la loro forza, audacia e potenza quasi divina.

Ecco che così, negli anni ’90, diventò iconico il tubino con cappuccio in tessuto dorato, il cui drappeggio ricorda le forme statuarie e sontuose dei templi orientali.

Oggi, coloro che vestono Saint Laurent, vogliono comunicare questa forza e fascino, la stessa seduzione appartenente a Miley Cyrus nel video musicale del suo ultimo singolo “Flowers” mentre indossa proprio un hooded dress oro FW 91 del brand.

Nelle passerelle delle collezioni Primavera Estate 2023, sono molti i brand che hanno voluto presentare la propria interpretazione di questo amato connubio cappuccio-abito da sera.

Anthony Vaccarello per primo, lo ha presentato come protagonista assoluto ispirandosi agli archivi degli anni ’80, colorandolo di marrone cioccolato, verde kiwi, accompagnato da chiffon e jersey, proponendo delle declinazioni di blazer e top.

Ma anche nelle collezioni di Lanvin, Versace, Philosophy by Lorenzo Serafini, Chet Lo, Genny, Alberta Ferretti, Ferragamo, Tom Ford, Diesel, con una traduzione più sportiva e Schiapparelli, solo per citarne alcuni, troviamo delle versioni di questo capo eletto il preferito da molti.

Le muse di questa tendenza non sono poi così da sottovalutare: da Grace Jones sul grande schermo, ad Anna Oxa al festival di Sanremo del 1986, le stesse che hanno contribuito a rendere memorabile questo capo!

Recentemente abbiamo potuto ammirare Margot Robbie indossare un hooded by Maison Alaia per la premiere del suo ultimo film Babylon, ma di apparizioni ne contiamo all’infinito: Katie Holmes in Tom Ford; Jenna Ortega, meglio conosciuta come “Mercoledì” in Yves Saint Laurent; Chiara Ferragni in Versace; anche Beyonce è stata conquistata da questo particolare capo, indossando un abito Yves Saint Laurent color vinaccia semitrasparente; Elisa Maino in Alberta Ferretti e Bella Hadid in Alaïa, sono solo alcune delle icone dello show business che hanno indossato un lungo abito con “capuche”.

Freschi, audaci, avvolgenti, sensuali con un sapore streetwear, sono stati in grado di catturare il cuore di tutte le celebrità e non solo. Hanno saputo rapire grazie alla magnifica unione di texture luminose, palette ipnotiche e misteriose silhouette.

Se negli anni ’80 era un vestito per pochi, il 2023 cambia le regole della moda che ora è di tutti, così come gli hooded dresses, destinati ad essere una delle tendenze più scenografiche dell’anno!

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Il mondo fantastico di Louis Vuitton e Yayoi Kusama https://www.waitfashion.com/the-marvelous-world-of-louis-vuitton-and-yayoi-kusama/ https://www.waitfashion.com/the-marvelous-world-of-louis-vuitton-and-yayoi-kusama/#respond Tue, 07 Feb 2023 12:03:08 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121999 Per Louis Vuitton il 2023 è all’insegna del colore e della bellezza senza tempo. La collaborazione tra l’artista giapponese, Yayoi Kusama, e il brand di lusso francese, si rinnova dopo undici anni con un progetto che celebra il potere dell’arte […]

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Per Louis Vuitton il 2023 è all’insegna del colore e della bellezza senza tempo.

La collaborazione tra l’artista giapponese, Yayoi Kusama, e il brand di lusso francese, si rinnova dopo undici anni con un progetto che celebra il potere dell’arte e della maestria artigianale, reinterpretando i pezzi iconici della Maison con i motivi caratteristici dell’artista: i painted, metal e infinity dots e gli psychedelic flowers. Un’idea che nasce durante la pandemia del 2020 e riprende la prima joint venture tra l’artista e la maison del 2012.

Un vero e proprio dialogo che rappresenta l’ossessione di Yayoi sin da quando aveva 10 anni: la ricerca dell’infinito, espressa artisticamente attraverso pois colorati, ipnotici e appunto, infiniti. Elementi carichi di creatività e che, con la loro forma senza confini, hanno conquistato e si sono fusi perfettamente con l’universo Vuitton.

Ecco che la campagna prende il nome di “Creating Infinity. Un progetto che invita a guardare il mondo con gli occhi di Kusama, definita l’artista femminile vivente più influente, anche per quanto riguarda il rapporto tra arte e salute mentale, di cui l’artista ha sempre parlato liberamente. Difatti, l’ossessione verso punti e pattern ripetuti si dice sia frutto di allucinazioni uditive e visive di cui Yayoi ha sofferto fin da bambina. Problematiche che l’hanno portata a ricoverarsi volontariamente in un ospedale psichiatrico nel 1975 continuando comunque a lavorare con la sua arte.

Questa collaborazione è diventata, fin da subito, un fenomeno spettacolare che ha portato a un completo rebranding immersivo degli store delle principali capitali mondiali, arredati e trasformati dall’arte di Kusama.

A New York, la vetrina della boutique sulla Fifth Avenue, è stata allestita con un robot iperrealistico con le sembianze dell’artista intenta a dipingere dei pois sulla vetrata.

A Tokyo, invece, troviamo un mastodontico e insolito billdboard che, grazie a un effetto tridimensionale, consente ai passanti di notare l’iconico baule Louis Vuitton, aprirsi, con all’interno delle zucche animate e una riproduzione 3D della testa dell’artista Yayoi Kusama che osserva i passanti dall’alto del palazzo Shinjuku.

Mentre a Parigi, un’enorme installazione viene ospitata dallo storico palazzo degli Champs-Elysées in cui si trova la boutique della maison, ricoperto da pois colorati e da un’imponente Yayoi Kusama che li dipinge.

Ma il brand francese sceglie principalmente Milano. Il nuovo concept store Louis Vuitton di Via Bagutta, l’ex Garage Traversi, chiuso oramai da 20 anni, viene trasformato in un palcoscenico di animazioni che esprimono al meglio l’universo dell’artista giapponese. Il primo piano dell’edificio è dedicato agli special projects della maison francese tra cui proprio Creating Infinity. Pois neri invadono uno spazio giallo mentre le metal ball riflettono l’ambiente circostante in una sorta di ripetizione infinita.

Il chiosco di fiori vicino Via Bagutta si riveste di caleidoscopici pois che sembrano spennellati dall’artista. Infine, troviamo tre imponenti sculture in vetroresina a forma di zucca che riportano sempre i pois caratterizzanti di Kusama, posizionate su delle colline verdi in netto contrasto con l’architettura fascista di Piazza San Babila. Un’installazione che sarà visitabile fino a martedì 14 febbraio 2023.

Louis Vuitton si è impegnata nel ripristino, oltre che alla riqualificazione e cura di tutto il verde presente, nel rispetto del concept progettuale della piazza, attraverso una collaborazione tecnica della durata di un anno con il comune di Milano.

La campagna dedicata alla collezione LV x Yayoi Kusama è così imponente e significativa che gli scatti vengono affidati al fotografo Steven Meisel, con la direzione creativa di Ferdinando Verderi, famoso art painter, i quali hanno messo insieme una serie di top model in una festa di colori.

Per immergersi appieno in questo mondo, il brand ha lanciato diverse iniziative online attraverso la creazione di filtri per Instagram e Snapchat ispirati ai motivi di Kusama, sviluppando poi un gioco per mobile che permette agli utenti di visitare dei mondi straordinari alla ricerca dell’infinito, tramite un’esperienza di gaming esclusiva in realtà aumentata.

Attraverso questo notevole progetto, Louis Vuitton e Yayoi Kusama invitano ognuno di noi a entrare nel loro magico universo, riconoscendo l’arte come qualcosa di speciale che utilizza codici fortemente riconoscibili, in grado di parlare a tutti e connettere le persone di tutto il mondo attraverso il suo incredibile fascino.

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Director’s Cut: i maestri ribelli per Saint Laurent https://www.waitfashion.com/directors-cut-maestri-ribelli-saint-laurent/ https://www.waitfashion.com/directors-cut-maestri-ribelli-saint-laurent/#respond Mon, 30 Jan 2023 14:14:36 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121985 In un tempo in cui l’immagine è tutto, c’è chi questa la fa parlare, ma sopratutto la ‘’veste’’. Nella sua ultima campagna SS23 intitolata Director’s Cut, Saint Laurent non affida le proprie parole agli scatti di modelli, ma allo sguardo […]

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In un tempo in cui l’immagine è tutto, c’è chi questa la fa parlare, ma sopratutto la ‘’veste’’. Nella sua ultima campagna SS23 intitolata Director’s Cut, Saint Laurent non affida le proprie parole agli scatti di modelli, ma allo sguardo cinematografico, rigorosamente in bianco e nero, dei maestri ‘’ribelli’’ della pellicola contemporanea. Sfuggenti, alteri, quasi infastiditi da un obbiettivo fotografico volto a catturare un occhio semichiuso, una bocca pendente e una mano nascosta, narrando loro, i protagonisti, per la prima volta lontani dalla macchina, e ora nel vivo della scena: David Cronenberg, Jim Jarmusch, Pedro Almodovar, Abel Ferrara sono i nuovi divi inaspettati del noir della maison.


David Sims
, autore degli scatti, guidato dal direttore creativo Anthony Vaccarellosi concentra sull’espressione accentuata dal silenzio fisico di una imperturbabile staticità, e l’abito sembra quasi sparire, diventando cornice, costume e scenografia nel medesimo tempo. ‘’L’abito è un costume che non conosce ripresa, non ricerca l’obbiettivo della camera, ma lo sguardo di chi lo indossa’’ spiega Cronenberg avvicinando il dibattito sull’esistenza di un cinema che si serve della moda ad un’altro sul ruolo della moda come costume scenico intessuto dell’esperienza. La comunicazione è resa efficace da un uso minimale dell’abito: i registi non indossano abiti di spicco della collezione, ma si adagiano su cappotti e maglie che semplicemente riaffermano l’immagine del ruolo del director, a volte nascosta dietro la cinepresa, a volte, come in questa, si mostra, sempre però, non rivelandosi del tutto, in fondo sono loro a conoscere la macchina, e sanno ‘’come prenderla’’.

Un equilibrio tra esposizione e introspezione, che guida l’occhio del pubblico in un noir avvincente. La campagna rappresenta il continuo dello story telling filmico al quale Vaccarello affida la sua comunicazione, un tributo velato alle amicizie del fondatore degli anni 70.

www.ysl.com

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La creatività tra regola ed estro https://www.waitfashion.com/la-creativita-regola-ed-estro/ https://www.waitfashion.com/la-creativita-regola-ed-estro/#respond Sat, 07 Jan 2023 11:51:45 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121968 In un dibattito continuo sulla creatività, ci si domanda ancora quante forme ed espressioni esistano di questa. La risposta non è quantificabile in una cifra finita, perché la creatività di per se appartiene alle ‘’cifre del possibile’’, come spiega Alexander […]

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In un dibattito continuo sulla creatività, ci si domanda ancora quante forme ed espressioni esistano di questa. La risposta non è quantificabile in una cifra finita, perché la creatività di per se appartiene alle ‘’cifre del possibile’’, come spiega Alexander Fury, ma esistono (nella moda) due macro gruppi nei quali collocarla: quella guidata e quella propria, che corrispondono rispettivamente alla figura del direttore creativo alla guida di una maison e a quella del designer fondatore del suo omonimo brand. Apparentemente simili, queste due professioni differiscono in regole ed imposizioni, spaziando dalla totale presenza di linee guida alla totale assenza. Una questione antica, ben nota negli ambienti dell’arte e design, che non sembra risolversi in un tempo breve.

Sono diversi i nomi noti che hanno saputo cogliere l’eredità artistica del brand una volta arrivativi, e su questa lavorare per poi ridare lustro alla maison, così da stabilire sin da subito un percorso che camminasse in parallelo con la storia del marchio. Da un ‘’never old’’ Tom Ford alla direzione creativa di Gucci, colui che ha avviato il brand al pret-a-porter, e che ha saputo cogliere dall’ampio archivio fino a quegli anni fatto di pelletteria, valigeria e accessori l’identità di Gucci, coniugandola all’estetica 90s, dominando la scena. Fino ad arrivare ad un più recente Nicolas Gasquiere che con un approccio graduale e non invasivo, ha permesso a Louis Vuitton di fare il grande salto nel futuro, cogliendo l’anima trasformista della maison che, sin dai primi tempi di Marc Jacobs, ha sempre lavorato sulla contaminazione artistica, antesignano della contemporanea definizione di ‘’collaborazione’’, la moda si è costruita in un rapporto di coesistenza tra ‘’regola ed estro’’. Ma quando la guida diventa imposizione, il fragile equilibrio che lega il creativo alla maison d’appartenenza viene inclinato da un mercato sempre più decentrato con più richieste, che ricerca nel presente i risultati del domani. Così i giornali parlano di Alessandro Michele che cede l’onerosa guida di Gucci ad un inimmaginabile successore, proprio perché il CEO richiede un passo in più che Michele ritiene prematuro, ed ancora uno più storico Jean Paul Gautier che lascia ai nuovi talenti la guida stagionale della maison, perché ormai ‘’too old to be cool’’. Ma non è nel passaggio di mano a vivere la sconfitta, ma nell’accettazione del progresso ha risiedere il successo e la sopravvivenza della creatività. Basti guardare al post Chanel senza Gabrielle, con un brand che riscopre di collezione in collezione la biografia della sua fondatrice, ma anche alle annate di Dior: dalla teatralità di Galliano al femminismo di Maria Grazia Chiuri, ognuno interprete dell’identità in una sua propria lingua, formatasi dalle esperienze personali del direttore creativo, che in un certo senso contaminano l’heritage del brand.


Eppure tutta questa innovazione sembra allentare la presa del mercato che vuole essere guidato in una crescita e non trasportato nell’immediato futuro. Come riporta il Financial Time la moda richiede certezze, e così i pochi ma resistenti designer che decidono di portare avanti il proprio brand, senza affidarsi ad una creatività imposta e guidata, si ritrovano a confrontarsi con le mura del profitto, ma ancor prima con gli investitori che si rifugiano nei grandi nomi. Questa fuga di fondi di investimento non è data da una scarsa fiducia nel futuro, ma più dalla consapevolezza del tempo richiesto per consolidare il nome di un nuovo brand per poi potersi posizionare alla pari dei colossi storici. Ma la creatività, quella spontanea, viene ancora protetta e sostenuta, e sono proprio i grandi nomi come Valentino e N21 ad offrire il loro supporto alle nuove generazioni, come Act N1 e Nensi Dojaka, con spazio per allestire gli show, media coverage, e fondi di ricerca. Anche grazie a piattaforme come Gucci Vault nate per dare una luce in più a quei neo brand in cerca del loro spazio.

Fiducia, sperimentazione ed un immancabile occhio sul domani permettono il progresso della creatività, che si impossessa dell’esperienza per immaginarsi unica e diversa.

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Il ritorno del ‘’Timeless’’: la campagna di Gucci Valigeria come dibattito tra passato e presente https://www.waitfashion.com/ritorno-del-timeless-la-campagna-gucci-valigeria-dibattito-passato-presente/ https://www.waitfashion.com/ritorno-del-timeless-la-campagna-gucci-valigeria-dibattito-passato-presente/#respond Fri, 16 Dec 2022 10:43:01 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121928 Il viaggio: un tema ricorrente nell’immaginario della moda. Una scatola impermeabile capace di trasportare l’immaginazione alle porte del possibile. Un percorso che si accompagna a due misure universali come lo spazio ed il tempo, e nei quali naviga agiatamente, ma […]

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Il viaggio: un tema ricorrente nell’immaginario della moda. Una scatola impermeabile capace di trasportare l’immaginazione alle porte del possibile.
Un percorso che si accompagna a due misure universali come lo spazio ed il tempo, e nei quali naviga agiatamente, ma che a volte, come due mari, si uniscono. E proprio dove questo mare bagna le spiaggie di una ignota località della West Coast, la nuova campagna di Gucci dedicata alla valigeria prende forma, sotto l’occhio filmico di Glen Lunchford (movie e campaign director di diverse collezioni del brand): un omaggio ed uno spunto di riflessione sull’idea di timeless.

 

In occasione del debutto della valigeria GG Supreme, il CEO del brand, Marco Bizzarri, articola un dibattito tra nuovo e timeless, come risposte pratiche alla crisi post-Coronavirus. Secondo Bizzarri la valigia connessa all’idea di viaggio è l’immagine di una società contemporanea che in tempi di crisi rifugia nel classico per ritrovare le proprie origini, come avviene nella campagna dove l’heritage e l’artigianalità di Gucci sono espressi dall’iconico logo e stampa che rivestono la collezione. Il giornalista Robert Williams parla di timeless come crescita incessante che non corrisponde ad una sperimentazione, ma ad un recupero e progresso, che si ritrovano nei codici del classico, ai quali si dovrebbe far sempre riferimento nell’incessante processo di creazione. Ma nel presente tutto sembra nascere con una data di fine, come se la stessa definizione di atemporalità non esistesse più.

Lo stesso classico spessso viene definito come vecchio ed antiquato, e nell’era precedente a quella di Alessandro Michele, Gucci era l’immagine di una moda che non muta ma che si nasconde dietro gli stilemi dell’archivio: una mossa che  porta ad una perdita della solidità del nome ed un inflazione del valore del prodotto, come spiegato da BOF.  Lo stesso Williams sostiene che deve esistere un’equilibrio tra le richieste del mercato desideroso di innovazione, e l’iconografia classica, e tutto ciò è reso possibile dall’introduzione dell’idea di timeless: capi ed oggetti che si adeguano ad ogni anno, senza appartenere a nessuno. E a completare il quadro che ritrae una moda (nel senso più ampio) senza tempo, la sostenibilità è l’ultimo tassello capace di coniugare l’estetica all’etica, rendendo un capo durevole. Un segreto che assomiglia ad una strategia di collocamento del prodotto, proprio come la valigeria che si aggiorna nella sua estetica ma rimane fedele alla forma d’origine, senza annullare il linguaggio artistico della moda. Proprio per questo, in una rilettura della video-campaign del brand si può notare come anche il regista Lunchford attinge dal passato e dai classici di una volta, inserendo richiami al cinema neorealista italiano e a quello avanguardista della fine 80s, per ribadire un ‘’senza tempo’’ che si arricchisce dall’esperienza per affermarsi.

La sostenibilità, l’artigianalità e l’innovazione sono i principi del domani ai quali,  secondo il direttore creativo Michele non si può guardare singolarmente ma solo come parti del tutto. ‘’La valigia mi ricorda luoghi lontani che rimangono vivi nella mia mente’’ spiega Alessandro Michele, ‘’tutto è legato ad un tempo indefinito ’’, e continua Bizzarri dicendo: ‘’prima si era alla continua ricerca di un’evasione, ma ora in seguito alle regole imposte per il combattimento del Coronavirus, si è riscoperto il valore del passato, dell’icona, e la moda si serve di questo per riscoprirsi senza tempo’’.

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Forever Valentino: storia di una legacy https://www.waitfashion.com/forever-valentino-storia-legacy/ https://www.waitfashion.com/forever-valentino-storia-legacy/#respond Sun, 20 Nov 2022 00:11:41 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121908 Una promessa è per sempre. Ed è in questa atemporalità che Valentino classifica le sue creazioni, portando avanti la sua di promessa, quella di saper sempre leggere la società semplicemente vestendola di rosso. Un ”per sempre” che nonostante il mutare […]

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Una promessa è per sempre. Ed è in questa atemporalità che Valentino classifica le sue creazioni, portando avanti la sua di promessa, quella di saper sempre leggere la società semplicemente vestendola di rosso. Un ”per sempre” che nonostante il mutare dei tempi, desideri e ambizioni, rimane impresso nell’immaginario collettivo e che adesso si mostra in un percorso espositivo inaugurato a Doha, negli spazi del M7, dal nome Forever Valentino.

Uno show statico, un ricordo nel ricordo della legacy e della storia della maison che mette in mostra 200 creazioni firmate dal fondatore, allungando sempre più una time line già lungamente estesa. Ma è proprio nelle parole dell’attuale direttore creativo PierPaolo Piccioli a rivivere l’unione tra la storia e Valentino: ”abbiamo visto un impero mutare, proseguire, curandosi sempre del tempo e senza mai perdere la voglia di affermarsi, e per questo Valentino non appartiene alla storia, è lui stesso a crearla”, parole che spiegano il segreto di anni di protagonismo.

Nel 1959, anno della nascita del brand, non si sapeva quel che sarebbe stato un domani, ma si creava con la determinazione a voler scrivere quel futuro, e non solo ad esserne partecipe. Lontano dall’essere una retrospettiva, Forever Valentino mantiene vivo il desiderio di futuro che guarda al passato come principio e non come arrivo.

Un omaggio al lavoro di un brand che da sempre si distingue per massimalismo e collaborazione artistica, illustrato in dieci camere, nelle quali i curatori Massimiliano Gioni e Alexander Fury, sintetizzano una ricerca durata mesi, contaminando l’immaginario rosseo iconico con le tinte accese delle ultime collezioni, in una conversazione possibile tra Mr.Valentino e PierPaolo Poccioli, rispettivamente il prima ed il dopo della maison, riletta in due codici che seppur diversi sono l’uno il proseguo dell’altro.

Così, tra tessuti satinati e forme fluide, Valentino si narra come mai fatto prima, aprendo le porte al ricordo, in uno storytelling avvincente.

www.valentino.com

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Gli inviti agli show più iconici di sempre https://www.waitfashion.com/gli-inviti-agli-show-piu-iconici-sempre/ https://www.waitfashion.com/gli-inviti-agli-show-piu-iconici-sempre/#respond Mon, 31 Oct 2022 18:25:26 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121879 Non esistono missed calls ad uno show quando a bussare alla porta è un invito cartaceo, materico, virtuale che, nella maggior parte delle volte, non entra per dimensioni e formato nella stretta fessura della cassetta postale. Divenuti rari esemplari di […]

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Non esistono missed calls ad uno show quando a bussare alla porta è un invito cartaceo, materico, virtuale che, nella maggior parte delle volte, non entra per dimensioni e formato nella stretta fessura della cassetta postale. Divenuti rari esemplari di esclusività, questi inviti sono un testamento lasciato in dono alle nuove generazioni da tramandare come immagini di una moda che muta con il suo pubblico.

Spesso si sottovaluta la capacità dell’invito nel preannunciare il tema, la ricerca della collezione, perché sembra essere puramente una strategia di comunicazione volta a sorprendere ancor prima di incuriosire il ricevente. Un biglietto che si può paragonare a quello di un volo, a quello di un viaggio in una realtà ignota, un primo passo verso il check-in in uno storytelling visivo e tridimensionale volto a trasportare il guest alla porta d’accesso di questo mondo.

E alla fine del viaggio, dopo che le luci si spengono che rimane di quel ‘’ticket to a new world’’? Forse, quel viaggio non si esaurisce in 15 minuti, e non è l’ultimo look a svegliare lo spettatore riportandolo al quotidiano, ma bensì resta una chiave d’accesso ad un ricordo, come se fosse un souvenir di uno short trip che dimostra ‘’io c’ero’’, quando quella pagina di storia veniva scritta si era lì testimoni del compimento poetico.

E così per ripercorrere nuovamente le tappe più iconiche di un viaggio tra New York, Milano e Parigi, questi sono gli inviti che hanno lasciato un segno, anche solo una piega, sul passaporto dell’immaginazione.

 

Balenciaga FW22

Il rapporto, a volte conflittuale, tra moda e tecnologia è un tema che viene continuamente alimentato da un sostegno reciproco, e Balenciaga con il ‘’Think different’’ di Steve Jobs si pone da tramite tra i due mondi. Per la FW 22 attua il ragionamento di Jobs facendo la differenza con il suo invito: un I-Phone 6 con sul retro inciso luogo e ora dello show. Il richiamo all’era techno avviene in un momento di ‘’totale digitalizzazione identitaria che passa in una classificazione del dato’’ come spiega Demna Gvasalia, ‘’ed il telefono è lo strumento a servizio di questo distopico sistema’’.

Gucci FW20

Se la digitalizzazione della comunicazione invade anche la carta scritta, allora l’invito per la FW20 di Gucci ne è la dimostrazione. Un messaggio telefonico che recita: “Ciao, come stai? Tutto bene. Stavo pensando che se tu fossi a Milano il prossimo mercoledì sarebbe bello se venissi qua al Gucci Hub per il fashion show. Fammi sapere. Baci.” Un messaggio familiare, amichevole, quasi confidenziale che si allontana dalla formalità dalla carta stampata e che si avvicina ad una generazione che vive su frequenze alterne.

Louis Vuitton FW20

L’orologio di Louis Vuitton, primo di una serie di collectibels objects che si allinea con la collezione FW20 della maison uomo guidata (al tempo) da Virgil Abloh. L’orario segnato è sempre lo stesso: quello indicato dal logo del brand, e dalle lancette che si muovono a ritroso. Il messaggio non è nostalgico ma analogico: “Un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno”.

Brognano SS20

Ogni show è un mondo sconosciuto al quale accedere con la chiave corretta: è il caso di Brognano che per la sua SS20 recapita chiavi d’hotel ai suoi guest. Il messaggio è chiaro, quello di predisporsi all’entrata fisica ed ideale in una collezione presentata in una suite di Palazzo Bovara. Una camera sigillata che allontana gli occhi indiscreti e che si apre solo ai temporanei ospiti di questa collezione dalle tinte metalliche.

Gucci Aria

Alle fine l’ideazione di un invito richiede inventiva e innovazione, anche quel tocco ludico capace di divertire ed estasiare il pubblico. Gucci per la sua collezione Aria realizza un giornale a quiz, il Gucciquiz, realizzato con la collaborazione di Keesing PRS Italia, dove tra gaming e iconografia si svelano i richiami artistici che vivono dietro gli abiti successivamente presentati in versione digital. Messaggi nascosti ed informazioni da decifrare sono l’obiettivo del giornale-invito, volto a far interagire il pubblico con il brand, avvicinandolo alla collezione che si spiega nel tempo di un quiz.

Prada FW20 Man

E se l’invito fosse indossabile? Prada ha sperimentato anche questo, creando un pyjamas bianco profilato nero che riporta la stampa con su scritto tutte le informazioni inerenti all’appuntamento per la collezione FW20 man. La scelta di creare un abito-invito si avvicina all’obbiettivo di rendere il suo ricevente ambasciatore del brand, di renderlo partecipe di una storia che si narra usando il ‘’noi’’ e non più il ‘’voi’’. Un’inclusione che si traduce in tessuto e logo, che non guarda al genere ma all’uomo.

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Kanye West: genio e sregolatezza? https://www.waitfashion.com/kanye-west-genius-and-recklessness/ https://www.waitfashion.com/kanye-west-genius-and-recklessness/#respond Mon, 17 Oct 2022 10:29:20 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121862 Genio e sregolatezza? Forse, ora, sarebbe più corretto riformulare questo mutabile binomio, andando a dividere le parole, già di loro, per significato, ben distinte. Da una parte la genialità fatta di inspiegabile emotività ma non per questo priva di guida […]

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Genio e sregolatezza?
Forse, ora, sarebbe più corretto riformulare questo mutabile binomio, andando a dividere le parole, già di loro, per significato, ben distinte. Da una parte la genialità fatta di inspiegabile emotività ma non per questo priva di guida e regole. Dall’altra parte l’assenza di regole: una vera e propria anarchia creativa concessa a pochi, perché come un mostro raro è difficile da domare. In questo dizionario creativo, ormai da diversi anni, è stato classificato Kanye West, detto anche Ye, il quale per primo si va a riporre, elogiandosi da solo a ‘’l’uomo del domani’’ (una sorta di guida per l’umanità smarrita), sotto il verbo del futuro. Un domani assecondato da notorietà smisurata e successo mediatico che lo hanno portato ad avere milioni e milioni di seguaci, follower della vita di tutti giorni, disposti ad annullare in nome dell’hype, i principi personali.

Ma è realmente così? Siamo realmente capaci di affidare ad una figura così contraddittoria il nostro giudizio estetico ed etico? La risposta è molto più articolata di un secco si e di un secco no, perché scavando a ritroso dobbiamo ricordare che è stato il suo stesso pubblico ad elargirlo con onori ed oneri e che ora sembra richiedere indietro la corona.

Era il 2008, quando durante la stagione degli show di Parigi, un giovane gruppo di ‘’black lives’’ protestava, silenziosamente, fuori dai grandi nomi della moda perché nelle maison erano pochi se non inesistenti i designer di pelle ‘’non chiara’’. Tra questi vi erano West e Virgil Abloh, i quali avrebbero un domani raggiunto posizioni elevate in un sistema che definiremmo più inclusivo. Già da quel momento West avrebbe coniato una moneta di scambio con il pubblico, che non sempre si vedeva usare nella moda che per quanto ideale risponde sempre alla pratica e spudorata legge del mercato, ovvero la verità celata, quella che nessuno vuole narrare, ma che solo lui è determinato a mostrare, fatta di denuncia ed emancipazione sociopolitica. E da lì un susseguirsi di collezioni del suo brand Yeezy, che, tra colori neri e rosei, quasi a seconda pelle, e forme over boxing, propugna un messaggio di rivoluzione, che lui annuncia a nome di una speranza incessante, che però dagli ultimi eventi appare segnare un’involuzione, cioè un ritorno indietro, verso le origini, che a guardarle ora sembrano così distanti e diverse, mutate al passo dei tempi.

Le maglie ‘’white lives matter’’, lo show fatto di giovanissimi appena compiuti i dieci anni, i cori mistici che risuonano tra shapes ‘’ispirate’’ dai grandi maestri come Rei Kawakubo e Yamamoto: ma, allora, non doveva essere lui la guida verso il progresso e l’apertura? Dove sono finiti i principi liberali? Non è dato sapersi, forse sono stati smarriti lungo un percorso che non ha mai incontrato un confronto ed un ostacolo, continuamente elogiato dai media e amato dalle firme dello star system del quale ricordiamo far parte, da ancor prima del suo arrivo nel regno dell’abito, in veste di cantante. Solamente ora la press coverege sta allentando i propri rapporti con il designer, il quale non manca in scontri social, come quello rivolto a Lynette Nylander, executive editorial director di Dazed Media, che lo aveva definito un uomo irrisorio dai principi volubili, al quale West ha risposto con illazioni e critiche, proprio lui che l’aveva invitata come guest al suo ultimo secret show.

Una poetica dell’assurdo alla Kanye West dove tutto ha un espediente morale ed è volto ad un insegnamento che non può e non deve giustificare il mezzo.

Tra verità e alterazioni del vero, Kanye West, per gli amici detto anche lo ‘’Steve Jobs della moda’’, non è altro che una riconferma di quanto il potere risieda nel pubblico che in pochi e semplici gesti, dall’acquisto al post su Instagram, può consolidare un meccanismo accentrativo sul singolo, eletto a sovrano di una realtà sdoppiata con la quale dobbiamo fare i conti.

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I nomi della London Fashion Week dei quali non si sente parlare abbastanza https://www.waitfashion.com/nomi-della-london-fashion-week-dei-quali-non-si-sente-parlare-abbastanza/ https://www.waitfashion.com/nomi-della-london-fashion-week-dei-quali-non-si-sente-parlare-abbastanza/#respond Fri, 07 Oct 2022 16:56:31 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121825 Contrastante, altera, a volte spregiudicata: Londra è la casa della pura sperimentazione fatta di creazione e mistificazione del concetto di abito. Un luogo capace di attrarre a se giovani designer che la scelgono come principio del loro percorso creativo, anche […]

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Contrastante, altera, a volte spregiudicata: Londra è la casa della pura sperimentazione fatta di creazione e mistificazione del concetto di abito. Un luogo capace di attrarre a se giovani designer che la scelgono come principio del loro percorso creativo, anche grazie ai percorsi di formazione che la capitale inglese offre, rimanendo, anche un domani, lo scenario ideale dove potersi esprimere. E così la London Fashion Week , nella sua istituzionalità, si fa da presta voce a nomi nuovi che vivono per la prima volta il sistema facendone parte.

Da Molly Godard a Stefan Coke, ma anche gli internazionali JW Anderson e Raf Simons: sono tutti nomi che hanno fatto di Londra il loro luogo di nascita e ancora adesso scenografia di collezioni dal ‘’british touch’’. Ma quali sono i nomi dei quali, nonostante apparizioni sul calendario, copertura mediatica, e risonanza internazionale, non si sente ancora parlare abbastanza?
Questa è una short list di quelli che meritano l’attenzione, anche solo un colpo d’occhio, perché spesso parlano e altrettanto spesso non vengono compresi a pieno.

Harri

Ludico, ironico ma anche riflessivo e atemporale: il brand Harri si muove in uno spazio indefinito, attingendo dagli anni 60 per forme e stampe e dagli anni 80 per le costruzioni a contrasto. Un futurismo tutt’altro che pratico, che ricorda le prime collezioni di Courreges, dove l’abito era parte della scenografia, ma che in Harri muta in una scena dalle forme ricurve, come i suoi pantaloni balloon. L’omonimo designer ci invita ad osservare la realtà con gli occhi dell’assurdo, del possibile, ricordando a chiunque che dentro di se si nasconde un immaginario incomprensibile all’esterno, che è proprio e personale e per questo inspiegabile senza misurata autoironia e matura giocosità.

www.harri.com

Chet Lo

La tridimensionalità dell’abito è uno dei suoi segni distintivi e con le sue maglie sporgenti ridefinisce la fisicità del corpo. La sua estetica è l’incontro tra Occidente e Oriente in una narrativa modernista, che si rifà ai vecchi movie fantascientifici d’autore, includendo anche qualche corrente queer contemporanea. Decisamente attuale, il messaggio dietro ogni collezione di Chet Lo è lo stesso, quello di non smettere mai di scoprirsi ed immaginarsi diversi.

www.chetlo.com


Feben

In Feben l’innovazione ancor prima di essere nella shape, è nella texture e nei pattern scelti. Un’estetica ‘’a recupero’’, che si avvale della vivacità di tessuti per sostenere una moda a ‘’riuso’’, i cui materiali provengono da luoghi lontani. Dal Sudamerica all’Oriente, il suo è un immaginario composito che incontra il surrealismo e un desiderio di escapismo, cioè quella continua fuga in cerca di un luogo sicuro, che deriva dalle sue esperienze personali di migrante. Profuga per anni, la designer spiega che le sue collezioni nascono per guidare la donna, accompagnandola ovunque lei voglia, in un sodalizio che sa tanto di sorellanza abito-donna.

www.feben.com

Eudon Choi

Cosi formale e tailor-made che l’intera Saville Road sembra guardare ad EudonChoi con ammirazione. Un immaginario dove il genere si confonde e lascia spazio ad un’esile femminilità a tratti maschile, con camicie e abiti destrutturati che mostrano una predominante fluidità in tagli e proporzioni. Per il brand inglese la tradizione del Regno Unito, fatta di completi sartoriali e costumi locali, è motivo d’orgoglio e va preservata, quasi custodita nelle collezioni di chi, ad ora, porta avanti il nome del ‘’Made in UK’’. Di certo un nome consueto per il calendario di Londra, risuonante già tra i media, ma che ancora non si riconosce alla guida della nuova generazione, ma solo dopo i nomi illustri.

www.eudonchoi.com

Susan Fang

Come in una favola vestita di drappeggi e tinte rosee, per Susan Fang l’abito ha il compito di proiettare su ogni donna il suo lato fragile, infantile nascosto dietro sovrastrutture che la società contemporanea impone. Un invito a ritornare fanciulli, a sperimentare su di se immaginandosi altro, come se ognuno fosse autore ed interprete della propria commedia disillusa. Un finale disincantato che ad ogni collezione ricorda al suo pubblico di quanto la fragilità dell’Io sia un bene prezioso, dove ogni abito è esemplare di una proprio ordine interiore.

www.susanfang.com

Dilara Findikoglu

Non esiste sensualità senza corpo. In Dilara Findikoglu la musica delle linee curve della fisicità femminile si alternano al silenzio di stupore dell’eros, nascosto ma esistente. In poche, ma già note, collezioni è riuscita a spodestare il giudizio critico dell’uomo a favore di una di un agiato e disinibito erotismo che si allontana dallo stereotipo del nudo esplicito per incontrarsi con uno più percettivo fatto di usi e costumi. Tutto è velato dietro completi di lurex scivolato e trasparenze pacate, alternati a richiami di kimoni e costumi orientali, che celano il mito terreno del corpo come desiderio.

www.dilarafindikoglu.com

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Salvatore Ferragamo muta in solo Ferragamo https://www.waitfashion.com/salvatore-ferragamo-muta-solo-ferragamo/ https://www.waitfashion.com/salvatore-ferragamo-muta-solo-ferragamo/#respond Thu, 29 Sep 2022 09:55:09 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121766 La storia si ripete: dopo Hedi Slimane che nel lontano 2012, al suo arrivo all’allora Yves Saint Laurent, modificò il nome in solo ‘’Saint Laurent’’ per poi approdare da Celine ed eliminare anche lì l’iconico accento, adesso anche Salvatore Ferragamo […]

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La storia si ripete: dopo Hedi Slimane che nel lontano 2012, al suo arrivo all’allora Yves Saint Laurent, modificò il nome in solo ‘’Saint Laurent’’ per poi approdare da Celine ed eliminare anche lì l’iconico accento, adesso anche Salvatore Ferragamo muta con la sua nuova direzione creativa affidata a Maximilian Davis perde il nome e diventa ‘’solamente’’ Ferragamo.

Una scelta che coincide con un desiderio di rinascita ed innovazione ma anche un atto di profondo rispetto da parte del neo direttore creativo, che vuole creare un Ferragamo dall’approccio immediato, avvicinandosi alla Gen Z. Così alla vigilia del suo debutto il 24 Settembre con la SS23, Davis si appresta a modificare il concetto di lusso in un’accezione più tecnica e pratica, annullando sempre più quel divario tra artigianato, di cui il brand è ambasciatore, e innovazione, a lungo viste come inconciliabili e antagoniste.

E se ormai il nome di una maison è di per se la maison, allora Ferragamo è protagonista di un processo di ampliamento identitario e culturale, scegliendo un logo leggibile e fruibile dai media e dal mercato, con un nuovo font ‘’senza grazie’’ (precisamente sans serif come lo leggerebbe un computer), il quale nome ricorda i tratti caratteriali della nuova generazione alla quale si rivolge: disillusa e minimale.

www.ferragamo.com

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Intervista a Anja Zecevic, la designer emergente che ha lanciato un nuovo concetto di stivali genderless e componibili https://www.waitfashion.com/intervista-anja-zecevic-che-ha-lanciato-un-nuovo-concetto-di-stivali-genderless-e-componibili/ https://www.waitfashion.com/intervista-anja-zecevic-che-ha-lanciato-un-nuovo-concetto-di-stivali-genderless-e-componibili/#respond Tue, 27 Sep 2022 12:21:01 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121623 Questa intervista ad Anja Zecevic non è un’intervista normale per il sottoscritto. Conosco Anja da diversi anni e per me ha un significato speciale perché ho seguito il percorso di Anja sin dall’inizio: dal sogno di creare un brand di […]

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Questa intervista ad Anja Zecevic non è un’intervista normale per il sottoscritto. Conosco Anja da diversi anni e per me ha un significato speciale perché ho seguito il percorso di Anja sin dall’inizio: dal sogno di creare un brand di calzature, ai primi bozzetti che mi ha mostrato, al concept finale…alla faticosa ricerca di un produttore di altissimo livello di calzature, che potesse dare attenzione e fiducia a un brand che, di fatto, non esisteva ancora e non era portato avanti da un’azienda famosa, o tantomeno da una multinazionale.

Oggi, che il sogno che era tutto nella mante di Anja ha preso vita, mi sembra giunto il momento di raccontare tutta la storia. Fin dagli inizi, perché questa possa essere di ispirazione e di aiuto a ogni giovane designer che si batte per realizzare il suo brand

 

Ecco l’intervista!

Partiamo dall’inizio Anja. Le tue origini e l’amore per la moda. Come nasce e come l’hai portato avanti?

Ricordo che da bambina mia madre aveva enormi librerie, per lo più di classici russi, e nello scaffale più basso (il più raggiungibile per la mia altezza in quel momento) c’era una pila di riviste, riviste di moda, Vogue – il mio preferito uno che ha attirato la mia attenzione è stato con una copertina di top model degli anni ’90 – le mie preferite erano Cindy, poi Naomi e Linda, e mia madre adorava Claudia Schiffer, dato che sono entrambe bionde 😀 Poi, quando era una studentessa perfetta, mio ​​padre lo faceva chiedimi spesso quale regalo voglio dopo che lui viene dal lavoro, e io chiedevo solo un mucchio di tutte le riviste di moda che poteva comprare all’inizio di ogni mese. 🙂 Più tardi, è arrivato il canale Fashion TV in Russia, e guardavo le sfilate e le modelle come ipnotizzata. I miei fratelli litigavano con me per questo, non capivano cosa trovassi di interessante in alcune ragazze che camminavano su una passarella con un po’ di musica (musica techno of course) in sottofondo.

La scelta di trasferirti dal Montenegro all’Italia, come l’hai vissuta? E’ stata supportata dalla tua famiglia o hai dovuto combattere per questa?

In realtà era più il contrario, ho vissuto più in Italia che in Montenegro. Il Montenegro è la mia patria, con una natura bellissima, ma non un posto dove non mi piacerebbe mai stabilirmi.

Mi sono trasferito in Italia dopo Russia e Belgrado (ex capitale Yu), all’età di 21 anni, per aver seguire 2 Master a Milano e poi due stage.

Il primo master alla SDA Bocconi è stato legato all’attività familiare in ambito sanitario, quindi i miei familiari ne sono rimasti molto contenti. Il secondo, nel business della moda, è stato guadagnato grazie alla mia forte insistenza.

Come è nata l’idea di creare un tuo brand di calzature piuttosto che di abbigliamento o altri accessori? Era quello il tuo sogno fin dall’inizio? Oppure è un’illuminazione che ti è arrivata dopo?

Vabbè, il sogno è uscito da un incubo. Stavo attraversando un periodo molto difficile della mia vita. Fu allora che mi sono ispirata e ho disegnato una “Donna Cactus” che si stava proteggendo dal mondo con delle spine, eppure all’interno della sua corazza era succosa, appariscente e vulnerabile. Dopo aver disegnato lo schizzo, mi sono reso conto (avendo anche una mente per gli affari) che la parte “stivali di cactus” di un costume avrebbe funzionato alla grande come idea di un nuovo marchio.

Quando è stato il momento che ti sei detta: è ora di partire?

Dopo alcune meditazioni spirituali che ho avuto in Thailandia, ho compreso che il mio vero destino è quello di  affrontare la moda, anche attraverso l’emancipazione femminile, senza seguire quello che la mia famiglia aveva pianificato per me.

I primi disegni: hai azzeccato subito la forma giusta e l’idea, oppure la forma con la quale hai caratterizzato la tua prima collezione e quindi il tuo brand è venuta dopo? Quando hai capito che era il design giusto?

Sapevo fin dall’inizio che quella forma era quella giusta, tacco alto e plateau alto con l’inclinazione che sembra sexy ma permette a chi la indossa di sentirsi molto a suo agio, dando potere alla donna, dal giorno alla notte.

Hai anticipato un trend…ne abbiamo parlato diverse volte: quello di queste particolari scarpe con una zeppa molto alta sotto la parte frontale, e un tacco a disegnare una sorta di ‘galleria’ se cosi possiamo raccontarla. Una scarpa dalla forte personalità, ma allo stesso tempo comoda da indossare.

Il CACTUS BOOT ha un mood ribelle contro le silhouette deboli. È a malapena lì, ma riveste distintamente la gamba in lussuosa pelle di vitello.
Realizzato con un’attenta attenzione alla costruzione del tallone e dell’arco plantare, “Arco dell’Infinito”, ci ricorda la scrivania-cena (dal tramonto all’alba) e l’infinita vestibilità di una scarpa.

Il fatto di vedere comparire sul mercato, prima che tu potessi presentare al mondo la tua linea, ma altri stilisti famosissimi che sono usciti con questo trend, ti ha fatto piacere, oppure ti è dispiaciuto perché non hai avuto modo di anticipare il trend stesso?

Mi sono sentita molto triste nel vedere che la tendenza stava emergendo mentre ero bloccata nel primo blocco della pandemia in Montenegro. Non ero sicura di quando sarei potuta tornare in Italia e quando la fabbrica che produceva le mia scarpe sarebbe tornata a regime. Poi lentamente ma inesorabilmente ho continuato la produzione, mi sono abituata all’idea che la mia idea fosse una tendenza prima della tendenza, ed è solo importante avere pazienza e lavorarci sopra senza perdere la speranza e la fiducia.

Le tue scarpe in realtà hanno qualcosa che nessuno ha, una parte staccabile che le trasforma da basse a stivali molto alti. Permette di customizzarli e di acquistare pezzi intercambiabili per renderle uniche ed evolverle nel tempo.
Raccontaci questo concetto

CACTUS BOOT è stato creato per incoraggiare la diversità nell’identità. La collezione è genderless e le estensioni delle gambe sono regolabili in base alla lunghezza e si adattano alle taglie XS-XL. Ho visto così tante tipologie di ragazze diverse tra loro eppur tutte bellissime bellissime, perché le loro taglie di jeans sono diverse, così come le estensioni delle gambe che il nostro modello puo’0 proporre.

Un altro punto personale: viaggiavo molto prima del Covid, avrei avuto un’intera valigia solo per le mie scarpe, diverse lunghezze di scarpe abbinate alle diverse lunghezze degli abiti.. era molto fastidioso. Allora, perché non avere uno stivaletto perfetto e il prolunga gamba regolabile in 2 diverse lunghezze per un viaggio?? Quelle sono 3 paia di splendidi stivali in pelle di nappa alla fine. 🙂 Per una donna forte in movimento, mi è piaciuta l’idea di darle la possibilità di scegliere se acquistare stivaletto e e un estensione per la gamba insieme,  da usare combinate o, separatamente, quando lo sente.

Vorrei sottolineare un altro punto che so essere per te molto importante: il concetto unisex, o meglio genderless dei tuoi prodotti. Raccontaci la tua visione su questo punto.

I primi tacchi furono effettivamente indossati dai macellai britannici nel XVI secolo, quindi nessun uomo dovrebbe averne paura. Potremmo vedere i tacchi indossati anche dagli uomini nella cultura pop e rock. Ma, personalmente parlando, la mia decisione è stata ispirata dai miei amici gay, li amo tutti, non posso contare quanti uomini – gay ho avuto nel mio letto a Milano, ma odio quando “cercano” di mettere i loro piedi nelle mie scarpe col tacco alto, quindi la decisione di creare degli “stivali cactus” nelle taglie fino alla 46 è stata abbastanza naturale per me.

I primi tacchi furono effettivamente indossati dai macellai britannici nel XVI secolo, quindi nessun uomo dovrebbe averne paura.  Potremmo vedere i tacchi indossati anche dagli uomini nella cultura pop e rock

Scherzi a parte, Anja Zecevic Milano è sinonimo di uguaglianza di genere, quindi non solo autorizza le donne a sentirsi sexy ma sicure e forti quando indossano i tacchi con plateau, ma anche gli uomini, che sono disposti a indossare gli stivali, che desiderano. Ognuno dovrebbe essere libero di indossare lo stile che desidera.

Ora un altro punto fondamentale. La ricerca dell’azienda manifatturiera che ha potuto appoggiarti nella produzione per ottenere il prodotto, esattamente come lo immaginavi e con la qualità impeccabile che cercavi. E’ stato facile o difficile trovare il giusto produttore? E quanto lavoro c’è stato in sinergia con loro per trovare il modello ‘perfetto’?

La mia forma è completamente diversa. Prima che la proponessi io non esisteva nella produzione in Italia, quindi essendo una giovane designer montenegrina, mi ci è voluto molto tempo per trovare una fabbrica di lusso che credesse nella mia forma inesistente e investisse tempo per produrla, pur avendo già milioni di ordini da Bottega e Gucci. Ho girato tutta l’Italia dal Sud al Nord, e alla fine ho avuto la fortuna di trovare un produttore a Parabiago, esattamente lo stesso che produce per Hermes.

Ho visto che è uscito il tuo sito. Chi curerà la parte fotografica e creativa che accompagnerà il lancio del prodotto?

La nuova campagna digitale è stata ispirata dalla Lucciola. Dato che ho perso mio padre quest’anno, stavo cercando la prova e la speranza di una vita infinita. Le lucciole nella cultura orientale lo rappresentano. Sono stato ispirato dal fatto che il nostro esterno appare come il mio cambiamento, ma l’essenza dentro di noi non lo fa mai. La campagna è stata realizzata da un team straordinario: la fotografia di Nicholas Fols e la videografia di Cristiano Pedrocco, mentre la scenografia di Luigi Battaglia a Milano.

Quando potremo comprare finalmente le tue scarpe e quale sarà la fascia prezzo?

La mia capsule collection “Cactus boots” è ora disponibile esclusivamente online su www.anjazecevicmilano.com al prezzo di 760 euro per un paio di stivaletti platform, spedizione inclusa! Le extension regolabili per le gambe sono attualmente disponibili per il preordine, anche online, al prezzo di 120 euro. Ho iniziato con un prezzo regolare per presentare al pubblico il nuovo prodotto di lusso contemporaneo, ma la prossima collezione sta diventando più costosa, a causa dei crescenti costi delle materie prime e della produzione che è 100% made in Italy.

 

Quali saranno le tue strategie di promozione del brand? Social? Influencer? Passa-parola?

Tutti questi canali sono importanti per me soprattutto all’inizio, ma i social media nell’era in cui viviamo sono di importanza cruciale per me.

Ho appena assegnato al mio amico e critico di moda Louis Pisano il ruolo di Direttore Artistico. La sua prima iniziativa è stata il viaggio di lancio di #AZPugliaDream nell’agosto 2022 per raccogliere amici di talento del brand AZ.

Questa prima collezione sarà in vendita solo sul tuo sito, o potremo trovarti anche nei negozi?

Il mio brand è appena nato a Milano proprio durante la pandemia, quindi mi sono preparato totalmente dal punto di vista dell’e-commerce. Non perdetevi il mio sito www.anjazecevicmilano.com

Sono una designer emergente e sono pronto per incontri con i buyer in uno showroom multimarca durante PWF tra il 26 settembre e il 5 ottobre a Parigi, Marais e in 2 showroom a Milano tra il 20 e il 25 settembre 2022.

Hai già nella mente come si evolverà la collezione nelle prossime stagioni?

Sì, sto lavorando su nuovi modelli e nuovi colori. Rimani sintonizzati!

 
Dopo tutta questa importante e difficile esperienza, che finalmente oggi dopo anni di lavoro porta il tuo brand a vedere la luce, e a finire ai piedi del pubblico…. quali sono i consigli che ti senti di dare a un giovane designer che esce da una scuola di moda come te e vuole creare il suo marchio?
 Se la tua convinzione è così forte, come un amore che non ti fa dormire la notte, e perdi il respiro mentre ci pensi, allora devi farlo. Non importa quanti ostacoli hai sulla tua strada. Niente di bello è facile. Fidati solo del tempismo della tua vita. E non dimenticare di studiare 🙂
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Info e contatti:

Sito ufficiale: www.anjazecevicmilano.com

Pagina Instagram ufficiale: @anjazecevicmilano

 

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Il meglio della Couture Week di Parigi https://www.waitfashion.com/the-best-of-paris-couture-week/ https://www.waitfashion.com/the-best-of-paris-couture-week/#respond Fri, 08 Jul 2022 18:01:54 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121658 Alcuni considerano la couture occasione per celebrare l’eccellenza dell’artigianalità dei propri atelier, altri la visualizzano come il momento per lasciare totale libertà alla fantasia, senza la subordinazione alle regole del mercato che caratterizzano le linee di prêt-à-porter. Insomma, la settimana in […]

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Alcuni considerano la couture occasione per celebrare l’eccellenza dell’artigianalità dei propri atelier, altri la visualizzano come il momento per lasciare totale libertà alla fantasia, senza la subordinazione alle regole del mercato che caratterizzano le linee di prêt-à-porter. Insomma, la settimana in cui sfila l’haute couture è quel momento che dovrebbe avvicinare il più possibile il pubblico alla magia della moda. 

L’obiettivo di questo articolo non è semplicemente quello di tenervi aggiornati sulle novità proposte per il prossimo autunno/inverno 2022 dai grandi nomi dell’alta moda parigina, ma è quello di farvi appassionare ad un mondo fatto di abiti inarrivabili, esclusività, sperimentazione e follia.

Balenciaga

Partiamo dal primo elemento che ci colpisce: il casting. La sfilata è aperta da una serie di modelli che indossano outfit in neoprene giapponese total black, con il viso coperto da una maschera in poliuretano, che dona un senso di mistero. Tra le uscite successive compaiono anche celebrities del calibro di Due Lipa, Kim Kardashian e Nicole Kidman.

In questa sfilata è presente un forte rimando a Cristóbal Balenciaga, specialmente nella silhouette di alcuni abiti, e alla couture anni ’50 che incontra la sperimentazione delle forme.

 

Jean Paul Gaultier

La direzione creativa della collezione è stata affidata ad Olivier Rousteing, che ha sperimentato con i codici della maison, mantenendo un forte legame con il mondo della sartoria, richiamato dai dettagli come gli spilli usati come accessori.

 

Iris van Herpen

Dietro alle creazioni della designer olandese c’è una grande ricerca tecnologica e studio dei materiali, tanto che lei afferma: “Per me, la tecnologia è uno strumento in grado di portare l’artigianalità nel futuro”. La collezione è intitolata Meta Morphism.

Alexandre Vauthier

Molto interessanti anche le proposte più casual per look da giorno.

 

Giambattista Valli

Per celebrare i 10 anni dall’ingresso nel mondo della couture, Giambattista Valli punta su abiti da sera ricchi di piume, tulle e lustrini.

Armani Privè

Guardando gli abiti di questa sfilata ce li immaginiamo subito indosso alle dive sui red carpet. Tessuti leggeri sono accostati a cristalli e brillantini.

Schiaparelli

Le creazioni di Daniel Roseberry si avvicinano a opere d’arte da esporre in un museo e si collocano fuori dal tempo, mantenendo l’ispirazione al lavoro della grande Elsa Schiaparelli negli anni ’30.

 

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BIG AND FLORENCE SHOWROOM presenta: COTAZUR il beachwear femminile dal DNA italiano che fa tendenza https://www.waitfashion.com/big-firenze-showroom-presenta-cotazur-il-beachwear-femminile-dal-dna-italiano-che-fa-tendenza/ https://www.waitfashion.com/big-firenze-showroom-presenta-cotazur-il-beachwear-femminile-dal-dna-italiano-che-fa-tendenza/#respond Fri, 08 Jul 2022 06:11:36 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121683 Il mondo del beachwear, specie quello femminile, rappresenta per noi da sempre un mondo affascinante, per certi versi misterioso. Come magazine da una parte attento alle tendenze del pubblico ma anche quelle del B2B, osserviamo meravigliati le dinamiche complesse e […]

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Il mondo del beachwear, specie quello femminile, rappresenta per noi da sempre un mondo affascinante, per certi versi misterioso. Come magazine da una parte attento alle tendenze del pubblico ma anche quelle del B2B, osserviamo meravigliati le dinamiche complesse e sottili che portano certi brand ad affermarsi in un settore veramente speciale e sicuramente difficile.

Oggi vi parliamo di Cotazur uno dei brand di beachwear da donna che è in maggiore e continua crescita.

Ce lo segnala Cristiana Andreoli, dello showroom Andreoli, che da 3 stagioni tratta il marchio, che ora è stato inserito nell’importante brand list dello showroom fiorentino BigANDFlorence , frutto della fusione degli showroom storici Brini e Andreoli.

“Si tratta di un brand italiano di grande qualità, che riesce ad avere sell-out veramente importanti grazie a un equilibrio di diversi fattori, come la manifattura, il posizionamento curato e uno stile che sta riscontrando grande successo, per una donna sofisticata che ama gli scintillii e le cangianze dei tessuti tipici del marchio’

Per saperne ancora di più abbiamo intervistato anche Francesco Parisi con-titolare e direttore commerciale di Cotazur.

Ciao Francesco, nonostante il nome, mi confermi che si tratta di un brand tutto italiano?

Sì il brand è radicato qui, nella nostra Puglia, un territorio profondamente intriso di moda e con forti radici nel tessile. Il riferimento alla Costa Azzurra, racchiuso nel nome riporta ai colori, ai riflessi e alle sensazioni di quei luoghi e delle sue spiagge più eleganti.

Quando è iniziata la storia di Cotazur? E’ stato un progetto nato per caso o studiato ‘a tavolino’ prima del lancio?

Il brand ha 10 anni di vita , un percorso ormai non breve e che ci ha permesso di affermarci passo dopo passo. Prima del lancio abbiamo studiato approfonditamente il mercato, cercato di capire qual’era il pubblico che volevamo andare a colpire, o meglio, affascinare.

Ecco, a proposito: qual’ è la vostra “cliente tipo”?

La nostra cliente tipo è una donna dai 25 ai 40 anni,  sofisticata ed elegante che ama essere glamour in spiaggia.

 

Siete fortissimi in Italia, è questa è  cosa ormai nota, siete presenti anche all’estero?

Sì, la Grecia è il mercato dove siamo più forti, ma siamo ben presenti anche in Spagna, Portogallo, Russia, Germania, Austria e Svizzera.

Mi sembra giusto, data l’importanza del mare per la Grecia, immagino ci sia un mercato importante. Anche se so che non è un paese facile… quindi complimenti!

Ho  visto che il vostro campionario è veramente ampio, tanto che vi ha dato la possibilità di creare (e riempire!) dei veri negozi ‘monomarca’. Dove si trovano?

Il nostro flagship si trova a Trani, è un modo naturale per essere presenti a casa nostra, in Puglia, e rapportarci direttamente al pubblico, mentre a Ibiza abbiamo uno shop in shop.

 

 

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Raccontaci della designer che sta dietro al brand.

La designer è Ilaria Antonucci e sin dall’inizio dirige l’ufficio stile di Cotazur. Lei è un architetto e credo che questo le abbia permesso di mixare la sua naturale inclinazione con il gusto, lo stile e i colori di Cotazur, con il rigore che una formazione  del genere richiede. Il suo punto di forza è la contaminazione… e i risultati le stanno dando ragione. I clienti apprezzano.

E dietro ogni brand di successo c’è anche un’Azienda, vero?

Certo, la Erman, con sede ad Andria, è l’azienda che dal 2018 ha creduto e investito nel brand e con il suo profondo know-how nel tessile ha reso possibile assieme a tutti noi raggiungere questi traguardi.

Qual’è il modello o lo stile che più è stato apprezzato nelle ultime stagioni del brand?

Come abbiamo detto il campionario è molto ampio, ma il nostro cavallo di battaglia sono stati i tessuti in lurex, capaci di riflettere in maniera particolare i raggi del sole e produrre degli effetti cangianti particolarmente originali e preziosi.

Come gestite la comunicazione? Vi basate sui social e gli influencer?

Abbiamo investito molto in comunicazione, che è uno dei pilastri della nostra stratega. La comunicazione spazia dal digitale al cartaceo ed è curata sia internamente, nella nostra sede pugliese, sia dal nostro ufficio stampa con sede a Milano.

Sicuramente i social sono uno degli ingredienti del nostro mix, e collaboriamo anche con influencer, ma non possiamo dire che il successo sia legato solo a determinate figure più o meno famose come può avvenire per altri brand.

Costumi bellissimi, indossati da donne bellissime…puoi farmi qualche nome delle donne più famose che hanno indossato i vostri costumi?

La lista è veramente lunga, ci sono tantissimi personaggi famosi, ma ti faccio due nomi che mi vengono subito in mente: Madalina Ghenea e Mariana Rodriguez… ma sono davvero tanti!

Grazie Francesco! In bocca al lupo e a te e a tutto il team di Cotazur!


Info e contatti

Pagina instagram di Cotazur : @cotazur_official
Sito ufficiale di Cotazur www.cotazur.it
Sito ufficiale di BigAndFLorence showroomwww.bigand.it

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Estate 2022: i sandali più trendy per ogni fashionista https://www.waitfashion.com/estate-2022-sandali-piu-trendy-fashionista/ https://www.waitfashion.com/estate-2022-sandali-piu-trendy-fashionista/#respond Tue, 21 Jun 2022 12:14:12 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121512 Sole, caldo, mare, spiaggia… tutto questo significa che è arrivato il momento fare shopping per trovare il sandalo perfetto per la nostra estate. Dal giorno alla sera, dalla spiaggia alla discoteca, esiste un sandalo ideale per ogni vostra occasione estiva. […]

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Sole, caldo, mare, spiaggia… tutto questo significa che è arrivato il momento fare shopping per trovare il sandalo perfetto per la nostra estate.

Dal giorno alla sera, dalla spiaggia alla discoteca, esiste un sandalo ideale per ogni vostra occasione estiva. Non sapete quali scegliere? Non vi preoccupate, Wait vi propone una selezione dei sandali più trendy del momento. 

Platform flip flops

Sappiamo che il plateau è la grande tendenza del periodo. Questa è la scarpa ideale per chi desidera qualche centimetro di altezza in più, senza rinunciare al comfort di una ciabatta infradito. Inoltre, questo sandalo è molto versatile perché adatto sia per la spiaggia che i per i giorni più caldi in città.

THE ROW – Ginza Sandal in cotone (€900)

Scarpa di gomma

Sembrano le ciabatte di gomma indossate in spiaggia dai bambini? Sì. Sono anche la versione super trendy della scarpa dal fascino ugly-cute? Decisamente. Questo modello di sandalo o lo ami o lo odi… impossibile rimanere neutrale. Immaginatevelo con un abitino svolazzante per completare il vostro look da aperitivo con le amiche.

MELISSA – Possession Sandal (€65)

Extra chain

La classica ciabatta slide viene riproposta con il dettaglio della maxi chain.

JW ANDERSON – Chain slide (€570)

Ciabatta Twist

Comodo e casual, questo sandalo è adatto anche ad un evento in città.

FENDI – Logo-embellished leather slides (€945)

Raffia mules

Nate dalla fusione tra mules e espadrillas, è perfetta per partecipare ad un beach party in uno dei locali più chic di Ibiza.

AQUAZZURA – Off to Ibiza embellished woven raffia mules (€650)

Tacco a sfera

Scomodo ma non troppo, il tacco a forma di sfera è una forma divertente ed interessante che si sta facendo strada tra le passerelle delle fashion week e quelle dei beach club più glam.

CULT GAIA – Su sandal (€575)

Lacci trasparenti

Per la moderna scarpetta di cristallo, con materiali come PVC. L’effetto assicurato è quello di allungare otticamente la gamba.

BY FAR – Clara disco ball hologram leather (€375)

Tacchi creativi

I tacchi di questi sandali hanno forme inusuali che riprendono oggetti che comunemente non assoceremmo mai ad una paio di scarpe… geniali!

LOEWE – Birthday candle sandal (€890)

Lacci annodati

Lacci annodati per dare movimento e aggiungere un tocco glam.

BOTTEGA VENETA – Dot sandal (€950)

Platform

Non il classico sandalo con tacco, questa versione è perfetta per le vostre serate estive.

NAKED WOLFE – Angel pink metallic (€280)

Lacci multicolor

Lacci multicolor per questa versione di sandalo che aggiunge un tocco di colore e allegria al look.

PORTE & PAIRE – Woven leather sandals (€275)

Strass

Mach & Mach soddisfa a pieno il desiderio di glitter e strass che c’è in noi. Questa scarpa è il sogno estivo della moderna fashionista.

MACH & MACH – PVC mules (€900)

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REFRIGIWEAR, a True Story https://www.waitfashion.com/refrigiwear-true-story/ https://www.waitfashion.com/refrigiwear-true-story/#respond Mon, 20 Jun 2022 10:37:27 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=122613 E’ un momento di grande fermento e sempre maggiore successo per i capi workwear, ripensati e riadattati per un pubblico di appassionati di abbigliamento dall’animo vintage, ma dal sapore contemporaneo: prodotti con un’ anima autentica e una storia ‘vera’. Cristiana […]

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E’ un momento di grande fermento e sempre maggiore successo per i capi workwear, ripensati e riadattati per un pubblico di appassionati di abbigliamento dall’animo vintage, ma dal sapore contemporaneo: prodotti con un’ anima autentica e una storia ‘vera’.

Cristiana Andreoli e Gianmaria Brini di BigandFlorence showroom ci raccontano la storia di Refrigiwear®, un brand che considerano una delle punte di diamante delle loro collezioni.

Si tratta di una ‘true story’ come afferma Refrigiwear®, brand che affonda le sue radici negli Stati uniti, fin nel 1954 quando due ambiziosi imprenditori, Myron Breakstone e Mortimer “Mort” Malden, lavorando per un periodo nell’azienda di famiglia in condizioni di freddo e temperature rigide, fondarono la RefrigiWear Clothing Company.

L’intuizione fu quella di sostituire ai pesanti e scomodi cappotti di lana che erano sovrapposti a tutta una serie di altri indumenti con delle tute in un tessuto innovativo: leggero, caldo e traspirante.  Nacque così una collaborazione con il Dipartimento di Fibre Tessili appena nato di DuPont, dalla quale prese vita la prima vera innovazione in tanti anni nell’ambito dell’abbigliamento isolante.

L’elemento che da sempre contraddistingue i capi RefrigiWear® è questo modo unico di creare un isolamento termico attraverso un “sandwich” a tre elementi ovvero tessuto esterno, materiale termico-isolante e fodera traspirante interna. Questi elementi vengono ancora oggi trapuntati verticalmente per creare un unicum con cui poi viene confezionato il capo. La mission con cui RefrigiWear® fu creata era creare una gamma di abbigliamento confortevole, isolante e resistente alle temperature più basse per i lavoratori americani della refrigerazione industriale.

Da quel momento il cammino del marchio ha seguito uno sviluppo rapido a livello statunitense fino agli anni ’90 quando un esperto e appassionato di marchi originali americani lo scoprì e iniziò ad importarlo nel mercato italiano, successivamente europeo fino ai più particolari negozi di ricerca Giapponesi.

Negli anni 2000 la proprietà del marchio divenne italiana per tutta una serie di territori e da quel giorno il marchio RefrigiWear®, come accade per molti brand di questo settore , si alterna tra il mercato del workwear tutt’ora realizzato dalla RefrigiWear® Inc sul suolo americano ed il mercato della moda di alta gamma oggi gestito da RefrigiWear® Distribution srl, un’azienda italiana con una expertise di oltre 30 anni nel settore fashion globale e retail.

Ricordo bene il boom del brand nei primi anni 2000 in Italia, e oggi sul filone dei marchi che sono capaci di mescolare vintage e contemporaneità vediamo tutte le componenti per un crescente grande successo.

Lo percepiamo chiaramente, sia dalla tendenza citata, sia dallo design e dalla qualità di capi curatissimi nei materiali e nei dettagli, accesi da fantasie camo reinventate, e un logo, inconfondibile e iconografico, che è inserito su una patch ricamato presente tutti i prodotti:  quel ‘cagnolino’ che brandisce un insegna con la scritta ‘Refrigiwear’ e, alternativamente quella ‘True Story’, che è un modo, per sottolineare una storia vera e autentica, e non ‘progettata a tavolino’.

Ecco le ‘Icone’ Di Refrigiwear:

 

Qui sotto nella gallery le foto della collezione FW 23-24

 

 

 

Info e contatti:

Sito ufficiale: www.refrigiwear.it

Pagina Instagram: @refrigiwear1954

Agenzia per Toscana: Big&Florence Showroom

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BIG AND FIRENZE SHOWROOM presenta: Nineinthemorning, dai pantaloni al total look, ecco uno dei brand cult del momento https://www.waitfashion.com/big-florence-showroom-presents-nineinthemorning-cult-brand-moment-mens-womens-trousers/ https://www.waitfashion.com/big-florence-showroom-presents-nineinthemorning-cult-brand-moment-mens-womens-trousers/#respond Tue, 14 Jun 2022 13:02:36 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121538 BIG AND FLORENCE SHOWROOM presenta: NINEINTHEMORNING. Lo showroom fiorentino molto caro a Wait Fashion con a capo i coniugi Gianmaria Brini e Cristiana Andreoli, nato pochi mesi fa dall’unione dei rispettivi Brini Showroom e Andreoli Showroom, da diverse stagioni ha puntato […]

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BIG AND FLORENCE SHOWROOM presenta: NINEINTHEMORNING.

Lo showroom fiorentino molto caro a Wait Fashion con a capo i coniugi Gianmaria Brini e Cristiana Andreoli, nato pochi mesi fa dall’unione dei rispettivi Brini Showroom e Andreoli Showroom, da diverse stagioni ha puntato decisamente, e a ragione, su un brand che, nato con un focus sul pantalone per uomo e donna, sta allargando la gamme e continua a crescere di stagione in stagione aumentando sempre più la schiera dei fedeli seguaci. Passione, made in Italy, gusto pulito, ma grande attenzione alle vestibilità e ai dettagli. Questo il mix vincente.

 

Il brand: NINEINTHEMORNING.

Qualità della sartoria italiana, essenza minimal e linee pulite sono solo alcuni dei modi per descrivere il concept di  Nineinthemorning, azienda italianissima che nasce specializzanodsi nella creazione di pantaloni tanto casual quanto eleganti.

Questo brand può diventare il nostro fidato fornitore dei cosiddetti “wardrobe staples”, ossia quei capi timeless, immuni dal via vai di trend passeggeri, pensati per rimanere nel nostro guardaroba stagione dopo stagione, senza mai perdere la loro qualità.

“L’abilità della sartoria si materializza nella bellezza di un paio di pantaloni”.

 

L’Italia è la patria del bello e ben fatto, ricca di piccole realtà, ognuna specializzata all’interno della propria filiera produttiva, che contribuiscono a contraddistinguere la grande qualità dei prodotti realizzati nei distretti industriali specializzati. Nineinthemorning è una giovane azienda che tramanda, con grande consapevolezza, i principi del Made In Italy, senza rinunciare alla bellezza di un design estremamente contemporaneo, il cui obiettivo è la creazione di capi iconici, destinati a durare nel tempo.

Il brand, che nasce specializzandosi sulla produzione di pantaloni, si sta piano piano espandendo su altre categorie merceologiche, come giacche e camicie. In questa collezione primavera/estate punta sul minimalismo delle forme e tessuti leggeri.

Nella palette colori sono presenti tonalità neutre, come beige, bianco e grigio, accostate a colori brillanti come il fucsia vitaminico di questo paio di pantaloni dalla linea formale ed elegante.

 

Per concludere, facciamo attenzione ai dettagli come l’etichetta che contraddistingue tutti i prodotti Nineinthemorning.

Invito per Pitti di Nineinthemorning

 

Sito ufficiale: Nineinthemorning

Pagina instagram ufficiale9inthemorning

Sito ufficiale di BigAndFLorence showroomwww.bigand.it

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Upcycling di lusso https://www.waitfashion.com/luxury-upcycling/ https://www.waitfashion.com/luxury-upcycling/#respond Fri, 27 May 2022 16:02:44 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121380 Il termine upcycling viene spesso associato al riciclaggio ma non ha lo stesso significato. Venne coniato nel 1994 dall’ingegnere meccanico tedesco Reiner Pilz che dichiarò in un’intervista: “Il riciclo io lo chiamo down-cycling. Quello che ci serve è l’up-cycling, grazie […]

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Il termine upcycling viene spesso associato al riciclaggio ma non ha lo stesso significato. Venne coniato nel 1994 dall’ingegnere meccanico tedesco Reiner Pilz che dichiarò in un’intervista: “Il riciclo io lo chiamo down-cycling. Quello che ci serve è l’up-cycling, grazie al quale ai vecchi prodotti viene dato un valore maggiore, e non minore”.

L’upcycling, dunque, si differenzia dal riciclo non solo perché viene utilizzato per creare articoli diversi da quelli di partenza ma anche perché ha come obiettivo quello di creare un prodotto di maggiore qualità, reale o percepita.

Questa tecnica può essere applicata davvero ad ogni genere di oggetto, a partire dall’arredamento fino a giungere ai vestiti.

Quasi il 50% dei capi proposti nelle ultime collezioni di Marine Serre, ad esempio, sono upcycled. “Essere designer oggi significa saper creare e produrre in modo diverso.” ha dichiarato la stilista. “Perché andare a comprare tessuti, inventare stampe che dovranno essere cambiate l’anno successivo, quando c’è così tanto tessuto da riutilizzare? Trovo spaventoso che le grandi case non abbiano già fatto un passo verso questo tipo di produzione, quando poi passiamo il tempo a lamentarci degli sprechi.”

Se l’approccio adottato da Marine Serre è sicuramente innovativo, tra i luxury brand c’è anche chi ha fondato il proprio impero su questa tecnica.

È il caso di Chrome Hearts, brand nato a Los Angeles nel 1988, dall’idea dell’appassionato di motociclette Richard Stark, che era solito indossare delle giacche in pelle personalizzate a bordo delle sue Harley-Davidson. Decise di realizzarle in proprio con l’aiuto dell’amico John Bowman, esperto in pellami, e del gioielliere Leonard Kamhout.

I loro capi ottennero velocemente successo ad Hollywood, e il brand ricevette una commissione per il film Chopper Chicks In Zombietown, che vedeva tra i co-protagonisti anche la fidanzata di Steve Jones, il chitarrista dei Sex Pistols.

Dopo un paio d’anni le strade dei tre amici si divisero e rimase alla guida del marchio solamente Stark, dedicandosi alla produzione di articoli in pelle e gioielli in oro, argento e diamanti. Dopo aver incontrato una cliente di nome Laurie Lynn, Stark la sposò e le affidò un ruolo chiave nell’azienda.

Ciò che rende Chrome Hearts esclusivo è l’importanza che viene data al punto vendita fisico. Il primo flagship store venne inaugurato nel 1996 a Manhattan e tutt’ora il marchio non possiede un e-commerce ufficiale. Inoltre, non lavora a collezioni stagionali ed è severamente vietato diffondere informazioni o anche solo foto riguardanti un loro prodotto al di fuori dei loro negozi. Tutto ciò contribuisce a creare hype attorno all’azienda.

Con il tempo arrivarono anche le prime collaborazioni con nomi di spicco nell’ambiente moda come Rick Owens, COMME des GARÇONS, Off-White, Yves Saint Laurent, BAPE, Adidas, UGG e Vans. In questo modo Chrome Hearts è entrato a far parte del luxury fashion, arrivando ad ottenere un valore stimato di 1 miliardo di dollari.

Ma qual è il capo simbolo di questo brand? Uno tra i più esclusivi tra quelli offerti: i jeans. Proprio così, il loro prodotto di punta è quello ottenuto tramite upcycling. I jeans Chrome Hearts altro non sono che Levi’s a cui vengono aggiunti materiali di qualità come la pelle per le applicazioni a forma di croce e metalli preziosi come l’argento per gli inserti.

Un altro brand che è entrato a far parte del luxury, anche grazie alla sua recente collaborazione con Lanvin, è Gallery Department di Josué Thomas. L’artista ha fondato il marchio nel 2017 fondendo la sua passione per il vintage e quella per l’arte.

I suoi capi sono ottenuti da reinterpretazioni di capi vintage come pantaloni da lavoro con fondo svasato, denim invecchiato, T-shirt, felpe e altro ancora. Anche Thomas ha utilizzato come base di partenza i jeans Levi’s ma anche capi Carhartt, dando loro una nuova estetica, strappandoli, ricucendoli, mixando elementi diversi, dipingendoli a mano, aggiungendo materiali, in poche parole dando libero sfogo alla sua creatività.

Virgil Abloh è stato tra i primi ad apprezzare il suo operato. “È un esempio perfetto di qualcuno che crea il proprio percorso partendo da una comunità che non ha partecipato alla moda tradizionalmente […] Credo che Josué possa creare un nuovo canone, mostrando le capacità dei designer appartenenti alla comunità nera” ha dichiarato Abloh in un’intervista per il New York Times nel 2020.

Virgil stesso, all’inizio della sua carriera, ha utilizzato il metodo dell’upcycling con il suo primo brand fondato nel 2012, Pyrex Vision. Il designer comprò uno stock di camicie di flanella Ralph Lauren per 40$ e ci applicò delle stampe serigrafiche fatte di scritte e numeri, tra cui l’iconico 23 come omaggio al suo idolo Michael Jordan. Riuscì a rivenderle a 550$ e divennero ben presto un oggetto di culto in un mondo streetwear ancora acerbo. Tuttavia, il successo di Pyrex Vision ebbe breve durata e, non potendo registrarne il nome, Abloh decise di chiuderlo per poi  fondare Off-White.

Il resto è storia.

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Gavor: la moda oltre le apparenze https://www.waitfashion.com/gavor-fashion-beyond-appearance/ https://www.waitfashion.com/gavor-fashion-beyond-appearance/#respond Thu, 26 May 2022 08:05:11 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121366 «Gavor nasce per esprimere se stessi e il proprio corpo con libertà e personalità. » Questa è la prima frase che si legge sul sito ufficiale del brand fondato da Josephine Lossou Gavor, designer di origini guineane – togolesi. Il […]

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«Gavor nasce per esprimere se stessi e il proprio corpo con libertà e personalità. »

Questa è la prima frase che si legge sul sito ufficiale del brand fondato da Josephine Lossou Gavor, designer di origini guineane – togolesi. Il suo percorso di studi è iniziato in un istituto professionale di moda in Italia, proseguendo poi a Parigi, nell’Atelier Chardon Savard. Successivamente ha deciso di avviare il suo progetto personale, unendo la sua passione per la moda con la sua voglia di rappresentare le nuove generazioni.

Gavor è un marchio indipendente specializzato nelle collezioni Limited Edition e nell’abbigliamento Seasonless. La linea è composta principalmente da pezzi streetwear e da capi sartoriali ispirati alla musica e all’arte, con un forte richiamo alla cultura africana. Ogni prodotto viene interamente realizzato a mano fornendo anche la possibilità di effettuare ordini su misura.

Ciò che rende unico Gavor è la sua impronta genderless. «Con l’annullamento della divisione “per lui” e “per lei” voglio celebrare l’espressione libera di ogni identità di genere creando uno spazio dove sentirsi liberi di scegliere e di essere» dichiara Josephine.

Tramite i suoi capi, la designer si allinea al movimento gender fluid e manda un messaggio di body positivity. Le sue creazioni sono frutto di una nuova concezione della moda in cui non sono più i corpi a doversi adattare ai vestiti, bensì il contrario. L’abbigliamento diventa così mezzo di espressione, dichiarazione della propria identità e non più semplice estetica frivola. Dietro l’idea creativa della stilista si cela un messaggio chiaro ed importante: l’accettazione di se stessi e degli altri.

 

 

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KUON: le cose belle rimangono belle https://www.waitfashion.com/kuon-beautiful-things-remain-beautiful/ https://www.waitfashion.com/kuon-beautiful-things-remain-beautiful/#respond Thu, 26 May 2022 08:04:47 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121354 KUON è un brand giapponese creato da Shinichiro Ishibashi. Dopo aver effettuato un apprendistato presso una consolidata sartoria di Tokyo, il designer ha iniziato a lavorare come pattern maker per un noto marchio di alta moda. Nel 2014 ha avviato […]

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KUON è un brand giapponese creato da Shinichiro Ishibashi.

Dopo aver effettuato un apprendistato presso una consolidata sartoria di Tokyo, il designer ha iniziato a lavorare come pattern maker per un noto marchio di alta moda. Nel 2014 ha avviato la sua carriera come freelance e nel 2016 è diventato la mente creativa di KUON.

Le parole chiave alla base del brand sono “eternità”, “passato o futuro” e “permanenza”, come dichiarato sul loro sito web ufficiale. L’estetica di KUON ha radici nella storia e nella cultura di abiti e tessuti vintage, che cerca di rivitalizzare conferendo loro un nuovo valore. È una ricerca continua di semplicità e autenticità che vengono messe in atto sfuggendo ai vincoli della tradizione.

Secondo Ishibashi: “Le cose nuove diventano vecchie, ma le cose belle rimangono tali”. L’obiettivo del brand è dunque quello di rendere ogni capo eterno. I materiali scelti vengono riciclati e riutilizzati per dare loro una nuova essenza, ottenendo linee pulite e originali.

Attraverso il design, KUON stimola e motiva le persone, ha un ruolo attivo nella società e la connette con gli individui che la compongono. Sfidando l’attuale approccio della moda che si basa sui consumatori e sulla produzione di massa, il brand propone un nuovo stile di vita in cui l’eleganza e l’etica vanno di pari passo.

Giacche, camicie, t-shirt, pantaloni, borse ma anche accessori per la casa, le collezioni proposte offrono una selezione di prodotti veramente vasta e ognuno di essi viene realizzato in maniera consapevole, con particolare cura e attenzione non solo della qualità ma anche delle conseguenze che la produzione tessile ha sull’ambiente. KUON fornisce un’alternativa al fast-fashion, dimostrando che anche la salvaguardia del pianeta può essere “alla moda”.

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Dopo alcuni mesi di stand-by, Nike e Travis Scott hanno annunciato che la loro attesissima collaborazione uscirà il 27 maggio.

La release prevede una capsule di capi di abbigliamento d’ispirazione outdoor che comprende due giacche in Gore-Tex, un gilet con imbottitura Primaloft ma anche una serie di felpe, una t-shirt, un paio di pantaloni e uno short.

I prodotti che hanno attirato maggiormente l’attenzione restano, tuttavia, le sneakers. Le silhouette delle Air Max 1 e delle Air Trainer 1 saranno disponibili rispettivamente in due colorazioni: marrone e gialla per le prime, grigia e marrone scuro per le seconde.

Travis Scott x Nike Air Max 1 CACT.US GOLD

DATA DI USCITA: 27 Maggio 2022

PREZZO150 £

 

Travis Scott x Nike Air Max 1 CACT.US BROWN

DATA DI USCITA: 27 Maggio 2022

PREZZO150 £

 

Travis Scott x Nike Air Trainer 1 ARCHAEO BROWN

DATA DI USCITA: 27 Maggio 2022

PREZZO160 £

 

Travis Scott x Nike Air Trainer 1 GREY HAZE

DATA DI USCITA: 27 Maggio 2022

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Nato a Londra alla fine degli anni ’70, lo stile punk è pronto per ritornare nei nostri guardaroba.

Spille da balia, catene, croci e makeup scuro, il punk nasce come atto di ribellione sociale ed è quindi anticonformista, sperimentale, disordinato, creativo, ribelle… originariamente si pone in contrasto ai canoni imposti dalla moda e celebra l’imperfezione.

Il punk di oggi è stato “addolcito” da una punta di pop e un pizzico di glamour. E’ lo stile della fashionista un pò sognatrice, sempre attenta ad una ricercatezza e al dettaglio che la distingua. La nuova estetica punk si è arricchita e si è contaminata: non è un semplice ritorno nostalgico ad una moda vintage, ma è voglia di sperimentare, mischiare, provocare …per fare emergere la propria identità. E la palette cromatica non è solo scura e cupa, viene infatti lasciato ampio spazio a colori brillanti come rosso, fucsia e verde.

 

E per portare un pò di punk nel vostro daily look, fatevi ispirare da questo shooting della stylist Gloria Maeng, che crea la versione punk della Alice in Wonderland alla Tim Burton. Nei suoi look non possono mancare i dettagli iconici e il corsetto alla Vivienne Westwood, icona indiscussa di questo stile.

 

E anche nella semplicità di un look total black, si possono aggiungere gioielli e accessori (come spille, anelli o guanti) che personalizzano l’outfit e rimandano all’estetica punk, per chi non è ancora pronto per osare con un total look.

Styling e moodboard : Gloria Maeng

Photography: Marco Celano

Makeup: Erika Monti

Model: Martina Grassani

 

E per quanto riguarda le ultime passerelle, da Dior ad Acne Studios, lo stile punk è un’ispirazione di fondo che traspare in modo più o meno marcato ma arricchisce la collezione di un fascino underground. Inoltre, il punk si sposa molto bene con la tendenza di ritorno agli anni ‘2000, che ormai da qualche collezione e caratterizza il fashion system.

 

Dior pre-fall 22

 

Acne Studios FW 22

 

Marni FW 22

 

Marni FW 22

 

AC9 FW 22

 

Aniye Records FW 22

 

Aniye Records FW 22

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Il marchio di streetwear CONCEPTS ha realizzato negli anni tantissime collaborazioni, ma quella ideata con Nike SB, la linea di skateboarding del brand statunitense, rimane tra le più iconiche.

Dal 2008, è stata creata la serie di Nike Dunk Low “Lobster”, proposta in 5 diverse colorways. Le prime colorazioni rilasciate furono la versione “Red”, la “Blue” e la “Yellow”. Successivamente uscirono la versione “Green” e quella “Purple”, risultato di un mix tra le prime tre, dato che mescolando blu e giallo si ottiene il verde e dall’unione di blu e rosso il viola.

Quest’anno il team di Deon Point tornerà con una sesta versione denominata “Orange”, perché presenta una tonalità scaturita dal mix di rosso e giallo.

Si vocifera che le Nike Dunk Low “Orange Lobster” usciranno quest’anno, precisamente durante il Black Friday.

Avranno anch’esse il successo ottenuto da quelle precedenti? Non ci resta che aspettare per scoprirlo.

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A COLD WALL  è un marchio britannico davvero giovane, così come il suo fondatore.

Il brand nasce nel 2015, mentre Samuel Ross nel 1991.

Il designer proviene dalla contea di Northamptonshire, dove la vita non è così rosea. Il giovane Samuel cresce infatti  immerso nelle problematiche della periferia inglese dove è facile essere trascinati sulla cattiva strada. Nonostante ciò il giovane vuole studiare e con impegno e sacrificio riesce a mettersi da parte qualche soldo per studiare all’università. Studia grafica e illustrazione alla De Montfort University a Leicester. Inizia a lavorare come grafico e ha un incontro che gli cambierà la vita quello con lo stilista Virgil Abloh. Grazie allo stilista Virgil riesce anche ad entrare in contatto con Kanye West con il quale inizia a collaborare.

Poco a poco riesce a fondare nel 2015 il suo brand A COLD WALL, che sfila per la prima volta nel 2017 nella Fashion Week Men. Per il talento, per i nomi giusti, per tanta fortuna e impegno: il successo è immediato.

Samuel Ross presenta un’estetica contemporanea, distaccata dalle mode del momento e completamente personale. Questa creatività che si avvicina al mondo urban e street wear è subito apprezzata dal pubblico che riconosce in Samuel un talento davvero innato.


Naturalmente per la natura del brand collegato con il mondo street, Samuel si presta alle più svariate collaborazioni.

Oggi vi presentiamo una partnership speciale: A COLD WALL X Converse.I due brand hanno collaborato per la creazione di delle scarpe dalla silhouette nuova.

Scopriamole insieme!

L’innovazione nel confort è una scarpa dinamica. Si uniscono le forme concettuali e futuristiche di A COLD WALL con la nuova tecnologia creata dalla casa Converse.

Il modello Aeon Active CX è un’edizione limitata ed è una scarpa che si spinge oltre, verso il progresso per il footwear: la struttura è stretch e presenta una suola rialzata per ammortizzare e per rendere più confortevole la camminata. La suola fatta di schiuma è costituita dal 12% da materiali riciclati, l’estetica della suola è puramente di A COLD WALL: futuristica, quasi distopica, ma veramente cool. 

Una spinta per la casa Converse che ha una propulsione verso l’innovazione con questa collaborazione: una combinazione di colori audaci, un linguaggio grafico distopico, la suola traslucida. Il design della scarpa risente molto dell’estetica di Samuel Ross e porta questa scarpa ad un altro livello. 

Dovreste prenderla in considerazione perché presenta una nuova silhouette fatta con A COLD WALL, una scarpa stretch, una suola esagerata, motivi classici Converse come pelle, camoscio e altre linee curvilinee. 

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Ripensando alla moda dell’ultima stagione e alle varie campagne o strategie pubblicitarie si ritrova una costante: un’ossessione per il colore rosa. 

Gli ultimi studi hanno dimostrato che la prevalenza di colori nelle collezioni di quasi tutti gli stilisti sia stata una scelta concia: quella di  distrarre il pubblico segnato dalla pandemia e dalla guerra.

Un po’ come gli anni 20 del XX secolo in cui la moda ha reagito alla Grande Depressione e al proibizionismo scaturendo lo stile iconico dei Roaring Twenties, così anche noi un secolo dopo abbiamo reagito ad eventi disastrosi con un’esplosione di colori nel nostro guardaroba.

Probabilmente vedremmo questi anni come gli anni più colorati della storia della moda.

Ma il rosa esattamente che valore ha e cosa significa?

Il rosa nella cultura occidentale viene considerato come un colore simbolo di  speranza. Il rosa esprime positività, sicurezza e ottimismo. E una nuance emozionale, che riesce a trasmettere gentilezza, protezione e tranquillità.

Il primo ad iniziare questa vera fissa per il colore rosa è stato lo stilista Jacquemus, in cui per il Natale 2021 ha lanciato due capsule collection composte solo da oggetti, capi e accessori rosa, dal nome Pink2.

La prima collezione è composta da una selezione di articoli realizzati anche in collaborazione con altri brand, designer e creativi.

Sono presenti pezzi iconici come le borse le bag Chiquito e Le Carinu nelle shade dal baby pink al fucsia; il cappellino alla pescatora, il beanie, le t-shirt, felpe, pigiami e calzini realizzati nei toni del rosa; il mini cardigan  Le Maille che appartiene alla collezione Montagne.

Poi lo stilista francese si è cimentato in collaborazioni che vanno al di fuori dell’universo moda e ha creato in partnership con VanMoof una bicicletta elettrica dotata di una tecnologia antifurto; dopodichè ha realizzato un peluche con BigStuffed a forma di granchio  L’Esquinade, che prende il nome di una spiaggia a Marsiglia ( Luogo amato dallo stilista); poi ha rilasciato un’ acqua frizzante con un infuso di CBD. Infine Simon Porte Jacquemus ha realizzato una candela dalle forma scultorea con l’artista Ann Vincent e con Boris de Beijer ha invece realizzato bicchieri, porta uova e palline di natale fatte a mano dai maestri del vetro olandesi.

La seconda parte della capsule è invece la collezione che inizia Jacquemus nel mondo kidswear. L’aspetto molto dolce della campagna pubblicitaria, risiede sia nella scelta di prendere bambini come modelli e anche l’utilizzo del rosa che infonde tenerezza e senso di protezione

I veri protagonisti del Natale sono sempre i più piccoli e nelle foto viene restituita la stessa magia dell’infanzia. I bambini sono protetti dai morbidi capi Jacquemus, i vestiti esaltano la loro innocenza. 

Il rosa in Pink2 sostituisce il rosso come canonico colore natalizio. La scelta è stata intelligente sia da un punto di vista creativo che di marketing. 

Tutto per natale è rosso o dorato perchè non cambiare questa regola? Attirare di più il pubblico con un colore diverso dal solito. 

Inoltre il colore rosa risulta dare un senso di protezione e di tenerezza che si sposa perfettamente con la scelta di inserire dei bambini nella campagna pubblicitaria e che ricorda l’atmosfera che si respira nel periodo natalizio.

Nella stessa settimana del rilascio della collezione kidswear lo stilista francese ha deciso di aprire a Parigi un popup store concepito come un distributore di prodotti Jacquemus aperto 24h su 24.

L’intero negozio era rosa e anche gli oggetti in vendita erano dello stesso colore. Una mossa davvero smart da parte di Jacquemus, un punto vendita diverso caratterizzato da un blocco di colore divertente e coinvolgente che ha visto l’interesse da parte del pubblico che impazzito è corso a vedere il negozio! La gente è stata mossa da una grande curiosità, il pop up store sembrava più un’installazione artistica o un’esperienza immersiva nel colore rosa e nel mondo Jacquemus.

Jacquemus non è solo un brand davvero forte dal punto di vista estetico, ma anche di immagine e di coinvolgimento del pubblico. Lo stilista sa parlare agli amanti di moda, differenziandosi però dai grandi brand storici francesi che molte volte sembrano essere omologati. Jacquemus è personale, giovane, fresco, comunica con una fetta di mercato che desidera degli oggetti che esprimano classe, semplicità ed allegria. 

A seguire questo filone del rosa troviamo Valentino

Nella FW 22/23 presentata a Marzo del 2022 ha sbalordito tutti creando un ambiente e una collezione interamente rosa, per l’esattezza fucsia acceso. Fatta qualche eccezione con outfit neri, nessun altro colore era presente in passerella. La scelta è stata veramente forte da un punto di vista visivo: delle forme eleganti e sinuose si muovevano all’interno di un ambiente monocromatico. Infatti per Pierpaolo Piccioli, direttore creativo della Maison, la scelta monocromatica è stata proprio fatta per far concentrare il pubblico sui dettagli e sulle silouhettes. Inserire solo un colore è come non inserire nessun colore, alla fine l’occhio si abitua e si accorge di forme e dettagli che con molti colori non avrebbe notato. 

Ma perché il rosa?

Piccioli ha optato per una nuance di rosa molto forte, audace e accesa. Seppur il colore che ha utilizzato sia simile a quello di Jacquemus, il setting della sfilata e la scelta monocromatica di una tonalità così forte danno un messaggio davvero diverso.

Il rosa in questo caso è forza, coraggio e una grande personalità.

Valentino ha collaborato con il Pantone Color Institute per far diventare quel rosa un Pink PP un colore, dalle iniziali dello stilista Pier Paolo Piccioli. 

Intorno la metà di Aprile invece è stato il turno di Balenciaga.. anche la storica  Maison francese è stata “contagiata” dalla pink mania 

Nel cuore di Londra precisamente a Mount Street la maison francese ha installato un negozio completamente rosa e furry.

Questa scelta è stata fatta per celebrare quella che da Vogue è stata definita come nuova it-bag, la borsa Cagole. Con questa nuova uscita è stata creata una linea di accessori e calzature ispirati a questo nuovo ed iconico design. L’intero negozio è stato coperto in pelliccia rosa. Una moquette pelosa che si estendeva dal pavimento fino agli scaffali dove emergevano in colori sgargianti le nuove uscite. 

Una scelta davvero innovativa, insolita e cool. Una pubblicità senza eguali. Chiunque fosse stato a Londra o di passaggio avrebbe avuto voglia di entrare. Immergersi in un’esperienza di shopping così diversa. 

Rosa… in questo caso cosa significa?

Per la scelta dei materiali e della nuace, questo rosa vuole invitare lo spettatore ad entrare. E una tonalità tenue, protettiva, il negozio sembra infatti una morbida tana dove rifugiarsi. Dove poter essere coccolati nella scelta di una nuova bellissima borsa.

Come abbiamo visto nell’articolo il colore rosa ha un forte valore e può assumere significati diversi a seconda della nuance. Essere in grado di captare degli aspetti più nascosti nella moda ci aiuta a capire i cambiamenti sociali e culturali in atto nel nostro tempo e a dare un significato più profondo a quelli che sembrano solo vestiti. Capire, analizzare e domandarci ci aiuta sempre ad essere più consapevoli e andare al di là della semplice apparenza. 

Un negozio rosa non è un semplice negozio rosa. 

Una collezione rosa significa di più di una sfilata monocromatica.

 

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Pazzi per le camicie di WACKO MARIA https://www.waitfashion.com/crazy-for-wacko-marias-shirts/ https://www.waitfashion.com/crazy-for-wacko-marias-shirts/#respond Fri, 20 May 2022 09:01:23 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121175 Fondato nel 2005 dagli ex calciatori della J-League Keiji Ishizuka e Atsuhiko Mori, WACKO MARIA è un brand giapponese noto per le stampe eccentriche che caratterizzano i capi e per le frequenti collaborazioni con artisti audaci. Il marchio organizza periodicamente […]

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Fondato nel 2005 dagli ex calciatori della J-League Keiji Ishizuka e Atsuhiko Mori, WACKO MARIA è un brand giapponese noto per le stampe eccentriche che caratterizzano i capi e per le frequenti collaborazioni con artisti audaci.

Il marchio organizza periodicamente eventi per la sua community nel flagship store “Paradise Tokyo”, situato a Nakameguro. È qui che avvengono i drop di tutte le collezioni, che sono spesso ispirate alla cultura giapponese, alla musica e all’arte.

Una delle caratteristiche più sorprendenti di WACKO MARIA è la sua incredibile prolificità che non cade mai nel banale. Nel corso degli anni ha collaborato con tantissime aziende famosissime come Vans, Dickies, l’etichetta di valigie e accessori giapponese Porter ma anche con artisti e tatuatori.

Ogni collezione è diversa da quella precedente ma riesce comunque a mantenere un filo conduttore che rende i prodotti immediatamente riconoscibili. Stampe colorate, immagini, riferimenti al mondo del cinema, della musica e dell’arte sono il marchio di fabbrica del brand.

L’assortimento di prodotti proposti, acquistabili anche online sul sito ufficiale, è davvero vasto: giacche, cappotti, pantaloni, shorts, scarpe, cappelli, t-shirt, felpe e persino fiammiferi.

Ma ciò che ha reso veramente celebre WACKO MARIA sono le camicie. Presenti sia a maniche corte che a maniche lunghe, con tagli che vanno dal tipico modello Hawaiano, alla linea Cuba fino a giungere al collo alla coreana, le camicie firmate dal marchio giapponese sono davvero uniche. Sarebbe possibile indossarne una diversa ogni giorno senza mai rischiare di riproporre lo stesso outfit. Con stampe animalier, riferimenti cinematografici ma anche musicali e artistici, come la camicia con il volto di Bob Dylan o quella con i dipinti di Basquiat, questi capi hanno un’estetica profondamente radicata nella cultura di tutto il mondo.

 

 

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Rhuigi Villaseñor, designer di Rhude, e Zara danno vita a RHU https://www.waitfashion.com/rhuigi-villasenor-rhudes-designer-and-zara-created-rhu/ https://www.waitfashion.com/rhuigi-villasenor-rhudes-designer-and-zara-created-rhu/#respond Tue, 17 May 2022 12:56:18 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121121 A pochi mesi dalla sua nomina come direttore creativo di Bally, Rhuigi Villaseñor ci stupisce con un nuovo progetto: RHU. L’acronimo significa “Redesigning Human Uniform” e nasce da un’idea in collaborazione con Zara. Il designer spiega che questa collezione nasce […]

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A pochi mesi dalla sua nomina come direttore creativo di Bally, Rhuigi Villaseñor ci stupisce con un nuovo progetto: RHU. L’acronimo significa “Redesigning Human Uniform” e nasce da un’idea in collaborazione con Zara.

Il designer spiega che questa collezione nasce per dare un’alternativa più economica al suo brand Rhude, fondato nel 2015. “I prezzi sono alti, l’inflazione è alta. Come possono comprare i ragazzi? Questa collezione non riguarda solo l’escapismo, serve per accertarsi che loro possano ancora essere parte di qualcosa di speciale” ha dichiarato.

Perciò è stata creata RHU, in un mondo post-athleisure, post-streetwear, dove l’abbigliamento deve essere funzionale e confortevole e al contempo un riflesso della propria identità.

L’obiettivo principale di questa collezione è quello di evocare lo stile di vita di Villaseñor stesso, che è in grado di essere a suo agio in contesti importanti come in quelli più umili. La capsule abbatte completamente i confini tra formalità e informalità, proponendo 57 capi ready to wear6 modelli di scarpe e 6 borse. Denim, varsity jackets, pantaloni utility, camicie e pantaloni sportivi sono solo un piccolo esempio dell’ampia selezione creata.

La fascia di prezzo va dai $9 ai $250 e offre prodotti di qualità. “Un design molto buono è un diritto” ha dichiarato Rhuigi, spiegando anche come abbia spinto Zara a una produzione di qualità maggiore, dicendosi molto orgoglioso del risultato. “Ho sempre sentito una forte affinità per la creazione di prodotti ben fatti che non sono definiti dal prezzo” ha aggiunto.

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Jacquemus collabora con Nike

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Jacquemus collabora con Nike https://www.waitfashion.com/jacquemus-collabora-nike/ https://www.waitfashion.com/jacquemus-collabora-nike/#respond Mon, 16 May 2022 18:58:28 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121107 Arriva una nuova collaborazione tra un luxury brand e uno di sportswear. Simon Porte Jacquemus ha annunciato la partnership tra il suo marchio e Nike. Il designer francese aveva fatto presagire l’avvento della collaborazione qualche mese fa, inserendo all’interno di alcune […]

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Arriva una nuova collaborazione tra un luxury brand e uno di sportswear.

Simon Porte Jacquemus ha annunciato la partnership tra il suo marchio e Nike. Il designer francese aveva fatto presagire l’avvento della collaborazione qualche mese fa, inserendo all’interno di alcune campagne fotografiche le Nike Shox e le Air Series 6E, silhouette iconiche del brand americano.

 

 

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La collezione, disponibile dal 28 Giugno esclusivamente sul sito Jacquemus, è stata ideata con l’intento di dare un tocco minimal e di classe allo sportswear femminile.

La collaborazione si ispira al mondo sportivo degli anni ’90 e vede una selezione di ben 15 prodotti, con un focus particolare sulle Nike Humara, uno dei modelli di sneakers preferiti di Jacquemus.

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La sneaker di Golden Goose diventa sostenibile: il modello Yatay 1B https://www.waitfashion.com/la-sneaker-golden-goose-diventa-sostenibile-modello-yatay-1b/ https://www.waitfashion.com/la-sneaker-golden-goose-diventa-sostenibile-modello-yatay-1b/#respond Mon, 16 May 2022 17:08:00 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=120998 La classica sneaker bianca viene progettata tenendo conto della sostenibilità e di un basso impatto a livello ambientale. Golden Goose ci presenta la “Sneaker Yatay Model 1B”, passo importante verso la visione di un futuro capace di ridurre i consumi. […]

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La classica sneaker bianca viene progettata tenendo conto della sostenibilità e di un basso impatto a livello ambientale. Golden Goose ci presenta la “Sneaker Yatay Model 1B”, passo importante verso la visione di un futuro capace di ridurre i consumi.

Dalla partnership con l’azienda Coronet, leader nel campo della produzione di pelle sintetica, nasce “Yatay TM 1B”, un materiale innovativo realizzato a partire da bio-polioli e altre sostanze sostenibili, mantenendo un bassissimo impatto ambientale. Inoltre, anche la suola è quasi totalmente biodegradabile ed è realizzata a mano, donando ad ogni paio di scarpe un tocco di unicità.

Il design della scarpa è basato sulla linea semplice e pulita, creando la versione sostenibile della classica sneaker bianca, must have genderless, che ognuno deve avere nell’armadio. Ed è proprio la sua semplicità che rende questa scarpa sofisticata e adatta a tutte le occasioni, perfetta da abbinare al mini abito come al blazer elegante.

Dettaglio fondamentale è il codice marchiato a caldo sul talloncino della scarpa sinistra: scansionando un QR Code all’interno del packaging è possibile prender parte all’iniziativa, organizzata dal brand, di piantare un albero nella Golden Forest, di cui poter monitorare la crescita e la quantità di CO2 assorbita.

Questo è uno dei piccoli passi avanti verso la sostenibilità e la ricerca nell’ambito dei materiali usati dall’industria della moda.

 

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Eurovision 2022: i migliori look https://www.waitfashion.com/eurovision-2022-best-looks/ https://www.waitfashion.com/eurovision-2022-best-looks/#respond Mon, 16 May 2022 14:24:50 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=121072 Il 14 maggio si è tenuta presso il PalaOlimpico di Torino la 66° edizione dell’Eurovision Song Contest. A vincere quest’anno è stato il gruppo ucraino Kalush Orchestra, mentre l’Italia, rappresentata da Mahmood e Blanco, si è posizionata al sesto posto. […]

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Il 14 maggio si è tenuta presso il PalaOlimpico di Torino la 66° edizione dell’Eurovision Song Contest. A vincere quest’anno è stato il gruppo ucraino Kalush Orchestra, mentre l’Italia, rappresentata da Mahmood e Blanco, si è posizionata al sesto posto.

I due cantanti vincitori del Festival di Sanremo 2022, tuttavia, hanno sfoggiato dei look pazzeschi durante le esibizioni, primeggiando sicuramente per quanto riguarda lo stile.

Vediamo ora i migliori outfit indossati dai concorrenti (e non solo) di questa edizione.

Iniziamo dal look retrò della cantante della Lituania Monika Liu, che ci ha conquistati con un abito a sirena scintillante firmato Mas924 e il suo bob corto.

In rappresentanza della Grecia, invece, si è esibita Amanda Georgiadis Tenfjord, che ha indossato un bellissimo abito lungo bianco in taffetà, portando sul palco la couture greca di Celia Kritharioti.

Anche Malta ha brillato grazie a Emma Muscat, che si è esibita in un minidress di specchi mozzafiato.

Per l’Australia si è esibito Sheldon Riley, indossando un angelico completo bianco sotto un mantello di piume firmato Alin Le’ Kal e abbinato ad una maschera gioiello di House of Emmanuele.

Mahmood e Blanco giocano ancora una volta con gli opposti: il primo indossando un completo elegante giacca e pantalone dalle linee rigorose di Prada, perché con il total-black non si sbaglia mai, mentre il secondo ha scelto un completo pyjama trasparente interamente ricamato di paillettes argento Valentino Haute Couture, collezione Anatomy of Couture.

Anche i due presentatori Alessandro Cattelan e Mika hanno giocato con le opposizioni. Cattelan, ha portato sul palco l’eleganza contemporanea di Giorgio Armani con look per lo più scuri, caratterizzati da dettagli luminosi o tessuti jaquard, mentre Mika ha osato con look monocromatici custom made Valentino, realizzati da Pierpaolo Piccioli, passando dal bianco all’irresistibile Pink PP ormai diventato simbolo della Maison.

 

Un grande ritorno quello dei Måneskin, che si sono esibiti come ospiti portando la loro anima rock e indossando look coordinati all’insegna del rosso e del nero firmati Gucci. Pantaloni a vita alta e body per Damiano; canotta trasparente e basco per Ethan; completo con giacca over per Thomas; giacca con spalline strutturate, leggings e stivali con tacco alto per Victoria.

 

La regina di stile indiscussa per tutto l’evento è stata, però, Laura Pausini, che ha condotto cambiando più outfit durante il corso delle serate, passando dai colori e le pailette di Versace e Valentino alle linee ampie ed eleganti di Alberta Ferretti.

 

 

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Insomma, l’Italia non avrà vinto la gara ma ha sicuramente mostrato il suo innegabile gusto per la moda.

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Giacca Biker: un classico intramontabile https://www.waitfashion.com/biker-jacket-timeless-classic/ https://www.waitfashion.com/biker-jacket-timeless-classic/#respond Fri, 13 May 2022 10:55:31 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=120689 Come ogni anno anche durante questa primavera il clima ama cambiare! Si passa da mattinate caldissime a serate fresche e questo potrebbe destabilizzare nella scelta degli outfit. Se guardiamo il lato positivo, però, è il periodo perfetto per tirare fuori […]

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Come ogni anno anche durante questa primavera il clima ama cambiare! Si passa da mattinate caldissime a serate fresche e questo potrebbe destabilizzare nella scelta degli outfit. Se guardiamo il lato positivo, però, è il periodo perfetto per tirare fuori dall’armadio (o acquistare) un capospalla must-have intramontabile: la giacca biker.

Il primo modello della giacca di pelle risale a più di un secolo fa, quando era conosciuto come flying jacket perché indossato solo dagli aviatori.

Questo capo d’abbigliamento ha iniziato ad acquisire popolarità quando, nel 1928i fratelli Irving e Jack Schott cominciarono a fabbricare a mano dei capi in pelle in un piccolo negozio nel Lower East Side di New York.

Realizzarono l’iconico modello Perfecto, ideato per proteggere dalla pioggia e dal vento, su commissione di un motociclista. Esso aveva come caratteristica principale una comoda cerniera diagonale di metallo.

Essendo stata ideata appositamente per i motociclisti, la giacca Perfecto, nella sua accezione classica, oltre ad essere rigorosamente fatta di pelle nera, possiede alcuni elementi pratici come:

  • Presenza massiccia di zip e fibbie;
  • Automatici sotto il colletto per evitare lo sbattimento una volta raggiunta una certa velocità in moto;
  • Cerniera anteriore leggermente spostata sul lato;
  • Pattina anti-vento ed anti-pioggia sotto questa stessa cerniera.

Saranno poi il mondo del cinema, della musica e, infine, della moda a rendere questa tipologia di giacca in pelle iconica.

Tra gli attori principali ricordiamo Marlon Brando in Il Selvaggio (1953), James Dean in Gioventù Bruciata (1955) e Jack Nicholson in Angeli dell’Inferno sulle Ruote (1967).

Il modello indossato da Marlon Brando era un Perfecto 618, prodotto da Schott, e incarnava alla perfezione lo stile ribelle del motociclista indomabile da lui interpretato. Questo tipo di giacca di pelle è diventata, nel corso degli anni, un simbolo di rivolta e protesta, tanto che venne addirittura vietata in alcuni College negli USA.

Negli Anni ’60, ’70 ed ’80 la sua popolarità aumentò a dismisura grazie a star del calibro di Elvis Presley, Bruce SpringsteenFonzie e tanti altri che la usavano sia sul palcoscenico che nella loro vita privata. Solo a Parigi negli Anni ’80 i fratelli Schott vendettero più di 30 mila capi.

Fino al 1978, fu un indumento esclusivamente maschile ma, grazie al cinema, e nella fattispecie grazie al film Grease, in cui Olivia Newton John lo indossa nella scena finale, è diventato anche un accessorio femminile. Solitamente, in quel periodo, veniva usata dalle donne abbinata con la minigonna.

Il suo debutto in passerellaarriva per merito di un giovanissimo Yves Saint Laurent che per la prima volta la propone alle sfilate Haute Couture, quando ancora era direttore artistico di Dior. Questo tipo di giacca è un’idea audace per la moda parigina, una provocazione che inizialmente non venne ben accolta dagli amanti della Maison ma che successivamente diventerà l’emblema della moda sovversiva e geniale di Saint Laurent, tanto che  anche altri grandi marchi come Chanel, Moschino e Versace lo seguiranno nella sua scelta.

Così la giacca biker è diventata un simbolo per le subculture giovanili: attraversando le epoche e le mode temporanee e passando tra biker, greaser, punk e metal. Ognuna di queste subculture ha personalizzato il modello originale, aggiungendo ad esso borchie, spille, scritte e ogni genere di decorazione.

Una volta entrata ufficialmente a far parte del mondo della moda, è stata rivisitata in ogni modo e la sua essenza è stata stravolta. Alcuni designer hanno rimosso gli elementi principali che la caratterizzavano, sostituendo la zip diagonale con una più classica verticale, cambiando il materiale che un tempo era rigorosamente la pelle con altri più delicati come il camoscio, stravolgendone addirittura il taglio con un tailoring più simile al classico blazer.

Ad oggi possiamo trovare capispalla ispirati alla giacca biker di ogni tipo di materiale, tessuto, lunghezza e forma. I colori sono altrettanto disparati, così come i pattern, i ricami e le decorazioni, ma tutti hanno come punto di partenza il modello originale nato più di un secolo fa ed è questo che lo rende un classico intramontabile, perché ha influenzato e continua ad influenzare le generazioni a venire risultando comunque sempre attuale.

Vi proponiamo una selezione di giacche da uomo e da donna, tutte disponibili sul sito Shopenauer, per rendere i vostri outfit primaverili ed estivi veramente impeccabili.

DONNA

 

EMANUELA BIFFOLI – GIACCA IN CAMOSCIO BEIGE

379.00 €

Giacca in camoscio beige

 

BLUGIRL – BLUGIRL LEATHER JACKET PINK

430.00 €

Blugirl Leather Jacket

 

BLUGIRL – BLUGIRL LEATHER JACKET  BLACK

430.00 €

Blugirl Leather Jacket

 

VINTAGE DE LUXE – GIACCA IN PELLE NERA

459.00 €

Giacca in pelle nera

 

S.W.O.R.D 6.6.44 – S.W.O.R.D 6.6.44 BIKER JACKET

 483 €

S.W.O.R.D 6.6.44 Biker Jacket

 

S.W.O.R.D 6.6.44 – S.W.O.R.D. 6644 ‘6238’ BIKER LEATHER JACKET 46

485.00 €

 

DESA – DESA 1972 LEATHER JACKET

615.00 €

Desa 1972 Leather Jacket

 

 

DESA – DESA 1972 LEATHER JACKET

615.00 €

Desa 1972 Leather Jacket

 

BELSTAFF – BELSTAFF “GANGSTER” JACKET

1076.56 €

 

SAPIO – SAPIO BLACK 6 LEATHER JACKET

1191 €

Sapio black 6 leather jacket

 

 

DOLCE & GABBANA – DOLCE & GABBANA PINK LEATHER JACKET

2750.00 €

 

DOLCE & GABBANA- DOLCE & GABBANA `FOUNDATION` LEATHER JACKET

2750.00 €

Dolce & Gabbana `Foundation` Leather Jacket

 

PRADA – PRADA LEATHER BIKER JACKET

4800.00 €

Prada Leather Biker Jacket

 

 

 

 

 

UOMO

 

SELECTED – SLHICONIC CLASSIC LEATHER JKT BLACK

249.00 €

 

SELECTED HOMME – SELECTED HOMME GIACCA BIKER IN PELLE NERA

279.99 €

 

EMANUELA BIFFOLI – GIACCA IN PELLE NERA

419.00 €

Giacca in pelle nera

 

ALLSAINTS – ALLSAINTS GIACCA BIKER “WICK”

507.44 €

ALESSANDRO DELL’ACQUA – LEATHER JACKET

605.00 €

 

DIESEL – DIESEL GIACCA L-CALE MARRONE CHIARO IN PELLE

 650.00 €

GOLDEN GOOSE – GOLDEN GOOSE BIKER CRACKLE` EFFECT JACKET

 654 €

Golden Goose Biker Crackle` Effect Jacket

 

TAGLIATORE – TAGLIATORE LEATHER JACKET 

770.00 €

Tagliatore Leather Jacket

TAGLIATORE – TAGLIATORE LEATHER JACKET 

770.00 €

Tagliatore Leather Jacket

TAGLIATORE – TAGLIATORE LEATHER JACKET

830.00 €

Tagliatore Leather Jacket

TAGLIATORE – TAGLIATORE LEATHER JACKET 

830.00 €

Tagliatore Leather Jacket

 

TAGLIATORE – TAGLIATORE LEATHER JACKET

865.00 €

Tagliatore Leather Jacket

 

TAGLIATORE – TAGLIATORE LEATHER JACKET 

975.00 €

Tagliatore Leather Jacket

 

SAPIO – SAPIO BLACK LEATHER JACKET

2000.00 €

 

SAINT LAURENT – BLACK LEATHER BIKER JACKET

3590 €

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Santart è un brand artigianale Made in Italy nato dalle menti creative di Maria Ricco e Moreno De Lauri, due coniugi che riescono ad unire il mondo dell’arte con quello del gioiello per dare vita ad accessori unici.

La loro bottega nasce a Foggia, in Puglia, fondendo tradizione e innovazione. Le loro creazioni sono frutto di un approccio all’arte differente da quello che siamo soliti osservare, il gioiello diventa un tutt’uno con essa, pennellate su legno rievocano i pittori e i dipinti più famosi della storia.

Il gioiello viene reinterpretato in modo completamente nuovo. Nelle mani dei due designer non è più un accessorio qualsiasi ma diviene una vera e propria raffigurazione pittorica da indossare, attraverso la quale raccontare una storia, un’emozione, il proprio vissuto e alcuni tratti della propria sensibilità.

«In questo mondo industrializzato, veloce, abbiamo ricercato qualcosa di semplice, di vero e l’arte lo è», raccontano Maria e Moreno sul loro sito web.

Nel laboratorio Santart prende vita un concept che racchiude le loro competenze, le loro passioni, incentrandosi su valori e insegnamenti tradizionali e sviluppandoli con uno stile completamente nuovo, volto ad elogiare l’originalità e la creatività.

 

 

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Il frutto del loro lavoro, portato avanti con grande dedizione, sono alcune elaborazioni appassionate e di grande fascino che combinano nuovi accostamenti di colori, materiali e tecniche: pittura, legno, metalli, tessuti e pietre dure. Una continua sfida di innovazione e sperimentazione del gioiello contemporaneo.

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Alcune celebrità sono delle vere e proprie icone di stile.

Grazie ai, non proprio piacevoli, paparazzi abbiamo costantemente a disposizione foto e video per vedere come alcune star si vestono quotidianamente.

Voler vedere come si vestono le celebrità dà una piacevole sensazione ed è un passatempo dilettevole, genera infatti curiosità, ammirazione,  gossip e anche voglia di giudicare.

Non è un’ abitudine che appartiene solo alle più giovani generazioni, basti pensare alle anziane signore dal parrucchiere. Sfogliano le riviste di gossip e commentano tra loro i look dei personaggi televisivi.

Ma questo passatempo piuttosto divertente e anche anche tra i più giovani molto in voga, in modo diverso certo, ma specialmente utenti dei social media pubblicano, commentano ed interagiscono sulla base di contenuti riguardanti i look delle star.

Che non significa solo gossip, ma anche prendere ispirazione, trovare un punto di riferimento stilistico per capire cosa può essere cool in questo momento e per carpire piccoli trucchi su come giocare con il nostro guardaroba.

Esistono infatti anche siti web oppure pagine instagram studiate in modo professionale, che ci forniscono delle dettagliate guide in cui possiamo risalire ai precisi brand indossati dalla celebrities. Per esempio si può sapere quale preciso pantalone è stato indossato da Rihanna per un dato appuntamento romantico con Asap Rocky.

Ma esattamente sono le celebrità a scegliere come vestirsi oppure hanno un piccolo aiuto?

Lo stile è un complesso di mezzi espressivi in cui l’individuo comunica e manifesta i suoi gusti. Nell’espressione dello stile attraverso la moda e l’abbigliamento l’aspetto personale è quindi fondamentale perché costituisce la prerogativa per comunicare il proprio modo di essere.

Le celebrità sicuramente scelgono cosa mettere o cosa non mettere, ma hanno un aiuto professionale da parte di uno stylist.

Rispondendo alla domanda quindi, quasi tutte le celebrità necessitano di uno stylist che tiene conto della personalità del proprio cliente, ma si prende cura della sua immagine con l’obiettivo di migliorare l’aspetto, l’immagine e il look sia a scopo professionale che personale. Fornisce consigli in merito all’abbigliamento e il modo di vestire, ma anche su make-up e hair-style.

Come mai una persona necessita di uno stylist?

Per una modella, una star del cinema oppure più in generale una celebrità avere uno stylist è fondamentale, innanzitutto perché organizza i look per le varie stagioni e per i vari eventi ed inoltre crea (se bravo) un’immagine coerente attorno al proprio cliente.

Lo stylist è una figura professionale che non lavora solo per persone ma può lavorare anche per brand e negozi. 

In questi ultimi due casi lo stylist è chiamato per costruire un look che non sia un semplice abbinamento pendant, ma un insieme di accorgimenti e dettagli che possano dare un tocco super cool ad una sfilata oppure ad una campagna pubblicitaria.

Quando lavora con le persone, invece si prende carico dell’immagine del proprio cliente esaltando quelli che possono essere i punti di forza. Quando il lavoro di uno stylist ha raggiunto il proprio obiettivo con un cliente si riconosce perché il suo stile diventa definito e rappresentativo.

Chiaramente l’aspetto personale già citato è fondamentale, ma gli stylist hanno la capacità e anche diciamo il dovere di esaltare caratteristiche già esistenti seguendo i gusti dei loro clienti.

Abbiamo selezionato due stylist importantissimi per iniziare questa rubrica: Lorenzo Posocco e Maeve Ralley.

Periodicamente vi presenteremo, i geni che si nascondono dietro ai look delle celebrità.

Lorenzo Posocco

Lorenzo Posocco è uno stylist di origine partenopea diventato un punto di riferimento quando si parla di questa professione. 

Studia Marketing e Comunicazione anche se ha sempre avuto una forte inclinazione per il mondo della moda. Durante il suo percorso universitario ha avuto esperienze di stage e ha svolto vari lavori part time. Ha poi successivamente intrapreso un’esperienza presso MTV che ha lasciato il segno nella sua carriera, perché è lì che ha capito la sua strada e anche dove risiedeva il suo talento. Aveva in qualche modo qualcosa a che fare con la musica. Posocco lavora e ama lavorare per editoriali, ma come spiega non raggiungono e non hanno lo stesso impatto della musica e di lavorare con celebrità. Lavorare, come dice lui verso un’identità e costruire la sua visione, le sue idee e messaggi di fronte a milioni di persone è davvero potente. Racconta di essere cresciuto con MTV e i video musicali sempre accesi alla televisione e per questo capisce immediatamente l’impatto che questi possono avere sulle persone, non importa quale paese o quale background abbiano.

L’incontro che ha esaltato maggiormente il talento di Posocco è la collaborazione, tuttora attiva, con la Pop star Dua Lipa. 

Una scintilla, un salto di qualità per le carriere di entrambi. Sembra che Posocco abbia trovato in Dua Lipa una musa, una tela bianca da dipingere. Anche Dua Lipa trova in lui un punto di riferimento, seppur nella musica fosse già molto sicura e con una personalità molto forte già da giovanissima, anche lei aveva bisogno di Posocco per definire la sua immagine. 

Il lavoro intenso e la forte intesa tra i due ha dato vita ad uno stile inconfondibile, la grinta della pop star non si esprime solo attraverso la sua musica, ma ora anche grazie all’abbigliamento.

Dua Lipa è a tutti gli effetti un’icona di stile, grazie alla sua personalità certo, ma anche grazie al genio di Posocco.

Tra i suoi clienti: Dua Lipa, Troye Sivan, Col3trane, All Saints.

Tra i suoi clienti nell’ advertising: Bvlgari, Kenzo, Iceberg, Diesel, Nike, Aquascutum, Jaguar, Stella McCartney.

 

Profilo Instagram ufficiale di Lorenzo Posocco: @lorenzoposocco

Maeve Reilly

Hailey Bieber, forse è la modella più seguita e più popolare in ambito moda e skincare. Ciò che fa letteralmente impazzire i social sono i suoi look. Sempre impeccabili.

In palestra, al bar per prendere un matcha latte, in un negozio, in giro per strada, per un appuntamento con suo marito. Hailey ogni volta che esce ci dà una lezione di stile e veramenete il desiderio di ognuna di noi sarebbe quello di svegliarci con il suo guardaroba.

Ma chi è l’artefice di tutto ciò?

Hailey è dotata di un’estrema classe e raffinatezza, la sua fisicità e il suo portamento da ex ballerina si prestano benissimo all’interpretazione dei più svariati look.

Ma dietro alla sua immagine c’è la stylist Maeve Reilly è una celebrity stylist americana, che lavora per alcuni dei più importanti nomi della scena internazionale della moda e dello spettacolo.

Maeve Reilly frequenta il Fashion Institute of Technology di New York, ma secondo quanto la stylist racconta, la sua esperienza nella moda comincia a 17 anni, quando prende parte all’organizzazione di una sfilata prodotta dal padre. In seguito inizia a lavorare come assistente per diverse realtà per farsi esperienza lavora come assistente in diverse realtà per sette anni, fino alla collaborazione con la cantante Janelle Monaé, con la quale lavora per i successivi cinque anni.

La collaborazione con la cantante le apre le porte nel mondo dell’intrattenimento e Maeve inizia a collaborare con importanti celebrità, come la popstar Tinashe, l’attrice Cara Santana e la cantante Madison Beer.

Al lavoro come stylist per le celebrità Maeve collabora anche per magazine di moda come Vogue, Vanity Fair, Nylon, Paper Magazine, Billboard e Marie Claire. 

Ha collaborato con le figure più importanti del mondo dello spettacolo, della musica  della moda. 

Una delle collaborazioni più note è infatti quella con la modella Hailey Baldwin Bieber per cui è riuscita a creare un guardaroba un’immagine e uno stile che amplificano l’eleganza e la classe innata di Hailey Bieber.

Tra i suoi clienti:  Hailey Bieber, Khloe Kardashian, Jada Pinkett Smith, and Priyanka Chopra

Tra i suoi clienti nell’advertising:  Levi’s, Disney, Covergirl, and Pepsi.

 

Profilo Instagram ufficiale di Maeve Reilly: @stylemaeve

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Si avvicina la data di quell’evento importante a cui non potete proprio mancare… però non sapete ancora cosa mettervi. Sia che si tratti del compleanno dell’amica nella location più chic della città o dell’evento di lavoro, la scelta strategica dell’outfit gioca un ruolo importante che determinerà o meno la buona riuscita della serata. 

Non sapete cosa indossare: non vi preoccupate, Wait vi assisterà rendendo molto semplice la scelta e presentandovi il capo più glamour della stagione. Se stavate pensando di puntare sul classico abito nero, proprio quello che indosseranno anche il 90% delle altre invitate, dimenticatevelo. Vi presenterete con un’elegante tuta intera, scegliendone une tra le moltissime opzioni che ci hanno proposto i nostri brand preferiti…insomma, c’è una tuta perfetta per ogni evento.

Da poco si è svolta l’annuale edizione del Met Gala (se volete saperne di più c’è un post dedicato) a tema “Gilded glamour”, ossia il periodo molto prosperoso della New York di fine ‘800, dominato dall’opulenza della “new-money society”. Le celebrities che hanno fatto più parlare di se sono quelle che si sono presentate all’evento con gli abiti più ingombranti e vaporosi, dai colori sgargianti e riccamente decorati, facendo talvolta utilizzo di attillati corsetti. Ma un abito lungo è l’unica opzione del guardaroba femminile considerata adatta ad un evento molto elegante?

Gigi Hadid e Dakota Johnson, rispettivamente nei loro outfit Atelier Versace e Gucci, ci dimostrano che la tuta all over è il capo adatto per rimanere nel dress code di un evento elegante, senza rinunciare ad un look fresco e contemporaneo.

Il vantaggio principale della jumpsuit è che, essendo composta da un pezzo unico, basta solo quella per creare un outfit, che va poi completato con qualche semplice accessorio (leggete fino alla fine per scoprire quali). Inoltre, la tuta è il capo perfetto per tutte perché esiste un modello adatto per slanciare qualsiasi tipologia di fisico, prediligendo le silhouette con gamba ampia o a zampa.

Wait vi propone una selezione delle diverse tipologie di tute eleganti che faranno al caso vostro.

 

Ricoperta di brillantini da capo a piedi

Se per la vostra serata volete puntare sull’effetto wow e riflettere la luce nel modo più glamour allora questa jumpsuit è perfetta per voi. Che siano micro cristalli o paillettes, l’effetto shimmer è assicurato. 

Trovate i link dei prodotti sotto alle foto.

Burberry – outfit dalla sfilata SS 22

 

Elisabetta Franchi – Tuta intera monospalla full paillettes (€500)

 

Il classico total black

Se invece preferite non uscire dalla vostra comfort zone e puntare sul total black, questa tuta sarà un capo senza tempo nel vostro guardaroba. Potete però focalizzarvi su dettagli cut out e forme particolari.

Burberry – outfit dalla sfilata SS 22

 

Acne Studios – JUMPSUIT (€670)

 

Saint Laurent – Tuta monospalla in jersey lucido (€1690)

 

Una punta di colore

Scelta rigorosamente in una delle tonalità più trendy del momento, questa tuta porterà un’aria allegra alla vostra serata.

Saint Laurent ha fatto della tuta in jersey il punto focale di questa collezione, realizzandone diversi modelli sia in tinta unita che con fantasie fiorate.

Saint Laurent – Tuta monospalla in jersey di raso (€1990)

 

Saint Laurent –Tuta senza spalline (€2990)

 

Elie Saab – Flame Red Jumpsuit (€2560)

 

Stella McCartney – Tuta con cut-out (€1195)

 

Saint Laurent – Tuta senza maniche in jersey con rose (€1990)

Versione più neutra: total white

Un’altra jumpsuit perfetta per l’estate è quella bianca, per ottenere un look fresco, elegante e sofisticato. David Koma, per questa collezione, ci propone diverse opzioni di tuta in questa colorazione.

 

David Koma – Plexi and crystals embroidery chest cut out jumpsuit (€2009)

 

David Koma – Crystal Flower applique tailored jumpsuit (€1775)

 

Come completare il look

Sappiamo bene che gli accessori sono come la ciliegina sulla torta: il loro obiettivo è quello di dare al vostro outfit quel tocco in più. 

Per una serata di gala è consigliabile abbinare alla jumpsuit un bel paio di scarpe con tacco, per slanciare ancora di più la gamba. Se optate per una tuta monocolore, allora vi consigliamo una scarpa gioiello, come queste di Mach & Mach.

Mach & Mach – Mules Bella (€790)

 

Mach & Mach – Pumps a punta (€1621)

Inoltre, se l’evento è abbastanza casual, potete abbinare la vostra tuta ad un modello di sneakers in pelle.

 

Per un’evento del genere è obbligatoria una mini bag, se volete optare per un modello all’ultima moda allora vi consigliamo una borsa da portare al polso o a spalla, oppure potete rimanere sui modelli più classici con catenella da portare a tracolla.

Tom Ford – Mini sequined leather clutch (€1150)

 

Cosa pensate della tuta? Vorrete ancora indossare quel noioso abito lungo nero per il vostro prossimo evento?

 

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Di giorno lavora in un’azienda che si occupa di creare tende personalizzate e su misura ma nel suo tempo libero utilizza i tessuti per dare sfogo alla sua creatività.

Kristin Mallison è una giovane interior designer di Brooklyn che ha trovato ispirazione negli arazzi e nelle tappezzerie che la circondavano. A differenza della maggior parte degli abiti utilizzati nel mondo della moda oggi, i materiali utilizzati nell’arredamento sono ideati per durare più di 30 anni.

Mallison ha iniziato la sua ricerca di tessuti vintage nei mercatini delle pulci e online. È raro riuscire a trovare abbastanza materiale per realizzare nuove creazioni, perciò la designer unisce gli arazzi e le tappezzerie per dare vita a corsetti e gonne vintage davvero uniche e originali.

Il suo lavoro si basa sulla riscoperta di oggetti del passato a cui lei riesce a dare una nuova vita, reinterpretando le texture tipiche dell’arredamento rococò del ‘700 e trasformandole in capi d’abbigliamento contemporanei. Le sue creazioni non si discostano da ciò che vediamo recentemente in passerella. Basti pensare all’iconico corsetto di Vivienne Westwood che è ormai diventato un pezzo di archivio.

Negli abiti di Mallison ricompare l’immaginario del 17esimo e 18esimo secolo, non solo nelle forme ma anche nelle immagini stesse rappresentate sulle stoffe. Il tutto assume, però, una chiave interpretativa diversa, i suoi corsetti sono molto più comodi di quelli utilizzati in antichità, sono loro ad adattarsi al corpo e non il contrario. “Non credo che ci sia niente di più femminile di un corsetto o di queste sagome storiche, e voglio interpretarle in modo moderno, più giocoso, che non sia affatto costrittivo” dichiara la designer che, con il suo lavoro, sta restituendo potere e dignità alla figura femminile.

 

 

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Blanco corre in mutande per Calvin Klein https://www.waitfashion.com/blanco-corre-mutande-calvin-klein/ https://www.waitfashion.com/blanco-corre-mutande-calvin-klein/#respond Mon, 09 May 2022 15:31:28 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=120876 Blanco è il protagonista dell’ultima trovata pubblicitaria di Calvin Klein. Il brand statunitense ha chiesto all’artista, vincitore dell’edizione del Festival di Sanremo  di quest’anno insieme al collega Mahmood, di girare per le strade di New York, nel traffico di Time […]

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Blanco è il protagonista dell’ultima trovata pubblicitaria di Calvin Klein.

Il brand statunitense ha chiesto all’artista, vincitore dell’edizione del Festival di Sanremo  di quest’anno insieme al collega Mahmood, di girare per le strade di New York, nel traffico di Time Square, con indosso solamente un paio di boxer bianchi firmati CK. Il tutto è stato ovviamente documentato per comparire sugli account social ufficiali del marchio.

 

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Una mossa di marketing veramente originale, volta ad ampliare la community online di Calvin Klein, che si sta muovendo ormai da tempo per raggiungere questo obiettivo. Non è la prima volta, infatti, che le star più famose del momento compaiono sul loro profilo Instagram. Prima di Blanco hanno ottenuto un grande successo le incursioni social avvenute per mano di Machine Gun Kelly, Pete Davidson e Jung Ho-Yeon.

Senza dubbio prendere parte a questo progetto non è stato affatto difficile per l’artista italiano, classe 2003, visto e considerato il fatto che è precedentemente comparso in molti dei suoi video musicali indossando solamente intimo bianco. Una scelta pertanto azzeccatissima da parte del colosso newyorkese se pensiamo anche al grande successo che sta investendo il cantante in questo periodo.

Che ne pensate?

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Nel cuore del distretto di Brera, SHOE inaugura il primo flagship store a Milano. Il brand, già presente in  Italia con oltre 500 multibrand store dislocati in tutto il territorio, comprende collezioni uomo, donna e bambino.

Il giovane designer originario di Forlì, Marco Samorè, ha fondato il marchio incanalando la sua passione per l’arte e lo sport in  un’estetica confortevole ed informale, svincolando le sue creazioni da qualsiasi target anagrafico e di  genere. “SHOE nasce per essere uno spazio accogliente dove muoversi in libertà, senza  costrizioni”, racconta. “SHOE è per tutti, veicola  un senso di inclusione e bellezza senza limiti, attraverso capi che incoraggiano qualsiasi  corpo a sentirsi bene grazie a fit rilassati e design unisex”. Le sue dichiarazioni spiegano alla perfezione il manifesto: Inspired by Everyday People Led by Everyday Life. 

Tra i prodotti proposti emerge sicuramente il classico jogger pants interpretato in ogni stagione e proposto in una moltitudine di colori e stili, che lo rendono facilmente abbinabile a felpe con cappuccio, T-shirt,  camicie, ed accessori coloratissimi.

Questa nuova apertura è un tassello importante che si aggiunge ad un percorso di crescita in cui il brand ha investito negli ultimi anni. Oltre ad aver creato la linea unisex, minimalista ed essenziale e le T-shirt in cotone  organico, SHOE sta anche seguendo un percorso di sostenibilità ambientale, collaborando con Treedom per la piantagione di nuovi alberi in tutto il mondo. Inoltre, il packaging è stato messo a punto con il 40% di plastica riciclata insieme alle linee di piumini e shorts da mare prodotti con tecnologia REPREVE realizzate al 100% utilizzando bottiglie di plastica riciclate.

L’attenzione per l’ambiente avrà maggiore rilevanza anche grazie ad un’iniziativa volta al riciclo e al riuso dei capi e dei materiali. Il nuovo flagship store sarà un punto chiave perché verrà utilizzato come luogo di raccolta. Radicato nei colori, nei codici e nella tradizione del brand, lo  spazio si estende su due livelli e si presenta come un luogo dinamico e sensoriale, sintesi  di design essenziale ed heritage italiano. La luce, elemento dominante, si espande su un’atmosfera ordinata e  fluida, esaltando le pareti  neutre e ruvide, gli elementi di arredo in acciaio e i dettagli fucsia come il  grande banco centrale e la dressing room. 

Per celebrare la nuova apertura, SHOE ha appena lanciato MILAN01, il primo di una serie di  drop che saranno disponibili in esclusiva in-store e su weareshoe.com durante il corso dell’anno. La capsule presenta T-shirt, felpe unisex con cappuccio e girocollo nei colori  bianco e nero, con l’indirizzo dello store e il simbolo PLUS sulla schiena, che rappresenta tutti i  valori del brand: etica, estetica, inclusività e sostenibilità. 

Se sei a Milano e vuoi visitare il nuovo spazio, lo store è aperto tutti i giorni dal lunedì alla domenica in Corso Garibaldi 16.

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Eccoci ancora con un nuovo appuntamento eco and cool, la rubrica che vi insegna come essere sostenibili e alla moda.

Questa rubrica vuole essere una guida di orientamento dove sono selezionati consigli utili, libri, podcast, personaggi da seguire sui social e infine brand green da poter acquistare.

Oggi parleremo:

– di una scoperta fatta sui social, ovvero dell’ influencer e blogger Imperfect Idealist.

piccole tips imparate da lei 

– qualche brand da conoscere 

Imperfect idealist

Imperfect Idealist è una cosiddetta green influencer, una persona che si occupa di sostenibilità sui social e che si impegna costantemente per trasmettere, istruire ed informare i suoi follower nel mondo dell’ecosostenibilità.

Imperfect Idealist si chiama Lily Fang ed è una venticinquenne, come dice lei “persa e confusa”, laureata all’università d’arte del Massachusetts. Anche se non si mostra sicura nel descrivere la sua personalità, il suo blog e soprattutto i suoi social sono una fonte importantissima per divulgare informazioni e consigli per vivere in modo più etico. E non è per niente confusa circa le sue idee e il suo modo di vivere ecosostenibile.

Le sue stories, i suoi tiktok e in generale i suoi contenuti si adattano ai bisogni del pubblico di oggi che vuole informarsi, ma velocemente. Lei centra l’obiettivo e in pochi secondi analizza argomenti come: come mai il fast fashion è sbagliato? cosa bisogna evitare di fare? come essere più sostenibili? Questo metodo è vincente e i riscontri non si riversano solo sulla sua persona, perchè è diventata popolare, ma anche sulla sua audience sempre più consapevole e sensibile riguardo la sostenibilità.

 

Queste brevi, ma profonde pillole sono  molto apprezzate. Anche perchè hanno un alto valore informativo e non rappresentano i soliti contenuti sponsorizzati che si ripetono all’infinito di quelle influencer che alle vote sembrano dei veri e propri cartelloni pubblicitari viventi.

 

Da lei impariamo quali sono i pilastri della moda ecosostenibile e

le domande da porsi prima di comprare un capo:

  • Il momento dell’acquisto 

    -posso comprarlo usato?

    -posso affittarlo?

   -posso comprarlo di un marchio ecosostenibile?

  • La produzione

      -dove viene prodotto questo capo

      -le persone che sono coinvolte nella produzione hanno un adeguato stipendio?

      -sono usate sostanze chimiche?

      -gli animali come vengono trattati?

  • Il capo

     – il materiale è di buona qualità? è fatto per durare?

     – i materiali sono eco friendly e biodegradabili?

     – usano materiale o pelle animale?

  • Le abitudini di consumo

    –  ne ho veramente bisogno?

 

Queste domande secondo lei rappresentano i punti fondamentali per diventare dei consumatori più consapevoli.

Il consiglio quindi è sempre quello di riflettere e dare più peso ai nostri consumi.

Come posso acquistare in modo etico online?

I siti di seconda mano sono un’ottima soluzione. 

Come già abbiamo detto, comprare usato è un modo per dare una seconda vita a degli oggetti che sennò sarebbero buttati e conseguentemente costituirebbero un rifiuto. Per evitare ciò molti siti permettono a utenti provenienti da tutto il mondo di caricare e vendere prodotti che non usano più.

Vinted 

Depop

Facebook marketplace 

Vestiaire collective (prettamente lusso e oggetti di marca)

La cosa bella è che con un po’ di fortuna si possono trovare anche pezzi unici oppure solo di una stagione passata a prezzi ragionevoli.

Invece per quanto riguarda i brand da tenere sott’occhio abbiamo selezionato due brand molto cool e che fanno bene all’ambiente.

 

Stan Clothing

 

Stan Clothing è un brand made in LA fondato da un giovane ragazzo di nome Tristan Detwiler. Quest’ultimo appassionato del surf e del mare per anni ha cucito e assemblato pezzi unici per uso personale. Ha deciso recentemente di fondare il suo brand che è costituito da giacche e pantaloni realizzati secondo il metodo dell’up-cycling.

Quello che Tristan fa è essenzialmente trovare e poi comprare vecchie coperte o tessuti, tagliare in piccoli pezzi il materiale trovato e formare un tessuto costituito da tantissimi scampoli di colorazioni diverse. Il risultato è quello di un particolarissimo patchwork che risulta essere unico in ogni suo capo. La bellezza delle sue collezioni non è solo dovuta all’assemblaggio di materiali diversi, ma anche alla scelta del designer di scegliere tessuti vecchi. Questo si respira nelle sue collezioni,infatti i capi sembrano anticati e invecchiati. Il design vuole darci l’impressione che i pezzi delle sue collezioni siano dei cimeli unici trovati in chissà quale soffitta. Stan Clothing è il classico esempio di un brand ecosostenibile estremamente cool e sofisticato.

 

An Erin 

E un piccolissimo e recentissimo brand statunitense. La fama nasce su Tik Tok dove la designer decide di documentare il suo lavoro. 

Il pezzo forte del marchio sono dei cappotti realizzati con delle vecchie coperte e assemblati con delle cuciture fatte con un grosso filato a contrasto. Che dire sono pezzi bellissimi e mai visti e il successo che questa giovane ragazza ha avuto è più che meritato. La creatività fa sì che con poco si possa creare qualcosa di unico. Una coperta diventa il capo più chic e particolare che si possa avere.

Come mai il brand è sostenibile? Perché utilizza delle coperte che verrebbero buttate. Come abbiamo ripetuto mille volte, non buttare e riutilizzare è il principio della sostenibilità

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Cosa succede quando una maison con un grande heritage francese come Dior incontra lo street style coreano?

In occasione dell’apertura di un mega pop-up store di Dior nell’area più cool di Seoul, Maria Grazia Chiuri decide di portare in scena la pre-collezione per il prossimo autunno nella capitale coreana. La location della sfilata è stata l’università femminile privata Ewha Womans University, supportata dal brand nella promozione di progetti riguardanti l’uguaglianza di genere. 

L’heritage della maison incontra il tipico stile streetwear coreano: così nasce una collezione in cui i codici di Dior vengono reinventati in chiave contemporanea, adattandosi al gusto asiatico, che emerge dalle silhouette e dalla scelta dei colori. 

Il brand, che punta molto sul mercato asiatico, ambienta la sfilata in Corea: questo elemento condiziona il design della collezione, la cui ispirazione deriva dall’uniforme (scolastica), vista come simbolo di unione e anche di ribellione.

La sfilata si apre con l’esibizione di un gruppo di skaters che contribuiscono a creare l’atmosfera street e indossano completi total black con maxi logo sul retro.

 La palette colori si concentra sui toni neutri come beige, grigio e nero, che ricordano l’architettura della città, ed è rischiarata da punte di giallo fluorescente, come ad esempio l’abito che indossa la modella Steinberg per chiudere la sfilata.

Anche la storica “bar jacket”, ideata da monsieur Christian Dior negli anni ’40, viene rivisitata seguendo l’estetica della sfilata.

Nella gallery trovate alcuni dei look più rappresentativi della sfilata.

 

Alla sfilata non mancavano le celebrities coreane, come Jisoo delle BlackPink, sedute in prima fila.

La collezione è stata presentata secondo il modello “See now buy now” ed è quindi già in vendita sul sito di Dior.

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Leggere camicie con stampe all over, che vanno dai fiori di diverse dimensioni ai tartan rivisitati in chiave pop. Maxi abiti realizzati partendo dall’accostamento di stampe a contrasto. Morbidi pantaloni super colorati.

Il brand di fast fashion giapponese Uniqlo ha programmato, per il 19 maggio, il lancio di una capsule collection firmata Marni. A pochi giorni dall’annuncio, la collaborazione possiede tutto l’hype dei progetti in cui i codici stilistici di un brand luxury vanno ad incontrare la democratizzazione di un prodotto accessibile ai più.

Eccentrica, colorata e divertente: così possiamo descrivere questa collezione, che invoglia a fare un tuffo nella natura primaverile e può rischiarare anche le giornate di pioggia primaverile milanesi. 

Nelle foto della campagna pubblicitaria i capi vengono proposti accostati tra di loro, creando effetti di color block e, in generale, abbinamenti audaci… coloro che non sono abituati ad osare così tanto si staranno probabilmente chiedendo: come posso incorporare questi capi nei miei outfit di tutti i giorni?

Wait vi propone alcuni outfit casual per illuminare il vostro look primaverile, senza rinunciare ai capi must have del vostro guardaroba.

Outfit da giorno

Per un outfit da giorno, perfetto per un caffè con le amiche o per una passeggiata tra le vie del centro, vi consigliamo di abbinare la camicia con stampa a fiori verdi con un paio di jeans in denim dal lavaggio scuro di Levi’s e un top di Jacquemus bianco. Per quanto riguarda gli accessori proponiamo una comoda tote bag di Chloé e delle scarpe basse di Manolo Blahnik. 

Outfit da aperitivo

Per un look da aperitivo in un localino chic vi consigliamo di optare per una giacca antivento in questo color verde acido, da abbinare con questa favolosa maxi gonna di Y/Project, maglia di Diesel con logo metallico, stivali By Far e borsetta rosa caramella di Jacquemus.

Outfit da sera

Per una cena in un ristorante all’aperto con gli amici invece vi proponiamo un abito chemisier sui toni del blu, da abbinare con una maxi cintura di Alexandre McQueen per accentuare il punto di vita, una giacca in denim di Sandro, delle mules gioiello di Mach & Mach e, per completare il tutto, una mini bag di By Far.

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Sarà Jerry Lorenzo l’erede di Virgil Abloh per Louis Vuitton? https://www.waitfashion.com/sara-jerry-lorenzo-lerede-virgil-abloh-louis-vuitton/ https://www.waitfashion.com/sara-jerry-lorenzo-lerede-virgil-abloh-louis-vuitton/#respond Tue, 26 Apr 2022 15:11:18 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=120386 Dopo la tragica scomparsa del genio creativo ideatore di Off-White, Virgil Abloh, in molti si sono chiesti chi sarebbe stato in grado di portare avanti i suoi progetti. Il designer è stato molto più che uno stilista. Virgil era un […]

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Dopo la tragica scomparsa del genio creativo ideatore di Off-White, Virgil Abloh, in molti si sono chiesti chi sarebbe stato in grado di portare avanti i suoi progetti.

Il designer è stato molto più che uno stilista. Virgil era un imprenditore, un direttore artistico e un rivoluzionario che ha contribuito nel permettere allo streetwear di inserirsi nel mondo della moda, dando voce al popolo con cui si è sempre identificato.

Durante la sua carriera ha collaborato con artisti del calibro di Kanye West e Jay Z e, nel 2018, è stato nominato direttore artistico della collezione uomo di Louis Vuitton.

A quasi un anno dalla sua morte, tuttavia, il marchio non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali che facciano presagire chi potrà essere il suo successore.

Michael Burke, CEO di Louis Vuitton, ha recentemente rilasciato un’intervista in cui ha affermato che la maison non ha fretta nell’effettuare una scelta, in quanto è troppo grande per affidarsi ad un solo individuo. Burke ha aggiunto, inoltre, che essere un fashion designer non fa parte delle caratteristiche necessarie e che il prossimo direttore creativo potrebbe anche essere specializzato in tutt’altro settore.

Tra i vari candidati, tuttavia, potrebbe esserci, contrariamente a quanto appena affermato, un creativo che del settore è veramente esperto: Jerry Lorenzo.

Il fondatore di Fear of God è tra i pochi designer americani che sta portando avanti quell’idea di sportswear sofisticato e minimalista che ha reso celebre Calvin Klein negli anni ’90. Ciò che rende Lorenzo un sostituto ideale è sicuramente il fatto che possiede delle caratteristiche che lo accomunano a Virgil ma anche altri elementi diametralmente opposti. Mentre tutto il lavoro di Abloh deriva direttamente dalla cultura popolare americana, quello di Jerry Lorenzo appartiene a quella parte intellettuale della California che è radicata nella controcultura originaria degli anni ‘50 della Beat Generation, che di fatto rifiuta l’eccesso colorato e caricaturale per cui Los Angeles è famosa, distaccandosi da esso.

Il minimalismo caratterizzante di Fear of God abbraccia un’idea di sottrazione che viene da un utilitarismo portato allo stremo. Contrariamente all’Europa, per gli statunitensi questo fenomeno non ha una derivazione borghese ma, al contrario, è parte integrante della subcultura, dello straniamento, del rifiuto dell’industrializzazione di massa.

È proprio questa sorta di alienazione a rendere il lavoro di Lorenzo interessante, ciò che per gli europei è simbolo di omologazione, è visto e utilizzato da lui come mezzo di rivoluzione. Per questo motivo il designer californiano potrebbe essere un degno sostituto di Virgil Abloh nella direzione creativa di Louis Vuitton uomo, perché, come Abloh, è in grado di apportare un cambiamento ma in maniera personale, senza rischiare di sembrare la sua brutta copia ma contribuendo a ricostruire un universo invitante e comprensibile a tutti, portando avanti ciò che il fondatore di Off-White aveva iniziato prima di lui.

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I migliori look del primo weekend del Coachella https://www.waitfashion.com/migliori-look-del-primo-weekend-del-coachella/ https://www.waitfashion.com/migliori-look-del-primo-weekend-del-coachella/#respond Sun, 24 Apr 2022 19:18:50 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=120187 Era il lontano 2019 quando Billie Eilish si è esibita per la prima volta sul palco del Coachella, portando uno stile comfy chic al pubblico dell’evento californiano. Dopo 2 anni di fermo a causa pandemia, ritorna il festival musicale più […]

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Era il lontano 2019 quando Billie Eilish si è esibita per la prima volta sul palco del Coachella, portando uno stile comfy chic al pubblico dell’evento californiano.

Dopo 2 anni di fermo a causa pandemia, ritorna il festival musicale più amato da celebrities e influencer. Sebbene abbia perso un pò della sua atmosfera dream dovuta all’epoca di Tumblr, il Coachella rimane un punto di riferimento del mondo fashion, essendo un fenomeno in cui i trend della stagione corrente si vanno a sposare con lo stile boho chic che caratterizza l’evento.

E anche il make-up gioca da protagonista per il look da Coachella: glitter, gemme adesive e maxi ciglia finte sono dei must. Abbiamo anche notato come “l’effetto Euphoria” si è andato a diffondere uniformandosi con l’estetica del festival, sia dal punto di vista beauty, sia per quanto riguarda l’abbigliamento.

Wait vi propone una selezione dei migliori outfit del primo weekend del festival, ossia quello che si è appena svolto dal 15 al 17 aprile 2022.

9) Veronica Ferraro

Look total denim di Alessadra Rich per l’influencer italiana. Bellissime le applicazioni di cristalli su corpino, shorts e giacca, che brillano nel buio con le luci dei riflettori. 

8) Alessandra Ambrosio

Alessandra Ambrosio, che non si perde mai un’edizione di questo festival, ci propone, ancora una volta, con un look super fashion: una tuta in crochet bianco con cut-outs sui fianchi. Il tutto è completato da una maxi bag fucsia, comoda per una giornata tra balli e feste private, e accessori coordinati come gli occhiali rosa e i bijoux. 

Potete trovare la tuta a questo link:

Macacāo hand-beaded 

7) Sierra Furtado

Sierra Furtado sceglie di indossare uno dei maxi trend della stagione, ossia le frange, e opta per il set “Alaïa” del brand emergente Thrifts+Threads,  completato da una catenella dorata per evidenziare il punto vita e un’acconciatura con due piccole trecce impreziosite da anellini metallici. 

Potete trovare l’outfit a questo link:

Alaia pants + top ($465)

6) James Charles

James Charles ci ha stupiti tutti con i suoi outfit delle scorse edizioni del festival e quest’anno non è da meno. Anche lui opta per quello che abbiamo ormai capito essere un trend di questa edizione del festival: il denim. Indossa un paio di jeans di Y/Project (c’è proprio un post a riguardo) abbinati ad un top trasparente.

Potete trovare i pantaloni a questo link:

Cut Out Rhinestone Jeans (€550)

5) Elsa Hosk

Elsa Hosk indossa un look di Revolve per il party del brand. Maxi gonna in jeans e leggera blusa rosa dal fascino y2k. 

Potete trovare il top a questo link:

Daniella Top (€210)

 

4) Blake Gray

Total look Fendi per l’influencer americano che indossa un completo (indovinate un pó..) in denim e mini baguette bag a tracolla, puntando l’attenzione sull’accessorio della borsa a tracolla nell’abbigliamento maschile, proprio come aveva fatto Jacob Elordi alla sfilata di Bottega Veneta.

Potete trovare l’outfit tramite questi link:

Borsa Baguette Trunk Mini (€3600)

Pantalone in denim (€820)

Giubbotto in denim (€1450)

3) Xenia Adonts

Xenia porta al Coachella il look iconico di Miu-Miu con la micro minigonna beige e top abbinato. Con i giusti accessori riesce a trasformare questo look in qualcosa di pazzesco!

Potete trovare l’outfit tramite questi link:

Top in lana Galles (€920)

Minigonna in cammello (€880)

2) Harry Styles

E cosa possiamo dire di Harry Styles? Semplicemente favoloso. Per la sua esibizione indossa una tuta, capo trendy della stagione, interamente ricoperta di maxi paillettes multicolor, che illuminavano tutto il palco. E dietro alla scelta di questo look c’è nientepopodimeno di Alessandro Michele di Gucci, che ha creato questo completo personalizzato e anche gli abiti della crew che si è esibita con il cantante. 

1) Leonie Hanne

L’influencer tedesca ha voglia di osare con questo strepitoso pezzo direttamente dall’ultima passerella di GCDS. Creato da un intreccio di piccoli rombi crochet e impreziosito da applicazioni di cristalli, l’abito (si può chiamare in questo modo?) mette in risalto le forme di Leonine, per un look trendy e adatto al clima del deserto.

 

 

Per concludere, questa edizione del Coachella ci ha dato molta ispirazione per i nostri prossimi outfit primaverili… quali sono i vostri look preferiti?

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“Bridesmaids”: Vera Wang regala un sogno anche alle damigelle https://www.waitfashion.com/bridesmaids-vera-wang-gives-dream-to-the-wedding-guests/ https://www.waitfashion.com/bridesmaids-vera-wang-gives-dream-to-the-wedding-guests/#respond Sun, 24 Apr 2022 17:50:50 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=120338 Quando si parla di moda bridal menzionare Vera Wang è d’obbligo. La stilista statunitense, sin dai suoi esordi, ha permesso a spose di ogni genere di indossare l’abito da sempre sognato e per lungo tempo immaginato. Attraverso la peculiarità delle […]

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Quando si parla di moda bridal menzionare Vera Wang è d’obbligo. La stilista statunitense, sin dai suoi esordi, ha permesso a spose di ogni genere di indossare l’abito da sempre sognato e per lungo tempo immaginato. Attraverso la peculiarità delle sue lavorazioni, lo scopo della Wang è infatti quello rompere gli schemi delle tradizioni associate a questa celebrazione, proponendosi dunque non come una semplice wedding designer ma come una stilista in grado di far spiccare la singola personalità di ogni donna.

Dunque quale idea migliore se non quella di estendere questo sogno anche alle amiche della sposa?

A settembre dello scorso anno Vera Wang ha firmato una partnership con Pronovias Group, leader mondiale del bridal di lusso, dando così vita al brand Vera Wang Bride. Con questo marchio non è la sposa a scegliere l’abito, ma l’abito a scegliere la sposa. In un business così classico, dove la consuetudine obbliga da sempre il cliente a scegliere tra una ridotta gamma di proposte, la vera rivoluzione è quella di creare vesti nunziali adeguate per ogni occasione, adatte ad ogni silhouette e capaci di soddisfare anche i desideri più bizzarri ed insoliti.

Ed è proprio questa la chiave del suo successo.  Dunque così come la moda bridal tradizionale è stata ribaltata da profondi scolli a V e colorazioni non convenzionali, allo stesso modo la Wang crede sia giunta l’ora di conferire alle damigelle, da sempre messe in ombra, un’immagine più eccentrica e distintiva. È così che nasce la prima collezione occasionwear “Bridesmaids” dedicata alle invitate a nozze più importanti.

Se il timore è quello che la protagonista indiscussa possa essere oscurata in un giorno così tanto cruciale per lei non bisogna preoccuparsi. L’intento della collezione è semplicemente quello di apportare ancor più gioia e brio ad una giornata già dedicata al sentimento più raggiante: l’amore. L’idea infatti è arrivata proprio in un momento storico che, al contrario, della gioiosità ci ha così tanto privato.

È per questo motivo che la collezione, composta da ben 60 lavorazioni, vanta una vastissima gamma di nuances, da quelle più tenui e pastello come il rosa cipria o il lilla, a quelle più accese e intense come il fucsia o il blu elettrico, rimarcando anche il trend technicolor spopolato durante l’ultima stagione. Gli abiti sono poi caratterizzati da un brillante e variegato design e dall’utilizzo di tessuti pregiati quali lo chiffon, il crêpe e il satin. Non mancano poi all’appello drappeggi, scollature, spacchi laterali, balze sartoriali e provocanti schiene scoperte. Ampio infatti è anche il ventaglio di modelli offerto: dai tubini aderenti agli eleganti baby doll in tulle, dai raffinati jumpsuit ai sensuali abiti a sirena.

Insomma la collezione può essere declinata ad ogni situazione e a qualsiasi silhouette, tanto che i prezzi variano da un minimo di € 350 a un massimo di € 650 e le taglie disponibili partono dalla 34 per arrivare fino alla 60. Inclusività, avanguardia, divertimento, sensualità ma anche raffinatezza: questi i valori cardine di una collezione promotrice dell’affermazione della propria personalità e della condivisione di un rapporto così essenziale come l’amicizia. Se, infatti, fino ad ora sono sempre state le future convoliate a nozze a chiedere l’aiuto delle amiche per la scelta dell’abito, da adesso in poi anche quest’ultime possono divertirsi con la sposa per la realizzazione di abbinamenti da sogno!

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Con la settimana di Pasqua alle spalle, l’aria che sta cambiando e le giornate sempre più lunghe il pensiero va direttamente all’estate e cresce piano piano quell’incontenibile voglia di mettersi in bikini e tuffare i piedi nella sabbia scaldata dal sole.

Anche se per molti le ferie possono sembrare un vero e proprio miraggio, la nostra guida ai costumi perfetti per l’estate può essere un buon modo per prendersi una pausa dal grigiore della città e pensare alle vacanze e alla bella stagione che si sta avvicinando.

Abbiamo selezionato i seguenti brand, che risultano essere perfetti per l’ Estate 2022.

Inamorata Woman 

Fascia di prezzo: 200-250€

La modella, scrittrice e attrice Emily Ratajkowski, anche semplicemente conosciuta come EmRata, ha deciso ormai da qualche anno di lanciarsi nel mondo della moda, non più sulle passerelle, ma nel lato creativo.

Ha quindi dato vita ad una particolarissima collezione di costumi, che ogni anno ci fa innamorare e desiderare di indossare un suo pezzo.

Nella collezione da circa lo scorso anno, EmRata ha iniziato ad inserire anche dei capi di abbigliamento da spiaggia, per fornire alle sue clienti un look completo: chic, sensuale e molto ricercato.

I colori della collezione Inamorata vanno dai toni caldi a quelli più vividi. I design variano dai più classici ad altri che sono delle vere e proprie innovazioni nel campo del beachwear.

 

Missoni Mare

Fascia di prezzo: 250-400€

Missoni Mare è invece un classico intramontabile, si riconferma ogni anno un porto sicuro per chi desidera avere un bikini chic, senza tempo e incredibilmente sempre di tendenza. La classica linea zig zag cambia colori, toni, inclinazioni e sfumature per accontentare le esigenze del pubblico, che ogni stagione sente il bisogno di un’estetica nuova.

Il tradizionale motivo Missoni è rielaborato ogni estate tramite l’utilizzo di materiali, tessuti e sfumature diverse. I bikini risultano sempre freschi, senza tempo e di tendenza. 

Naturalmente Missoni Mare propone un total look da spiaggia, non solo bikini, ma anche copricostumi, kaftani, coordinati ecc.

 

Pin-Up Stars 

Fascia di prezzo: 150-200€

Pin Up è un brand italiano che dagli anni 90 è leader nel settore del beachwear. L’azienda si è specializzata in questo comparto della moda ed è riuscita a creare delle linee particolarissime che sono amate e desiderate dal pubblico ogni estate. Un bikini Pin-Up non passa sicuramente inosservato: ci sono bikini con un design abbastanza classico ma con un tessuto e una fantasia particolarissimi, altri sono più sobri nei materiali, ma con dei dettagli mai visti, altri invece sono letteralmente mozzafiato perchè presentano dei tessuti con delle lavorazioni molto ricercate e un design davvero innovativo. Pin Up centra l’obiettivo ogni anno, soddisfacendo la clientela più esigente che è solita frequentare le località balneari più in.

Quando si parla di Pin up non ci si riferisce solo a prodotti esteticamente belli, ma anche a costumi di una qualità eccellente, infatti i bikini sono interamente Made in Italy e la vestibilità è studiata attentamente per risaltare le forme del corpo femminile.

 

Reina Olga

Fascia di prezzo: 150-200€

Reina Olga è un brand italiano relativamente recente nato dalla passione per i bikini brasiliani di due sorelle, che nel 2014 decidono di mettersi in proprio e fondare questo brand. I bikini diventano particolarmente popolari grazie alla presenza sui social e anche perchè presentano un design nuovo e un’alternativa diversa al classico costume triangolo. Il pezzo iconico di Reina Olga è il costume a top a costine presente in colori neon o pastello. Inoltre nella collezione sono presenti, e diventati popolari anche i pezzi in fantasia. Reina Olga è un brand amato particolarmente dalle giovani donne, seguaci di  influencer e celebrities che ogni estate indossano un costume firmato di questa marca di beachwear.

 

 

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Avreste mai pensato di tenere una mezzaluna al braccio? Questa borsa sarà l’oggetto dei desideri di coloro a cui piace sperimentare con la moda. Avete uno stile più classico? Non vi preoccupate, per voi ci sono i modelli iconici, quelli che non passano mai di moda, che per questa stagione sono reinterpretati con qualche dettaglio chic.

Sia che la utilizzate come tocco finale per completare il vostro outfit, o che la consideriate come punto centrale, la borsa è senza dubbio un accessorio must-have.

L’arrivo della primavera porta creatività e voglia di sperimentare. Wait vi presenta i modelli più trendy per questa stagione, selezionando i migliori esempi dai nostri brand preferiti.

 

Ispirazione anni ‘2000

Se siete fan della tendenza di ritorno agli anni ‘2000 non potete rinunciare ad una mini bag da portare rigorosamente a spalla. Forse non è la soluzione più pratica è perfetta per contenere l’essenziale: cellulare, portafogli, chiavi e non dimentichiamoci il rossetto. Ne esisitono milioni di varianti, partendo da quelle più semplici in tessuto, per arrivare alle strutture più elaborate con maxi logo…

Trovate le borse qui sopra a questi link:

Blumarine – Borsa piccola a mano con logo in strass (€520)

Diesel – Borsa a spalla in tela cerata (€270)

Saint Laurent – Borsa Hobo LE 5 À 7 in pelle (€1790)

By Far – Borsa mini Rachel Disco Violet hologram (€295)

 

Borsa a mezzaluna

Questa forma particolare è sotto ai riflettori di questa stagione. Per le sue caratteristiche e utilizzi, questo tipo di borsa può avere anch’essa un rimando agli anni ‘2000, rivisti secondo i codici estetici più attuali. Presenta una forma più stondata e trendy, ispirata ad una geometria fashion.

Trovate le borse qui sopra a questi link:

Stella McCartney – Borsa piccola Frayme (€1295)

Gucci – Mini borsa Ophidia GG (€780)

Fendi – Fendigraphy Small (€2600)

Valentino – Mini hobo VLogo Signature (€850)

 

Borsa a secchiello

La “bucket bag” è un classico che non passa mai di moda ma per questa stagione si rende ancora più trendy. Quasi tutti i brand propongono una borsa a secchiello in questa collezione, infatti se ne possono trovare moltissimi stili perfetti per diverse occasioni: dalla giornata di shopping con le amiche, scegliendo un capiente modello in palle, alla serata elegante, scegliendo un raffinato modello in satin.

Trovate le borse qui sopra a questi link:

Maison Margiela – Borsa a secchiello in pelle testurizzata (€990)

Fendi – Mon Tresor FF beige wool mini-bag (€1450)

Versace – Borsa a secchiello La Medusa (€1390)

Jimmy Choo – Bon Bon (€1375)

 

Tote bag

È da diverse stagioni ormai che vediamo la tote bag dappertutto e questo trend certamente non perderà importanza in questa primavera. La tote bag è spaziosa, leggera, pratica ed è disponibile in molti modelli differenti, partendo dalla classica borsa in tela di cotone, per arrivare alle versioni più raffinate in pelle.

Trovate le borse qui sopra a questi link:

Chloè – Borsa shopping media Woody in tela di cotone (€720)

Acne Studios – Papery nylon Tote bag (€390)

Saint Laurent – Rive Gauche tote bag in linen and leather (1150€)

Alexander Wang – shopper trapuntata heiress in rete con strass (€795)

 

Colori brillanti

La primavera è finalmente arrivata ed è ora di aggiungere un pò di colore ai nostri outfit! Vi consigliamo di scegliere una borsa di una tonalità sgargiante come il rosa shocking, il giallo brillante, il verde intenso o il blu elettrico. JacquemusBottega Veneta sono i brand che hanno giocato di più con questo trend. Vi potreste chiedere: come la posso abbinare? É più semplice di come sembra… si può accostare ad un altro colore brillante creando l’effetto “color block”, oppure può fungere da tocco di colore per illuminare un outfit total black. Però, effettivamente, se state pensando di investire in una borsa iconica è forse meglio puntare su colori più basic.

Trovate le borse qui sopra a questi link:

Bottega Veneta – Mini Jodie (1800€)

Jacquemus – Le Baneto (€450)

Loewe – Amazona 19 square bag in nappa calfskin (€2300)

By Far – Amire Papaya Flat grain leather  (€490)

 

Vi lascerete tentare dall’acquisto di una bella borsetta super colorata? O non riuscirete a resistere alla tentazione di una borsa con una forma folle? Quali sono quelle che si abbinano meglio ai vostri look primaverili?

 

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Wait presenta.. i marchi ecosostenibili più cool che rispettano la natura e seguono le ultime tendenze.

Uno dei problemi che affligge la società attuale è sicuramente quello che riguarda l’ ambiente. Come già sappiamo dai notiziari e dalle migliaia di articoli che circolano, il nostro pianeta è purtroppo in pericolo. Surriscaldamento globale, con annesso innalzamento delle temperature e del livello del mare ed estinzione di molte specie. Insomma abbiamo alla mano una serie di dati che profetizzano uno scenario non del tutto roseo, se vogliamo essere ottimisti, catastrofico invece realisticamente parlando.

Non sappiamo se siamo ancora in tempo, ma al di là del nostro futuro, più o meno spacciato sarebbe bello pensare invece ad una rieducazione ambientale, che servirà alle prossime generazioni per non commettere i nostri stessi errori. Ritornare ad un ritmo di vita che sia subordinato alla natura e non il contrario.

Compiere dei piccoli gesti quotidiani, che già sappiamo ma raramente facciamo, come :

Andare in bicicletta una volta in più, usare i mezzi pubblici frequentemente, non sprecare acqua e cibo, riutilizzare e dare nuova vita agli oggetti e non cercare sempre qualcosa di nuovo, ma optare per un’opzione di seconda mano.

Agire in modo ecosostenibile significa anche essere più consapevoli di ciò che indossiamo e di conseguenza sapere anche che il sistema moda è uno dei più inquinanti al mondo. 

Il consumismo è comodo perchè ci permette di avere tutto, nuovo e subito… ma questa comodità ha un costo. Che si ripercuote sull’uomo, diventato in molti paesi come schiavo, sugli animali, che vengono maltrattati ingiustamente e trattati come oggetti privi di anima e anche sulla natura che viene bruciata, inquinata e massacrata.

Essere sostenibili non significa non indossare o comprare fast fashion perchè molte volte bisogna tenere conto anche delle proprie disponibilità economiche. Ma possiamo limitare i nostri consumi nei brand di fast fashion e investire su capi che avranno una longevità maggiore. Cercare sempre anche nei negozi vintage e curare i nostri capi, non buttandoli se sono leggermente rovinati.

 

Quindi queste tre regole:

  1. Qualità invece che quantità
  2. Negozi vintage o di seconda mano
  3. Prendersi cura dei capi che già possediamo

Da consumatori, è importante fare una differenze e saper riconoscere i brand che sono effettivamente ecosostenibili e altri che si spacciano come tali.

Infatti l’ecosostenibilità è diventata un vero e proprio trend, quindi molte aziende, non solo di moda, ma anche del settore alimentare per esempio, hanno cavalcato l’onda dell’ecosostenibilità studiando delle campagne marketing ad oc. Queste campagne non hanno poi spesso delle effettive fondamenta nei vari stadi della produzione, dalla scelta delle materie prime in poi. Ma servono sostanzialmente ad accaparrarsi quel consumatore che cerca di fare delle scelte etiche.

Quindi come discernere un brand di moda fake green da uno veramente impegnato in questa causa?

Prima di tutto possiamo fare delle ricerche autonome online, poi esiste un sito molto utile Good on You che ci guida in questa scelta. Il sito in questione è un deposito di moltissimi brand e cliccando uno a nostra scelta possiamo capire quanto questo sia realmente ecosostenibile in base a tre criteri: rispetto della natura, dell’uomo e degli animali.

In base a delle ricerche e all’ausilio di questo utilissimo strumento vi proponiamo periodicamente una serie di brand estremamente cool ed ecosostenibili e una serie di tips per essere più etici e consapevoli.

Qui sotto le prime di questa settimana. Buona lettura!

  1. BEEN London 

Il brand britannico Been London ha un ranking Great su Good on You, quindi significa che soddisfa i tre criteri sopra citati. Rispetta la natura, l’uomo e gli animali.

Been London utilizza moltissimo materiali ecosostenibili e riciclati, che limitano l’uso di prodotti chimici e lo spreco di acqua. Ha una produzione locale tracciata, che quindi riduce le emissioni di carbonio. Il packaging è riciclato. Non giungono notizie di sfruttamento e infine Been London non utilizza lana, pelliccia o pelle di animali esotici, ma solo pelle riciclata.

  1. Kings of Indigo 

 

Kings of Indigo è un brand olandese il cui prodotto di punta è il jeans. Utilizza in grande proporzione materiali ecosostenibili che limitano lo spreco di acqua e il consumo di prodotti chimici. Il packaging dei suoi prodotti è ecosostenibile e incoraggia i consumatori a limitare il loro impatto ambientale nell’utilizzo dei jeans Kings of Indigo.

Le condizioni di lavoro sono buone e soddisfano i quattro principi ILO. Ilo è “L’Organizzazione internazionale del lavoro è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere la giustizia sociale e i diritti umani internazionalmente riconosciuti, con particolare riferimento a quelli riguardanti il lavoro in tutti i suoi aspetti.” Monitora la salute e la sicurezza dei lavoratori terzi nella catena di produzione. Ha in progetto di aumentare i salari nella catena di produzione.  Non utilizza pelliccia, pelle regular e pelle di animali esotici. Utilizza lana riciclata.

  1. Left Edit

 

Left edit è un brand statunitense.

Utilizza in grande proporzione materiali ecosostenibili, come il tencel. Ha una manifattura locale che riduce le emissioni di carbonio. Si avvale di tinture non tossiche e riduce il consumo di acqua con una tecnica di stampa che non ne ha bisogno. Le condizioni di lavoro sono ottime e garantisce un salario buono in tutta la catena di produzione. Nelle collezioni Left Edit non sono presenti materiali di origine animale ma il brand non si definisce vegano. 

 

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LOEWE x Spirited Away: una capsule collection che ricorderemo per sempre https://www.waitfashion.com/loewe-x-spirited-away-capsule-collection-ricorderemo-sempre/ https://www.waitfashion.com/loewe-x-spirited-away-capsule-collection-ricorderemo-sempre/#respond Wed, 13 Apr 2022 10:47:44 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=119849 “Ogni volta che ci accade qualcosa, quel ricordo ci apparterrà per sempre” È questa una delle frasi più celebri del pluripremiato film d’animazione giapponese “Spirited Away”. Ed è con l’intento di lasciare un segno indelebile nella memoria dei fan che […]

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“Ogni volta che ci accade qualcosa, quel ricordo ci apparterrà per sempre”

È questa una delle frasi più celebri del pluripremiato film d’animazione giapponese “Spirited Away”. Ed è con l’intento di lasciare un segno indelebile nella memoria dei fan che LOEWE ha deciso di rinnovare la collaborazione con Studio Ghibli, già avvenuta lo scorso anno con la capsule di successo “My Neighbor Totoro”.

Ciò che accomuna la casa spagnola di luxury fashion e lo studio cinematografico giapponese è sicuramente l’amore per l’artigianato e l’attenzione maniacale per i dettagli. Così come Hayao Miyazaki, fumettista e sceneggiatore del film, ha fondato tutta la sua carriera sulla ricerca di minimi particolari quali riferimenti a luoghi reali o un’eccessiva cura per la composizione dei propri disegni, allo stesso modo Jonathan Anderson, attuale direttore creativo di LOEWE, ha ottenuto fama internazionale grazie alla sottigliezza delle sue manifatture. La manodopera è proprio l’elemento fondante del brand, nato nel 1846 grazie all’impegno di un piccolo gruppo di artigiani specializzati nella realizzazione di oggetti in pelle.

Non da meno sono valori come il femminismo e la forza attribuita alle donne. LOEWE infatti raggiunge l’apice del suo successo nel ’75 con la sua Amazona bag, creata per le donne che si affacciavano per la prima volta al mondo del lavoro e ispirata al popolo guerriero femminile appartenente alla mitologia greca. Anderson, pertanto, non poteva astenersi dal riproporre una collaborazione con Studio Ghibli. La protagonista di Spirited Away, come afferma lo stesso Miyazaki, non è altro che una piccola eroina con cui tutto il pubblico, più o meno giovane, possa identificarsi. Chihiro, infatti, è una bambina di dieci anni che viene improvvisamente catapultata in una “città incantata” (titolo italiano del film) abitata da streghe e spiriti dai quali è stata privata della propria identità. La dedizione per il duro lavoro e la forza di affrontare le difficoltà è quindi l’ennesimo movente che ha spinto LOEWE a realizzare questa capsule.

La collezione comprende ovviamente indumenti prêt-à-porter come felpe, T-shirt, camicie o bermuda, ma ciò che la rende unica ed esemplare nel suo genere è sicuramente l’innumerevole quantità di accessori, curati tutti con minuzia e peculiarità. Innanzitutto troviamo le borse più rinomate della storia del brand spagnolo quali la Amazona, la Puzzle, la Flamenco, la Hammock e la Cubi bags, rivisitate ovviamente con le immagini dei protagonisti che popolano il mondo stregato di Spirited Away. Ma Anderson non poteva farsi scappare anche la realizzazione di pantofole, portafogli, sciarpe e persino una sontuosa coperta con frange.

Caratteristica di questa capsule collection è poi il richiamo alla tradizione nipponica attraverso il debutto di Anderson nella sperimentazione di una datata tecnica di design giapponese: la tecnica “boro”. Quest’ultima consiste nel tagliare e ricucire insieme vecchi pezzi di stoffa al fine di dar nuovamente vita a tessuti destinati ad essere gettati via. Il tutto rappezzato dal tipico colore blu indaco del jeans, tinta principale sia del logo di Studio Ghibli che della copertina del film.

Se lo scopo dei prodotti di Miayazaki, ed in particolare di Spirited Away, è quello di apportare all’animazione giapponese una confortevole ondata di freschezza, l’augurio di LOEWE con questa collaborazione è sicuramente quello di scaldare il cuore dei propri consumatori con personaggi animati da indossare.

Scopri l’intera collezione sul sito ufficiale di LOEWE.

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Sororité Vintage nasce come shop online di lingerie vintage con selezioni di lusso che vanno dalle bralette in pizzo bianco di Dior by John Galliano ai corsetti pseudo punk degli albori della carriera di Vivienne Westwood.

L’elemento straordinario che contraddistingue Sororité dal resto del mercato Vintage è appunto la vasta gamma di prodotti scelti. Veri e propri pezzi d’epoca vengono accuratamente ricercati, restaurati e personalizzati da un team di esperte del costume per offrire creazioni assolutamente inimitabili.

Camicie ottocentesche con maniche ampie e bustini di fine Settecento riportano in auge lo stile del primo Romanticismo francese e vengono riadattati in chiave contemporanea per ottenere un’estetica senza tempo. Il risultato di questo meticoloso processo di metamorfosi è un prodotto che racchiude in sé l’essenza del vintage: è nostalgico ma attuale. Ogni capo ha un design rétro ma al contempo adatto ai giorni d’oggi. Le selezioni offerte sono esclusive e per poterle indossare è necessario attendere le periodiche vendite online. Gli acquisti devono essere effettuati con rapidità se non si vuole perdere la possibilità di investire in pezzi unici e introvabili.

Come altri brand vintage anche per Sororité l’etica ambientale è di centrale importanza. Il brand è costruito in maniera completamente sostenibile senza limitarsi al semplice reselling. Non solo l’azienda concede una seconda possibilità a capi già esistenti, evitando i consumi e gli sprechi che altrimenti richiederebbe una nuova produzione, ma anche il packaging viene creato utilizzando materiali riciclati come sacchi di juta, borse di tessuto e scatole di cartone realizzate con scarti post-industriali.

Grazie al suo approccio consapevole e alla sua riscoperta di un capitolo intramontabile della moda, Sororité si sta affermando in questo settore ottenendo un grande apprezzamento anche da parte di star come Vanessa Hudgens, Billie Eilish, Madison Beer, Ariana Grande, Normani e Kylie Jenner.

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Fantabody: scopri la collezione SS22 https://www.waitfashion.com/fantabody-scopri-la-collezione-ss22/ https://www.waitfashion.com/fantabody-scopri-la-collezione-ss22/#respond Mon, 11 Apr 2022 15:10:35 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=119927 L’estate si avvicina! Siete pronti per la prova costume? Fantabody, il brand Made in Italy fondato da Carolina Amoretti, ha lanciato la collezione primavera/estate 2022 mantenendo il messaggio di body positivity che ha sempre sostenuto. Ne avevamo parlato ampiamente già […]

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L’estate si avvicina! Siete pronti per la prova costume? Fantabody, il brand Made in Italy fondato da Carolina Amoretti, ha lanciato la collezione primavera/estate 2022 mantenendo il messaggio di body positivity che ha sempre sostenuto.

Ne avevamo parlato ampiamente già in questo articolo in cui abbiamo spiegato le sue origini e l’obiettivo del marchio. “Fantabody è per tutte quelle ragazze che vogliono esprimere loro stesse e il loro corpo con libertà e personalità”.

Per avere un corpo adatto e consono alla prova costume è sufficiente averne uno, non importano le sue dimensioni. È questo che Fantabody cerca di trasmettere alle persone, valori come l’amore e l’accettazione di se stessi, in una società in cui purtroppo vengono ancora imposti standard di bellezza e perfezione che non esistono nella realtà.

“Abbracciamo la diversità e incoraggiamo la fiducia in se stessi. Vogliamo che ogni donna si senta potenziata promuovendo la rappresentazione della diversità e progettando prodotti che si adattino bene ai diversi tipi di corpo. Promuoviamo la consapevolezza di sé e l’accettazione come punti di partenza per migliorare attraverso lo sport e altre discipline che aiutano la connessione tra corpo e anima”. Partendo da queste dichiarazioni, che troviamo nel Manifesto presente sul loro sito ufficiale, è stata ideata la nuova collezione R-Evolution, realizzata con una microfibra extra comfortevole e 100% Made in Italy. Bikini, body e tutine aderenti vengono creati in tutte le taglie con materiali di qualità che abbracciano il corpo come una seconda pelle, rendendo i capi adatti per lo sport, la spiaggia o per essere abbinati ai propri accessori preferiti, dando spazio alla propria creatività per ottenere outfit pazzeschi e sempre diversi.

Con questa collezione Fantabody si schiera non solo a favore della body positivity ma anche contro la guerra, lanciando un messaggio di grande attualità e importanza. “Fantabody si è sempre dedicato alla protezione delle comunità di tutto il mondo. Oggi, vi invitiamo a prendere una posizione”. Tramite poche righe e alcuni scatti in cui le modelle indossano capi blu, posando davanti ad un telo con i colori della bandiera nazionale Ucraina su cui si legge la scritta “Stand for Peace”, il brand rende chiara la sua solidarietà nei confronti del popolo colpito dalla guerra.

Stare in silenzio è anch’esso un modo per lanciare un messaggio, in questo caso per acconsentire e Fantabody non ha intenzione di farlo, allineandosi, ancora una volta, dalla parte dell’amore, stavolta non solo verso se stessi ma anche verso gli altri.

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Un matrimonio ben riuscito: Malone Souliers X Bridgerton https://www.waitfashion.com/successuful-marriage-malone-souliers-x-bridgerton/ https://www.waitfashion.com/successuful-marriage-malone-souliers-x-bridgerton/#respond Fri, 08 Apr 2022 16:51:08 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=119798 Malone Souliers, un brand francese che fa delle scarpe artigianali il suo prodotto di punta, ha recentemente rilasciato una linea di calzature in collaborazione con la serie di Netflix, Bridgerton. Il marchio nasce nel 2014 e cattura quasi subito l’interesse […]

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Malone Souliers, un brand francese che fa delle scarpe artigianali il suo prodotto di punta, ha recentemente rilasciato una linea di calzature in collaborazione con la serie di Netflix, Bridgerton.

Il marchio nasce nel 2014 e cattura quasi subito l’interesse del pubblico internazionale, che riconosce nelle calzature Malone Souliers uno stile particolarmente sofisticato e chic e un’estrema cura e ricerca nei dettagli. Proprio per questo, i prodotti Malone Souliers soddisfano le alte pretese di una clientela di nicchia, alla ricerca di alta qualità e raffinatezza.

Malone Souliers e Bridgerton sono due mondi estetici che vanno a braccetto e di conseguenza la collaborazione sembra essere nata quasi spontaneamente. Ma scopriamo perché…

Bridgerton è una delle serie tv più seguite di Netflix e la recente uscita della seconda stagione ne ha riconfermato il suo successo globale. É ispirata all’ omonima serie di romanzi della scrittrice Julia Quinn. Racconta delle vicende della potente famiglia Bridgerton, in particolare della figlia maggiore Daphne. Quest’ultima si sta preparando per il suo debutto in società e nel mercato matrimoniale della Londra all’epoca della Reggenza

Nella serie tv siamo certamente coinvolti dalla trama, ma l’aspetto che forse colpisce maggiormente in Bridgerton è sicuramente lo stile: i colori, le inquadrature, le atmosfere, le scene, i costumi. Tutto è studiato nei minimi dettagli e tutto è esteticamente coerente e affascinante.

Infatti gli autori e i costumisti sono stati particolarmente in gamba perchè, non solo hanno saputo vestire bene i personaggi e costruire delle belle scenografie, ma sono riusciti soprattutto a creare un immaginario estetico che oggi possiamo immediatamente riconoscere come quello di Bridgerton.

Gli abiti in Bridgerton hanno sicuramente dei richiami all’epoca dei costumi della Reggenza, ma sono stati intelligentemente adattati ad un gusto più contemporaneo. Pertanto il pubblico si sente partecipe, è coinvolto e rapito dell’atmosfera fiabesca e sognante che si respira in ogni scena. Incollati allo schermo non si aspetta altro che il prossimo ballo per vedere dei nuovi costumi…

E la moda, non vive anch’essa degli stessi sentimenti? Idealizza, crea, rapisce, ammalia e strega. 

Proprio per queste caratteristiche Bridgerton si presta molto bene ad una reinterpretazione che va al di là degli schermi. Perciò è stato quasi naturale che molti brand abbiano deciso di collaborare con la serie tv, non solo Malone Souliers, ma anche altri, come per esempio il brand di fast fashion Stradivarius. Tutti cercano di trasmettere la stessa atmosfera da favola che si percepisce guardando anche una sola puntata di Bridgerton.

Malone Souliers ha creato una collezione miscelando elementi propri con quelli del mondo Bridgerton. È riuscito a unire caratteristiche che gli appartengono, quindi l’alta artigianalità del Made in Italy, il design raffinato e il savoir faire a elementi tipici della serie televisiva, come piume, fiori, ricami, e tessuti pregiati. 

Le scarpe di Malone Souliers sono diventate così la rappresentazione materiale del sogno BridgertonUna calzatura, ma non solo, un’icona che rappresenta un preciso mondo estetico: quello di Bridgerton.

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Le collaborazioni di N°21 con Nensi Dojaka e Alfredo Cortese di AC9 https://www.waitfashion.com/le-collaborazioni-n21-nensi-dojaka-alfredo-cortese-ac9/ https://www.waitfashion.com/le-collaborazioni-n21-nensi-dojaka-alfredo-cortese-ac9/#respond Fri, 08 Apr 2022 14:30:22 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=119689 Sono appena uscite le capsule collection di N21 in collaborazione con due giovani creativi. Alessandro Dell’Acqua, direttore creativo di N21, crede nei giovani talenti e lancia due capsule collection in collaborazione con stilistici emergenti: “A conclusione del programma di mentorship […]

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Sono appena uscite le capsule collection di N21 in collaborazione con due giovani creativi.

Alessandro Dell’Acqua, direttore creativo di N21, crede nei giovani talenti e lancia due capsule collection in collaborazione con stilistici emergenti: “A conclusione del programma di mentorship ho voluto invitare i designer ad interpretare i codici di N°21 e sono doppiamente contento che Alfredo Cortese di AC9 e Nensi Dojaka abbiano accettato questa scommessa”.

 

Nensi Dojaka x N°21

Andiamo ad approfondire il tema della capsule collection realizzata in collaborazione con Nensi Dojaka, che è composta da 8 capi in vendita esclusivamente sul sito di N21.

Ritratto di Nensi Dojaka

Vincitrice dell’Lvmh Prize 2021 e molto apprezzata dalle celebrites, Nensi Dojaka è una giovane designer che progetta collezioni inclusive, caratterizzate da giochi di tagli e trasparenze. Questa capsule è frutto di una sintesi tra il suo stile e quello di Alessandro Dell’Acqua, creando il perfetto mix di eleganza e sensualità. 

I capi della capsule, perlopiù abiti, sono perfetti per una donna dallo stile essenziale ma che non vuole rinunciare a quel tocco che la faccia sentire femminile e sofisticata. Gli elementi che caratterizzano questi abiti sono forme asimmetriche, che donano movimento, e tagli cut-out, per mostrare qualche centimetro di pelle, senza rinunciare all’eleganza.

La palette colori della capsule è limitata al total black, scelta che crea un’ulteriore connessione tra i capi e permette di renderli versatili per diverse occasioni.

Alfredo Cortese di AC9 x N°21

Ritratto di Alfredo Cortese

Inoltre, vi proponiamo anche la capsule in collaborazione con Alfredo Cortese di AC9, designer che presenta la sua collezione alla MFW, caratterizzata da uno stile dal gusto clean e charme mediterraneo.

Questa capsule non è ancora in vendita in e-commerce, per questo sono presenti poche immagini dei capi…rimanete connessi per ricevere aggiornamenti!

Da quello che è stato pubblicato sui social, si può osservare che i capi sono realizzati in jersey nelle tonalità del beige. Dai tagli e dalle forme traspare la personalità di AC9, che si abbina perfettamente allo stile della capsule di Nensi Dojaka.

 

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Donne, arte e suono sono le parole chiave per descrivere il brand francese Ruve, nato da un gruppo di amiche con l’intento di portare un cambiamento positivo alle nuove generazioni.

L’obiettivo del marchio è elevare il corpo femminile ad un nuovo livello di seduzione, abbracciando la propria forza e positività interiore.

Crediamo che gli standard odierni non rappresentino la nostra generazione” si legge nel loro sito. “Vogliamo abbattere il confine, ripristinare lo standard di bellezza e accettare quella originale. Ti incoraggiamo ad esprimere il modo in cui vesti e quello in cui vivi con il tuo stile personale. Rimani fedele a te stessa, lascia che la tua personalità e i tuoi vestiti parlino per te e dicano chi sei!”

Asimmetrie, trasparenze e aderenze caratterizzano i capi minimal e al contempo ricchi di dettagli. Il brand si definisce “beautywear” perché è stato pensato per esaltare la bellezza naturale del corpo femminile, abbracciandolo e diventando un tutt’uno con esso piuttosto che un elemento esterno che lo copre.

Ogni settimana vengono creati nuovi capi con design diversi e quelli precedenti vengono messi in archivio. Le serie prodotte sono limitate così da evitare gli sprechi e allo stesso tempo offrire esclusività a ogni creazione. “I vestiti sono come i buoni amici, non te ne servono 1000, hai solo bisogno di quelli giusti”. Seguendo questo principio Ruve propone abiti dai toni neutri che riescono ad essere adatti a tutte le occasioni senza però cadere nella banalità, le collezioni sono facili da abbinare tra loro e offrono tutte il giusto equilibrio tra comfort e glamour.

Più che come un marchio, Ruve è stato pensato come uno stile di vita, un inno alla bellezza che c’è in ogni essere umano, un modo per esaltarla. Si fonda sull’estetica ma non in maniera frivola, cerca la bellezza nei dettagli della vita quotidiana, accompagnando ad ogni collezione anche una playlist musicale che la rappresenti e aiuti a comprenderla.

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Louis Vuitton Manufactures, pubblicato da Assouline: è un libro che racconta atelier e artigiani, apre una porta sul loro lavoro, rivelandoci il mondo dietro al successo della Maison. Una raccolta di 350 foto esclusive di luoghi, edifici, momenti decisivi, di item indimenticabili e della loro realizzazione che ci mostra come Louis Vuitton sia diventato il luxury brand che conosciamo oggi.

 

Gli atelier di Louis Vuitton abbracciano in lungo e in largo la Francia e non solo, da Ginevra (Svizzera), a Fiesso d’Artico (Italia) fino al Texas (USA). I siti di interesse storico o di straordinaria bellezza naturale hanno spesso un laboratorio Louis Vuitton nelle vicinanze: in Normandia, il forte nel mare di Mont Saint Michel, può essere visto dall’atelier di Ducey, e a Beaulieu-sur-Layon, la struttura inondata di luce, si pone come obbiettivo un basso impatto ambientale.

 

Il libro sarà disponibile in un’edizione classica, in inglese o francese, a 95 euro. Le versioni cinese, coreana e giapponese saranno in vendita da aprile. Poi ci sarà un’edizione da collezione, limitata a 500 copie numerate, racchiusa in una custodia in legno di pioppo (omaggio ai bauli storici di Vuitton) a 1.900 euro. Questa sarà disponibile esclusivamente in francese nei negozi Louis Vuitton e sul sito di e-commerce del marchio.

 

 

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Designer originario della Corea del Sud, Jiyong Kim ha lavorato per brand di lusso come Lemaire, Mihara Yasuhiro e Louis Vuitton, al fianco del genio dello streetwear Virgil Abloh.

Il giovanissimo creativo diplomato alla Central Saint Martins è uno tra gli emergenti più promettenti del settore e, con il suo brand omonimo, sta attuando non solo una vera rivoluzione nel campo della moda ma anche dal punto di vista ambientale.

Le sue creazioni vengono realizzate con tessuti riciclati che successivamente vengono posizionati su manichini o legati ad una recinzione di filo metallico, per poi essere lasciati al sole per un massimo di cinque mesi, in modo che vengano plasmati dagli agenti atmosferici.

Il risultato sono capi unici che non si otterrebbero se prodotti artificialmente e in minor tempo. La scelta dei materiali riciclati non solo mette in discussione i 92 milioni di tonnellate di rifiuti generati dall’industria ogni anno, ma ha come esito anche degli abiti caratterizzati da modelli originali e sfumature dinamiche di decolorazione. Il processo viene accelerato dalle ripetute precipitazioni e dai movimenti causati dal vento, i tessuti vintage sbiadiscono molto più velocemente rispetto a quelli nuovi e si ottiene così una profondità visiva che non può essere replicata dall’uomo.

Le creazioni di Kim sono state recentemente scelte da retailer di fama mondiale quali GR8, Mr Porter e Ssense, perciò sembra che sentiremo ancora parlare del designer e del suo brand in futuro.

E voi? Che ne pensate?

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La collezione di H&M in collaborazione con Iris Apfel uscita il 31 marzo 2022 è già sold-out.

Questo è l’ennesimo successo raggiunto dalla designer che lo scorso 29 agosto ha compiuto 100 anni. L’età non ha mai fermato la sua creatività e il suo essere non solo al passo con i tempi ma addirittura all’avanguardia.

Icona di stile, con la sua stravaganza mai pacchiana, Iris è stata anche designer di interni, arredando, insieme a suo marito Carl Apfel, la Casa Bianca durante le cariche presidenziali di Truman, Eisenhower, Kennedy, Johnson, Nixon, Ford, Carter, Reagan e Clinton.

Ispirata dall’affermazione dell’architetto Robert Venturi, la Apfel si oppone alla famosa frase pronunciata da uno dei pionieri del movimento moderno, Mies Van der Rohe: “Less is more”. Secondo Iris invece: “More is more and less is a bore”.

Con la collezione realizzata per H&M, infatti, ha dato ancora una volta sfogo alla sua eccentricità creando coordinati dai colori vivaci che si alternano a completi in tessuto jacquard floreale e ad abiti ispirati ai caftani, mescolando texture e stampe contrastanti senza togliere classe al risultato finale. «Per me, poter mixare è fondamentale» ha dichiarato. «In questa collezione c’è qualcosa per tutti».

L’obiettivo era quello di creare qualcosa di unico e accessibile a chiunque, la collezione è stata creata per quelle persone che «vogliono apparire un po’ diverse».

Nonostante le stampe eccentriche, gli accessori a forma di rana, i fiori e le frange, la capsule è andata sold-out in poche ore, raggiungendo il risultato auspicato. I capi realizzati hanno riscosso questo successo proprio perché sono unici ma in modo discreto: «Penso che a essere veramente importante sia il look nel suo insieme, perché a volte le persone indossano troppe cose meravigliose tutte insieme, e così non funziona. Quello che conta è il modo in cui sono abbinate» ha dichiarato la Apfel.

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La mano di Carol Christian Poell è da sempre nota per essersi spinta oltre i limiti imposti dalla moda convenzionale. E quale modo migliore di rompere gli schemi se non quello di dar vita a capi d’abbigliamento all’apparenza usurati e disfunzionali? E’ questo il caso delle nuove U-Jack Prosthetic Sneakers, ultimo modello di Drip Shoes appartenenti ad una collezione già in circolo dal 2011.

Sin dai suoi esordi, infatti, lo stilista austriaco ha lottato contro il concetto di collezione, preferendo porre la sua attenzione ai singoli pezzi separatamente. Sfuggendo al lancio stagionale con cui il mondo fashion è strutturato, il marchio CCP diventa sinonimo di libertà e anticonformismo. Anticonformista è proprio la tecnica utilizzata per realizzare le Drip Shoes, il cui nome deriva dall’ “effetto gocciolamento” (in inglese dripping effect) della suola ottenuto gommando artigianalmente la calzatura. Caratteristica principale del modello è infatti quella di essere tinta in capo, così da evidenziare l’aspetto deteriorato di cui il modello si fa già portavoce grazie alle stalattiti plastificate che scompaiono dopo il primo utilizzo.

Fabbricate con pelle di canguro, caviglia prostetica e un’insolita suola pieghevole a forma di U, le U-Jack Prosthetic Sneakers sono forse destinate a diventare la moda “anti-moda” del momento. E voi cosa ne pensate?

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Collezione Primavera/Estate 22 di Y/Project https://www.waitfashion.com/collezione-primavera-estate-22-y-project/ https://www.waitfashion.com/collezione-primavera-estate-22-y-project/#respond Fri, 01 Apr 2022 14:44:50 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=119601 Forme decostruite e silhouette ricercate… questa è la collezione Spring Summer 22 di Y/Project! Per quest’estate Glenn Martens ci propone un design in cui tutto parte dalla costruzione dei capi, le forme tradizionali vengono riviste grazie all’uso di elementi come […]

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Forme decostruite e silhouette ricercate… questa è la collezione Spring Summer 22 di Y/Project!

Per quest’estate Glenn Martens ci propone un design in cui tutto parte dalla costruzione dei capi, le forme tradizionali vengono riviste grazie all’uso di elementi come i drappeggi. L’eleganza sta proprio nella ricerca che c’è dietro alle forme. 

La collezione è costituita da capi casual come t-shirt, pantaloni, cardigan e giacche…Una particolare attenzione è rivolta al denim e ai capi più basic che sono trasformati in pezzi dal design unico. E anche la maglieria ha un nuovo look ed è vista secondo l’estetica del brand.

Il concetto di base al design di Y Project è che un capo può essere indossato in modi diversi per esprimere al meglio la propria individualità … geniale! Partendo da un solo capo possono nascere moltissime combinazioni diverse. Vi proponiamo un paio di look:

Ma quello che alza ancora di più il livello della collezione è l’attenzione per i dettagli, come ad esempio i ricami, le applicazioni e le etichette.

Per completare l’outfit ci sono le mules in collaborazione con Melissa, brand che punta sulla vendita di scarpe in PVC. Il loro design ispirato ai vasi di epoca vittoriana le rende irresistibili! Inoltre, nel progetto di questa scarpa è ben visibile l’estetica del brand, che punta sulla fusione di elementi della cultura pop e riferimenti storici. 

Questa collezione esprime tutto il genio creativo di Glenn Martens e presenta dei prodotti davvero interessanti, da cui traspare un grande studio delle forme e della modellistica. 

Secondo voi quali di questi capi saranno dei must have? Come li abbinereste? 

 

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Tra le novità del footwear, sta emergendo un nuova tendenza che è quella delle ugly shoes.

Ma che cosa sono precisamente? Le ugly shoes sono una categoria di scarpe, perlopiù sandali, che comunemente si sono sempre indossate in occasioni in cui si necessita praticità: per stare in casa, per fare giardinaggio oppure per un’uscita in campagna o per una passeggiata. Infatti queste scarpe sono caratterizzate da un grande comfort e da dettagli che le rendono molto facili da portare: suola in gomma, pianta ortopedica e lacci in velcro. Nonostante la grande comodità di queste scarpe, la loro estetica non è particolarmente piacevole e per questo vengono chiamate “ugly”. 

Tra le classiche ugly shoes troviamo: le Birkenstock Arizona e Boston, le Crocs e i sandali Teva.

Sebbene il design delle ugly shoes, come suggerisce la denominazione stessa, non sia gradevole, queste scarpe risultano molto interessanti. Tanto da suscitare la curiosità da parte di molti stilisti e celebrities, che hanno dato una chiave di interpretazione diversa a questo genere di scarpe: da ugly sono diventate estremamente cool.

Per esempio Demna Gvasalia lo stilista di Balenciaga ha deciso di instaurare una collaborazione con Crocs e ha creato un’intera linea dedicata a questa inaspettata partnership tra i due brand. Online si possono trovare e acquistare: Crocs Boots, Hardcrocs Sandal, Crocs Madame 80MM e infine i sandali Pool Crocs.

Perfino il marchio Drew House di Justin Bieber ha prodotto delle Crocs classiche. I sandali sono accessoriati da elementi in gomma rappresentanti  grafiche e personaggi appartenenti all’ immaginario del mondo Drew. Gli elementi in gomma sono rimovibili e inseriti nei fori sulla fiocca delle scarpe e rendono i sandali personalizzabili e molto divertenti.

Invece Dior Uomo ha sorpreso tutti nell’ultima collezione Autunno/Inverno 2022, svelando una collaborazione inaspettata con Birkenstock. Tale evento dimostra quanto le ugly shoes suscitino attualmente interesse e desiderio. Infatti Kim Jones, lo stilista di Dior Homme, ha deciso di instaurare una partnership con Birkenstock e di rivisitare così i modelli classici del brand tedesco, Tokyo e Milano. L’intervento di Jones sul design è stato minimo, ma ha rivoluzionato totalmente la percezione che si ha rispetto a questo tipo di scarpe. I modelli Tokyo e Milano erano considerati antiestetici, delle scarpe da giardinaggio, ma grazie all’operazione di Jones sono diventate un prodotto raffinato e lussuoso, impreziosito dai pregiati ricami dall’ atelier parigino Broderies Vermont.

Infine anche il contributo di influencer e celebrities ha fatto sì che la percezione verso le ugly shoes cambiasse e di conseguenza anche il loro utilizzo. Se prima erano scarpe destinate ad un uso domestico, o a momenti che includessero poca socialità e stile, oggi questo tipo di scarpa è un elemento che aggiunge un pizzico di coolness al nostro guardaroba e al nostro modo di vestire.

Per concludere, le ugly shoes non sono più delle scandalose ciabatte da escursione, ma le scarpe più in tendenza e desiderabili per la stagione calda che si sta  avvicinando.

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La collaborazione tra Saucony Originals e COLIAC https://www.waitfashion.com/la-collaborazione-saucony-originals-coliac/ https://www.waitfashion.com/la-collaborazione-saucony-originals-coliac/#respond Thu, 31 Mar 2022 15:54:52 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=119558 Le Saucony Jazz Court, lanciate per la prima volta nel 2021 e diventate immediatamente un must-have, vengono re-interpretate in collaborazione con il brand COLIAC. La limited edition sarà disponibile da metà aprile 2022 in selezionate vetrine Italiane. L’iconico modello Jazz […]

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Le Saucony Jazz Court, lanciate per la prima volta nel 2021 e diventate immediatamente un must-have, vengono re-interpretate in collaborazione con il brand COLIAC. La limited edition sarà disponibile da metà aprile 2022 in selezionate vetrine Italiane.

L’iconico modello Jazz Court, originariamente nato come omaggio al grande classico della scarpa da tennis, subisce un’evoluzione grazie al contributo del marchio nato nel 2013 dalla passione e creatività di Martina Grasselli, che reinterpreta e caratterizza le sue calzature fondendole con il mondo del gioiello e utilizzando elementi visivi e rimandi concettuali che permettono di donare ad ogni sua creazione una veste elegante e unica.

La limited edition che ho creato per Saucony è un tributo all’ornamento, espresso attraverso i dettagli preziosi, caratteristici del mio brand. L’approccio unico e irriverente di COLIAC si fonde con il know-how artigianale e i valori di un brand storico come Saucony, la cui unione mi ha portato a creare pezzi eleganti e unici”. Racconta la designer.

Ispirata alle radici del tennis, la Jazz Court, rigorosamente in pelle, unisce una suola ideata appositamente per lo sport ad una tomaia in due versioni di colore: bianco e nero, impreziosite da gioielli incastonati rispettivamente argento e oro. Il risultato è una rielaborazione contemporanea degli archivi storici Saucony.

Martina Grasselli, dopo le importanti esperienze lavorative effettuate da Christian Louboutin, Jean-Paul Gaultier e Stella McCartney, avvia la sua azienda personale e con essa viene scelta da Vogue Talents, il progetto di scouting di Vogue Italia lanciato nel 2009 e attraverso il quale Condé Nast Italia supporta la nuova generazione di creativi.

Vogue Talents è un importantissimo hub di creatività dove il know how di Vogue Italia e il talento dei Designers sono il valore aggiunto attraverso cui sviluppare progetti mirati alla realizzazione del prodotto.” Afferma Andrea Rogg, Vice Presidente e Global General Manager per Saucony Originals. La sinergia tra Saucony Originals e Condé Nast ha radici profonde, siamo legati sin dal debutto in Italia della collezione, risalente a più di dieci anni fa. Scegliere e seguire questa collaborazione artistica ci ha entusiasmato molto, non abbiamo avuto un attimo di esitazione nell’affidare uno dei nostri modelli più iconici alla visione di Vogue Talents unita alla creatività di COLIAC e non vediamo l’ora di poter svelare al pubblico il risultato”.

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Dyson Zone: le nuove cuffie di Dyson. https://www.waitfashion.com/dyson-zone-new-headphones-of-dyson/ https://www.waitfashion.com/dyson-zone-new-headphones-of-dyson/#respond Wed, 30 Mar 2022 18:25:05 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=119517   Dyson non manca mai di stupire, la nota azienda inglese è piuttosto conosciuta nel campo degli elettrodomestici: prodotti al massimo dell’hi tech, tecnologia di alto livello e un’ottima funzionalità per vari elettrodomestici di alta gamma. La tecnologia Dyson è […]

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Dyson non manca mai di stupire, la nota azienda inglese è piuttosto conosciuta nel campo degli elettrodomestici: prodotti al massimo dell’hi tech, tecnologia di alto livello e un’ottima funzionalità per vari elettrodomestici di alta gamma. La tecnologia Dyson è unica nel suo genere, all’avanguardia sin dal 1979, anno in cui produsse il primo aspirapolvere senza sacchetto. Dopo gli ultimi prodotti sul mercato di cui l’esempio più recente è il purificatore ad aria; Dyson mette in campo una soluzione progettata per pulire l’aria che viene respirata nelle città, in modo tale da evitare che nel corpo possano entrare gas, allergeni e particolato, tutto mentre vengono bloccati pure i rumori esterni e si ascolta la propria musica preferita.

 

 

Dyson ha fatto il suo ingresso nel settore audio e per farlo ha lanciato le Dyson Zone, ovvero cuffie dotate di cancellazione attiva del rumore, particolarità già presente per esempio nelle Air Pods Maxi di Apple, che però hanno una particolarità che non può passare inosservata e che va a rivelare l’indole dell’azienda andando a fare la netta differenza rispetto a quanto proposto dalla concorrenza: la presenza di una speciale maschera facciale antinquinamento che filtra l’aria.

Le cuffie hanno dei compressori in ogni padiglione che vanno ad aspirare l’aria mediante i filtri a doppio strato che successivamente soffiano nel naso e nella bocca due flussi d’aria purificata. Da notare che la maschera facciale non va a contatto diretto con la pelle del viso di chi la indossa, così da evitare irritazioni e allergie, ma sono comunque presenti delle alette che impediscono che i venti laterali possano entrare nel naso senza prima subire il processo di purificazione. Non manca un sistema integrato capace di adeguare il livello di purificazione a seconda dell’attività condotta e che eventualmente può essere impostato pure in maniera manuale.

 

 

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Begonia: la Capsule Collection di Kith https://www.waitfashion.com/begonia-kiths-capsule-collection/ https://www.waitfashion.com/begonia-kiths-capsule-collection/#respond Tue, 29 Mar 2022 13:27:05 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=119403 La collezione Primavera 2022 rilasciata da Kith l’11 febbraio ha un assortimento veramente ampio di prodotti. Ad attirare la nostra attenzione è sicuramente la capsule Begonia, ispirata appunto al fiore da cui prende il nome. La capsule, realizzata completamente in […]

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La collezione Primavera 2022 rilasciata da Kith l’11 febbraio ha un assortimento veramente ampio di prodotti. Ad attirare la nostra attenzione è sicuramente la capsule Begonia, ispirata appunto al fiore da cui prende il nome.

La capsule, realizzata completamente in cotone, comprende felpe con il cappuccio, con la zip e senza, pantaloni abbinati e anche giacche Coach trapuntate. I colori variano dal verde, al blu, al beige e sono tutti scuri, una scelta un po’ insolita considerata la stagione ma che conferisce un tocco vintage e nostalgico a ogni pezzo. Inoltre, considerando che tutti i capi hanno il pattern floreale, la scelta dei colori sembra essere stata pensata accuratamente per non sovrastare il punto focale del design: la Begonia.

Tutta la collezione primaverile di Kith, disponibile per uomo, donna e bambino, presenta toni neutri e materiali di altissima qualità. I fiori, inoltre, sono un elemento ricorrente che riporta alla mente in maniera istantanea l’immaginario della stagione. Il volto scelto per il lookbook è il famosissimo attore Steve Buscemi, che posa perfettamente a proprio agio seduto su finti prati, ricoprendo la nuova veste di modello in maniera perfetta.

Steve Buscemi for Kith Spring 2022

E tu? La indosserai?

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Kith ha collaborato nuovamente con Clarks Originals, aggiungendo alle sneakers uscite l’11 Febbraio, in occasione della collezione Primavera 2022, due nuove colorway del modello Breacon e introducendo le silhouette Rossendale e Maycliffe, disponibili da venerdì 25 marzo 2022.

Per la penultima uscita Ronnie Fieg aveva rivisitato la classica silhouette Lockhill, aggiungendo ai materiali di alta qualità come la pelle scamosciata e nubuck i colori dell’ultima collezione: giallo, blu, terra, fucsia, bianco e celeste, tutti scelti per riprendere le tonalità degli abiti.

Non è la prima volta che Kith lavora insieme al brand fondato nel 1825 dai fratelli Clarks, rivisitando quasi tutti i modelli di scarpe più celebri prodotti nel corso dei 200 anni trascorsi dalla fondazione del marchio inglese.

Partendo dal classico Desert Boot  con colori neutri come il beige e il nero, passando per la silhouette Caravan fino a giungere all’iconica Wallabee, realizzata anche nella versione in collaborazione con la MLB (Major League of Baseball) che riporta lo stemma dei New York Yankees e dei New York Mets sulla punta della scarpa, le rivisitazioni della tradizione Clarks da parte di Kith sembrano non avere fine.

Il frutto di questa unione duratura, tuttavia, varia sempre non solo nelle forme ma anche nei colori e nella fantasie proposte. Si passa dai toni più semplici, perfetti per l’autunno, a quelli più audaci e allegri per i mesi più caldi. Ci sono anche proposte inaspettate come i pattern floreali, geometrici e astratti che uniscono la storia e la qualità di Clarks alla fantasia e alla creatività di Kith.

 

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Un inno allo spirito libero, all’amicizia e allo sport è la collezione di FILA, che,  si unisce a VR46 Riders Academy,  fondata da Valentino Rossi.
La collaborazione nasce per lanciare insieme la prima capsule collection di abbigliamento uomo e donna ispirata al mondo dello sport e al lifestyle. I colori, le stampe e il design riflettono la passione e la determinazione dei piloti della VR46 Riders Academy: Fila incontra nuovamente il motociclismo, un’eredità dei primi anni 2000, quand’era in prima linea nel mondo della MotoGP.

I modelli e la narrazione della collection vogliono rappresentare il mondo dei giovani motociclisti dell’accademia, la loro vita e le loro sfide quotidiane, come suggerito dai tessuti stampati, dagli stili e dai colori che raccontano le storie di amicizia, forza di volontà, passione, perseveranza e determinazione alla base del loro talento.

Il lancio della collezione è avvenuto a marzo, nell’ambito della stagione primavera-estate 2022 presso lo store ufficiale VR46 e presso alcuni rivenditori selezionati in Europa.

 

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Gallery Department torna a sorpresa tramite una seconda collaborazione con Lanvin.

La partnership stupisce non solo per via della natura misteriosa del brand fondato da Josué Thomas nel 2017, ma anche e soprattutto considerando il fatto che era stata annunciata la sua chiusura definitiva solo pochi mesi fa.

Il marchio, indossato da star come i Migos e LeBron James, aveva già collaborato con Lanvin ottenendo un risultato sbalorditivo. Il brand di lusso aveva infatti dato carta bianca a Thomas permettendogli di sperimentare con una collezione ibrida tra l’alta moda e la sua creatività inusuale.

Ancora una volta, dall’unione di Lanvin x Gallery Department, emerge uno stile urban del tutto originale, con pezzi iconici trasformati da un tocco artistico. La collezione porta con sé un totale senso di energia e libertà, tramite abiti decorati con tecniche go-to come le gocce di vernice, felpe e sneakers ispirate alla cultura degli skater, dimensioni apparentemente lontane da un marchio lussuoso come Lanvin, ma che si amalgamano ai capi creati in una maniera perfettamente funzionante.

Questa seconda collaborazione si incontra veramente nel mezzo delle due etichette. La tradizione di Lanvin viene proiettata nella modernità contemporanea ma senza forzature, considerando che il suo avvicinamento allo streetwear sta avvenendo in maniera graduale. A Gallery Dept. viene invece dato lo spazio per approfondire ulteriormente la sua storia misteriosa. L’ultima collezione è frutto di uno studio talmente dettagliato che viene spontaneo chiedersi se l’annuncio della chiusura risalente a poco tempo fa fosse reale o, al contrario, semplicemente una mossa di marketing per creare più hype in vista di questa seconda uscita.

Per sapere se il brand di Thomas chiuderà veramente i battenti non ci resta che attendere, nel frattempo, però, possiamo godere del suo fantastico contributo grazie al sodalizio con la casa di moda francese.

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La sfilata virtuale di Etro alla Metaverse fashion week https://www.waitfashion.com/etros-virtual-fashion-show/ https://www.waitfashion.com/etros-virtual-fashion-show/#respond Sun, 27 Mar 2022 20:03:41 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=119339 E’ una sfilata di moda o un videogioco?  Etro è stato uno dei primi brand a presentare la propria collezione durante la prima edizione della “Metaverse fashion week”, una settimana della moda che si svolge totalmente nel mondo virtuale del […]

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E’ una sfilata di moda o un videogioco? 

Etro è stato uno dei primi brand a presentare la propria collezione durante la prima edizione della “Metaverse fashion week”, una settimana della moda che si svolge totalmente nel mondo virtuale del Metaverso. E in passerella non sfilano le top model ma avatar dal look genderless che indossano capi che potranno essere acquistati in forma NFT oppure fisicamente presso il sito e-commerce di Etro.

La sfilata non è stata trasmessa in live sui social, ma è stata visibile in diretta il 25 marzo sulla piattaforma Decentraland ed era ambientata in una location esclusiva del Metaverso. 

La collezione presentata è costruita attorno al motivo “Liquid Paisley”, rivisitazione di uno dei codici stilistici della maison. Negli outfit sono sempre presenti capi con stampa all-over, realizzati in una palette colori limitata ai toni del rosa, verde, giallo e arancione. I tessuti utilizzati sono leggeri, quindi perfetti per questa stagione primaverile, e hanno un aspetto “fluido”.

In seguito vi proponiamo un esempio di come un outfit della sfilata è stato indossato da una modella “reale” per la vendita online.

Presentare una collezione in questo modo permette di esprimere al massimo la propria creatività, senza i limiti dovuti alla realizzazione fisica dei capi, come ad esempio i costi e i materiali. A differenza di quello che potremmo aspettarci, Etro sceglie di proporci dei look con forme semplici, rinunciando ai bellissimi ricami e decorazioni, sempre presenti nelle scorse collezioni.

Collezione primavera/estate 2022

Una sfilata totalmente virtuale supera molte di quelle che sono le problematiche relative ad un evento in presenza, dando a tutti, e non solo agli addetti ai lavori, la possibilità di accedere all’evento. Però, allo stesso tempo, si vanno a perdere l’emozione, l’adrenalina e il glamour del backstage e, come dice Veronica Etro, manca la possibilità di fare cambiamenti agli outfit nel momento prima dell’uscita in passerella!

E voi cosa ne pensate? Credete che le sfilate nel Metaverso saranno il futuro della moda? Comprerete uno di questi capi per il vostro avatar virtuale?

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Al V&A Museum di Londra sono transitate numerose mostre, di vario genere, come la storia del museo vuole: dai dipinti all’oggettistica. Gucci, ancora una volta, ci dà l’ennesimo motivo per sentirci orgogliosi della creatività italiana. La mostra londinese, aperta fino al 6 novembre 2022, rende omaggio al made in Italy con un excursus storico sulla moda maschile dal 1945 ad oggi; questa è, infatti, la prima mostra dedicata totalmente all’abbigliamento maschile.

 

The Fashioning Masculinities: the art of menswear è una vera e propria celebrazione del guardaroba maschile.Nata in collaborazione con Gucci Sainsbury Gallery, viene dedicata, non certo alla mera rappresentazione dell’abbigliamento maschile bensì alla sua evoluzione nei secoli: si gioca con i contrasti. Quella che vediamo non è una semplice esposizione di abiti, un mettere in fila stili di abbigliamento nei secoli ma un percorso fluido tra i grandi capolavori del Rinascimento che si affiancano alle creazioni attuali; si passa tra quelli che erano gli ideali classici per spostarsi alle rivisitazioni moderne della moda maschile.

Non ci si deve sorprendere, quindi, se nel percorso che si snoda attraverso tre sale espositive del prestigioso Victoria and Albert Museum, ci si imbatte nell’Apollo del Belvedere posizionato di fronte a fotografie di Hockney le quali a loro volta sono accanto alla pubblicità di Calvin Klein. Passiamo da dipinti rinascimentali che si confrontano con modelli di abiti indossati da Harry Styles, Sam Smith e ancora David Bowie e Marlene Dietrich. Tutto questo gioca sul contrasto tra epoche, stili e tempi diversi per celebrare la molteplicità della linea sartoriale maschile.

 

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Vita bassa e lunghezza mini… queste sono le parole chiave per descrivere la gonna che sta spopolando sui social!

Il trend della micro-mini skirt a vita bassa arriva proprio dagli archivi degli anni ‘2000 e, con molte opinioni controverse, si è fatto strada verso la prossima collezione autunno/inverno 2022. 

Anche se potrebbe sembrare un capo estivo, la creatività dei designers ci presenta nuove edizioni di questa gonna pensate per le temperature invernali, giocando con i contrasti di texture. 

In seguito vi proponiamo come la minigonna è stata interpretata, direttamente dalle passerelle delle appena concluse edizioni delle Fashion Week di Milano e Parigi.

 

Miu Miu

Dopo il successo riscontrato dalla gonna cortissima dell’ultima collezione primavera/estate 2022, Miu Miu crea una nuova collezione focalizzandosi su questo capo e si concentra su silhouette con questo tipo di volumi e vita bassa. La gonna è proposta in diverse versioni: a pieghe, con doppia cintura, con spacco laterale o con sfondo piega centrale, abbinate con giacche dal taglio oversize e camicie con giochi di trasparenze.

 

Diesel

Glenn Martens, nuovo direttore creativo di Diesel, ha voluto rivisitare la classica minigonna, presentandoci diverse versioni che si allacciano proprio come delle cinture, rigorosamente abbinate con denim e altri capi dal fascino y2k, come gli stivali a punta con tacco a spillo.

 

Versace

Versace presenta minigonne per diverse occasioni, variando i tessuti con cui sono realizzate: c’è la versione in denim, quella in tweed, quella ricoperta di cristalli e altre ancora… In passerella le hanno accostate al latex e le hanno abbinate a t-shirt stampate, per un look più casual, oppure a giacche oversize e cinture gioiello.

 

Prada

Interessante è anche il layering proposto da Prada…rende la gonna un pò più confortevole.

 

Blumarine

Blumarine, brand che punta su un’estetica anni ‘2000, non poteva che proporre la propria versione della micro skirt.

 

Off-White

Anche nell’ultima collezione progettata da Virgil Abloh troviamo questo capo, rivisitato secondo i codici del brand.

 

N°21

Alessandro Dell’Acqua impreziosisce la minigonna con una maxi paillette, uno degli elementi chiave della collezione.

 

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Hiroki Nakamura - Style Maverick - Fashion Profile

VISVIM è un brand giapponese fondato da Hiroki Nakamura nel 2001. Il marchio ha sede a Tokyo, e ha negozi in Giappone e negli Stati Uniti ma è venduto anche a livello internazionale in grandi magazzini e boutique, oltre che online.

Fin dalla sua fondazione è alla continua ricerca di un senso universale della bellezza e di prodotti dal valore reale e duraturo.

Ogni collezione stagionale propone calzature, capi d’abbigliamento e accessori ispirati all’artigianato genuino di tutto il mondo; una reinterpretazione di competenze ereditate e tramandate di generazione in generazione. I prodotti del marchio richiedono tempo e cura per essere realizzati e sono pensati per persone che sviluppano un apprezzamento e un sentimentalismo per una bellezza che viene goduta e valorizzata nel tempo.

VISVIM ha realizzato diverse divisioni, tra cui la linea WMV, dedicata all’abbigliamento femminile, e quella F.I.L. Indigo Camping Trailer, che si occupa di abbigliamento maschile concettuale incorporando tessuti vintage cuciti a mano ad un fascino e una bellezza unici.

VISVIM SPORT è, invece, la proposta più recente del marchio, una nuova idea di utility wear adatto sia per l’esercizio fisico che per l’attività all’aperto.

Il design e la funzionalità vengono reinterpretati utilizzando tessuti naturali. Le fibre possiedono un’elevata traspirabilità e allo stesso tempo proprietà isolanti. Il marchio si ispira alla tradizione e ai materiali che venivano adottati per l’uso sportivo prima del 1950, cioè prima della nascita e diffusione dei tessuti sintetici.

I capi proposti dalla linea VISVIM SPORT sono realizzati con lana grezza neozelandese pregiata. Si tratta di un materiale raro che non è solo morbido al tatto, ma anche molto denso e robusto, caratterizzato da una texture fine e ad alta elasticità. Questo tessuto è altamente traspirante e ad asciugatura rapida e una delle sue caratteristiche principali è che può anche essere lavato con acqua grazie a un trattamento speciale.

Insomma, qualunque sia la linea di riferimento, l’obiettivo di VISVIM resta sempre quello di offrire comfort, qualità e stile.

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Vi ricordate il Tamagotchi? Per i più giovani, o per chi semplicemente non lo ricorda, era un videogioco portatile giapponese popolarissimo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del ventunesimo secolo, di cui sono stati venduti più di 82 milioni di esemplari.

Creato da Akihiro Yokoi e Aki Maita e messo in commercio da Bandai a partire dal 23 novembre 1996 in Giappone e dal 1º maggio 1997 nel resto del mondo, il Tamagochi consiste in una console in miniatura a forma di uovo, con un piccolo schermo e un’interfaccia composta da tre tasti. Il gioco consiste in un simulatore di vita il cui scopo è quello di prendersi cura di un piccolo animaletto, dandogli il necessario per vivere e impartendogli la giusta educazione.

Il 18 marzo 2022 il videogioco è riapparso al collo di uno dei rapper più famosi al mondo: ASAP Rocky. In occasione della sua esibizione durante il festival Lollapalooza tenutosi in Argentina, l’artista ha infatti indossato una collanina colorata con un Tamagotchi come ciondolo.

asaprocky - Twitter Search / Twitter

Il gioiello è stato realizzato da una designer di cui conosciamo davvero poco oltre il suo account Instagram Monigotchi. Le sue creazioni sono disponibili online sul sito e-commerce Etsy a prezzi che oscillano dai 28€ ai 75€.

 

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Considerando l’influenza che ASAP Rocky, insieme alla sua celebre compagna e artista Rihanna, ha sul mondo della moda, c’è la possibilità che le collanine colorate di Monigotchi diventino un nuovo trend, sostituendo quelle tempestate di diamanti che la maggior parte dei rapper hanno indossato finora.

E tu? La indosseresti?

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Lemaire è il progetto personale creato nel 1991 dal designer francese Christophe Lemaire, che ha lavorato parallelamente anche con marchi di spicco quali Lacoste ed Hermès.

Il designer, affiancato dalla sua collaboratrice Sarah-Linh Tran, reinterpreta i classici dell’abbigliamento maschile in chiave moderna offrendo tagli sottili e materiali di altissima qualità. Pantaloni, camicie e capispalla sono realizzati con sartoriale meticolosità, unendo uno stile elegante e raffinato alla praticità quotidiana.

Ogni collezione viene ideata e prodotta nello storico quartiere di Marais a Parigi, situata a pochi passi dalla boutique di punta di Lemaire in 28 rue de Poitou.

Il marchio si fonda su un’idea di guardaroba che punta alla creazione di pezzi semplici, versatili e al tempo stesso alla moda e l’ultima collezione autunno/inverno 2022 ne è un chiaro esempio.

Concepita pensando all’idea del viaggio, la collezione rappresenta alla perfezione l’anima del brand. Come afferma la giornalista Tina Isaac-Goizé, infatti, “il lusso discreto è il territorio di casa di Lemaire”, perciò i capi proposti sono versatili ed eleganti. In passerella sono stati presentati look femminili, maschili e unisex, trench che possono essere indossati come cappotti o gilet, giacche in denim e una camicia marmorizzata rossa realizzata in collaborazione con  l’artista Frédérique Pelletier.

Ogni capo è stato ideato per essere intercambiabile e sorge spontaneo immaginare di vederlo indossato non solo per le strade di Parigi ma in giro per tutto il mondo. “Vestirsi è un po’ come viaggiare” ha dichiarato Lemaire. “Ti vesti, vai da qualcuno, o hai una destinazione in mente”. E la collezione è stata pensata esattamente così, per essere adatta ad ogni occasione e rendere chiunque la indossi pronto ad ogni nuova avventura.

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In questi giorni è diventata virale sul web una foto che mostra una sneaker Triple S Balenciaga che è stata rivisitata con l’aggiunta del co-branding Adidas. Si vocifera dunque una collaborazione tra i due brand.

In attesa che questa notizia venga confermata, parliamo di una collaborazione di Adidas ormai consolidata: quella con Fear of God.

Il 22 dicembre 2020, Jerry Lorenzo, fondatore del brand Fear of God, ha annunciato una “partnership a lungo termine” con uno dei marchi sportivi più famosi al mondo: Adidas.

Esattamente come fece Kanye West con YEEZY, Lorenzo, in cerca di maggiore stabilità, ha chiuso i rapporti con Nike per aprire un nuovo capitolo con quello che è probabilmente il concorrente più diretto di quest’ultima.

L’obbiettivo di tale sodalizio è, infatti, molto ambizioso. Si tratta di far risorgere la divisione Adidas Basketball, sprigionandone il potenziale e dandole l’attenzione che merita. Perciò è stata fondata una vera e propria sub-label, Fear Of God Athletics, destinata alla creazione di capi activewear alla moda e prodotti specifici per il basket.

Un’unione destinata a durare se consideriamo che ad oggi, a parte qualche anteprima vista indosso al designer stesso, non ci sono notizie sulla data del primo drop e sul suo contenuto.

Nel frattempo, però, a gennaio è stata organizzata a Shangai una mostra del merchandise esclusivo, ideata per presentare il marchio collettivo ma che “NON farà parte della collezione athletics in uscita alla fine dell’anno” come dichiarato nel profilo Instagram ufficiale di Jerry Lorenzo.

 

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Dunque dovremo attendere ancora qualche mese prima di poter finalmente vedere e indossare i capi Adidas x Fear of God, ma, dal grande lavoro che sembra esserci dietro, le aspettative si fanno sempre più alte.

Voi cosa ne pensate?

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Vi avevamo già presentato ERL, brand americano ideato da Eli Russell Linnetz, in questo articolo pubblicato il 24 novembre 2020.

Se le prime collezioni presentate erano caratterizzate da colori sgargianti, motivi pop uniti all’estetica dei surfisti, degli skater e dei ragazzi sbarazzini che popolano Los Angeles, per la collezione ready-to-wear autunno/inverno 2022, il designer propone tonalità di colore più adatte alle stagioni fredde, ma le sue creazioni restano tutt’altro che minimal.

Pattern tartan, teschi, fiamme e stelle sono solo alcuni esempi dei motivi utilizzati sia per i capi maschili che per quelli femminili. Lo stilista non propone più look da skater ma da snowboarder, in linea con i mesi in cui i capi andranno indossati.

The gallery was not found!

Il minimo comune determinatore delle creazioni di Linnetz resta, però, sempre l’immaginario americano e, in questo caso in particolare, quello tipico degli anni ‘90. I motivi a stelle e strisce, l’uso dei colori della bandiera nazionale statunitense, il riferimento al football e ancora le citazioni a Jimi Hendrix, tutti elementi che rendono evidente la provenienza del designer e soprattutto il suo attaccamento alle sue origini.

Il suo patriottismo, anch’esso tipico di chi nasce negli U.S.A. lo rende un degno successore di designer americani come Calvin Klein, Ralph Lauren e Dapper Dan, che, come lui, rendono l’ordinario straordinario.

Un altro elemento evidente nell’ultima collezione di ERL, è la sua passione per il cinema e la fotografia. Prima di dare vita al proprio brand, infatti, Linnetz ha lavorato come fotografo, regista e produttore, collaborando con artisti del calibro di Kid Cudi, Teyana Taylor, Lady Gaga e Woody Allen. Tra i suoi lavori più famosi c’è sicuramente il video di Famous, diretto per Kanye West.

Forse questa è una delle ragioni per cui i modelli della sua ultima collezione sembrano essere usciti direttamente da un teen-age film americano degli anni ’90.

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La nuova collezione Gucci Nojum fa parte della, più ampia, collezione Gucci Love Parade: presentata nel 2021 a Hollywood, con un front row stellare e una scenografia degna del contesto in cui è avvenuta la sfilata, la linea Gucci Love Parade si amplia con la capsule collection Gucci Nojum.

 

 

Nojum in arabo significa “stelle”, questa parola viene usata per evocare la luce degli astri celesti nel cielo notturno, uno spettacolo delle notti arabe che viene richiamato dai dettagli metallici e scintillanti presenti in questa collezione. Dalle borse, come ad esempio il modello Gucci Diana, agli abiti, sia per la linea donna che uomo piccoli dettagli oppure intere presentazioni in oro rendono omaggio al tema centrale di questa capsule. I prodotti appaiono in un portfolio di immagini che Gucci ha realizzato in collaborazione con Mille Word, una piattaforma digitale che fa da supporto alla presentazione della collezione.

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Veja è risaltata negli ultimi anni per il minimalismo delle sue sneakers: questo minimalismo ora deve essere “dimenticato”. Prendiamo i due modelli di sneakers, le V-10 e, ancora più recenti V-15 alte alla caviglia.

 

Questi modelli sono assemblati a mano, fatte totalmente in materiale ecologico e saltano subito all’occhio per i loro colori vivaci, un mix di tonalità accese, che riprendono quelli che sono gli scarabocchi dei bambini; entrambi hanno la scritta Marni in nero, sul tallone. Qui si ha l’incrocio perfetto tra il gusto per il colore di Marni e il minimalismo funzionale di Veja.

La collaborazione Veja x Marni vede nascere così due modelli che portano in scena lo spirito giocoso, quella semplicità nel voler usare i colori tipica dei bambini, i quali non hanno bisogno di grandi opere per mostrare il loro lato artistico, a loro basta scarabocchiare con i colori accessi, rosso, arancione, verde, giallo e anche blu e nero una tela bianca per renderla divertente, solare, giocosa. Sono disponibili su SHOPenauer: nella versione multicolor, a 270.00 €, e nella versione rosa, a 225.00 €.

 

 

 

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Ralph Lauren è famoso, tra i luxury brand, per il portare in scena attraverso la moda pezzi della storia americana. La nuova collezione, che uscirà il 29 marzo è un omaggio alle HBCU, ovvero le università e college statunitensi fondati prima dell’emanazione del Civil Rights Act del 1964 con l’intenzione di servire le comunità afro-statunitense.

 

Questa collezione rende onore alla ricca eredità culturale e alla tradizione sartoriale delle università, oltre che supporto agli studenti: sono celebrati due illustri istituti che hanno dato un grande apporto allo stile americano, durante il XIX secolo. Il Morehouse College e lo Spelman College, entrambi situati ad Atlanta sono l’equivalente di Harvard e Radclife College per l’istruzione afroamericana.

 

 

Nella sua collezione Ralph Lauren, reinterpreta la tradizione dello stile college, arrivando a scrivere un nuovo capitolo nel grande libro della sua storia americana: questa collezione che uscirà il 29 marzo, è stata disegnata in esclusiva per i due college.
Non resta che attendere i dettagli, che lo stilista stesso, rivelerà nei prossimi giorni.

 

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Dall’idea creativa di Dafne Maio, nasce nel 2016 DADAMAX. Un brand di upcycling davvero unico.

I capi disponibili sul suo sito, infatti, non sono solamente pezzi vintage raccolti e selezionati con cura, ma vengono decorati e modificati da Dada, che con i suoi ricami eseguiti in freestyle, li customizza personalmente.

Ho avuto la possibilità di chiacchierare con lei e di farle alcune domande.

Innanzitutto, chi è Dada?

“Sono una designer di 32 anni, ho studiato moda alla Marangoni di Milano. Ho iniziato a lavorare per alcune aziende, ma preferivo il lavoro da freelancer.

Nel 2012 ho perso mio papà, lui era una persona molto distinta e aveva un guardaroba classico. Per poter mettere i suoi capi li riadattavo, stringendoli e cucendoli. Ho iniziato a cucire a 13 anni, la macchina da cucire è la mia penna.

Amo l’espressione artistica senza tenere conto di quello che accade, nella moda spesso si segue una corrente, io preferisco non farlo. Secondo me i capi hanno l’odore della loro storia, voglio dare loro una seconda vita, sono contraria  alla produzione, non ha più senso fare le cose da zero.”

Come nasce DADAMAX?

“DADAMAX nasce inconsapevolmente. In contemporanea al mio lavoro per altri brand, sentivo la necessità di avere uno spazio senza compromessi per potermi esprimere, volevo i capi di mio padre addosso e avevo l’esigenza di modificarli per poterli indossare.

Solo dopo, con grande stupore, ho scoperto che agli altri piaceva ciò che creavo. Ho capito che in molti hanno come me questo animo nostalgico, ma non inteso come attaccato al passato, semplicemente alcuni capi diventano amuleti, cimeli di famiglia. Da lì ho iniziato a fare ciò che prima facevo solo per me anche per gli altri,  su commissione.

Nel 2020 mi sono trasferita a Napoli perché a Milano, dove ho vissuto e lavorato per tanti anni, DADAMAX era lasciata all’ultimo posto, e io volevo dargli il giusto spazio, perciò ho aperto il mio laboratorio.”

Quando nasce la tua passione per il vintage?

“La mia passione per il vintage nasce da giovanissima. Ricordo che a 15 anni, prima di andare a scuola passavo nel mercatino di fronte all’istituto per comprare giacche e vestiti vintage e già da allora li customizzavo. A Formia, città da cui provengo, non esistevano i negozi alternativi che adesso è facile trovare, perciò prendevo i capi e li riadattavo.”

Le tue customizzazioni vengono realizzate in freestyle, dove trovi ispirazione?

“Per quanto riguarda i lavori su commissione generalmente faccio prima una bozza, però poi sono io che ricamo con la macchina da cucire.

Per il resto invece l’ispirazione la prendo da me, da dentro di me. Ad esempio ricamo spesso un volto e non saprei neanche dire chi raffigura, non è un ritratto di qualcuno in particolare, non è nessuno, o sono tutti.

Per sviluppare una collezione di moda la ricerca va benissimo, mi è capitato quando lavoravo in azienda di fare ricerca su sfilate per costruire una collezione. Ma così rischi anche di omologarti. Se vieni influenzato troppo, se ricevi troppi input, non riesci poi a ritrovarti, perdi il filo del discorso che vuoi comunicare. L’ispirazione, perché sia autentica, secondo me devi cercarla dentro di te. Per lanciare un messaggio mi ascolto e trasferisco ciò che sento.”

Si dice che la moda sia cambiamento, per te che significato ha?

“Non capisco questa affermazione sulla moda, il cambiamento, cosa voglia dire. Secondo me non è cambiamento ma comunicazione. Io la vedo come un modo di comunicare un messaggio, qualsiasi esso sia. Quando ho scelto di studiare moda era perché amavo l’arte e mi piaceva poter comunicare attraverso i tessuti e attraverso gli abiti, mi piaceva poter pensare a loro come se fossero tele. Ho scelto la moda per non dover parlare.

È comunicazione, uno dei vettori per esprimere se stessi o un concetto. E, fondamentalmente, per come la vivo io, non solo da designer ma anche da cliente, la moda è anche una forma d’arte.”

Nonostante non tutto ciò che fa parte della moda possa essere considerato arte, sicuramente le creazioni di Dada lo sono. Trasmettono un messaggio, tramite volti, fiori e frasi d’amore, dimostrando quanto il mondo del fashion vada ben oltre la frivolezza che in troppi ancora gli associano. Nei suoi abiti c’è la storia, l’affetto, la passione e le emozioni di chi li possedeva originariamente, dell’artista che li ha selezionati e ricamati con cura e delle persone che li indosseranno una volta ultimati.

Perché la moda è anche questo: dare nuova vita.

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Avevamo già menzionato Domenico Formichetti in questo articolo nel 2020, ma il suo brand Formy Studio è cresciuto talmente tanto nel giro di poco tempo che è necessario approfondire l’argomento.

 

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Un post condiviso da DOMENICO FORMICHETTI ® 🚹 (@dformichetti)

Classe ’93, Domenico Formichetti ha studiato grafica all’Accademia di Brera e ha poi approfondito le sue conoscenze alla Nuova Accademia di Belle Arti. Il suo percorso nella moda inizia con la fondazione di FOMO (Fear Of Missing Out), primo progetto ufficiale che, dopo la collaborazione con Mercy, si è evoluto naturalmente fino a giungere alla fondazione di Formy Studio. Ma dalla prima collezione “Hot Stuff”, rilasciata da quest’ultimo ad agosto 2018, c’è stata una crescita strabiliante.

 

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Un post condiviso da DOMENICO FORMICHETTI ® 🚹 (@dformichetti)

Se, ad oggi, il mondo streetwear è una realtà consolidata che fa ormai parte anche del luxury, Domenico Formichetti è sicuramente tra i suoi pionieri, almeno per quanto riguarda l’Italia. Dalle prime collaborazioni con Sfera Ebbasta, come stylist e poi come designer, il giovane stilista originario di Chieti, ha creato un progetto completamente Made in Italy, caratterizzato dal suo stile unico e inconfondibile, che trasforma il casual in alta moda.

Dietro il suo successo c’è sicuramente anche tanta ricerca, già nel 2018 si era infatti recato in Giappone per cercare ispirazione e oggi, se si parla di moda non si può non conoscerlo. Formy Studio ha superato i confini della penisola ed è stato apprezzato da artisti internazionali come Swae Lee, J Balvin e Tyga.

 

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Un post condiviso da FORMY (@formystudio)

Dopo il successo della capsule collection primavera/estate 2021 ATLAS, in collaborazione con Marco Petrus, in cui il brand ha riprodotto le famose geometrie e i colori delle opere dell’artista su t-shirt, shorts, camicie e giacche, Formy Studio ritorna alle origini con la capsule Rebirth, in cui alcuni outfit iconici in denim Levi’s sono stati customizzati e riportati ad una nuova vita, tramite l’utilizzo di ricami, pattern camo e tagli baggy.

 

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Un post condiviso da DOMENICO FORMICHETTI ® 🚹 (@dformichetti)

Ogni processo creativo di Formichetti risulta essere unico nel suo genere, mai banale o simile a quello precedente. Lui stesso nel 2018 ha affermato: “È solo l’inizio, il meglio deve ancora venire” e, nel corso di questi anni, continua a dimostrarlo.

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Il civico 11 bis di Rue Francois ospita la “Galerie” di Dior: una scala in marmo bianco permette di passare per un Diorama di, circa, 1870 oggetti del mondo Dior. All’interno la Galerie Dior è un omaggio allo stilista, pezzi che ripercorrono la sua storia, nonché, quella della Maison.

Si passa dall’esposizione di miniature di abiti creati dai sette coutier ufficiali: C.Dior, Y.S.Laurent, Marc Bohan, Gianfranco Ferrè, John Galliano, R.Simons e Maria Grazia Chiuri. Abiti dalla prima sfilata (12 febbraio 1947) ad oggi si uniscono a borse “Lady D” o “Saddle”, boccette di profumo “J’adore” e berretti di Steven Jones.

 

 

1422 pezzi, dalle iconiche borse agli abiti, scarpe e i profumi, sono stati riprodotti in colori accesi e con materiali innovativi usando 30 stampanti in tre dimensioni :queste hanno lavorato 24 ore su 24 e sette giorni su sette arrivando a completare la produzione in sei mesi.

 

Ci sono anche, ad accompagnare l’esposizione, video di tutti i couturier della Maison al lavoro nell’atelier, che ancora oggi occupa il quarto e quinto piano sopra La Galerie.

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Garment Workshop è un brand che nasce dall’idea creativa di Federico Barengo,  che con i suoi 285.000 iscritti sul suo account YouTube e 251.000 follower su Instagram, è ormai diventato un punto di riferimento del mondo streetwear.

Il marchio, nato nel 2021, oltre ad essere 100% Made in Italy, si basa su informazione, consapevolezza del consumatore e trasparenza dei costi.

“La mia idea di prodotto è qualcosa che può essere fisicamente, culturalmente ed emotivamente durevole. Garment Workshop vuole abbracciare l’idea di un guardaroba contemporaneo che sia fatto per durare in più di un senso” scrive Barengo sul sito web ufficiale.

Tra le caratteristiche distintive del progetto non c’è solo un elevato rapporto qualità-prezzo ma anche un grande studio, a partire dai cartamodelli fino a giungere all’accuratissima ricerca dei materiali.

La trasparenza è un altro elemento fondamentale del brand che, fin dal primo post pubblicato sul suo account Instagram ufficiale, permette di comprendere meglio le dinamiche che regolano l’industria dell’abbigliamento. Federico Barengo condivide ogni step dietro la creazione dei suoi prodotti, portando i suoi follower virtualmente sempre con lui e condividendo tramite i video su YouTube  e le IgStories ogni passo necessario per arrivare al risultato finale.

 

 

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In un’epoca in cui il fast fashion è dominante, Garment Workshop si distingue per la notevole ricerca, la cura dei dettagli, la qualità di ogni articolo e la trasparenza, che lo rendono uno dei giovani marchi Made in Italy più interessanti del momento.

Questa settimana avverrà il nuovo drop di felpe in maglieria 100% cotone. Dal peso di circa 1kg e mezzo e con un fit boxy, le hoodie con il cappuccio e la classica tasca centrale sul davanti saranno disponibili nei colori Moka Brown, Blue Royal e Cream al prezzo di 135€.

 

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Successivamente verranno rilasciate anche nella versione senza tasca e cappuccio. Le felpe crew neck avranno, però, colori pastello come il Pastel Pink.

Prossimamente Garment Workshop annuncerà la data della release sulle sue Ig Stories, perciò seguiteli e restate connessi se non volete perdervele.

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Dolce e Gabbana Sunrise collection https://www.waitfashion.com/dolce-e-gabbana-sunrise-collection/ https://www.waitfashion.com/dolce-e-gabbana-sunrise-collection/#respond Tue, 15 Mar 2022 14:42:40 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=118976 Dolce e Gabbana hanno uno stile inconfondibile, le loro stampe e i loro disegni così come le silhouette degli abiti sono decisamente impossibili da non riconoscere. Questo stile è stato accostato a colori e disegni che si ispirano al mondo […]

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Dolce e Gabbana hanno uno stile inconfondibile, le loro stampe e i loro disegni così come le silhouette degli abiti sono decisamente impossibili da non riconoscere. Questo stile è stato accostato a colori e disegni che si ispirano al mondo della Natura. Nasce così la nuova collezione Dolce e Gabbana Sunrise.  Una special collection che vede stampe floreali, varie palette cromatiche ad evocare gemme naturali e uno stile, anche, casual far parte di abiti vaporosi, t-shirt dai tessuti confortevoli, leggins e felpe over che costituiscono la linea donna.

 

Per l’uomo, le tonalità del cuoio, calde nuance di color sabbia, marrone e rosso granato fanno parte di una linea sportiva ma decisamente essenziale: vediamo così polo in piquet, shorts in lino e t-shirt in jersey rivestire colori come la terracotta, verde scuro per le felpe comfort abbinato a un caldo sabbia e arancio per camicie in seta.

C’è anche una linea per i più piccoli: una versione giocosa e brillante delle combinazioni di stile Uomo e Donna. Dove le tonalità di colore e le stampe sono pressoché le stesse ma assumono quell’aria sbarazzina che serve per i capi per bambini.

 

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Craig Green, nuova collezione per Moncler https://www.waitfashion.com/craig-green-nuova-collezione-moncler/ https://www.waitfashion.com/craig-green-nuova-collezione-moncler/#respond Sun, 13 Mar 2022 20:17:03 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=118985 Craig Green e Moncler arrivano alla loro sesta collaborazione. Dettagli di questa rinnovata unione tra la maison italo-francese e lo stilista britannico stanno uscendo in questi giorni sui social. La pagina instagram di Moncler ci mostra proposte di una praticità […]

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Craig Green e Moncler arrivano alla loro sesta collaborazione. Dettagli di questa rinnovata unione tra la maison italo-francese e lo stilista britannico stanno uscendo in questi giorni sui social. La pagina instagram di Moncler ci mostra proposte di una praticità elevata dove a far da padrone sono i colori audaci associati ai toni della terra.

 

La nuova collezione ha forme ispirate alla natura, tema portante della collezione primaverile di molte case di moda, silhouette funzionali e grafiche essenziali si uniscono allo spirito avventuroso tipico di Moncler e danno un maggior risalto ai materiali di nuova generazione. La selezione dei tessuti iconici predilige il nylon ripstop e i cotoni lavati in una palette di toni naturali e colori della terra con lampi di colore come l’arancione neon, l’azzurro cielo, il verde erba e il giallo limone, oltre al blu e al nero. Una collezione che si presenta come un qualcosa di prettamente artistico, capi in cui si testa la novità dei tessuti di nuova generazione e i temi sono pura espressività artistica del designer.

 

Il mix perfetto per il concetto di capi creati con la funzione di affrontare gli elementi naturali: si pensi all’intramontabile linea Grenoble per lo sci e, per esempio, la collezione che celebrava i 60 dall’ascesa del K2, “Moncler Lionel Terray” dove i piumini Moncler furono portati ad un alto livello di tecnicità per poter essere indossati dai membri della spedizione italiana che nel 1954 arrivò in cima al K2.

 

 

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Un’edizione speciale firmata Dapper Dan x Gap https://www.waitfashion.com/special-edition-signed-dapper-dan-x-gap/ https://www.waitfashion.com/special-edition-signed-dapper-dan-x-gap/#respond Fri, 11 Mar 2022 15:52:46 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=118961 Dapper Dan è uno stilista newyorkese dei più famosi grazie alla sua introduzione, nel mondo dell’alta moda, dello stile hip pop: attraverso i capi customizzati ha avuto tra i suoi clienti i più grandi nomi del rap internazionale. Tra questi LL […]

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Dapper Dan è uno stilista newyorkese dei più famosi grazie alla sua introduzione, nel mondo dell’alta moda, dello stile hip pop: attraverso i capi customizzati ha avuto tra i suoi clienti i più grandi nomi del rap internazionale. Tra questi LL Cool J, e Jay-Z.

Nella campagna primavera estate 2022, il marchio, si fa portatore di temi piuttosto importanti: ambientalismo, diritti delle donne oppure giustizia sociale.

 All’interno di questa linea guida Dapper Dan e Gap hanno collaborato a un’edizione speciale di felpa con cappuccio “DAP GAP“. Il design presenta il carattere iconico di Gap fuso al nome dell’artista su una felpa impreziosita dalla presenza dell’arch logo del brand. L’articolo, in edizione limitata, sarà disponibile esclusivamente online a partire dal 10 marzo.

Le immagini della campagna sono state scattate dalla fotografa Zoey Grossman: risalta il debutto della felpa “Dan Gap” indossata proprio dallo stilista di Harlem.

 

 

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La nuova collezione Polo Ralph Lauren https://www.waitfashion.com/la-nuova-collezione-polo-ralph-lauren/ https://www.waitfashion.com/la-nuova-collezione-polo-ralph-lauren/#respond Thu, 10 Mar 2022 17:06:40 +0000 https://www.waitfashion.com/?p=118945 Ralph Lauren presenta la nuova collezione Polo Sport Academy, che unisce lo stile sportivo classico a un’estetica colorata e vivace dal sapore contemporaneo. I capi tradizionali vengono rivisitati tramite influenze moderne, mentre i colori accesi si mescolano con quelli neutri […]

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Ralph Lauren presenta la nuova collezione Polo Sport Academy, che unisce lo stile sportivo classico a un’estetica colorata e vivace dal sapore contemporaneo.

I capi tradizionali vengono rivisitati tramite influenze moderne, mentre i colori accesi si mescolano con quelli neutri acquistando una nuova intensità.

Non può ovviamente mancare l’iconico motivo a quadri scozzesi a completare una collezione di ben 83 articoli, tutti diversi, da poter abbinare in tantissimi nuovi modi, ottenendo sempre outfit comodi, alla moda, originali e colorati.

Felpe, con cappuccio o senza, accollate o con la zip, maglioni, t-shirt, pantaloni, tute e shorts; non manca davvero nulla nell’assortimento della Polo Sport Academy. Spazio anche agli accessori: sneakers, cappellini, calzini e perfino orologi.

Una collezione innovativa e colorata adatta a tutti i generi e le età; si esatto, c’è anche la versione per bambini!

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Supreme torna con una nuova collaborazione, stavolta con il luxury brand Burberry.

Dopo le varie anticipazioni e la presentazione ufficiale avvenuta lunedì, la collezione sarà finalmente disponibile il 10 marzo negli store Supreme e online alle ore 17:00.

Questa partnership segna la chiusura di un cerchio perché, come i più appassionati ricorderanno, Supreme creò una serie di box logo che riprendevano il motivo quadrettato associato a Burberry già nel 1997. Il fatto che adesso i due brand abbiano lavorato insieme ufficialmente è un’ulteriore dimostrazione di quanto il mondo dello streetwear in generale e Supreme in particolare siano ormai realtà consolidate all’interno dell’universo fashion.

La capsule comprende sia indumenti casual che silhouette classiche di Burberry. Felpe, t-shirt, cappellini e tavole da skate vengono accostate a polo da rugby, camicie e trench. I materiali variano invece dal denim, al cotone, alla pelle fino ad arrivare alla seta.

The gallery was not found!

Non mancheranno nemmeno le dinamiche di marketing tipiche di Supreme. I due cappellini Crusher e 6-Panel usciranno in una data ancora da definire, e i coordinati di pelle e di seta saranno disponibili solamente in nelle principali boutique Burberry situate a Parigi, New York, Los Angeles, Tokyo, Seul, Hong Kong e Shangai. Il marchio di Jebbia rilascerà anche un set di adesivi Box Logo che accompagneranno la collaborazione.

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Dopo due anni di lavori di ristrutturazione, Dior riporta in vita la prima boutique dello stilista che ha dato vita e nome al marchio.

 

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Situata al numero 30 di Avenue Montaigne, nell’ottavo arrondissement di Parigi, la location ha un’estensione di oltre 10.000 metri quadri e costituisce un pezzo di storia fondamentale per il brand di LVMH. Non solo si trova vicino agli Champs-Élysées ma è proprio al suo interno che, oltre 70 anni fa, lo stesso Dior ha creato le prime collezioni per la Maison.

L’edificio, che ha riaperto le porte al pubblico il 7 Marzo 2022, ospita una boutique di 2.000 metri quadri che comprende l’Haute Couture Salon, l’Haute Couture Atelier, Alta Gioielleria Atelier e collezioni sia femminili che maschili.

Ad occuparsi dell’intero progetto di rinnovo è stato l’architetto americano Peter Marino, che ha inserito all’interno del palazzo anche una suite per ospiti VIP, il Dior Café and Restaurant gestito dallo chef Jean Imbert ed una galleria d’arte dedicata a Christian Dior e alle generazioni dei suoi successori, fino ad arrivare a Maria Grazia Chiuri.

 

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Su 81 look, 48 sono caratterizzati da tonalità total pink. Del resto cos’altro ci si poteva aspettare dalla collezione prêt-à-porter Valentino autunno/inverno 2022-23 intitolata “Pink PP Collection”.

Il direttore creativo Pierpaolo Piccioli ha collaborato per il suo ultimo show, tenutosi durante la Paris Fashion Week a Le Carreau du Temple, con Pantone Color Institute creando una nuova sfumatura di rosa denominata appunto “Pink PP”.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il minimalismo voluto dal designer rende ogni look tutt’altro che banale. Nessuna silhouette passa inosservata, nemmeno le restanti 33 proposte in total black. Dietro la scelta di Piccioli si cela un messaggio di grande inclusività: «L’annullamento cromatico consente l’amplificazione della varietà dei corpi, degli atteggiamenti, delle fisicità». Modelli e modelle sfilano indossando sia outfit completamente rosa che completamente neri e, come dichiarato dallo stilista: «non vedi il genere ma solo le persone».

Paillette, lustrini, fiocchi, piume, trasparenze e ricami rendono la collezione originale e interessante, ogni capo risulta essere diverso grazie ai materiali e alle linee che lo caratterizzano ma senza mai sovrastare chi lo indossa. «Ogni pezzo della collezione ha un suo processo di design, come ogni capo nasce dal rispetto delle persone. L’abito non deve semplicemente coprire il corpo» spiega Piccioli.

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Ultimamente abbiamo parlato spesso di Balenciaga. Sia per l’attesissimo show che si è tenuto ieri, domenica 6 marzo, durante la fashion week di Parigi, sia per quanto riguarda la solidarietà che il brand ha mostrato nei confronti dell’Ucraina tramite il suo profilo Instagram ufficiale.

Ma cancellare tutti i post per condividerne uno rappresentante i colori della bandiera Ucraina è stato solo un piccolo gesto tra i tanti effettuati da Demna Gvasalia. Il designer ha infatti deciso di dare inizio alla sfilata per la stagione autunno/inverno 2022 recitando una poesia in ucraino.

 

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Demna ha anche pubblicato una storia sull’account Instagram del brand in cui raccontava quanto questa guerra sia motivo di sofferenza per lui che viveva come un rifugiato in Ucraina e Mosca prima di stabilirsi a Dusseldorf. Ha, infine, motivato la sua decisione di non cancellare la sfilata, nonostante inizialmente avesse pensato di annullarla, scrivendo: “Questo show non ha bisogno di spiegazioni. È una dedica al coraggio, alla resistenza, e alla vittoria dell’amore e della pace.”

Ed è stato esattamente così. Balenciaga ha posizionato magliette gialle e blu, i colori nazionali ucraini, su ciascuno dei 525 posti a sedere degli ospiti, insieme ad un biglietto da parte del direttore artistico in cui dichiara che nonostante in questo momento storico “la settimana della moda sembri una sorta di assurdità”, annullare lo spettacolo avrebbe significato “arrendersi al male che mi ha già ferito tantissimo per quasi 30 anni”.

Anche la produzione dello spettacolo ha assunto un significato totalmente diverso da quello pensato sei mesi fa durante la sua programmazione. I modelli che camminavano con difficoltà in mezzo ad una bufera di neve dovevano inizialmente essere un elemento di denuncia verso l’emergenza climatica. “Si trattava di ciò che la neve potrebbe significare in futuro. E con il futuro, voglio dire ora – quando ci sono stazioni sciistiche che non hanno più neve”, ha dichiarato lo stilista. “Ma poi ha assunto un significato completamente diverso, a causa della crisi in cui ci troviamo.” In tanti hanno infatti visto nello show un riferimento ai rifugiati ucraini che scappano dalla guerra con solo pochi beni necessari, in cerca di salvezza.

 

Il brand ha anche aperto una raccolta fondi a sostegno del popolo ucraino.

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Nike ha collaborato con il rapper Drake ad un paio di sneakers in uscita a marzo, le NOCTA Hot Step Air Terra. Tuttavia, prima di questa uscita, era stata programmata quella delle NOCTA x Nike Air Force 1 Low “Certified Loverboy”, inizialmente prevista in contemporanea all’uscita dell’omonimo album.

L’uscita della sneaker dedicata a Certified Lover Boy potrebbe essere stata annullata definitivamente dopo i numerosi rinvii a causa di problemi di produzione. Tuttavia, Nike deve ancora confermare o negare la possibilità di uscita di un drop in edizione limitata delle scarpe.

L’unica certezza è che la collaborazione con Drizzy è molto attesa dai fan, considerato anche il fatto che durante l’uscita del suo ultimo album sono state fatte circolare molte foto del merch. Nel caso delle Air Force 1 Low la sneaker classica presenta alcune modifiche che celebrano il tema CLB. Disponibili in una colorazione “Triple White”, le sneakers sono realizzate in pelle martellata di alta qualità, i tradizionali segni “AIR” sull’intersuola sono stati scambiati con il testo corsivo che recita “Love You Forever” e le solette sono state sostituite da quelle co-brandizzate.

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Demna Gvasalia è ormai noto per i suoi modi di fare fuori dagli schemi e anche stavolta non delude le aspettative. Il direttore creativo di Balenciaga ha mandato degli inviti molto particolari per la sua prossima sfilata, prevista per il 6 marzo durante la più prestigiosa delle fashion week, quella di Parigi.

Il marchio ha spedito agli invitati un Iphone 6 danneggiato e non funzionante sul retro del quale sono incisi data, ora e luogo dell’evento. La scelta effettuata sembra essere un chiaro riferimento al tema della sfilata, intitolata “360° Show”. Si pensa dunque che ci sarà qualche riferimento alla tecnologia o al mondo digitale, realtà a cui il designer ha già dimostrato di essere legato sia nella stagione precedente, presentata tramite un videogioco, sia per quanto riguarda il metaverso, in cui presto probabilmente vedremo una sezione dedicata.

Alcuni hanno anche intravisto nell’utilizzo dell’Iphone come invito una critica verso l’iperconsumismo della società e un incitamento al riciclaggio.

Per capirne di più non ci resta che guardare l’attesissimo show di domenica.

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Durante la Milano fashion week, Gucci ha svelato la sua collaborazione con Adidas.

In una sfilata nella cornice di una sala completamente circondata di specchi è stata svelata la collaborazione tra i due marchi, una collab rafforzata dalla presenza alla serata dell’ex tennista Stan Smith.

Il logo Gucci si accosta alle tre strisce bianche e alla foglia del marchio tedesco. Le iconiche tute rosse dei Tenenbaum, cuffie da piscina o cappellini da baseball e corsetti che ricordano lo swimwear compaiono in una versione quasi couture.

 

 

La parola d’ordine delle sfilate durante la fashion week era: “stupire” e Gucci e Adidas ci sono riusciti. I due brand hanno portato alla luce una collezione in grado di saper bilanciare alta moda e sportswear alla grande, senza cadere nel kitsch. Probabilmente Gucci vorrebbe arrivare ad un range maggiore di consumatori e Adidas avvicinarsi a qualcosa di più elitario, per tali ragioni i brand decidono, solitamente, di collaborare. La combinazione dei loghi è davvero efficace e i modelli in stile assolutamente adeguato ad entrambi i marchi.

Stando così le cose sembrerebbe che i due marchi si siano estesi a quello che vorrebbe essere un bacino più ampio di consumatori rendendosi al tempo stesso assolutamente moderni senza mai, nel caso di Gucci, perdere quel tocco di storica impronta del marchio che lo ha reso famoso nel 1921.

 

 

 

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